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Diritto pubblico: domande comuni d'esame con risposta

Appunti di diritto pubblico basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Piraino dell’università degli Studi di Palermo - Unipa, facoltà di economia, Corso di laurea in economia e amministrazione aziendale . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto pubblico docente Prof. A. Piraino

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18. Definizione costituzione

La Costituzione è la fonte che fonda l’ordinamento giuridico e ne caratterizza la giuridicità, perché essa

contiene gli elementi fondamentali del nostro ordinamento giuridico. La Costituzione è espressione del

massimo potere giuridico, non incontra limitazioni ed è espressione della volontà del Popolo.

19. Perché la nostra costituzione è rigida? Procedura di aggravamento

Per la modifica o integrazione degli articoli del testo della Costituzione è prevista una particolare

procedura: la procedura di aggravamento disciplinata dall’art. 138 della Costituzione che prevede che la

proposta di legge costituzionale deve essere approvata 2 volte da ciascuna camera a intervallo non

inferiore ai 3 mesi. Inoltre è prevista una maggioranza assoluta per le 2 seconde deliberazioni, la legge così

approvata viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale per consentire di richiedere su di essa un referendum

popolare che può essere richiesto da: - 50.000 elettori, - 5 consigli regionali, - 1/5 dei componenti di

ciascuna camera. Il referendum è però escluso quando nelle 2 seconde maggioranze si è raggiunta una

maggioranza di 2/3 dei componenti.

Con legge di revisione costituzionale si può modificare la costituzione ma solo in alcune parti. I limiti alla

revisione costituzionale consistono: - nella forma repubblicana; - nel principio democratico; - nei diritti della

persona umana.

20. Storia statuto Albertino

Lo Statuto Albertino dal nome del re che lo promulgò, Carlo Alberto di Savoia,fu la costituzione adottata dal

Regno sardo-piemontese il 4 marzo 1848 a Torino.

Nel 1861, con la nascita del Regno d'Italia, lo Statuto venne applicato in tutto il Regno. La natura flessibile

dello Statuto garantì, sino agli anni Venti, un'evoluzione parlamentare del sistema politico senza rendere

necessarie modifiche effettive al testo originale: gradualmente i Governi cessarono di dipendere dalla

fiducia del Re, mentre divenne necessaria quella del Parlamento. Anche il Senato perse importanza di

fronte alla Camera dei Deputati, il Re tuttavia mantenne una particolare influenza sulla politica estera e su

quella militare.

L'evoluzione parlamentarista dello Statuto cessò completamente con l'avvento della dittatura fascista. Nel

corso degli anni lo Statuto venne gradualmente messo da parte attraverso leggi ordinarie contrarie allo

spirito dello Statuto stesso.

Dopo la caduta del fascismo, crebbe il consenso che lo Statuto dovesse ormai considerarsi superato. Con

un Decreto-Legge Luogotenenziale venne stabilito che dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme

istituzionali saranno scelte dal popolo italiano che a tal fine eleggerà, a suffragio universale diretto e

segreto, una Assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato. Un altro decreto

legislativo luogotenenziale istituì la Consulta nazionale, il cui scopo era fornire pareri sui provvedimenti

legislativi che venissero ad essa sottoposti dal Governo; in pratica, il primo embrione della Corte

Costituzionale. Infine il furono sancite le elezioni per l'Assemblea Costituente della Repubblica Italiana. Con

la nascita della Repubblica Italiana e l'entrata in vigore della costituzione della Repubblica Italiana il 1º

gennaio 1948, lo statuto fu definitivamente superato.

21. Struttura costituzione

I primi 12 articoli contemplano i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico.

Gli artt. che vanno dal 13 al 54 sono riservati ai diritti e ai doveri dei cittadini

Gli artt. che vanno dal 55 al 139 si occupano dell’organizzazione dello Stato attraverso la delineazione

principale degli organi dello Stato.

Seguono le disposizioni transitorie e finali. 7

22. Autogoverno

L'autogoverno è la condizione di quegli enti pubblici di tipo corporativo che si amministrano per mezzo di

propri organi i cui componenti sono scelti direttamente dal corpo elettorale degli associati.

