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Economia Aziendale Appunti scolastici Premium

Il presente testo costituisce una sintesi completa del corso di Economia Aziendale, di L.
Abbate, ed è diviso in due sezioni: “Bilancio aziendale” e “Controllo di gestione”. Le fonti
sono appunti presi a lezione, slide e altro materiale didattico fornito dal professore e, dove
necessario, approfondimenti sul web.
Chiaramente, la prima sezione espone in... Vedi di più

Esame di Economia aziendale dal corso del docente Prof. L. Abbate

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Università degli studi di Palermo – Corso di Laurea Triennale in

Ingegneria Gestionale

Sintesi del corso di Economia aziendale (del Professore L.Abbate)

Capitolo 1.

Per intendiamo un complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. Dal

azienda

punto di vista economico non c’è distinzione tra azienda e impresa, essendo quest’ultima definita come attività

economica al fine della produzione di beni o servizi. Più in generale un’impresa è un’organizzazione che

trasforma input in output per ottenere il massimo profitto. Con ci si riferisce a quella figura,

capitalista

proprietaria di un complesso di beni dell’azienda, che offre il proprio capitale per ricevere un corrispettivo

fisso in termini di interessi. È l’imprenditore dunque che, coordinando e organizzando i beni dell’azienda per

un medesimo scopo produttivo, correrà il di non coprire il costo delle risorse utilizzate con i

rischio economico

profitti derivanti dalle vendite e si dovrà inoltre occupare del compenso da elargire ai capitalisti. A tutela

dell’imprenditore, vi è il diritto giuridico di utilizzo esclusivo dei caratteri di un’azienda: e

ditta, insegna

Le principali scelte che deve affrontare un imprenditore riguardano il (cosa produrre), la

marchio. settore

(come farlo), il (quantità) e il (dove e come vendere). Naturalmente deve affrontarsi

tecnologia livello mercato

anche il cosiddetto legato all’incertezza nella quantità e nella qualità della produzione ottenibile

rischio tecnico,

dal complesso dei fattori organizzati. Distinguiamo l’imprenditore individuale da quello così

collettivo,

definito nel momento in cui stipula un contratto di Fatta questa prima distinzione, esso può essere

società.

catalogato in base alle attività svolte dall’impresa che dirige. In tal senso distinguiamo le seguenti tipologie:

(industriale, bancaria, assicurativa, di trasporto, etc.), (coltivazione, allevamento,

commerciale agricolo

silvicoltura, etc.) e (coltivatore diretto, artigiano, piccolo commerciante e altri). Delle

piccolo imprenditore

precedenti, solo la prima categoria ha l’obbligo di iscriversi al registro delle imprese. Inoltre il piccolo

imprenditore non è soggetto alla procedura fallimentare e non ha l’obbligo di detenere scritture contabili.

Le aziende invece possono classificarsi in relazione all’attività

economica, al fine, alla dimensione o al Secondo il

soggetto giuridico.

primo criterio avremo aziende di (erogano e consumano

erogazione

beni e servizi), di (li producono) e aziende

produzione composte

In base al fine un’azienda può invece essere definita come

pubbliche. di o (cooperative).

familiare, pubblica, produzione, no – profit mutualistica

Il terzo criterio divide le aziende in e a

micro, piccole, medie grandi,

seconda del numero di occupati e del fatturato. Per quanto riguarda

l’ultimo criterio si faccia riferimento allo schema a fianco. Se un piccolo

imprenditore o un imprenditore agricolo sottoscrive una società, assume automaticamente la figura di

imprenditore collettivo e diviene soggetto alla procedura di fallimento (a parte per la S.S., che è l'unica

eccezione). Le sono caratterizzate dal fatto che le qualità personali del socio sono determinanti

società di persone

nell'economia del contratto e dalla responsabilità e per le obbligazioni sociali verso terzi. Ciò

solidale illimitata

significa che nel momento in cui la società non adempie ad una obbligazione, il terzo può rivalersi non solo

sul patrimonio della società, ma anche sul patrimonio personale di ogni singolo socio, ciascuno avente pari

responsabilità. La responsabilità dei soci è comunque una nel senso che i creditori

responsabilità sussidiaria,

della società possono escutere il patrimonio personale dei soci solo dopo aver escusso invano il patrimonio

della società La è invece un ente giuridico, e non fisico.

(beneficio della preventiva escussione). società di capitali

Tutte le società di capitali sono soggetti di diritto e la responsabilità che ha la società per le obbligazioni sociali

è limitata al patrimonio dell'ente che rappresenta la società stessa. Terzi possono rivalersi unicamente sul

patrimonio della società. In questo caso è rilevante il conferimento (quota personale) della partecipazione

sociale. Tuttavia i costi per la costituzione di una società di capitali sono molto più alti, ed essa, insieme a tutte

le attività e agli atti stipulati sono nulli se questa non viene registrata entro 20 giorni dalla costituzione. Inoltre,

essendo un ente giuridico a sé stante, necessita di svariati organi. La società semplice è una società che non

presenta elementi di identificazione ulteriori rispetto a quelli previsti dall'art. 2247 c.c. per le società in genere.

È caratterizzata dalla dell'attività economica. È l’unica tipologia di società che non può

non commercialità

avvalersi del beneficio di preventiva escussione. Una società in nome collettivo può operare anche non

iscrivendosi al Registro delle Imprese, cioè i suoi atti sono comunque validi. L'atto costitutivo della società è

1

però soggetto all'obbligo di iscrizione, che ha Una società non iscritta incorre dunque in

efficacia dichiarativa.

sanzioni amministrative. In una S.N.C. si ha una amministrazione disgiuntiva, ossia, sulla carta, tutti i soci

sono potenzialmente amministratori. La ditta di una società a nome collettivo deve necessariamente contenere

il nome di uno dei soci (es. Scimeca e figli). La società in accomandita semplice si distingue dalla società in

nome collettivo per il fatto che in essa sono presenti due categorie di soci: gli che hanno una

accomandanti,

responsabilità limitata alla quota conferita, e, dunque, non possono compiere atti di amministrazione, e gli

che invece hanno responsabilità illimitata e solidale per le obbligazioni sociali e sono di diritto

accomandatari,

gli amministratori della società. Per il resto, la sua normativa giuridica è identica a quella di una S.N.C. Come

già detto, le società di capitali si caratterizzano per l'importanza che l'elemento patrimoniale assume

nell'organizzazione dell'impresa. La qualità di socio è, in questo caso, liberamente trasferibile e non comporta

modificazioni dell'atto costitutivo. Quest’ultimo ha, per le società di capitali, cioè è

efficacia costitutiva,

necessario affinché la società venga costituita, in quanto rappresenta una persona giuridica indipendente dai

soci che la costituiscono. L’organo principale di una società di capitali è l’assemblea dei soci. Essa è titolare

della funzione deliberativa che si esplica nella formazione della volontà sociale, che gli amministratori

dovranno poi eseguire. L'organo amministrativo (consiglio o costituisce

di amministrazione amministratore unico)

l'organo della società, cui sono demandate la gestione aziendale, l’esecuzione delle delibere

esecutivo

assembleari e la rappresentanza della società nei confronti dei terzi. Gli amministratori sono nominati

dall'assemblea per un periodo non superiore a tre anni e possono essere uno o più di uno, scelti sia tra soci,

sia tra non soci. Il è l'organo a cui è demandata la funzione di sulla gestione sociale.

