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CORSO DI LOTTA BIOLOGICA INTEGRATA

Tipologie d'insetto 1.200.000 di specie note;

5% fitofagi di piante usate dall’uomo;

0,1% (circa 2000 specie) sono fitofagi

dannosi e portano via il 14-15% delle

piante coltivate;

Saprofagi; 25.00% Zoofagi; 25.00% Con zoofagi intendiamo anche gli

insetti che pungono gli animali;

Con fitofagi intendiamo anche gli

insetti che svolgono il ruolo importante

Fitofagi; 50.00% dii controllo delle piante che altrimenti

si espanderebbero troppo.

EVOLUZIONE DELLE TECNICHE DI DIFESA:

1. Lotta chimica cieca;

2. Lotta guidata;

3. Lotta integrata;

4. Produzione agricola integrata.

Con le tecniche di difesa abbiamo seguito un certo percorso, passaggio attraverso

queste forme di controllo (insetti, malerbe, fitopatie) per applicare al giusto stadio (il

4°).

LOTTA CHIMICA CIECA: anni ‘60-‘70-‘80.

È stata la prima forma di controllo da quando siamo passati da un’agricoltura di

sussistenza (agricoltura che serviva per sfamare la famiglia) ad un’agricoltura da

reddito (permette di affacciarsi in un “mondo” diverso, quello del mercato). Gli

agricoltori si sono posti il problema di come utilizzare i mezzi che avevano a

disposizione (mezzi molto spesso di “fortuna”): il mezzo più utilizzato era il Solfato di

Nicotina che era facilmente semplice con un po’ di calce in acqua e foglie di tabacco

immerse, ottenevano una miscela che usavano spesso. Usavano anche derivati

dell’arsenico, zolfo, fosforo, ecc…

Successivamente si sviluppa l’industria chimica per i prodotti fitosanitari, che ha

portato a far si che man mano che l’agricoltura passava da A. di reddito ad A. di tipo

industriale (soprattutto in alcune zone d’Italia – Pianura Padana, Veneto, Lombardia,

Toscana) si sviluppasse anche la lotta chimica cieca: è una lotta che si fa con mezzi

chimici trattando in generale senza “vedere” la causa della malattia o motivo del

trattamento.

(Si fa con mezzi chimici con metodi ciechi, nel senso che non vedo la causa che si

vuole trattare). I primi rivenditori di questi mezzi chimici, la prima cosa che dicevano

era “ trattare indipendentemente da ciò che hai e non ti deve interessare, l’importante

è che non voli una mosca (mosche, api, bombe ecc…)”.

FASE STATICA l’agricoltore riceve degli input dai rivenditori degli agrofarmaci (il

rappresentante dell’agrofarmaco è in comunicazione con l’agricoltore).

I rappresentanti dell’industria erano persone con licenza media/elementare. Venivano

scelti in base a come si sapevano presentare (saper fare con il cliente), venivano

formati con un corso di una settimana in cui veniva detto ciò che dovevano dire.

I prodotti che vendevano erano di facile utilizzo, il prodotto doveva essere emulsionato

in acqua (metodi di sicurezza nulli) e si spargeva il trattamento anche se la presenza

del fitofago non è accertata.

L’applicazione che proponevano era un trattamento a calendario: non bisogna fare

nessuna analisi, ma fare trattamenti in basi alle fasi fenologiche (attraverso delle

tabelle in cui sono rappresentate le fasi fenologiche). Si ha una visione semplicistica

dell’agroecosistema. La linea gialla rappresenta la densità di

popolazione di un fitofago, mentre le frecce

rappresentano i trattamenti chimici a

calendario effettuati. A primo trattamento,

la popolazione arriva quasi all’estinzione, il

secondo trattamento ha un effetto minore e

sarà sempre minore man mano che si

effettuano gli interventi, finchè non hanno

più valenza.

Ogni anno ci dev’essere una molecola

diversa che diminuisce la popolazione: in

passato era fattibile, ora per mettere in

commercio una nuova molecola devono

passare 10 anni di sperimentazione. Questa campana rappresenta la diversità

di una popolazione.