L’autogoverno si caratterizza per l’esistenza di 2 modelli:

 Amm. diretta o centrale: i cui organi attivi esercitano il potere giuridico dello Stato:

 Amm. indiretta: attuata attraverso gli enti pubblici territoriali.

In Italia, una forma storica di autogoverno, seppure parziale, è il Consiglio Superiore della Magistratura

(CSM), che è l'organo di autogoverno della Magistratura. Esso decide sui procedimenti disciplinari dei

magistrati. È un autogoverno parziale in quanto il CSM è composto solo in parte da magistrati.

23. Caratteristiche Stato

Lo stato è l’aggregazione sociale più complessa e che assume rispetto alle altre una posizione di primaria

importanza. Lo stato convive con altri ordinamenti, autonomi ma dipendenti, poiché sono stati riconosciuti

dall’ordinamento giuridico statale. Lo Stato è un’istituzione, perché è stabile, che presenta i seguenti

caratteri:

• A fini politici o generali: si occupa degli interessi della comunità.

• Giuridica: le norme sono conformi ai principi del diritto.

• Originaria: perché si è formata volontariamente.

• Sovrana: perché esercita un potere pubblico primario.

• Indipendente.

24. Forme di stato e forme di governo

Forme di stato: riguardano il rapporto fra autorità statale e libertà individuale.

Stato patrimoniale: (es. stato feudale). L’unico obiettivo era la difesa interna ed esterna dei beni

patrimoniali.

Stato di polizia: vengono riconosciute parzialmente ai cittadini dei diritti soggettivi privati, che può

difendere nei confronti dello stato, che, per la prima volta fa pagare i tributi(nasce la finanza pubblica)

Stato assoluto: stato come massimo rappresentante e tutore dell’interesse della collettività. Esercita i

poteri senza controllo perché sono destinati alla salvaguardia degli interessi collettivi, imponendo qualsiasi

sacrificio ai cittadini.

Stato liberale: si attua il principio di legalità. Stato non interventista per non limitare l’autonomia dei

singoli. Si afferma inoltre la titolarità da parte dei soggetti di diritti soggettivi pubblici.

Stato totalitario: tutti i poteri sono nelle mani del capo dello stato (fascismo).

Stato socialista: riconosciute ai cittadini soltanto le libertà collettive. Unico partito, che è il motore

dell’intero apparato statale

Stato sociale: è quello in cui viviamo. Si afferma l’uguaglianza sostanziale,la necessità della partecipazione

politica e la crescita degli apparati amministrativi.

Stato di diritto: è quella forma di stato in cui vengono riconosciuti i diritti, e che è soprattutto ispirata da un

principio che ne rappresenta l’asse portante: il principio di legalità. Secondo esso, nessun potere può essere

ammesso se non riconosciuto dalla legge: tutti i poteri devono essere previsti e disciplinati dalla legge.

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Forme di governo : modello di rapporti tra gli organi supremi dello Stato.

Monarchia assoluta: concentrazione del potere nelle mani del sovrano

Monarchia costituzionale: accanto all’organo sovrano si afferma un altro organo costituzionale titolare, il

Parlamento. Il sovrano rimane titolare del potere esecutivo mentre il potere legislativo spetta sia al Re che

al Parlamento. Emerge il Governo come organo autonomo.

Governo parlamentare: si afferma l’istituto della fiducia che lega il governo al Parlamento. Si delinea il

ruolo del Capo dello Stato considerato potere neutro. Si affermano gli istituti di democrazia diretta e dello

scioglimento delle camere.

Governo presidenziale: il PdR è capo dello stato, e capo dell’esecutivo. Il parlamento ha poteri controllo su

di esso. Il presidente viene eletto direttamente dal popolo

Governo semipresidenziale: si realizza l’elezione diretta del Capo dello Stato. Il ruolo del capo dello stato è

diverso dal ruolo del capo del governo, e quest’ultimo deve avere la fiducia del primo e del parlamento.