collegio sindacale controllo

Si compone di tre o cinque membri effettivi (soci o non soci) e di due supplenti, che sono nominati

dall’assemblea. L'art. 2403bis c.c. attribuisce a ciascun sindaco il potere di procedere in qualsiasi momento,

anche individualmente, ad atti di ispezione e di controllo. L'obbligatorietà dell'organo di controllo si estende

ad una S.R.L. quando il capitale sociale della società raggiunge i 120000 €. Si tenga sempre presente che, nel

momento in cui si deve versare il capitale sociale al momento della fondazione di una azienda, i soci sono

tenuti a versare solo il 25% della proprio quota, per poi saldare in seguito. Solo una S.R.L. e una S.P.A. possono

avere un solo socio. In tal caso, però, costui deve versare per intero il capitale sociale. Il capitale sociale di una

società per azioni è suddiviso in dei particolari titoli di credito che si chiamano Per cogliere il significato

azioni.

di azione occorre preliminarmente operare la distinzione tra e Il è

patrimonio capitale sociale. patrimonio

costituito dal complesso dei beni, in denaro o in natura posseduti dalla società. È destinato a variare

continuamente durante l'esercizio dell'attività economica. Il è invece un'entità numerica la quale

capitale sociale

esprime in termini monetari il valore complessivo dei conferimenti dei soci; non può essere variato senza una

modifica dell'atto costitutivo. Assolve a una funzione di tutela dei creditori, in quanto garantisce la consistenza

del patrimonio sociale. L'azione rappresenta una frazione del capitale sociale (art. 2346 c.c.) e precisamente la

che occorre sottoscrivere per acquistare la qualità di socio. Le azioni sono indivisibili (art. 2347

frazione minima

c.c.) e attribuiscono al loro possessore una pluralità di diritti tradizionalmente distinti in e

diritti patrimoniali

Si sceglie un taglio base, che può essere pari a 1€, o un suo multiplo, ossia i soci scelgono

diritti amministrativi.

il dell'azione. Questo viene stabilito nell'atto costitutivo. I soci sono a questo punto tenuti a

valore nominale

versare la propria partecipazione nelle casse della società. In questo modo è come se i soci fossero creditori

della società. Infatti, nel momento in cui la società va in liquidazione, è come se dovesse restituire il capitale

sociale ai soci, a ciascuno secondo la propria quota. L'atto costitutivo contiene l'espressione della volontà dei

soci di dar vita alla società; a esso è allegato, e ne costituisce parte integrante, lo che contiene gli

statuto,

elementi relativi all’organizzazione, al funzionamento e allo scioglimento della società. La S.A.P.A. è una

società di capitali caratterizzata dalla presenza di due categorie di soci: i soci accomandanti che godono del

beneficio della responsabilità limitata i quali non possono ricoprire cariche amministrative e i soci

accomandatari con responsabilità patrimoniale illimitata cui è connesso il potere di amministrazione e di

rappresentanza della società. Il capitale sociale è suddiviso in azioni. La disciplina applicabile è quella della

società per azioni, con alcune particolarità (ad esempio lo scioglimento della società in caso del venire meno

di tutti gli accomandatari). Vi è un ultimo tipo di società: le Una società cooperativa è una

società cooperative.

società costituita per gestire in comune un’impresa che si prefigge lo scopo di fornire innanzitutto agli stessi

soci quei beni o servizi per il conseguimento dei quali la cooperativa è sorta. Le cooperative hanno uno scopo

mutualistico, che consiste nell'assicurare ai soci il lavoro, o beni di consumo, o servizi, a condizioni migliori di

quelle che otterrebbero dal libero mercato. Inoltre nelle assemblee di una cooperativa si vota a testa. Dal punto

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di vista giuridico, esse si identificano con le società di capitali. Ogni società può cambiare la propria tipologia.

Tuttavia se si passa da un tipo di società a responsabilità illimitata ad uno a responsabilità limitata, tutte le

obbligazioni sociali fatte precedentemente, godono della proprietà di poter essere riscosse dal patrimonio

personale dei soci. Altre forme d’impresa non presenti nello schema sono:

organizzazione stabile mediante la quali più persone volontarie si riuniscono e si

Associazione di persone:

1. accordano tra loro per perseguire scopi comuni di carattere sociale, e va costituita per atto pubblico.

il consorzio può nascere in forza di un contratto associativo o con la costituzione di una apposita

Consorzi:

2. società consortile, nel momento in cui due o più imprenditori si accordano per lo svolgimento in comune

di determinate fasi delle rispettive imprese. La società consortile può avere solo rilevanza esterna. Un

consorzio con rilevanza interna è differente: in questo caso vengono istituiti per regolamentare la

concorrenza o per esercitare un controllo qualitativo, e viene creato da imprenditori che esercitano lo

stesso tipo di impresa e che continuano a svolgere indipendentemente tutte le fasi della loro attività.

si tratta di un’organizzazione con personalità giuridica stipulata per atto pubblico tra vivi o

Fondazione:

3. per testamento. Il fondatore compie un atto di disposizione patrimoniale spogliandosi dalla proprietà dei

beni che destina allo scopo che si vuole perseguire attraverso la fondazione. La personalità giuridica viene

riconosciuta dopo una valutazione circa le risorse destinategli.

(GEIE): è una nuova figura giuridica internazionale che ha la finalità

Gruppo europeo d’interesse economico

4. di agevolare l’attività economica transnazionale dei suoi membri. Ad esso possono prendere parti persone

fisiche e giuridiche, e lo scopo è mutualistico piuttosto che lucrativo.

L’associazione (ATI) è un’aggregazione temporanea tra due aziende limitata al periodo

temporanea tra imprese

dello svolgimento di una attività. Le imprese coinvolte, pur restando soggetti giuridici a sé stanti, possono

formulare offerte congiunte, e il rapporto sussistente tra esse e la capogruppo sono identificati dalla figura del

Le ATI possono essere o Nel primo caso il rapporto di

mandato collettivo in rappresentanza. orizzontali verticali.

collaborazione viene istituito tra imprese che conducono attività omogenee al fine di suddividere il lavoro e

ottenere i requisiti necessari per partecipare ad una gara d’appalto. Nel secondo invece tale omogeneità non

sussiste; vi è una capogruppo che riunisce le altre che svolgono attività corrispondenti a parti dell’opera.

Un è costituito da un capogruppo (holding) che è sede di controllo di tutte le attività

gruppo gerarchico d’imprese

del gruppo e non partecipa azionariamente ad alcuna società del gruppo, da una serie di società in cascata

interconnesse tramite incrocio di pacchetti azionari e da società che non hanno azioni di altre società

terminali

del gruppo. Il singolo azionista può in questo modo controllare in termini di strategia e mercato, un grande

capitale con un piccolo capitale investito. Inoltre una struttura di tal genere è molto stabile. Le funzioni

dell’impresa possono dividersi in e non, a seconda che siano o meno dipendenti dal settore

caratteristiche

dell’impresa. Le funzioni caratteristiche sono (attività preposte alla trasformazione dei

marketing, produzione

beni) e mentre quelle non caratteristiche sono e (intesa

ricerca e sviluppo, amministrazione e finanza organizzazione

come gestione del personale). L’ambiente interagisce con l’azienda attraverso input e output di ogni genere;

l’impresa, nella sua visione più generica, gestisce questi attraverso flussi di trasformazione (fisica – chimica,

finanziaria, informativa, decisionale, etc.). I parametri che consentono di valutare tali flussi sono l’efficacia

(rapporto tra output ottenuto e atteso), (rapporto tra output ottenuto e input utilizzato) e

efficienza flessibilità

(che misura l’intervallo di tempo necessario per adeguare i flussi a cambiamenti nelle variabili di input).

