Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

riassunti

Diritto commerciale

L’impresa agricola

Art. 2135: attività di coltivazione del fondo, selvicoltura (coltivazione del bosco), allevamento

di animali (attività agricole essenziali) e attività connesse (attività agricole per connessione).

Impresa agricola assoggettata ad una disciplina di portata più circoscritta, sul presupposto che

essa non presenta particolari esigenze di investimento, poiché i fattori produttivi coincidono in larga

parte con il fondo, ossia un bene che già si possedeva. Attività di trasformazione o di

commercializzazione dei prodotti di carattere accessorio e secondario rispetto all’attività principale.

Un eventuale finanziamento veniva comunque acquisito di regola attraverso operazioni che

consentivano al creditore di attivare forme di autotutela, perlopiù con l’ottenimento di garanzie reali

(ipoteche sul fondo).

Impresa agricola quindi non assoggettata allo statuto dell’impresa.

Attività essenziali: attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico di carattere

vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque. Attività agricola

essenziale è tale se il prodotto viene collocato sul mercato.

Impresa agricola pure in assenza del fondo laddove c’è la cura di un ciclo biologico.

Attività connesse: attività di conservazione, manipolazione, trasformazione e

commercializzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalle attività

agricole essenziali.

Oggi sono attività agricole per connessione tutte le attività di manipolazione, trasformazione e

commercializzazione di prodotti che provengono prevalentemente dall’attività agricola essenziale.

Rapporto di connessione. Il soggetto dell’attività connessa deve essere lo stesso dell’attività

agricola essenziale.

Ad es. esercita senz’altro attività agricola per connessione il produttore di uva che anziché

venderne la stessa sul mercato ortofrutticolo la utilizza (in parte o in tutto, eventualmente

aggiungendone un’altra di minor parte acquistata sul mercato) per trasformarla in vino e vendere il

vino così ottenuto.

Impresa agricola non fallisce.

La piccola impresa

Art. 2083: attività organizzata prevalentemente con il lavoro del titolare e dei componenti

della sua famiglia.

Figure soggettive del coltivatore diretto del fondo, dell’artigiano e del piccolo commerciante.

Il processo produttivo si incentra essenzialmente sul lavoro del titolare e dei suoi famigliari.

Fattore produttivo di cui già si dispone, senza bisogno di doverlo acquisire da terzi. Le esigenze di

investimento attengono essenzialmente a fattori produttivi secondari, perciò esigenze finanziarie

non significative. Di conseguenza, nella piccola impresa, esattamente come nell’impresa agricola,

non è sembrato necessario l’assoggettamento al diritto dell’impresa nella sua interezza.

Prevalenza non tanto in senso quantitativo, cioè verificando che il lavoro del titolare e dei

componenti della sua famiglia valga di più in termini economici rispetto ad altri fattori (lavoro altrui

e/o capitale) impiegati nel processo produttivo; quanto piuttosto in senso qualitativo, cioè

verificando che il lavoro del titolare e dei componenti della sua famiglia costituisca il fattore

essenziale, imprescindibile e centrale nel processo produttivo sottostante.

Al criterio di prevalenza si affianca un criterio quantitativo allorché si tratti di decidere

sull’apertura di una procedura concorsuale. Si esclude l’apertura delle procedure concorsuali nei

confronti dei titolari delle imprese che si attestino al di sotto di tre parametri, due di carattere

patrimoniale e uno di carattere reddituale:

- esposizione debitoria complessiva < 500.000€;

- attivo patrimoniale nei tre esercizi precedenti non superiore per ogni esercizio a 300.000€;

- ricavi lordi nei tre esercizi precedenti non superiori a 200.000€ per ogni esercizio.

Presunzione di piccolezza, nel senso che si presume sia piccola impresa quella che si attesta al

di sotto di tutti e tre i parametri. Ne consegue una presunzione di grandezza, nel senso che si

presume non sia piccola quell’impresa che supera anche uno solo dei tre parametri.

Presunzione assoluta, ritenendo che se l’impresa si attesta al di sotto dei tre parametri

dimensionali essa è senz’altro un’impresa non fallibile (quindi, senz’altro piccola).