Governo dittatoriale: il capo del governo è visto come il motore della politica; regime a partito unico. La

funzione legislativa del Parlamento limitata.

Governo direttoriale: titolare del potere esecutivo è un organo collegiale che è al tempo stesso vertice del

governo e vertice dello Stato. Questo collegio è eletto a termine dal Parlamento che non può sfiduciarlo.

25. Delegificazione : art 17 legge 400 del 1988

Nell’ art. 17 comma 2 della legge 400/1988 è disciplinato il fenomeno della delegificazione: il legislatore

resosi conto del fatto che la funzione legislativa era stata utilizzata in modo improprio, svolgendo il ruolo

della funzione regolamentare, ha deciso di rivalutare le due funzioni, recuperando spazio alla funzione

regolamentare.

26. Promulgazione

La legge, approvata da entrambi i rami del Parlamento, viene inviata al presidente della Repubblica per la

promulgazione (art.73). La promulgazione è l'atto con il quale il Presidente dichiara che la legge è stata

regolarmente approvata e che deve essere rispettata da tutti. Il presidente può rimandare le leggi alle

Camere, con messaggio motivato, per la modificazione di alcuni aspetti. In questo caso si parla di veto

sospensivo. Se il testo viene modificato, rimane integro il potere di veto sospensivo del PdR, se Parlamento

approva lo stesso testo il PdR non può rifiutarsi di promulgarlo.

27. Autotutela

Il potere di autotutela della P. A. consiste nella possibilità di rivedere l’atteggiamento assunto in ordine a

determinate situazioni, e modificarlo. È un potere finalizzato all’ eliminazione delle lesioni a pubblici

interessi, che un provvedimento viziato può produrre. Di questo potere di autotutela, sono espressione tre

istituti:

1) l’annullamento d’ ufficio la P.A. annulla un proprio atto, che riconosce illegittimo. Questo potere ha

efficacia ex tunc; per l’annullamento d’ ufficio l’atto: deve essere ancora produttivo di effetti, deve

esistere un interesse pubblico concreto ed attuale all’ annullamento

2) la revoca, viene utilizzata nei confronti di atti INOPPORTUNI, cioè atti che, al momento dell’adozione

erano opportuni e legittimi, ma successivamente, sono diventati inopportuni a causa di mutamenti

intervenuti. Le condizioni che legittimano l’ uso della revoca, sono elencate nell’ art. 21- quinquies della

241/1990: - motivi di pubblico interesse sopravvenuti nel tempo; - mutamento delle circostanze che

hanno determinato l’ emanazione dell’ atto; - nuova valutazione dell’ interesse pubblico originario. La

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revoca determina l’eliminazione dell’atto con effetti ex nunc, cioè cessa di esistere solo dal momento in

cui viene eliminato. L’ art. 21- quinquies della 241/1990, introduce l’indennizzo: il destinatario dell’atto

revocato, se subisce un danno, ha diritto all’ indennizzo.

3) Gli interventi di sanatoria cercano di eliminare dall’ atto quel vizio che lo inficia, e hanno efficacia ex

tunc. Gli interventi che sanano l’atto, sono interventi di:

a) convalida, se si completa un elemento parzialmente mancante;

b) ratifica, si adotta nei confronti di atti viziati da incompetenza relativa

c) conferma, di cui ci sono due tipi: - conferma impropria, ripetizione dell’atto da parte dell’organo che

lo ha emanato; - conferma propria, ripetizione di tutto il procedimento amministrativo.

L’ atto può risentire dell’avverarsi di alcuni fatti: i FATTI CONSERVATIVI, che fanno rimanere l’atto in vita

anche se l’atto è illegittimo. Questi fatti che permettono la conservazione dell’atto, sono rappresentati

dagli istituti della:

- inoppugnabilità: quando sono decorsi inutilmente i termini per l’impugnativa;

- acquiescenza: comportamento che manifesti implicitamente che il destinatario abbia accettato il

provvedimento;

- conversione: atto viziato delle caratteristiche, che sono proprie di un provvedimento d un’altra

specie.