3

Capitolo 2.

Per valutare la bontà dell’operato di un’azienda si fa ricorso a taluni indici specifici. La consente

produttività

di valutare l’efficacia dell’utilizzo delle risorse per ottenere l’output. La misura la congruenza tra

redditività

risorse generate e quelle investite. L’economicità stima le possibilità di mantenimento e sviluppo dell’impresa.

Il consente di accertare tali indici nella gestione dell’impresa. Si tratta di un documento contabile che

bilancio

viene stilato seguendo degli specifici formalismi e con riferimento ad un determinato periodo amministrativo

(solitamente un anno solare). Che sia giuridicamente obbligatorio o meno, a seconda del tipo d’impresa, esso

mette in evidenza lo stato di salute dell’azienda stessa. Solitamente, quando obbligatorio, vengono concessi

quattro mesi a partire dalla chiusura del periodo. Esso necessita poi di essere approvato. È l’amministratore o

il CdA ad avere il compito di redigerlo (anche se nella pratica spesso viene incaricato un commercialista o chi

per lui, e poi firmato dal CdA, che se ne assume le responsabilità) ed una mancata approvazione di questo è

un chiaro segno di sfiducia. Il si compone di tre parti fondamentali: SP,

bilancio di esercizio stato patrimoniale

CE e Il primo rappresenta una fotografia contabile dell’azienda nell’istante in

conto economico nota integrativa.

cui finisce il periodo amministrativo ed evidenzia tutti gli impieghi che essa ha utilizzato (attività) e tutti i

finanziamenti ricevuti (passività). Il conto economico evidenzia invece i flussi reddituali (positivi e negativi,

ovvero entrate e uscite) avuti nel corso del periodo. Possiamo dire che SP e CE sono due facce della stessa

medaglia. Infatti i risultati dello stato patrimoniale e del conto economico si chiamano e, se il

saldo di bilancio

bilancio è compilato correttamente, devono essere uguali tra loro. L’ultima parte del bilancio di esercizio serve

ad annotare chiarimenti di vario genere al fine di rendere più chiara la lettura del bilancio stesso.

L’obbligatorietà della sua stesura deriva dal fatto che la normativa fiscale si base proprio sul suo risultato per

il calcolo delle imposte. Spesso il bilancio è un documento pubblico, poiché interessa tutti gli stakeholders

dell’azienda, sia interni (alta direzione, CdA, soci, dipendenti) che esterni (soci di minoranza, fornitori, clienti,

finanziatori, amministrazione fiscale e tutta la comunità). Tutte quelle aziende che nel primo anno di esercizio

o, successivamente, per due anni consecutivi non superano i seguenti limiti possono eseguire una stesura del

totale dell’attivo dello SP di 3,125,000€, ricavi da vendite e prestazioni di 6,250,000€,

bilancio in forma abbreviata:

dipendenti occupati in media di 50 unità. Chiameremo alcune linee guida che un

postulati del bilancio

amministratore deve seguire quando si occupa di redigere il bilancio di esercizio. Le governano

clausole generali

la normativa del bilancio e postulano e del quadro economico di

chiarezza rappresentazione veritiera e corretta

un’azienda; il postulato di chiarezza si manifesta attraverso l’obbligo di seguire lo schema, il divieto di

raggruppamenti non previsti e di compensi di partite (non si effettuano compensazioni tra voci di segno

opposto). La valutazione deve essere fatta secondo e nell’ipotesi di dell’azienda. Altri

prudenza continuità

postulati riguardano i Il più importante è il principio di

principi di redazione del bilancio. competenza economica,

secondo il quale costi e ricavi vanno inseriti in bilancio nel momento in cui maturano, indipendentemente

dalla manifestazione finanziaria (effettivo incasso o pagamento). Se supponiamo infatti di concedere un

prestito ad un cliente il 27 Dicembre 2014 concedendogli 90 giorni per restituire la cifra, questa va inserita nel

bilancio del 2014. Al momento della riscossione si verificherà solamente un fatto diminuisce la

permutativo:

voce “crediti”, e aumenta la voce “cassa”, ma lo SP rimane invariato.

Nella gestione dell’impresa ogni transazione determina una variazione dello stato patrimoniale e del conto

economico, ed è dunque necessario che ciascuna sia registrata opportunamente. Quale che sia il sistema di

registrazione contabile, si fa riferimento a tre libri contabili:

si registra il fatto amministrativo nel momento in cui si verifica con una nota sommaria.

Libro prima nota:

1. si riportano in ordine cronologico tutte le transazioni, ciascuna avente in allegato i conti

Libro giornale:

2. interessati ed i relativi importi.

contiene l’insieme di tutti i utilizzati che compongono il

Libro mastro: conti

3. dell’azienda; “riportare a mastro” significa registrare nei conti

piano dei conti

interessati gli effetti di una transazione del libro giornale.

Un si presenta come un prospetto a T (vedi figura), dove in testa troviamo il

conto

nome dell’oggetto in conto (es. conto cassa, conto vendita, fitti attivi, acquisti, etc.), nella colonna a sinistra

4

registrazioni numeriche in cioè che rappresentano un addebito per il conto in questione, mentre nella

dare,

colonna di destra registrazioni in che rappresentano invece un accredito. o un conto

avere, Aprire accendere

significa intestare un nuovo prospetto a T ad un nuovo oggetto. Effettuare il di un conto significa

saldo

effettuare la differenza tra gli importi totali di dare e avere. Queste due voci di un dato conto rappresentano

dunque le transazioni dal punto di vista del conto. Per

memorizzare la tecnica di registrazione basta rifarsi allo

schema a fianco. Il metodo della prevede che

partita doppia

ogni transazione sia registrata due volte, una in uno o più

conti nella sezione dare ed un’altra in uno o più conti nella

sezione avere. Nei fatti di gestione individuiamo l’aspetto

finanziario, cioè quello più concreto e quello economico, cioè quello più astratto. Distinguiamo in tal senso

e I primi possono essere attivi o passivi e funzionano come mostrato nello

conti finanziari conti economici.

schema. I conti economici invece sono unifase, ovvero funzionano solo in dare o avere; se è acceso ai ricavi,

ossia funziona come una voce dell’attivo, se è acceso ai costi, ossia funziona come passivo.

positivo, negativo,

La partita doppia segue regole che gli conferiscono vantaggio in termini di controllo della registrazione:

La somma di tutti gli importi in dare è uguale alla somma di tutti gli importi in avere.

1. Il totale dei saldi dare è uguale al totale dei saldi avere.

2. La somma algebrica dei saldi di un dato numero di conti deve essere sempre uguale alla somma algebrica

3. dei saldi di tutti i conti rimanenti.

Lo stato patrimoniale si presenta come uno schema a sezioni contrapposte: da un lato gli impieghi (attività),

dall’altro le fonti di finanziamento (passività). L’ordine con cui vengono elencate le voci è solitamente

omogeneo e segue lo schema a fianco. La è la

liquidità di un bene

facilità con cui questo può trasformarsi in denaro liquido, l’esigibilità

di un debito misura l’arco temporale necessario per riscuoterlo.

