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Vita di Giovanni Boccaccio

Autobiografia nelle opere

Boccaccio ci trasmette molto della sua autobiografia nelle sue opere. Nella Genealogie, per esempio, dice che, fin dal ventre materno, è stato disposto all'attività poetica nonostante suo padre facesse ogni tentativo perché diventasse mercante, tanto da affidarlo per sei anni come discepolo presso un altro mercante, facendogli perdere tempo non recuperabile. Allora il padre, compreso fosse più adatto allo studio, gli fece studiare diritto canonico, facendogli perdere ancora tempo. Boccaccio ricorda infatti come già a sette anni avesse la naturale disposizione per la composizione poetica. Così iniziò a leggere testi poetici e a studiare i grandi poeti, tentando di comprenderli.

Infanzia e gioventù

Giovanni Boccaccio nacque a Certaldo o Firenze tra giugno e luglio del 1313 da Boccaccio di Chelino e da una donna rimasta ignota. Dal padre fu avviato alla pratica della mercatura, studiò l'aritmetica e fece tirocinio di pratica bancaria e mercantile. Si trasferì a Napoli dal 1327 al 1340 dove il padre era stato nominato rappresentante dei Bardi. La pratica di mercatura gli permise di scoprire le realtà sociali più disparate, cosa che lo aiutò nella composizione del Decameron.

Mentre la sua natura lo spingeva sempre più verso l'attività poetica, Napoli lo aiutò con le sue biblioteche, che gli consentirono la lettura di molti testi e con la grande varietà di letterati e intellettuali.

Influenze culturali

Nel 1328 entrò in contatto con ambienti più raffinati e conobbe le grandi personalità dello Studium partenopeo; poté conoscere i romans che si leggevano a corte, i classici latini, i medio latini, la grande poesia volgare di Dante, Guido Cavalcanti, Petrarca e Cino da Pistoia e la letteratura greca; per non parlare poi del fascino esercitato da Andalò del Negro da cui trasse ispirazione per il suo Filocolo.

Cino da Pistoia indirizzò la vocazione alle lettere di Boccaccio, suggerendogli la lettura di Dante e Petrarca. Inizia la sua attività di pittura che lasciò di certo larghe suggestioni nella sua produzione, dall'Amorosa visione al Decameron e Genealogie.

Amori e ritorno a Firenze

A questi anni risale anche la storia d'amore che cantò ripetutamente nelle sue opere, celandola sotto il senhal di Fiammetta (che compare nel Filocolo, Comedia delle ninfe fiorentine, Amorosa visione, Decameron e nell'Elegia che porta il suo nome). Alcuni ritennero fosse Maria d'Aquino, figlia di re Roberto, ma sappiamo niente con certezza.

Boccaccio rientra a Firenze tra il 1340-1341, con molta pena, in seguito allo splendido periodo vissuto a Napoli. Di questo periodo, fondamentale per la sua formazione artistica e molto produttivo (Comedia delle ninfe fiorentine, Amorosa visione, De vita et moribus Petrarchi, Elegia di Madonna Fiammetta, Ninfale fiesolano), non sappiamo molto; fu a Ravenna forse nel '45 e a Forlì nel '47.

Firenze e la peste del 1348

Nel 1348 è sicuramente a Firenze, testimone della terribile peste descritta nel Decameron, che uccide oltre a suo padre e molti familiari, anche molti amici. Dal 1350 è soggetto di una serie di attività politiche (ambasciatore, Camerlengo ecc.)

Viaggi e incontri

Tra il 1355 e il 1371, effettua una serie di viaggi a Napoli, con la speranza di trovare una sistemazione decorosa. A Certaldo torna definitivamente nel 1370-71. A Firenze è allo stesso tempo il cittadino impegnato al servizio civile di ambasciatore, lo scrittore impegnato a comporre, il letterato che si accinge a creare le Genealogie deorum gentilium. Ed è a Firenze quando incontra, nel 1350, Petrarca per la prima volta.