Altri tre istituti che riguardano il potere di intervenire sui propri atti per introdurre delle novità, sono: a)

modifica; b) riforma; c) rettifica. a e b sono volte a introdurre nell’ atto delle parti nuove, che modificano la

connotazione dell’ atto. B è l’intervento con il quale la P. A. può eliminare dall’ atto un ERRORE MATERIALE,

cioè un errore che non incide sul contenuto dell’atto, che è evidente e percepibile nell’ atto.

28. Vizi degli atti amministrativi

Un atto è valido (o legittimo) quando ha tutti gli elementi previsti nella fattispecie ed è quindi

conforme allo schema predisposto dall’ ordinamento. Esistono requisiti di legittimità e requisiti di

efficacia:

I requisiti di legittimità, sono i requisiti che la legge richiede, perché l’atto amministrativo, sia valido

(cioè legittimo); la loro mancanza però, è un vizio e comporta l’illegittimità dell’atto. Questi requisiti

sono: - Presupposti di fatto e di diritto; - Corrispondenza dell’atto all’ interesse pubblico, ai precetti di

logica per imparzialità; - Esistenza e sufficienza della motivazione; - Rispetto dei limiti della

discrezionalità.

I requisiti di efficacia, sono i requisiti necessari, perché l’atto produca concretamente i suoi effetti;

riguardano la condizione, il termine, i controlli. I requisiti di OBBLIGATORIETA’, fanno parte dei requisiti

di efficacia, e sono requisiti da cui dipende l’obbligatorietà dell’atto, nei confronti dei destinatari;

riguardano cioè la fase di comunicazione dell’atto.

29. Patti Lateranensi

Patti Lateranensi è il nome con cui sono noti gli accordi di mutuo riconoscimento tra il Regno d'Italia e

la Santa Sede sottoscritti l'11 febbraio 1929, grazie ai quali per la prima volta dall'Unità d'Italia furono

stabilite regolari relazioni bilaterali tra Italia e Santa Sede. I Patti Lateranensi hanno stabilito

l'indipendenza e la sovranità della Santa Sede e la fondazione dello Stato della Città del Vaticano a

quest’ultimo è stata poi concessa l'esenzione dalle tasse e dai dazi sulle merci importate e la

concessione di un risarcimento per i danni finanziari subiti dallo Stato pontificio in seguito alla fine del

potere temporale. 10

30. Regioni a statuto speciale

La volontà di garantire l’autonomia delle diverse regioni tramite fonti di livello costituzionale, ha

determinato due diversi tipi di disciplina dell’autonomia regionale: autonomia ordinaria (15 regioni ) e

autonomia a statuto speciale ( Sicilia, Sardegna, Trentino, Friuli e Valle d’Aosta ). Questa singolare

soluzione trova la sua origine, nella necessità di differenziare ciascuna regione ad autonomia

particolare da tutte le altre, per rispecchiare i caratteri peculiari di ciascuna (i problemi economici e

sociali delle due grandi isole ed i delicati problemi di governo locale nelle 3 regioni di confine,

caratterizzate anche dalla presenza di minoranze etnico-linguistiche). Sul piano giuridico occorre

chiarire quindi, che l’autonomia di ciascuna regione ad autonomia particolare è definita da un’apposita

legge costituzionale, denominata “statuto speciale”.

31. Atti P.A.

Distinguiamo:

Meri atti amministrativi: sono espressione dei poteri attribuiti all’amministrazione, e consistono o a

momenti interni alle fasi del procedimento o in mere dichiarazioni di conoscenza, espresse sulla base

della documentazione esistente presso l’amministrazione.

Provvedimenti amministrativi: rappresentano la manifestazione di volontà della pubblica

amministrazione, diretta a soddisfare un interesse pubblico primario e pertanto sono assistiti dalla

capacità di incidere, in modo unilaterale, sulle posizioni giuridiche dei soggetti.

32. Principi P.A.

• PRINCIPIO DI LEGALITA’: l’art. 97 afferma che “i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizione di

legge” e l’art 113.2 afferma non c’è atto amministrativo che possa sottrarsi al sindacato del giudice.