Attività e passività devono includere solamente risorse che hanno

un valore economicamente quantificabile ed espresso nella stessa

unità di misura. Si tenga presente che non vi è una corrispondenza

biunivoca tra singole voci dell’attivo e del passivo; essa sussiste

solamente tra i totali e terzi possono rivalersi unicamente sul totale

dell’attivo. Il stabilisce che quando non vi è un

principio del costo

oggettivo valore di mercato per un bene, si deve far riferimento al costo storico, in accordo con il principio di

dell’azienda, secondo il quale essa non è interessata al valore oggettivo del bene, dovendolo

continuità

continuare ad utilizzare per la sua attività d’impresa. Le due sezioni dello SP sono in primis suddivise in

raggruppamenti, contraddistinti da lettere maiuscole; questi a loro volta constano di sottoraggrupamenti,

contraddistinti da numeri romani, all’interno dei quali troviamo le singole voci indicate da numeri arabi.

Vediamo le componenti dell’attivo. Sotto la lettera A troviamo si tratta di un credito che la

crediti verso soci:

società avanza nei confronti dei soci se questi non hanno ancora versato per intero la quota parte del capitale

sociale al momento della sua fondazione. Nella lettera B si annoverano le ossia impieghi di

immobilizzazioni,

materiali la cui trasformazione in liquidità avviene nel medio – lungo periodo. Abbiamo immobilizzazioni

(I), ovvero oneri pluriennali ammortizzabili in più esercizi (brevetti, licenze, marchi, concessioni,

immateriali

pubblicità, etc.), (II), ossia i costi storici al netto degli ammortamenti dei beni

immobilizzazioni materiali

strumentali per l’attività a lento ciclo di utilizzo (terreni, fabbricati, macchine, impianti) e immobilizzazioni

ossia crediti a lungo termine e partecipazioni in altre imprese, o azioni proprie (ossia quando la

finanziarie,

società, in quanto soggetto giuridico a sé stante, “decide”, per delibera del CdA, di acquistare delle azioni

proprie). Vediamo nel dettaglio alcune voci. Si faccia riferimento allo schema di bilancio presentato alla fine

del testo. Per costi d’impianto e di ampliamento

s’intendono le spese per avviare e ampliare la

società, come atti notarili, registrazioni e altro. La

voce si trova solo se vi è stata una

avviamento

cessione o fusione di società. Con il termine

avviamento qui si intende l’insieme di quei fattori 5

oggettivi (ex. ubicazione favorevole) e soggettivi che consentono ad un’impresa di produrre un reddito medio

superiore rispetto a quello di altre del settore (sovrareddito). Quando si acquista una società non si paga

solamente il suo valore patrimoniale, ma anche la sua capacità reddituale e se questa è positiva si dovrà pagare

il valore patrimoniale maggiorato dell’avviamento. Tutte le immobilizzazioni vanno ammortizzate. Si

consideri a tal fine il costo storico e la vita utile stimata di un immobile, misurata in anni. Allora

C n

ST

l’ammortamento annuale è pari ad /n; il valore dell’immobile diminuisce annualmente di un valore pari

A=C

ST

ad fino al suo esaurimento (i terreni rappresentano un’eccezione perché s’ipotizza che non siano soggetti

A,

ad usura, cioè Le partecipazioni e i crediti che si registrano tra le immobilizzazioni

→ ∞ ⇛ → 0).

finanziarie vanno distinte a seconda del tipo di rapporto che si ha con l’azienda di cui si possiede l’azione; una

società dicesi se di essa si possiede una quota significativa, ma non sufficiente per esercitare una

collegata

influenza dominante; se invece può asserirsi che tale influenza sia dominante si parla di società controllata

(teoricamente dovrebbe possedersi almeno il 50% delle azioni, ma talvolta può essere sufficiente una quota

più bassa). Se si detengono azioni di una società che esercita una influenza dominante sulla propria, allora si

dirà società La lettera C fa riferimento all’attivo ovvero impieghi di capitale che rientra

controllante. circolante,

come liquidità nel breve periodo. Al posto I troviamo le (materie prime e scorte di magazzino,

rimanenze

semilavorati in corso di lavorazione, merci, acconti, etc.). Al posto II troviamo i (verso altri clienti e

crediti

imprese, e verso altri), mentre al posto III annoveriamo le attività finanziarie che non costituiscono

ossia crediti di natura finanziaria (relativi a scambi di moneta contro moneta) che si

immobilizzazioni,

esauriscono nel breve periodo. Per chiarire, i BTP (Buoni vanno inseriti tra le

del Tesoro Pluriennali)

immobilizzazioni finanziarie, mentre i BOT vanno alla lettera C. Al numero IV abbiamo infine le liquidità

ove inseriamo i depositi bancari, assegni, denaro e valori in cassa, ovvero tutto ciò che è “a vista” o

immediate,

è già denaro liquido. È chiaro che questa parte dello SP presenterà cifre molto ridotte rispetto al resto. Questo

perché tenere denaro liquido fermo in cassa rappresenta un costo opportunità elevato. La voce “ratei e

risconti”, sia per l’attivo che per il passivo, la vedremo in seguito.

La prima sezione del passivo dello SP, a cui corrisponde la lettera A, è il che racchiude tutte

patrimonio netto,

le forme di finanziamento provenienti da disponibilità economiche proprie. La prima fonte è il capitale sociale.

La contiene fondi provenienti da prestiti obbligazionari emessi sopra la pari. La

riserva da sovraprezzo riserva

si costituisce accantonando ogni anno il 5% dell’utile (se vi è stato) per obbligo di legge fintanto che tale

legale

riserva non sia pari al 20% del capitale sociale. La nasce dalla rivalutazione di

riserva di rivalutazione

possedimenti propri: le leggi di rivalutazione consentono/obbligano alla rivalutazione dei valori contabili, così

da aggiornarli ai valori di mercato, e tale riserva si costituisce se sussistono rivalutazioni positive al seguito

dell’emanazione della legge. La nasce quando un’azienda decide di

riserva per azioni proprie in portafogli

acquistare una quota azionaria della sua impresa, ad esempio per mettersi al riparo da scalate esterne. Si parla

di imputata a bilancio nel patrimonio netto, di entità pari al valore

riserva per azioni proprie in portafoglio,

attribuito alle stesse azioni proprie, rappresentato dal prezzo di acquisto. La è facoltativa per

riserva statutaria

legge, ma può diventare obbligatoria se è prescritta dallo statuto. Infine la lettera A ingloba l’utile degli esercizi

precedenti e quello corrente alla chiusura. Dalla lettera B in poi si registrano fonti di finanziamento provenienti

da terzi: per primi annoveriamo i che si costituiscono per ottemperare eventuali spese

fondi per rischi e oneri,

future, debiti incerti. Un esempio può essere quando si intercorre in una causa legale contro l’amministrazione

fiscale per una multa: l’azienda mette da parte questi fondi per il pagamento della multa, ma non è detto che

l’impresa dovrà pagarla, perché potrebbe vincere la causa. Un altro esempio può essere quando si vendono

prodotti in garanzia. La lettera C è destinata al TFR. Si tratta di

trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato

una quota trattenuta dalle buste paga dei dipendenti, e che verrà ad essi restituita alla fine del rapporto di

lavoro. La somma trattenuta è pari alla retribuzione annua lorda divisa per 13,5. Le quote trattenute maturano

con un interesse fisso dell’1,5% al cui tasso si aggiunge il 75% della variazione del tasso d’inflazione; se vi è

stata deflazione, il tasso d’interesse rimane dell’1,5%. Dal punto di vista dell’azienda si tratta di un vero e

proprio finanziamento a basso tasso d’interesse. Il TFR è quello che viene comunemente chiamato con “buona

uscita”. Dal cambio del sistema di calcolo delle pensioni (da retributivo a contributivo) il TFR è diventato una

forma di viene elargito solamente se si va in pensione e viene rateizzato come

previdenza complementare:

ed erogato periodicamente insieme alla busta paga. I (registrati alla

equivalente capitalizzato fondi di quiescenza

lettera B) sono destinati a coprire degli accordi stipulati in privato con dei dipendenti, come se fossero dei TFR

6

facoltativi supplementari. Alla lettera D si registrano i Possono essere debiti derivanti da obbligazioni

debiti.