Tuttavia, nel caso pratico, un’impresa si può considerare piccola anche quando una delle tre soglie

viene superata (presunzione relativa). 2 riassunti

Diritto commerciale

L’impresa commerciale

Attività di produzione di beni e servizi che si qualifica come industriale e/o un’attività di

circolazione di beni che si qualifica come intermediaria.

Industrialità: tipologia di produzione in serie (produzione seriale) o attraverso una trasformazione

fisico tecnica della materia per ottenere un prodotto finito.

Nozione di impresa commerciale residuale, assorbire tutti i fenomeni imprenditoriali che, in ragione

della loro natura, non possono qualificarsi come agricoli.

Imprese civili:

- imprese artigiane: processo produttivo mai interamente automatizzato;

- imprese primarie: processo produttivo non dà luogo ad una trasformazione fisico-tecnica della

materia, ma si limita a sfruttare risorse che si trovano in natura (es. il calore solare, il vento

sfruttato);

- imprese di pubblici spettacoli;

- imprese finanziarie;

- agenzie matrimoniali.

Applicando la norma in modo estensivo, è commerciale tutto ciò che non è agricolo.

L’impresa e le professioni intellettuali

Professioni intellettuali: produzione di servizi professionali (es. avvocato, ingegnere, architetto,

medico).

Occorre verificare se l’attività intellettuale presenta le medesime caratteristiche dell’impresa. La

professione intellettuale è un’attività produttiva che ormai può presentare tutti e tre i requisiti di

impresa e, in particolare, può trattarsi di un fenomeno analogo all’impresa non piccola e, in ragione

della sua natura, all’impresa commerciale.

L’inizio e la fine dell’impresa

L’inizio e la fine dell’impresa si devono valutare secondo un criterio di effettività rispetto alla

sussistenza o meno del fenomeno (l’impresa) cui la disciplina si riferisce.

Inizio dell’impresa, momento dal quale comincia a trovare applicazione la disciplina dell’impresa.

Si prescinde, quindi, da qualunque tipo di adempimento formale si associ allo svolgimento

dell’impresa, come, ad es. l’iscrizione nel registro delle imprese.

Fine dell’impresa, momento dal quale cessa di trovare applicazione la disciplina dell’impresa. La

fine dell’impresa non comporta di per sé il venir meno della possibilità di aprire una procedura

concorsuale: possibilità che residua ancora per l’anno successivo alla cessazione. Il termine

dell’anno decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese: uno dei motivi è semplificare

l’accertamento dell’ambito temporale (presunzione dell’effettiva cessazione dell’attività).

L’omessa iscrizione può essere sostituita dalla conoscenza effettiva da parte dei terzi della

cessazione dell’impresa.

L’imputazione dell’impresa

Imprenditore: referente soggettivo della disciplina dell’impresa; colui che è assoggettato al

regime dell’impresa non agricola e non piccola.

Criterio formale o della spendita del nome: è imprenditore colui che svolge l’impresa a proprio

nome.

Criterio sostanziale o dell’interesse perseguito: è imprenditore colui nel cui interesse l’impresa è

svolta.

E’ evidente che la questione appare risolta allorché l’impresa venga svolta in nome e per conto di

uno stesso soggetto: ad es. se una persona svolge l’impresa a suo nome e nel suo interesse

non v’è dubbio che essa sia l’imprenditore.

L’imprenditore può anche affidare l’esercizio dell’impresa ad uno o più altri soggetti (i quali

eseguono tale incarico in nome e per conto del primo).

Talvolta, l’imprenditore è obbligato ad affidare l’esercizio dell’impresa ad un altro soggetto, come

nel caso in cui non abbia capacità di agire (per non avere ancora raggiunto la maggiore età) e,

quindi, non possa compiere in prima persona i diversi atti di disposizione del patrimonio.

3 riassunti

Diritto commerciale

Problematicità allorché l’elemento formale della spendita del nome e l’elemento sostanziale

dell’interesse perseguito si riscontrano in capo a soggetti diversi, tipicamente nell’ipotesi in cui un

soggetto (Tizio) esercita l’impresa a proprio nome per perseguire l’interesse di un altro soggetto

(Caio).