• PRINCIPIO DI IMPARZIALITA’ DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: art.97. La P.A. è parte del rapporto

che la vede coinvolta con i cittadini. E’ imparziale perché svolge un’azione funzionalizzata, cioè preordinata

dalla legge al raggiungimento dell’interesse pubblico primario, che è quell’ interesse individuato dalla

norma generale ed astratta.

• PRINCIPIO DEL GIUSTO PROCEDIMENTO assicura ad entrambe le parti una pari garanzia;

• PRINCIPIO DI INDIPENDENZA DEI PUBBLICI IMPIEGATI: art 98.1 “I pubblici impiegati sono al servizio

esclusivo della Nazione”;

• PRINCIPIO DEL BUON ANDAMENTO: secondo questo principio l’azione deve essere un’azione efficiente, e

raggiungere i risultati più giusti per la collettività;

• PRINCIPIO DI TUTELA GIURISDIZIONALE DI TUTTI GLI INTERESSI: art. 24 “Tutti possono agire in giudizio

per la tutela che i propri diritti ed interessi legittimi”; cioè qualsiasi interesse giuridicamente protetto, che

sia stato leso dalla Pubblica Amministrazione, può essere portato in giudizio dal soggetto

• PRINCIPIO DEL DECNTRAMENTO AMMINISTRATIVO: art. 5: “La Repubblica attua nei servizi che

dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo”. Contiene due criteri che governano il

decentramento amministrativo: 1) gli elementi del criterio di decentramento BUROCRATICO; 2) gli elementi

del criterio di decentramento AUTONOMISTICO;

• PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’: art. 118 lo specifica occupandosi delle funzioni attribuite a comuni,

provincie e alle regioni.

• PRINCIPIO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICA: art. 41

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33. Fonti del diritto

Per fonte del diritto si intende qualsiasi fatto dal quale si possono ricavare delle regole giuridiche. Il

fatto comprende sia l’evento considerato a prescindere dalla volontà di chi l’ha posto in essere, sia

l’atto che rappresenta la precisa manifestazione di volontà degli organi avente la funzione normativa.

- fonti tipiche: sono espressamente indicate dall’ordinamento giuridico, dalle norme sulla

produzione

- fonti atipiche: pur essendo richiamate dal diritto positivo, non sono disciplinate in ordine alle

loro modalità di formazione

- Fonti positive: precisamente individuate dal nostro ordinamento giuridico

- fonti storiche: ci indicano i meri fatti politici-economici-sociali che possono influenzare le fonti

positive

- fonti atto: manifestazione di volontà da parte di quegli organi che sono destinati ad esprimere la

volontà collettiva (legge)

- fonte fatto: manifestazione spontanea della collettività (consuetudine)

- fonti interne: sono ad es, le leggi dello Stato

- fonti esterne: sono quelle non contenute nel nostro ordinamento. Es,trattati internazionali

- fonti superlegislative: la Costituzione

- fonti legislative: sono le leggi ordinarie, sostitutive e derivate.

34. Atto perfetto

Un atto è perfetto se ha tutti gli elementi tipici della fattispecie, ed è quindi capace di produrre effetti.

35. Buon andamento della P.A.

L’art 97 al secondo comma stabilisce che l'attività della pubblica amministrazione, volta alla realizzazione

dell'interesse pubblico, si conformi ai criteri dell'efficacia ed efficienza. Un'applicazione di tale principio è

costituita dalla regola che consente l'utilizzazione presso altri enti locali di dipendenti di altri enti per le sole

prestazioni lavorative che non rechino pregiudizio al corretto svolgimento del rapporto di lavoro presso l’

ente di appartenenza e non interferiscano con i suoi compiti istituzionali.

