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Costituzione impone espressamente la "protezione della maternità"

e, più in generale, l'art. 2 Cost. riconosce e garantisce i

diritti inviolabili dell'uomo, fra i quali non può non collocarsi,

sia pure con le particolari caratteristiche sue proprie, la

situazione giuridica del concepito.

E, tuttavia, questa premessa - che di per sé giustifica

l'intervento del legislatore volto a prevedere sanzioni penali -

va accompagnata dall'ulteriore considerazione che l'interesse

costituzionalmente protetto relativo al concepito può venire in

collisione con altri beni che godano pur essi di tutela

costituzionale e che, di conseguenza, la legge non può dare al

primo una prevalenza totale ed assoluta, negando ai secondi

adeguata protezione. Ed é proprio in questo il vizio di

legittimità costituzionale, che, ad avviso della Corte, inficia

l'attuale disciplina penale dell'aborto.

L'ordinanza in esame denuncia specificamente l'art. 546 del

codice penale, in riferimento agli artt. 31 e 32 della

Costituzione, nella sola parte in cui punisce chi cagiona l'aborto

di donna consenziente, e la donna stessa, "anche quando sia

accertata la pericolosità della gravidanza per il benessere fisico

e per l'equilibrio psichico della gestante, ma senza che ricorrano

tutti gli estremi dello stato di necessità previsto nell'art. 54

del codice penale".

In tali limiti la questione é fondata. La condizione della

donna gestante é del tutto particolare e non trova adeguata tutela

in una norma di carattere generale come l'art. 54 c.p. che esige

non soltanto la gravità e l'assoluta inevitabilità del danno o del

pericolo, ma anche la sua attualità, mentre il danno o pericolo

conseguente al protrarsi di una gravidanza può essere previsto, ma

non é sempre immediato.

Di più. La scriminante dell'art. 54 c.p. si fonda sul

presupposto d'una equivalenza del bene offeso dal fatto

dell'autore rispetto all'altro bene che col fatto stesso si vuole

salvare. Ora non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla

vita ma anche alla salute proprio di chi é già persona, come la

madre, e la salvaguardia dell'embrione che persona deve ancora

diventare.

Opportunamente il legislatore ha previsto, per altri casi,

oltre la causa comune di esclusione della pena stabilita nell'art.

54 c.p., alcuni particolari stati di necessità giustificatrice

(art. 384 c.p.). Di non diversa considerazione é certamente degno

il peculiare stato di necessità della donna incinta in pericolo di

grave compromissione nella salute.

La dichiarazione di parziale illegittimità costituzionale

dell'art. 546 c.p. si presenta perciò inevitabile.

Va peraltro precisato che l'esenzione da ogni pena di chi,

ricorrendo i predetti presupposti, abbia procurato l'aborto e

della donna che vi abbia consentito non esclude affatto, già de

jure condito, che l'intervento debba essere operato in modo che

sia salvata, quando ciò sia possibile, la vita del feto. Ma

ritiene anche la Corte che sia obbligo del legislatore predisporre

le cautele necessarie per impedire che l'aborto venga procurato

senza serii accertamenti sulla realtà e gravità del danno o

pericolo che potrebbe derivare alla madre dal proseguire della

gestazione: e perciò la liceità dell'aborto deve essere ancorata

ad una previa valutazione della sussistenza delle condizioni atte

a giustificarla. PER QUESTI MOTIVI

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 546 del

codice penale, nella parte in cui non prevede che la gravidanza

possa venir interrotta quando l'ulteriore gestazione implichi

danno, o pericolo, grave, medicalmente accertato nei sensi di cui

in motivazione e non altrimenti evitabile, per la salute della

madre.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,

Palazzo della Consulta, il 18 febbraio 1975.

Francesco Paolo BONIFACIO - Luigi OGGIONI - Angelo DE MARCO -

Ercole ROCCHETTI - Enzo CAPALOZZA - Vincenzo Michele TRIMARCHI -

Vezio CRISAFULLI – Nicola REALE - Paolo ROSSI - Leonetto AMADEI –


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato, tenute dal Prof. Francesco Cerrone nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 27 emessa dalla Corte Costituzionale nel 1975. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 546 c.p. (aborto di donna consenziente) nella parte in cui non esclude il reato nei casi di grave pericolo per la salute della gestante.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Cerrone Francesco.

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