Il registro delle imprese

Obbligo di pubblicità, finalizzato ad assicurare un minimo di trasparenza e informazione degli

elementi minimi identificativi l’organizzazione di impresa. L’impresa deve essere conosciuta

pubblicamente.

Esigenza dell’imprenditore di poter contare sulla certezza legale che talune informazioni possano

considerarsi conosciute da parte dei terzi, senza che egli debba accertare la conoscenza caso per

caso.

Esigenza dei terzi e, più in generale, del mercato di poter fruire concretamente di talune

informazioni inerenti l’impresa.

Principio di tipicità: le informazioni da sottoporre a pubblicità sono tutte quelle ma soltanto quelle

per le quali la legge impone siffatto obbligo pubblicitario: generalità dell’imprenditore, oggetto

dell’attività esercitata, sede di impresa, ditta di impresa (nome commerciale utilizzato dall’impresa

per operare sul mercato, eventuale presenza di collaboratori di impresa (institori e procuratori).

Registro delle imprese, registro pubblico (art. 2188): vera e propria “banca dati” di tutte le

imprese soggette all’obbligo di registrazione e di tutte le informazioni per cui la legge prescrive la

pubblicità. E’ affidato alla gestione delle camere di commercio di ogni provincia, tenuto secondo

tecniche informatiche, disponibile in tempo reale su internet. Composto da una sezione ordinaria

e diverse sezioni speciali.

L’iscrizione ha un’efficacia dichiarativa (presunzione di conoscenza): la relativa informazione si

considera conosciuta senza bisogno di accertare che lo sia in concreto.

Presunzione assoluta, tuttavia relativa per i primi quindici giorni di iscrizione con riferimento ai soli

fatti o atti delle società di capitali (S.r.l. - S.p.A.). Spetta ai terzi superare la presunzione di

conoscenza dimostrando l’impossibilità ad acquisire l’informazione oggetto di iscrizione.

Per contro, nell’ipotesi in cui l’iscrizione obbligatoria sia stata omessa, si verifica una presunzione

di ignoranza dei fatti o degli atti che avrebbero dovuto essere iscritti.

Presunzione sempre relativa, in quanto può essere superata dall’imprenditore se dimostra che,

nonostante l’omissione della pubblicità, il fatto o l’atto da pubblicare era comunque conosciuto dal

terzo. Prova difficile da rendere nella realtà.

Deposito, prescritto per alcuni atti - tra i quali si annovera il bilancio d’esercizio delle società di

capitali e cooperative.

La documentazione di impresa

Obbligo di documentazione di impresa: obbligo di dare rappresentazione scritta dei diversi

accadimenti relativi allo svolgimento dell’attività di impresa, che viene assolto attraverso l’obbligo di

tenuta delle scritture contabili.

Regola di condotta che, all’evidenza, è una regola di buona gestione. Conduzione efficiente

dell’impresa e, di conseguenza, accrescere il livello di tutela dei terzi coinvolti nell’attività e,

soprattutto, di coloro che l’hanno finanziata a titolo di capitale di credito.

Attraverso le scritture contabili, l’imprenditore può avere un riscontro ex post di come si è svolta

l’iniziativa e, in particolare, accertare se i risultati che ne sono derivati siano in linea con quanto ex

ante era stato programmato.

Due scritture contabili obbligatorie minime, che vanno tenute quale che sia la natura e la

dimensione dell’impresa:

libro giornale: vanno indicate giorno per giorno tutte le operazioni relative all’esercizio

• dell’impresa (art. 2216), secondo l’ordine con il quale si susseguono (criterio cronologico).

Rilevati i fatti di gestione nel loro profilo patrimoniale e reddituale;

libro degli inventari: riportati tutti gli elementi patrimoniali attivi e passivi dell’impresa, ossia il

• patrimonio. Criterio sistematico secondo cui si riporta tutto il patrimonio dell’imprenditore: gli

elementi che lo costituiscono devono essere indicati e valutati. L’inventario deve essere

redatto all’inizio dell’impresa (inventario iniziale) e poi con cadenza annuale. L’inventario

4 riassunti

Diritto commerciale

annuale si chiude con il calcolo dei profitti (perdite), cioè con il bilancio d’esercizio. Bilancio

formato da CE, SP, NI, RF.