36. Discrezionalità amministrativa

La P.A. ha la facoltà di scelta limitata ai mezzi giuridicamente leciti per il raggiungimento dei fini. Questa

scelta dei mezzi non è neanche essa libera, perché l’ordinamento fissa dei parametri comportamentali che

governano le scelte dell’amministrazione. I limiti della discrezionalità sono: a) L’ interesse pubblico da

intendersi come interesse della collettività e deve essere CONCRETO e COLLETTIVO; b) I principi di logica

(cioè l’ azione deve essere razionale, coerente), di imparzialità (cioè l’amministrazione deve agire

attraverso una valutazione comparativa degli interessi), e di ragionevolezza (cioè la P. A. deve utilizzare

provvedimenti proporzionati alle finalità da conseguire); c) Il principio dell’ esatta e completa

informazione (cioè la P. A. deve tener conto di tutti i fatti).

La violazione di questi limiti della discrezionalità, comporta l’illegittimità dell’atto amministrativo sotto il

profilo dell’ECCESSO DÌ POTERE.

La discrezionalità può riguardare:

- L’ AN, cioè il se emanare l’atto o no;

- Il QUID, cioè quale contenuto dare all’ atto;

- Il QUOMODO, cioè il modo in cui l’amministrazione intende adottare la sua decisione;

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- Il QUANDO, cioè la scelta del momento per emanare l’atto.

La dottrina distingue la discrezionalità:

PURA, governata solo da regole giuridiche;

TECNICA, governata solo da tecniche giuridiche;

MISTA, governata da regole giuridiche e tecniche. Si parla di discrezionalità mista, quando le scelte della P.

A. non possono prescindere dal ricorso alle regole tecniche, che acquistano una rilevanza giuridica e

diventano parametro valutativo dell’azione, concorrendo a stabilire (insieme alle regole giuridiche) la bontà

delle scelte.

Il problema della discrezionalità ha inciso nella sindacabilità degli atti amministrativi: il giudice

amministrativo prima doveva solo stabilire se l’azione amministrativa era conforme alla regola giuridica.

Nel 1998 venne introdotta la consulenza tecnica: si ritenne indispensabile che il giudice amministrativo

potesse nominare un consulente tecnico. Questa consulenza tecnica, che nel 1998 era limitata solo alle

materie sulle quali il giudice aveva una competenza di merito, venne estesa nel 2000 anche alla

giurisdizione di legittimità. Tutto questo ha prodotto ad una erosione dei confini tra legittimità e merito.

LEGITTIMITA’: conformità dell’atto amministrativo alle regole che ne disciplinano la formazione e

l’emanazione; MERITO: tutto ciò che riguarda l’opportunità dell’atto amministrativo, delle soluzioni

adottate dalla P. A., cioè se le decisioni adottate sono rispondenti alle finalità che la P. A. deve perseguire.

37. Il silenzio della P.A.

Il silenzio della pubblica amministrazione è un comportamento omissivo dell’amministrazione di fronte a un

dovere di provvedere, di emanare un atto e di concludere il procedimento con l’adozione di un

provvedimento entro un termine prestabilito. Distinguiamo:

- Silenzio inadempimento: Si ha quando l’amm.ne è inadempiente, Pertanto un soggetto che abbia richiesto

l’adozione di un provvedimento, decorsi inutilmente i termini entro cui avrebbe dovuto pronunciarsi la

pubblica amministrazione può presentare ricorso al giudice amministrativo contro l’amm.ne inadempiente.

- Silenzio assenso: Art. 20 lg. 241/90 indica la manifestazione di volontà positiva come se amm.ne avesse

accolto istanze del privato.

- Silenzio rigetto: organi devono emettere una decisione entro termini perentori trascorsi i quali istanza

considerata rifiutata.

38. Organi Costituzionali e di rilievo costituzionali

Gli organi costituzionali sono quegli organi necessari e indefettibili dello Stato, previsti dalla Costituzione

della Repubblica Italiana, le cui funzioni fondamentali e organizzazione sono da essa direttamente

disciplinate. Essi si trovano in posizione di reciproca parità. Essi prendono parte alla cosiddetta funzione

politica, cioè partecipano direttamente alle finalità perseguite dallo stato e indicate nella Costituzione.