(convertibili e non), debiti verso soci, debiti verso banche, e altri. Come sappiamo le imprese vengono tassate

sull’utile; il sistema fiscale prevede che ciascuna azienda versi a Giugno un acconto per l’anno successivo e il

conguaglio per l’anno precedente. La sezione registra appunto il debito che si ha verso

debiti tributari

l’amministrazione fiscale, ed è pari dunque all’entità del conguaglio. Sempre tra i debiti tributari annoveriamo

il quando si comprano e vendono prodotti rispettivamente si paga e trattiene IVA, un’imposta che

debito IVA:

deve poi rendersi allo stato. La quota da rendere può calcolarsi per compensazione tra pagata e trattenuta, ma

generalmente la seconda è più alta e dunque sorge tale debito. Come ultimo abbiamo ratei e risconti passivi.

Un è una quota di entrata o uscita futura che misura ricavi o costi già maturati, ma non ancora rilevati,

rateo

poiché la loro manifestazione finanziaria avrà luogo in esercizi futuri. Si possono avere ratei attivi o ratei

passivi. Quelli attivi misurano quote di ricavi, quelli passivi quote di costi. Il rateo attivo è il ricavo la cui

manifestazione finanziaria avverrà in un esercizio successivo, ma

che è in parte di competenza dell'esercizio in corso. Un esempio di

rateo attivo è la quota di interessi attivi maturati a fine esercizio su

un finanziamento erogato, il cui incasso effettivo avverrà

nell'esercizio o negli esercizi successivi. Il rateo passivo è il costo

che avrà la propria manifestazione finanziaria in un esercizio

successivo, anche se in parte di competenza economica

dell’esercizio in corso. Un esempio di rateo passivo è la quota

di affitto passivo maturato a fine esercizio, il cui pagamento

effettivo avverrà nell'esercizio o negli esercizi successivi. Si precisa

inoltre che non è possibile iscrivere in contabilità ratei per fatture da emettere o per fatture da ricevere, oppure

per costi e proventi non determinati nel loro ammontare, la cui competenza è maturata per intero nell'esercizio:

in questi casi è necessario utilizzare i rispettivi conti di credito e di debito. I sono quote di costi o di

risconti

ricavi non ancora maturate che hanno già avuto la loro manifestazione numeraria (solitamente dunque si tratta

di anticipi). Al contrario dei ratei, risconti attivi significano costi, risconti passivi sono ricavi. Possono essere

iscritte soltanto quote di costi e proventi, comuni a più esercizi, l'entità dei quali varia con il tempo. In bilancio i

ratei compaiono nello SP, quelli attivi alla voce D (con separata indicazione del relativo su prestiti)

disaggio

delle attività, e quelli passivi alla voce E (con separata indicazione del relativo su prestiti) delle passività.

aggio

Quando viene emesso un prestito obbligazionario, l'aggio e il disaggio sono dati dalla differenza tra il valore

nominale dell'obbligazione e il valore di emissione di essa. In altre parole un rateo è un pagamento posticipato,

e quindi viene calcolato in proporzione del tempo di usufrutto del bene/servizio fino alla fine dell’esercizio

(non va considerata la parte che maturerà nell’esercizio successivo), mentre un risconto viene calcolato sulla

base del tempo di usufrutto garantito per l’esercizio successivo da un pagamento anticipato.

Per concludere, facciamo un esempio di cambiamento dello stato patrimoniale a seguito di alcune transazioni.

7

Il conto economico evidenzia le operazioni che comportano una modifica del patrimonio netto registrando

costi e ricavi che determinano variazioni degli utili. La

differenza tra ricavi e costi misura la variazione del

patrimonio netto, e pertanto per esso si è scelta Gestione

Operativa

un’impostazione anziché a due facciate. Nella

scalare,

A annoveriamo le componenti di ricavo derivanti

dalla produzione; dunque voci positive costituiscono Gestione

ricavi, voci negative costi. La prima è dedicata ai Finanziaria

ricavi ottenuti dalle La seconda alla

vendite. variazione

Quando vi sono semilavorati rimasti

delle rimanenze. G.Stra.

in corso di lavorazione o prodotti finiti non ancora

venduti, questi sono delle RF e fanno

rimanenze finali

parte del patrimonio netto. Si presuppone che Gest.tributaria

all’inizio dell’anno vi siano sempre delle rimanenze

RI dell’anno precedente e che alla fine di

iniziali

questo ve ne siano delle finali RF. Quando si riapre il bilancio dell’anno successivo le RF vengono cioè

stornate,

il saldo RF viene trasferito ai costi sotto la voce di RI. La variazione tra quelle iniziali e finali Δ=RF–RI (che

naturalmente è una differenza tra i valori di mercato delle scorte) è una e dunque si comporta

rettifica di costo

come un ricavo. Quando un’azienda vende prodotti su commessa (ex. mobili, case) può accadere che alla fine

dell’anno non abbia ancora terminato la suddetta commessa, ma che sia ancora in corso di valutazione; lo stato

di avanzamento del bene rappresenta una rimanenza. Infine, sotto la lettera A, viene registrato l’incremento del

si tratta di una rettifica di costo che si evidenzia quando vi

valore delle immobilizzazioni con lavori in economia;

sono incrementi di valore delle immobilizzazioni (ex. ampliamento di locali). La particolarità è che non si tratta

di un ricavo vero e proprio, ma incrementa il valore di una proprietà risorse proprie. Nella

patrimonializzando

lettera B annoveriamo i Ciò significa che le voci positive corrispondono a costi, mentre

costi della produzione.

quelle negative (che ricordiamo essere registrate fra parentesi) costituiscono ricavi. In tal modo il reddito

può essere calcolato come RO = A – B. Nello specifico registriamo costi d’acquisto di materie prime,

operativo

sussidiarie, beni di consumo, i costi dei servizi (illuminazioni, energia, etc.); registriamo inoltre tutte le quote

queste infatti possono vedersi come delle immobilizzazioni possedute che, anno

ammortamento; costi d’utilizzo

dopo anno, perdono valore essendo soggette ad usura (costituiscono una rettifica dell’attivo patrimoniale). Un

decreto ha fissato dei coefficienti fiscali massimi tabellati per settori di attività (ad esempio un coefficiente c

c

= 20% consentirebbe di ammortizzare un bene in 5 anni); il minimo è Poi registriamo i costi del personale,

c/2.