I collaboratori interni di impresa

L’organizzazione assume un ruolo centrale, essendo in grado di svolgere il processo produttivo

nella sua interezza. Organizzazione complessa composta da un profilo personale (diversi soggetti

impiegati nelle diverse mansioni (collaboratori interni)) + profilo materiale (diversi beni materiali e

immateriali che costituiscono l’apparato produttivo (l’azienda)).

Non vi è però alcuna regolamentazione generale di come l’organizzazione debba essere

strutturata e articolata: ciò attiene alle libere scelte strategiche dell’imprenditore.

Tre specifiche figure di collaboratori, distinti a seconda dei poteri decisionali tipicamente attribuiti:

• gli institori: livello più elevato nell’organigramma di impresa. Essi sono preposti all’esercizio

dell’impresa (art. 2203) o ad una parte di essa, che può essere rappresentata da una sede

secondaria o da un ramo particolare, vale a dire al vertice dell’intera iniziativa o di una sua

parte, identificata da una delimitazione territoriale (la sede secondaria) o da una delimitazione

funzionale (il ramo d’impresa). In particolare, essi sono dei veri e propri alter ego

dell’imprenditore: rispetto all’ambito operativo che gli è stato assegnato, l’institore può compiere

tutti gli atti pertinenti all’impresa (art. 2204). Poteri processuali, potendo stare in giudizio per

l’imprenditore. L’institore è poi tenuto a spendere il nome dell’imprenditore;

• i procuratori: livello intermedio nell’organigramma dell’impresa. Essi sono preposti al

compimento di atti riconducibili ad uno specifico ambito funzionale;

• i commessi: livello più basso nell’organigramma dell’impresa. Essi sono preposti al compimento

delle diverse operazioni che consentono all’impresa di interfacciarsi con i terzi. Soggetti con

qualifiche essenzialmente esecutive. Ai commessi il compito di attenersi agli eventuali contratti

standard utilizzati dall’impresa e di non derogare alle relative condizioni generali (art. 2211);

potere di condurre i soli sconti e/o le sole dilazioni di pagamento che rientrano negli usi

commerciali, nonché di riscuotere il prezzo delle merci vendute.

Ciascuna di queste figure è investita dei poteri necessari al compimento delle mansioni ad essa

tipicamente sottostanti.

Poteri decisori, che consentono di assumere le decisioni rientrati nel proprio ambito operativo.

Poteri dichiarativi, che consentono di dare esecuzione alle decisioni prese, attraverso la

stipulazione di atti negoziali e, in particolare, di contratti con i terzi.

Potere di rappresentanza, che legittima al compimento di tutti quanti gli atti necessari per dare

attuazione alle decisioni assunte nell’esercizio delle sue funzioni.

Procura: atto specifico che formalizza limitazioni ai poteri naturali che appartengono

normalmente ad un collaboratore.

Assoggettamento della procura ad un regime di pubblicità per renderla opponibile nei confronti

dei terzi. In assenza di tale pubblicità, la procura e, quindi, i limiti che essa contiene, non può

essere opposta ai terzi, a meno che non si provi che questi ne erano comunque a conoscenza (art.

2206).

L’azienda

Azienda: complesso dei beni che l’imprenditore organizza per l’esercizio dell’impresa (art.

2555).

Rilevanza unitaria, in quanto l’aggregazione dei diversi fattori consente di conseguire un risultato

che gli stessi, presi singolarmente, non sono idonei a raggiungere.

La cessione dell’azienda è vicenda che non implica soltanto la trasmissione di una pluralità di beni,

ma che di regola determina l’avvicendamento di un imprenditore ad un altro nell’esercizio di una

attività in corso.

Il trasferimento dell’azienda

Il contratto traslativo dell’azienda è a forma libera, di carattere reale (trasferimento di proprietà).

L’azienda non ha una propria legge di circolazione ed è assoggettata, dal punto di vista

formale, allo statuto dei diversi tipi contrattuali attraverso cui può essere ceduta e dei diversi beni

5 riassunti

Diritto commerciale

che la compongono. Devono altresì essere rispettate le prescrizioni pubblicitarie relative al

trasferimento di ciascun bene.

L’art. 2556 dispone che il contratto deve essere depositato per l’iscrizione nel registro delle

imprese. Soggetti all’obbligo di iscrizione sono i trasferimenti di qualsiasi azienda.