Gli organi di rilievo costituzionale sono quegli organi previsti dalla Costituzione della Repubblica Italiana,

ma da essa non direttamente disciplinati nelle funzioni. Al contrario degli Organi costituzionali, gli Organi di

rilievo costituzionale non prendono parte alla cd. funzione politica, quindi non partecipano direttamente

alle finalità perseguite dallo stato e indicate nella Costituzione, ma sono d'ausilio alla realizzazione di quei

fini. Gli Organi di rilievo costituzionale contribuiscono a determinare l'ordinamento democratico e sono

anche detti organi ausiliari. Ma, a differenza degli organi costituzionali, non sono indefettibili, potendo

anche essere soppressi con legge di revisione della Costituzione.

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39. Procedimento legislativo

a. L'iniziativa legislativa si esercita presentando al presidente di una delle 2 camere una proposta di

legge, cioè un testo legislativo redatto in articoli. Possono presentare proposte di legge: - il Governo;

- i singoli parlamentari; -il consiglio nazionale dell'economia e del lavoro(CNEL); - 50.000 elettori; -le

Regioni.

b. Fase istruttoria e costitutiva: Per l'approvazione delle proposte di legge sono previsti un

procedimento ordinario e 2 procedimenti abbreviati. Il procedimento ordinario (art 72, comma 1) è il

seguente: Il progetto di legge viene attribuito all'esame preliminare di una o più commissioni

permanenti. La commissione unifica le diverse proposte di legge conformandole e infine predispone

una relazione per l'assemblea plenaria di Montecitorio o Palazzo Madama (fase istruttoria).

L'assemblea procede ad una discussione e poi alla votazione articolo per articolo e poi alla votazione

finale (fase costitutiva). Il procedimento è abbastanza lungo per cui, la costituzione prevede

un'alternativa, il procedimento legislativo decentrato, che si svolge tutto in commissione, che

esamina e approva. Cosi la commissione assume un compito deliberativo o legislativo. Questa

procedura è circondata da cautele per i rischi che comporta, ovvero colpi di mano. Per evitare questo

rischio la costituzione esclude l'approvazione in commissione delle leggi più importanti e consente al

Governo, 1/10 dell'assemblea e a 1/5 della commissione di richiedere lo spostamento dei lavori alla

assemblea. Esiste infine un procedimento legislativo misto in cui all’assemblea spetta solo

l’approvazione finale (in questo caso commissioni redigenti).

c. La promulgazione; La legge, approvata da entrambi i rami del Parlamento, viene inviata al presidente

della Repubblica per la promulgazione (art.73). La promulgazione è l'atto con il quale il Presidente

dichiara che la legge è stata regolarmente approvata e che deve essere rispettata da tutti. Il

presidente può rimandare le leggi alle Camere, con messaggio motivato, per la modificazione di

alcuni aspetti. In questo caso si parla di veto sospensivo. Se il testo viene modificato, rimane integro

il potere di veto sospensivo del PdR, se Parlamento approva lo stesso testo il PdR non può rifiutarsi di

promulgarlo.

d. La pubblicazione. La legge viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed entra in vigore il quindicesimo

giorno successivo. L'intervallo tra pubblicazione della legge ed entrata in vigore si chiama vacatio

legis. Che può essere eliminato oppure prolungato.

40. Elezione PdR

Il PdR è eletto dal Parlamento in seduta comune. All’elezione partecipano anche 3 delegati per Regione (1

per la Valle d’Aosta). Essi svolgono un ruolo marginale ma la loro presenza sta a significare il carattere

complesso della repubblica (art 5). Qualsiasi cittadino può essere eletto dal PdR purché abbia compiuto 50

anni e goda dei diritti civili e politici (art 84). L’elezione popolare è stata esclusa, perché si temeva che

avrebbe fatto del PdR il leader politico più importante. I membri del Parlamento possono votare chiunque,

però è utile che i partiti indichino i nomi di personalità di loro gradimento e su questi cerchino

preventivamente un accordo. Le votazioni vengono a scrutinio segreto ed è richiesta una maggioranza di

2/3 dell’assemblea nelle prime 3 votazioni, la metà più uno nelle successive. Prima di assumere le sue

funzioni, il Presidente neo-eletto presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della

Costituzione, dinanzi alle Camere riunite.