Grazie a tale incontro, Boccaccio si avvicinò alla cultura classica, andò più a fondo sul significato delle lettere e della poesia e rivide le sue idee ideologico-filosofiche (passa dalla teoria epicurea a quella agostiana). A questo periodo risale la crisi religiosa dello scrittore, che scelse lo stato clericale, anche se non sappiamo da quanto tempo la cosa andasse avanti.

Critica e maturità

Boccaccio effettua una critica a Epicuro che, affermando l'immortalità dell'anima insieme al corpo, paragonò l'uomo a un animale bruto. (De mulieribus claris)

Da alcune sue lettere si evince che, nella primavera del 1362, Boccaccio ricevette la visita del latore delle profezie di Pietro Petroni, che ammoniva Petrarca e Boccaccio a lasciare gli studi poetici a causa della loro imminente morte; Boccaccio infatti tentò di orientare la sua passione verso la riflessione cristiana. Petrarca lo convinse a rivolgere la propria mente alle cose eterne e non a quelle temporali. Egli ammette che da giovane gli piaceva la poesia volgare e non quella latina e che ora predilige quest'ultima. In realtà, scrisse in latino da giovane, a Napoli e la scrittura volgare è degli ultimi anni. Addirittura nel Decameron deve difendersi dalle critiche di chi lo accusava a interessarsi a cosa non più adatte alla sua età (quindi matura). Anche se dagli anni '50 la produzione latina cresce notevolmente.

Opere principali

Tra il 1350 e la sua morte, Boccaccio scrive il Decameron, Corbaccio, Consolatoria a Pino de' Rossi, Trattello in laude di Dante, commento all'Inferno, Genealogie, De casibus virorum illustrium, De mulieribus claris, De montibus.

Negli ultimi mesi della sua vita è impegnato a commentare e leggere l'Inferno di Dante e le sue Esposizioni si interruppero al XVII canto. Afferma nella epistola XXI che oramai gli è faticoso guardare il cielo e che odia le lettere e i libri che prima trovava dilettissimi.

Morì il 21 dicembre del 1375. Sulla sua tomba si fece scrivere un epitaffio composto da lui stesso (carima X) (qui giacciono le generazioni di Giovanni che ebbe l'alma poesia come amore).

Temi ricorrenti

Troviamo molte volte il tema del locus amoenus (luogo piacevole, dilettevole) e quello del giardino e dell'allegra brigata. L'alma poesia è l'attività creatrice, l'invenzione letteraria, che può aiutare a consolare, a riparare dalle sofferenze della vita, come nel Decameron, in cui salva dalla morte.

Certo è che la caratteristica tipica della poesia di Boccaccio è proprio quella dell'allegra brigata che ragiona in giardino. L'opera per lui deve essere un laudevole trastullo, un diletto indispensabile per ristorarsi. Nelle Genealogie scrive che le favole hanno da sempre allietato gli animi più sconvolti, addirittura capi di stato si lasciano dilettare per ristorare le loro forze.

Il Decameron e le Genealogie che giovano e dilettano. Nelle seconde la poesia è un bel velo che cela profonde verità. Tematiche del locus amoenus e dell'hortus conclusus che accolgono la brigata. Il Decameron è dedicato alle donne espressamente ma l'opera consente vari tipi di fruizione, l'opera è dotata di sensi non espliciti che implicano studi maggiori. Nelle Gen. afferma che sempre, all'interno dei propri poemi, i poeti hanno inserito dei significati più profondi di quanti non appaiano alla vista; anche le fiabe e le favole per esempio contengono significati nient'affatto da riderne, che servono a mostrare delle determinate cose.

Boccaccio invita i lettori ad affrontare la lettura in modo critico avendo cognizione delle proprie competenze e limiti; invita le donne destinatarie del Decameron a scegliere tra le novelle escludendo quelle che pungono e scegliendo le più dilettevoli a seconda del proprio gusto.

Produzione letteraria

Comincia a Napoli la produzione latina e non di Boccaccio. Trascrive le sue prime opere latine nella miscellanea nota come lo Zibaldone Laurenziano XXIX 8. La Lettera Napoletana è una lettera bilingue inviata da Napoli a Francesco de Bardi; nella prima parte in volgare toscano, lo scrivente presenta al...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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