le variazione delle rimanenze in termini di materie prime e sussidiarie, accantonamenti al TFR e oneri diversi

di gestione. Il risultato operativo evidenzia quella che è stata la dell’azienda. Le lettere C e D

gestione operativa

riguardano invece la dell’impresa. Sotto la C annoveriamo proventi e oneri

gestione dell’attività finanziaria

finanziari derivanti da partecipazioni in altre imprese (con separata indicazione di quelli provenienti da

imprese collegate e/o controllate), e derivanti da crediti iscritti nelle immobilizzazioni, e titoli iscritti in

immobilizzazioni o nell’attivo circolante di imprese collegate o controllate che non costituiscono

partecipazioni (sempre con separata indicazione del tipo di rapporto tra le imprese); poi si registrano interessi

e altri oneri finanziari e utili/perdite su cambi. Sotto la lettera D si registrano e di

rivalutazioni svalutazioni

partecipazioni, titoli, immobilizzazioni finanziarie. La lettera E ingloba invece proventi ed oneri straordinari,

relativi a quella che viene definita come dell’impresa. I proventi sono costituiti da

gestione straordinaria

e mentre gli oneri da e Nelle

plusvalenze sopravvenienze attive, minusvalenze imposte relative ad esercizi precedenti.

lettere C, D ed E si registrano prima i proventi e poi, “a sottrarre”, gli oneri, e dopo di questa troviamo il saldo

(SGFS = ±C ±D ±E) e il (R = RO ± che evidenzia il

della gestione finanziaria e straordinaria reddito lordo SGFS),

reddito prodotto dall’azienda prima delle imposte. Subito dopo troviamo infatti le voci relative alla gestione

vengono elencate di seguito le imposte sul reddito di esercizio (I) e le rettifiche e gli accantonamenti

tributaria;

imposti da norme tributarie (V). Sottraendo le imposte al reddito lordo otteniamo l’utile (o perdita) di esercizio:

U = RO ± – –

SGFS I V.

8

Capitolo 3.

L’analisi di bilancio ha il compito di fornire informazioni utili sulla capacità dell’impresa di produrre reddito.

L’equilibrio di un’azienda si basa sul suo tra entrate e uscite e sull’equilibrio

economico equilibrio finanziario

tra fonti e impieghi. Per questo motivo l’analisi economica della gestione di un’azienda si focalizza

patrimoniale

su un’analisi finanziaria ed una patrimoniale congiuntamente, attraverso opportuni L’analisi

indici di bilancio.

per indici presuppone una riclassificazione dello SP e del CE per mettere meglio in evidenza le informazioni

tramite opportuni raggruppamenti. Una prima riclassificazione dello SP raggruppa le voci dell’attivo secondo

un criterio di liquidità e quelle del passivo secondo un criterio di esigibilità, entrambi decrescenti. Secondo

questo criterio troviamo, nell’ordine, , (al netto dei e

liquidità immediate L liquidità differite L fondi per rischi)

i d

che costituiscono l’attivo poi abbiamo e

magazzino M, corrente, immobilizzazioni materiali, immateriali finanziarie,

che costituiscono l’attivo Le sono tutti quei debiti che dovranno essere

immobilizzato. passività correnti

rimborsate nel breve periodo e si dividono in (debiti verso fornitori, verso il personale, debiti tributari,

operative

risconti passivi etc.) e Le

finanziarie.

includono i

passività consolidate

finanziamenti rimborsabili nel

medio–lungo termine e si dividono

in operative (debiti verso fornitori a

lungo termine, debiti TFR, etc.) e

finanziarie (mutui passivi, etc.).

Infine troviamo il capitale netto

(capitale sociale, riserve, utili/perdite

portati a nuovo, utile/perdita di esercizio). Rapportando

le voci principali dell’attivo al capitale investito, e quelle

del passivo al totale delle fonti, ed esprimendo tutti i dati

in percentuale, otteniamo i Si

rapporti di composizione.

osservi la figura poiché mostra la notazione utilizzata per

le voci principali. Vediamo i primi indicatori:

differenza tra attivo corrente

Capitale circolante netto:

1. e passività correnti; fornisce indicazioni sulla

situazione finanziaria a breve termine. Naturalmente è auspicabile che – > 0.

C P b

viene calcolato come + – . È molto simile al precedente, con la differenza che

Margine di tesoreria: L L P

2. i d b

non è incluso il magazzino essendo le attività correnti meno liquide.

M,

si calcola come differenza tra il capitale netto (depurato dagli utili distribuiti) e le

Margine di struttura:

3. immobilizzazioni nette. Tanto

più alto è tale indicatore, tanto

più stabile è la situazione

finanziaria dell’azienda. Infatti

se questo è positivo, significa

che le immobilizzazioni sono

state interamente finanziate da

capitale viceversa l’impresa

N,

si è indebitata.

La riclassificazione dello SP in

(a fianco) consente

formato scalare

invece di evidenziare il fabbisogno

finanziario generato dalla gestione

tipica dell’azienda, e pertanto

prevede che le passività di origine

operativa siano messe in evidenza

nell’attivo come In

poste rettificative. 9

questo caso le voci seguono in criterio di liquidità-esigibilità decrescente. Con tale formato si evidenziano

facilmente il e la Il primo è simile al capitale circolante netto,

capitale di funzionamento, posizione finanziaria netta.

ma si differenzia da questo in quanto non sono presenti poste di natura finanziaria; il secondo rappresenta un

indicatore sintetico del livello di esposizione verso il sistema bancario espresso al netto delle posizioni attive

tenute dalla società. In sostanza, il formato scalare consente misurazioni più precise dei livelli di investimenti

netti richiesti dall’attività operativa, sia delle politiche finanziarie atte a coprire tali fabbisogni.

Il conto economico è soggetto ad una riclassificazione,

essendo in esso individuabili aree di scelta che danno un

contributo differente alla redditività complessiva:

ingloba tutte le operazioni connesse

Gestione operativa:

all’attività produttiva, amministrativa e di vendita

tipiche della natura dell’impresa.

comprende tutte le attività

Gestione patrimoniale:

d’investimento, disinvestimento e amministrative

capaci di generare reddito in maniera autonoma

rispetto all’impresa tipica dell’azienda.

riguarda operazioni di acquisizione

Gestione finanziaria:

e remunerazione dei finanziamenti negoziati.

comprende tutte quelle entrate e

Gestione straordinaria:

uscite che riguardano fatti non ricorrenti; vengono qui

inseriti tutti quei costi e ricavi formatisi negli esercizi

precedenti. Se si vuole valutare la redditività di

un’azienda, tutti i fattori eccezionali vanno tenuti

separati da quelli di ordinaria attività.

I formati più ricorrenti sono quello e il

al costo del venduto

formato Entrambi dividono il risultato

al valore aggiunto.

della gestione operativa da quella extra – operativa, e si

differenziano per quanto attiene l’area del risultato della

gestione operativa. Il primo, come ci si può aspettare dal

nome, è efficace nel mettere in evidenza i costi della

produzione. Il formato scalare del CE al valore aggiunto

mette in risalto l’incremento di valore realizzato per effetto

della produzione su beni e servizi acquistati presso terze

economie. I risultati economici intermedi evidenziano volta

per volta le aree gestionali di assorbimento e produzione di

ricchezza, individuando progressivamente l’ammontare di

risorse disponibili per remunerare i fattori lavoro, capitale

fisico, capitale finanziario di terzi e capitale proprio. Tale formato distingue i costi per natura.

L’analisi di bilancio per indici si svolge attraverso opportuni quozienti o che consentono una particolare

ratios

interpretazione dei risultati del bilancio, e spesso è su tali indici che si fanno confronti con altre aziende.