41. Azione popolare

Particolare istituto previsto dall’ordinamento in virtù del quale il soggetto privato può esercitare un’azione

processuale per far valere un interesse pubblico. È un’azione in giudizio o suppletiva o correttiva nei

confronti della P.A. 14

42. Imparzialità della P.A.

Il principio dell'imparzialità della pubblica amministrazione stabilisce che l'attività della pubblica

amministrazione, volta alla realizzazione dell'interesse pubblico, debba essere svolta con imparzialità.

L'imparzialità deve intendersi sia come divieto di qualsiasi forma di favoritismo nei confronti di alcuni

soggetti, sia come ugual diritto di tutti i cittadini ad accedere ai servizi erogati dalla pubblica

amministrazione. In particolare, l'art. 97 impone alla P.A. di svolgere la propria attività nel pieno rispetto

della giustizia. Tale profilo è stato ulteriormente ribadito dalla già citata inclusione tra i criteri dell’attività

amministrativa anche di quello dell’imparzialità.

43. Le varie fasi del procedimento amministrativo e da quali norme sono disciplinate

Il Procedimento Amministrativo è un insieme ordinato di attività strumentali collegate tra loro. Esse

sono volte alla formazione del giudizio da dare agli interessi che si contrappongono, ai fini di pervenire

a una composizione giusta (parità di interessi e conformità al diritto).

LEGGE 241/90

La legge 241/90 è una legge di principi. La dottrina ritiene che essa sia il modello unitario a cui

uniformare tutti i procedimenti amministrativi. Analizziamola:

1. Enuncia i PRINCIPI GENERALI che derivano dall’articolo 97.

1. bis. Solo gli atti di natura autorizzativa hanno un regime di diritto pubblico

1.2. Il procedimento ha dei termini che possono essere allargati per motivate esigenze imposte dallo

svolgimento della fase istruttoria

2. Contiene una disposizione che consente di individuare la prima fase: INIZIATIVA; che comprende

quegli atti che hanno il compito di stimolare l’esercizio della funzione amministrativa. Atti che possono

essere di 2 tipi:

Iniziativa privata: si manifesta attraverso un’istanza con la quale il soggetto privato si rivolge alla P.A

per chiedere qualcosa e si mette in moto il procedimento;

Iniziativa d’ufficio: posta in essere dalla stessa amministrazione e può essere di 2 tipi: autonoma: se

proviene dallo stesso ufficio che deve procedere; eteronoma: se proviene da altra amministrazione.

In questa fase sono importanti i termini e la rilevanza del silenzio

2.1. le P.A. hanno il dovere di concludere il procedimento mediante l’adozione di un provvedimento

espresso. Inoltre pone un termine perentorio di 30 gg. Esso può essere allungato ma comunque sempre

entro 90 gg.

2.6. i tempi per la conclusione del procedimento decorrono dal momento in cui viene presentata

l’istanza

2.7. i termini possono essere sospesi una volta sola per un periodo massimo di 30 gg.

3. stabilisce l’obbligo della MOTIVAZIONE, in modo da constatare la legittimità dell’operato

dell’amministrazione, e sia per tutelare il cittadino che solo conoscendo la motivazione può contestare

il provvedimento. Alcuni provvedimenti non vanno motivati in quanto atti amministrativi in senso lato

3.1. stabilisce cosa la motivazione debba contenere. Essa deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni

giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze

dell’istruttoria. Il vizio di motivazione da vizio di potere, con la 241 diventa vizio di legge

4. contiene le norme della fase ISTRUTTORIA (fase centrale) durante la quale emergono gli interessi

rilevanti. È la fase di acquisizione, valutazione e qualificazione dei fatti, in cui si realizza il PRINCIPIO DEL

CONTRADDITORIO, in cui si presentano i dati più idonei con cui le parti giustificano le loro tesi.

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marekh17

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione aziendale
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marekh17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Piraino Andrea.

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