Art. 2557, clausola di non concorrenza: divieto all’alienante dell’azienda di iniziare, dopo il

trasferimento, qualsiasi attività imprenditoriale che sia idonea a sviare la clientela dell’azienda

ceduta.

Il divieto è limitato all’avvio di una nuova attività (è consentita dunque la continuazione di altra

precedente) e ha una durata quinquennale.

Questo perché il prezzo di cessione dell’azienda comprende anche l’avviamento, legato al fatto

che l’impresa è già in funzione ed operante sul mercato.

Art. 2558: le parti possono accordarsi per escludere la clausola di non concorrenza, escludendo il

prezzo dell’avviamento.

Nel trasferimento di azienda si trasferiscono anche i contratti di impresa che siano in corso di

esecuzione e che non abbiano carattere di personalità: i primi sono contratti già stipulati, ma dove

non c’è ancora stata prestazione e controprestazione. Contratti stipulati ma non ancora eseguiti si

trasferiscono con l’azienda. La successione in tali rapporti contrattuali rappresenta dunque un

effetto naturale e automatico del trasferimento dell’azienda e si determina ex lege, al momento in

cui diviene efficace il trasferimento stesso.

In caso di un contratto con prestazione già eseguita da una parte (ricevo la merce non ancora

pagata), allora si trasferisce il debito (art. 2560). In caso di terzo contraente, dovrà adempiere al

suo contratto nei confronti di colui che ha acquistato l’impresa.

Diritto di recesso del terzo entro tre mesi dalla cessione dell’azienda, qualora vi sia giusta causa

(es. se penalizzato).

Art. 2559: articolo non dispone in automatico il trasferimento del credito (come invece accade per i

debiti). Tuttavia in concreto il trasferimento dei crediti accade, in quanto all’interno del contratto di

cessione dell’azienda c’è anche accordo sulla cessione dei crediti (indicati in maniera specifica). E’

necessaria la notifica al debitore. Il trasferimento del credito avviene con cessione del credito da

venditore a compratore.

Trasferimento del debito avviene attraverso un accollo del debito. Normalmente si tratta di

accollo cumulativo, irrilevante per il creditore. Per essere liberatorio occorre accettazione da parte

del creditore.

Usufrutto: diritto reale di godimento, opponibile erga omnes. Non si trasferisce la proprietà, ma i

diritti sull’azienda a titolo di godimento.

Interesse del locatore alla fine dell’usufrutto a riprendere l’azienda; dall’altro lato interesse a

“condurre il bene” e a trarne il giusto profitto.

Compito dell’usufruttuario è amministrare, condurre e gestire l’azienda. In linea di massima può

fare solo ordinaria amministrazione; tuttavia rimane difficile distinguere l’ordinario dallo

straordinario. Obbligo a mantenere l’azienda in stato di normale funzionamento (obbligo di

efficienza).

Potere di disposizione dei beni aziendali, che possono essere ceduti sul mercato.

Inventario iniziale e finale vengono confrontati per regolare eventuali differenze nei profili

patrimoniali di cui l’azienda è costituita.

Concorrenza e correttezza imprenditoriale

Diritti di proprietà industriale riservano ad uno ed uno solo imprenditore lo sfruttamento di segni

distintivi, innovazioni tecnologiche e di design.

Divieto di atti contrari ai principi di correttezza professionale (art. 2598), ed in particolare gli atti

confusori, quelli screditanti e di appropriazione di pregi.

Risolvere conflitti in relazione all’interesse generale ad un corretto funzionamento del mercato.

L’art. 2598 vieta gli atti contrari ai principi di correttezza professionale idonei a “danneggiare l’altrui

azienda”.

Rapporto di concorrenza: sussiste quando le imprese si rivolgono ad una clientela comune.

Concorrenza sleale per confusione: utilizzazione di “nomi o segni distintivi idonei a produrre

confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri”; compimento di “atti

6 riassunti

Diritto commerciale

idonei a creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente”. Interesse generale alla

trasparenza del emercato e al poter identificare attraverso i segni distintivi l’impresa

responsabile.