Tuttavia questi non hanno un significato autonomo e assoluto, ma piuttosto vanno analizzati congiuntamente

in un prospetto riepilogativo (quadro e segnalano la presenza di eventuali squilibri che devono

degli indici)

essere analizzati con altre indagini qualitative. Con gli indici possono effettuarsi analisi e

temporali

Con le prime si può valutare l’andamento nel tempo tramite il calcolo di opportuni quozienti in

interaziendali.

esercizi sequenziali, con le seconde si possono raffrontare caratteristiche di un’azienda con quelle di altre dello

stesso settore, o con valori parametrici. Analizziamo i Il target di tali indici è mostrare

quozienti di redditività.

la capacità dell’azienda di far rendere il capitale investito. La si misura come:

redditività del capitale investito

ove RO è tratto dal Conto Economico riclassificato, K dallo Stato Patrimoniale riclassificato. Di solito [ROI]=%.

10

Esso esprime il rendimento dell’intero capitale investito, a prescindere da interessi, imposte e da come è stato

finanziato. Naturalmente il segno di (Return dipenderà dal segno del reddito operativo. Se

ROI On Investment)

si devono confrontare aziende diverse, tuttavia, il va calcolato al lordo di interessi e imposte. Ci si può

ROI

chiedere inoltre quanto frutti il capitale proprio. Allora definiamo un ulteriore indice (Return

ROE On Equity):

Anche in questo caso numeratore e denominatore sono deducibili dal CE e dallo SP riclassificati, e viene

valutato in percentuale. Si sceglie di rapportare al capitale proprio il reddito netto anziché quello operativo

perché è di RN che i proprietari possono disporre come vogliono, scegliendo se reinvestirlo o ritirarlo sotto

forma di dividendi. Il viene solitamente usato come parametro percentuale per la valutazione

ROE

dell’economicità della gestione annuale. Per valutare il margine di guadagno che un’azienda riesce ad ottenere

si utilizza il (Return come sempre espresso in termini percentuali:

ROS On Sales),

L’incidenza delle componenti extra operative sul reddito si valuta con il (Capacità

CMU di Mantenimento

come rapporto tra due voci del CE riclassificato, solitamente valutato in termini unitari:

dell’Utile),

Se ad esempio = 0.4, può dirsi che le componenti extra operative (imposte, oneri finanziari, etc.) incidono

CMU

per il 60%. Naturalmente un unitario implica una compensazione tra le componenti extra operative. Per

CMU

valutare l’onerosità del capitale di terzi si utilizza l’indice (Retard

ROD On Debt):

! " #

" $

Il numeratore si trae dal CE riclassificato includendo gli oneri esplicitamente sui prestiti, il denominatore dallo

SP riclassificato. Per costruzione, il misura il del capitale preso a prestito.

ROD tasso d’interesse medio

La misura del costo dell’indebitamento consente di porre in evidenza l’effetto moltiplicatore del ROE,

chiamato che misura la convenienza dell’azienda a indebitarsi, sempre tenendo conto dei rischi

leva finanziaria,

a questo associati. È logico che se la redditività di un certo capitale è più alta del relativo tasso d’indebitamento,

allora sarà conveniente eseguire il finanziamento. Si valutino i seguenti passaggi: $

*+,,-./0-123- 4 2 30503213- 62* 7… & (

&$ ( )

% ' ) % $ '

9::::::::::::::::::::::::::;

Ciò conferma in termini analitici quanto detto prima. Se viceversa > un ulteriore indebitamento

ROD ROI,

avrebbe un effetto negativo sul Inoltre più è elevato il valore dell’indebitamento (T/N) maggiore sarà

ROE.

l’effetto positivo o negativo (a seconda del segno di (ROI – di ulteriori finanziamenti. Qualora vi sia

ROD))

utile di esercizio è bene che il tasso di onerosità finanziaria sia valutato al netto delle tasse (effetto paratasse).

Gli indici d’impego hanno il compito di misurare l’efficienza con cui l’azienda utilizza il capitale

delle attività

investito. Talvolta tali indici vengono detti di (o poiché si focalizzano sulla dinamica della

rotazione turnover)

gestione intesa come comparando ricavi con capitale impiegato. In genere

liquidità investimento liquidità,

più sono alti, meglio è per l’azienda. L’indice di è dato da:

rotazione del capitale investito t k

<

Un innalzamento di tale indice è un bene per l’azienda in quanto implica un aumento del fatturato dell’azienda

immobilizzando meno denaro. Si misura in termini unitari, e =1 significa che mediamente il capitale investito

t k

ruota una volta l’anno. Il totale delle attività è composto dalle attività correnti e dalle immobilizzazioni. Le

C

seconde, pur essendo influenzate dalle vendite, non variano in proporzionalmente al volume di attività, ma a

scatti, nel momento in cui si investe o disinveste. Dunque è utile valutare la come:

rotazione delle attività correnti

=

Fornisce dunque indicazioni sulla velocità di ritorno in forma liquida del capitale circolante lordo attraverso

la produzione tipica. I fattori su cui un’azienda può intervenire più facilmente per migliorare l’utilizzo del

proprio capitale sono le scorte e i crediti commerciali. Pertanto si calcolano i seguenti indici:

@ DE @' @) # @

&2( &3(

&1( ; ;

? ?C ,

@ 11

Il primo indice misura la rotazione di tutte le scorte (il numeratore è tratto dal CE riclassificato, il denominatore

è il totale delle rimanenze che si trovano nello SP riclassificato). Si è utilizzato in questo caso il costo del

venduto (e non i ricavi) poiché le scorte vengono valutate al costo: in tal modo dividendo e divisore sono

omogenei, cioè entrambi valutati al costo. Il secondo è un indice più specifico e si riferisce alle materie prime

(MP sta’ per “materie prime”). Il terzo indice misura quante volte l’anno 1€ di credito si trasforma in ricavo, e

cioè indica il numero di volte in cui i crediti derivanti dall’ordinaria gestione si sono mediamente rinnovati

nell’esercizio. Il numeratore va appositamente accertato, e quando non è possibile, si utilizza direttamente V.

Il denominatore è dato dalla somma del crediti verso clienti e cambiali attive al netto del fondo rischi risultanti

dallo SP riclassificato. L’indice di è dato dal seguente rapporto:

rotazione dei debiti ⁄

DE H

G

Il numeratore va appositamente accertato; quando non è possibile, si calcola utilizzando la voce “Acquisti” A

del CE riclassificato. L’indice esprime in giorni il tempo medio che

di durata media dei debiti commerciali

intercorre tra il sorgere dei debiti e l’effettivo pagamento, e si calcola come: . Diamo infine altri

365/

G G

due indici di impiego delle attività, il cui abbassamento costituisce una nota positiva per l’impresa:

365 365

&1( &2(

;

? ,

? ,

Esprimono rispettivamente, in giorni, il tempo medio di giacenza delle scorte in magazzino (1) e il tempo

medio che intercorre tra la formazione di un credito e la sua riscossione (2). Passiamo ai quozienti

Questi forniscono un’idea di quello che è il rischio finanziario strutturale dell’azienda. Il

d’indebitamento. espresso direttamente si calcola come = e pone in evidenza la proporzione tra

rapporto d’indebitamento ℓ T / N

finanziamenti con vincolo di credito e con vincolo di capitale proprio. Il rapporto d’indebitamento può anche

esprimersi indirettamente come: = Naturalmente in forma diretta l’indice varia da 0 in su, mentre nel

L K / N.

secondo caso si parte dal valore unitario, corrispondente al caso di assenza di capitale di terzi.