L’art. 2598 ricomprende tra gli atti vietati anche il comportamento di chi “imita servilmente i prodotti

di un concorrente”, quando l’aspetto esterno del prodotto assume presso i consumatori una

funzione distintiva dell’impresa responsabile dell’offerta, così che l’imitazione determina un

inganno in ordine alla provenienza.

Denigrazione: comportamento di chi “diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotto e sull’attività di

un concorrente idonei a determinarne il discredito” (affermazioni screditanti false).

Seconda fattispecie di concorrenza sleale: appropriazione “di pregi dei prodotti dell’impresa di

un concorrente”, quando un imprenditore dichiara di avere ricevuto premi o riconoscimenti

attribuiti invece ad altri. La fattispecie presuppone che il pregio venga vantato falsamente, mentre

non si applica ad affermazioni veritiere.

La pubblicità comparativa è espressamente considerata lecita dal legislatore.

Clausola generale: divieto di avvalersi “direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non

conforme ai principi di correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda”.

Funzione della clausola generale è evidentemente quella di non “cristallizzare” le tipologie di

comportamenti contrari a correttezza, e di lasciarne al giudice la valutazione caso per caso.

Tuttavia casistica di generali tipologie di comportamenti scorretti:

- vitati comportamenti antitetici ai principi di trasparenza del mercato; vietate tutte le

affermazioni ingannevoli relative al proprio prodotto o attività;

- scorretta imputazione dei costi e dei benefici dell’attività imprenditoriale;

- vitati atti di spionaggio industriale, con cui un imprenditore cerca di venire a conoscenza dei

segreti tecnici o commerciali di un concorrente;

- la sottrazione di segreti può avvenire anche grazie alle rivelazioni di dipendenti e collaboratori

del concorrente, i quali anzi spesso pongono termine al rapporto con il datore di lavoro per

potere sfruttare a proprio vantaggio le informazioni ricevute. Costituisce illecito concorrenziale lo

storno di dipendenti (iniziativa diretta a sottrarre lavoratori al concorrente promettendo loro

migliori condizioni di retribuzione, soprattutto quando il numero dei dipendenti stornati e le loro

qualifiche rendano di fatto impossibile al concorrente danneggiato osservare l’integrità del ciclo

produttivo aziendale.

Azione inibitoria (art. 2599): ordine del giudice di cessare dalla continuazione dell’illecito, mentre

il risarcimento del danno può essere richiesto solo in caso di atti dolosi o colposi.

Nei rapporti con i consumatori, generale divieto di “pratiche commerciali scorrette”. Scorrette

le pratiche commerciali idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del

consumatore.

Azioni ingannevoli: comunicazione di informazioni non rispondenti al vero. L’ingannevolezza può

derivare anche da omissioni di informazioni rilevanti.

Pratiche aggressive, attuate attraverso molestie idonee a “limitare considerevolmente la libertà

di scelta del consumatore medio”.

Autorità garante della correttezza e del mercato (da cui l’acronimo AGCM): poteri sanzionatori,

attraverso l’inibizione della continuazione delle pratiche scorrette, con eventualmente sanzioni

pecuniarie, e possibile risarcimento del danno.

La disciplina antitrust

L“antitrust” si propone essenzialmente di contrastare il potere di mercato delle imprese, e cioè

situazioni in cui una o più imprese si sottraggono alla pressione concorrenziale senza subire

contraccolpi derivanti dalla perdita di clientela.

In presenza di un potere di mercato, l’impresa è in grado di praticare prezzi superiori e

corrispondentemente a ridurre le quantità prodotte rispetto ai livelli ottimali raggiungibili su un

mercato concorrenziale. L’impresa può inoltre essere scarsamente interessata ad introdurre

innovazioni di processo o prodotto. 7 riassunti

Diritto commerciale

Impedire alle imprese di creare artificiosamente un potere di mercato attraverso intese restrittive

della concorrenza o operazioni di concentrazione; impedire lo sfruttamento abusivo del potere

di mercato da parte delle imprese che abbiano acquisito una posizione dominante.

Il legislatore nazionale ha in gran parte “riciclato” la normativa europea. Le autorità possono

applicare sanzioni pecuniarie ed ordinare la cessazione dell’infrazione.