Vediamo ora i quozienti di liquidità. Per s’intende la capacità di un’azienda di far fronte

liquidità

tempestivamente ai propri impegni economici. Il si calcola come:

rapporto corrente di liquidità

à

M @ à @

O

Il RCL mette in luce se l’azienda è pronta a far fronte alle uscite future derivanti dall’estinzione delle passività

correnti, e generalmente se 1 si ha una situazione negativa. Un indice ancora più prudente rapporta alle

RCL<

passività correnti unicamente la parte liquida delle attività correnti, ed è chiamato indice secco di liquidità:

M ' M

0 3

$ @

O

Vediamo gli indici di solidità patrimoniale. Sostanzialmente

l’azienda attinge risorse da capitale proprio o di terzi,

cercando un equilibrio tra redditività e sicurezza finanziaria.

Il si calcola come:

quoziente di copertura delle immobilizzazioni

C+PP050Qà ,-1P-/03+Q2 C T7 . Con tale quoziente può stimarsi

RS

UQQ05- V0PP- W

l’equilibrio strutturale tra fonti e impieghi a lungo

termine. Restringendo i finanziamenti al solo capitale

proprio calcoliamo grazie al quale possiamo

ci = N / I,

calcolare il grado di autocopertura delle immobilizzazioni.

Il è:

quoziente di copertura del magazzino

# ) #

L’indice esprime il grado di copertura delle scorte di

magazzino con finanziamenti stabili. Un valore nullo

indica che sono coperte solo da fonti a breve termine,

indica che il magazzino è interamente coperto da

CM=1 (N + ). Il magazzino è la maggiore

fonti consolidate P ml

posta delle attività correnti, e determina un fabbisogno

durevole di capitale da coprire, per il rinnovamento

dovuto alla rotazione; in quanto tale è bene che sia il

più possibile coperto da fonti a medio – lungo termine.

12

Il flusso di cassa complessivo che si realizza in un anno di esercizio è la somma dei flussi originati dalla

gestione reddituale e dalle dello SP. L’analisi è mirata alla stesura di un

variazioni finanziarie di bilancio per flussi

documento non obbligatorio denominato rendiconto finanziario.

Il documento, in particolare, riassume le fonti che hanno

incrementato i fondi liquidi disponibili per la società e gli

impieghi che, al contrario, hanno comportato un decremento

delle stesse liquidità. L’analisi per flussi sul Capitale

misura la variazione di questo da

Circolante Netto CCN

un anno all’altro, essendo il definito come:

CCN

. Per come è costruito lo SP è evidente che vale

) @

O

anche la relazione: . Dunque anche

' @ )

X/

variazioni di fattori apparentemente esterni possono

contribuire ad una variazione del tuttavia deve

CCN:

trattarsi di variazioni finanziarie, cioè che non si compensano all’interno dello SP stesso. Se ad esempio

dall’anno all’anno si registra una variazione nella voce pari ad sia che aumentano di

n n+1 rivalutazioni x, N I

e ΔCCN=0; lo stesso vale per le

x,

costruzioni in economia in quanto

aumentano ed (che fa parte di

I RN N)

della stessa quantità. L’analisi del flusso

di si divide in due sezioni, la prima

CCN

per voci esterne, la seconda per voci

interne. La sezione I è divisa in e

fonti

come può vedersi sopra. Tra le

impieghi,

attività possiamo annoverare acquisti di

immobilizzazioni, riduzione di passività

a medio – lungo termine e tante altre. Voci

come ammortamenti, TFR, rivalutazioni,

costruzioni in economia costituiscono

costi e ricavi non monetari (cioè ai quali non corrisponde un’effettiva entrata/uscita di denaro) e in quanto tali

non si considerano (come visto prima, si compensano). La sezione II riguarda variazioni di voci proprie del

e può scriversi in un prospetto che consideri variazioni positive e negative, o può redigersi come in

CCN,

figura. Naturalmente entrambe le sezioni devono dare lo stesso risultato in termini di ΔCCN. Mentre nella

sezione II si valuta la variazione propria delle voci interne, nella sezione I bisogna mettere in evidenza le

attività che hanno portato a variazioni di voci esterne. Il si occupa di costi

flusso della gestione reddituale corrente

e ricavi non monetari si basa sulle seguenti equazioni equivalenti:

' ' ' ⇔ ) ' )

X-1. 1-1ZX-1. X-1. 1-1ZX-1. X-1. X-1. 1-1Z1-1. 1-1ZX-1.

ove il pedice sta per “monetari”, il pedice sta per

mon. non-mon.

“non monetari” ed è il reddito netto, desumibile dal Conto

RN

Economico. Il flusso di cassa complessivo è poi la somma di tutti i

flussi generati dalla gestione reddituale e dalla variazione delle

voci dello Stato Patrimoniale che danno luogo a variazioni

finanziarie. Riportiamo a seguire un esempio di calcolo del FGRC

(Flusso Naturalmente sono stati

Gestione Reddituale Corrente).

omessi i dati da cui sono tratti i valori per economia di scrittura. Calcolare il FGRC può essere utile per redigere

la sezione I del rendiconto finanziario. 13


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DESCRIZIONE APPUNTO

Il presente testo costituisce una sintesi completa del corso di Economia Aziendale, di L.
Abbate, ed è diviso in due sezioni: “Bilancio aziendale” e “Controllo di gestione”. Le fonti
sono appunti presi a lezione, slide e altro materiale didattico fornito dal professore e, dove
necessario, approfondimenti sul web.
Chiaramente, la prima sezione espone in modo chiaro le nozioni necessarie per saper stilare
un bilancio aziendale. Il primo capitolo tratta della disciplina giuridica dell'impresa,
essenziale al fine della comprensione del contesto in cui si parla di bilancio aziendale. Il
secondo capitolo mostra come redigere il bilancio di esercizio, partendo dai suoi principi
base fino ad elencare, per le tre sezioni che lo compongono (Stato patrimoniale, conto
economico e nota integrativa) le voci di bilancio d'interesse. Il terzo capitolo tratta invece
dell'analisi di bilancio, ovvero di come saper tradurre un bilancio aziendale in informazioni
sulla situazione economica e finanziaria di un'azienda: si parla allora di riclassificazione dello
SP e del CE, di indici di bilancio e di analisi per flussi. Infine il quarto capitolo presenta uno
schema dello SP e del CE, note su alcune voci particolari di bilancio e un esempio pratico
completo di come si redige e infine analizza un bilancio aziendale, che chiarirà le nozioni
esposte nei precedenti capitoli.
La seconda sezione consta invece di tre capitoli inerenti al controllo di gestione. Il primo
presenta una introduzione sull'importanza del controllo di gestione all'interno del contesto
aziendale, una prima classificazione dei costi e la determinazione del volume di pareggio per
una azienda. Il secondo capitolo si concentra sulla determinazione dei costi aziendali, affrontata tramite il metodo tradizionale del full costing, con il direct costing e con il più
moderno metodo ABC. Infine il terzo capitolo parla di organizzazione e previsione aziendale,
ovvero controllo direzionale e valutazione delle prestazioni, metodo dei centri di
responsabilità e business plan.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria gestionale (AGRIGENTO, PALERMO)
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RiccardoScimeca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Abbate Lorenzo.

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