Nel diritto antitrust occorre determinare per ogni caso concreto il “mercato rilevante”, circoscritto

geograficamente e merceologicamente.

• Divieto di intese, per impedire pratiche di concentrazione dei comportamenti che ostacolano

strategie individuali. Esercizio di potere di mercato in forma congiunta da parte delle imprese

aderenti all’accordo, nel loro interesse ed in danno dei consumatori. Il divieto di intese colpisce

gli “accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e tutte le pratiche

concordate che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della

concorrenza”. Vi rientrano anche le pratiche costruite da accordi privi di valore contrattuale

(gentlemen’s agreements).

• Abusi di posizione dominante: “sfruttamento abusivo da parte di una o più imprese di una

posizione dominante sul mercato”.

• Operazioni di concentrazione restrittive della concorrenza. Imprese precedentemente

indipendenti vengono assoggettate ad un potere di direzione unitaria. Le operazioni di

concentrazione possono realizzarsi attraverso fusioni societarie, acquisti di partecipazioni,

trasferimenti di aziende o relativi rami. Gli obiettivi di efficienza sottostanti alle concentrazioni

giustificano la scelta del legislatore antitrust di intervenire non a fronte di qualsiasi operazione

astrattamente idonea a restringere la concorrenza (come avviene in materia di intese), ma solo

quando il fatturato delle imprese coinvolte supera alcuni “valori critici”.

I diritti di proprietà industriale: profili generali

Tutela dei segni distintivi dell’impresa, nell’interesse ad evitare confusione sul mercato, in

quanto si presuppone che l’uso del segno venga riferito dal pubblico ad un unico imprenditore.

Capacità distintiva: capacità del segno di identificare scelte riferibili ad uno ed un solo

imprenditore.

I nomi generici e descrittivi (esempio termine lavanderia), “privi di carattere distintivo”, sono

liberamente utilizzabili dalla generalità degli imprenditori.

La capacità distintiva costituisce dunque il primo requisito di tutela, e deve essere valutato

relativamente alla tipologia di attività.

Conflitto tra segni: l’ordinamento deve anzitutto preoccuparsi che segni uguali non vengano

utilizzati da più imprenditori diversi. Il legislatore vieta l’utilizzazione di segni anche soltanto

simili da parte di imprenditori diversi.

La somiglianza assume giuridico rilievo se ed in quanto idonea ad indurre il pubblico a credere

erroneamente che segni simili siano utilizzati dal medesimo imprenditore (divieto di utilizzazione

confusoria dei segni distintivi).

“Azioni a difesa della proprietà industriale” incentrate sull’interesse del titolare a prevenire la

continuazione dell’illecito (azione inibitoria); inoltre, strumenti di rimozione degli effetti del

comportamento illecito, quali ritiro dal commercio o distruzione dei beni realizzati in violazione

del diritto. Dolo o colpa costituiscono presupposti per la sanzione del risarcimento del danno.

“Proprietà intellettuale”: risultati immateriali, derivanti dal lavoro creativo (“opere dell’ingegno”),

tipicamente protetti attraverso il riconoscimento di diritti esclusivi di sfruttamento, di durata

estremamente lunga (fino a settant’anni successivi alla morte del creatore; “diritti d’autore”).

I segni distintivi

L’impresa opera in un mercato di concorrenza, che presuppone una pluralità di offerenti (offerta di

beni e servizi frazionata da una pluralità di imprese).

L’impresa si deve distinguere dalle altre, così come beni e servizi che sono volti alla soddisfazione

degli stessi bisogni.

Capacità distintiva: requisito assoluto; non possono essere utilizzate dominazioni generiche.

Novità: requisito relativo. Il segno non deve essere imitato a segni già presenti sul mercato.

8


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

16

PESO

186.29 KB

PUBBLICATO

9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ziobertoldo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Cetra Antonio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto commerciale

Riassunto esame diritto commerciale, prof. Cetra, libro consigliato Diritto Commerciale, Cian
Appunto
Diritto commerciale
Appunto
Soluzione temi d'esame di Diritto Commerciale (Unicatt, 2010-2017)
Esercitazione
Riassunto esame Diritto Commerciale, prof. Munari, libro consigliato Diritto delle Imprese, Giuffrè
Appunto