Con il trattamento quasi tutti gli insetti

muoiono perché sensibili alla molecola

chimica. Che succede ora? Si deve

formare una nuova generazione (alcune

tipologie d’insetto fatto anche 12

generazioni in un anno) e questo

permette di rimescolare più velocemente

il patrimonio genetico. Gli insetti

rimanenti trasferiranno generazione dopo generazione la resistenza alla malattia.

Più il mezzo selettivo è forte più l’azione è drastica.

Il secondo effetto è l’andamento di un fitofago primario (a sinistra) che con

trattamento chimico scende e poi risalirà, mentre a destra abbiamo sempre

l’andamento del fitofago primario, ma il grafico ci mostra che andando a combattere il

fitofago primario, andiamo a stimolare la crescita di popolazione del fitofago

secondario che magari in presenza di fitofago primario, la presenza del secondario non

era così influente. I nemici naturali che tengono sotto controllo i fitofagi secondari (se

più esposti) vengono eliminati e ciò favorisce lo sviluppo della popolazione secondaria

(es. minatori fogliari).

Con questo metodo di lotta, ho una momentanea diminuzione della popolazione, ma di

conseguenza c’è una diminuzione dei nemici naturali dei fitofagi, per cui finita l’azione

dell’insetticida, ho un aumento della popolazione (fig. sx). Ci può essere uno squilibrio

del sistema ecologico. Se uccido un fitofago che occupa una nicchia ecologica, un altro

insetto può occupare questa nicchia che rimane scoperta compaiono specie nuove

che creano danni cioè i fitofagi secondari (fig. dx). Selezione genetica formazione di

ceppi resistenti se utilizzo sempre lo stesso insetticida.

La Piramide naturale c’insegna che i predatori sono in numero inferiore rispetto alle

prede legge termodinamica perché la piramide ristabilisce velocemente l’equilibrio.

Il terzo problema riguarda la salute: dove si usavano questi prodotti, all’interno delle

città si aveva l’effetto deriva, cioè le particelle chimiche vengono spostate.

Le ASL del luogo indagarono per l’aumento di tumori. Prima ipotesi della causa

scatenante si pensava alle industrie, invece morivano prima gli operatori agricoli.

È economicamente svantaggiosa perché uso principi attivi non necessari,

ecologicamente svantaggiosa perché uccido insetti utili, tossicologicamente

svantaggiosa perché immetto veleni nell’ambiente.

LOTTA GUIDATA:

L’industria deve far si che l’agricoltore ragioni in maniera diversa (avendo preso atto

delle tre problematiche viste prima) mettendo a disposizione dei rappresentanti più

formati.

Ha il compito di far capire che la distribuzione della molecola chimica non dev’essere

continua, ma solo quando l’insetto raggiunge una determinata soglia. Questo si riesce

a capire attraverso l’uso di trappole, il conteggio di insetti catturati ed il calcolo della

soglia. Non si fanno trattamenti a calendario, ma interventi mirati a quando l’individuo

supera una certa soglia.

L’industria ha lavorato molto a pesticidi a basso impatto, partendo dalle quantità

passando da Kg a grammi.

Si fa una diversificazione dei trattamenti per avere un’ottimale distribuzione.

Inoltre non è possibile lavorare sulla selettività di un prodotto, ma è possibile lavorare

sulla selettività secondaria ovvero la modalità di distribuzione, il tempo di

distribuzione.

Salvaguardare gli insetti utili come api, bombi ed insetti impollinatori vari.

Si parla per la prima volta d’insetti. Questo tipo d’impostazione si basa sul fatto che si

deve riconoscere l’insetto e gli stadi perché si deve usare il principio attivo

consapevolmente e quindi capire quando questo esercita una maggiore azione

sull’insetto bersaglio Bisogna quindi avere una conoscenza approfondita dell’insetto

ciò significa avere a disposizione delle informazioni per cambiare strategia, utilizzare

mezzi diversi o gli stessi mezzi in maniera diversa (temporalmente e spazialmente

parlando).

La lotta guidata è un utilizzo mirato della lotta chimica, cioè al posto di fare 10/12

trattamenti se ne fanno ¾. Entra il concetto della dinamica di popolazione di un

insetto permette di mirare gli interventi.

Nella lotta chimica cieca si mira all’eradicazione, mentre nella lotta guidata si parla del

concetto del livello di soglia: -

quando la produzione comincia

a scendere - la soglia di

tolleranza corrisponde ad una

densità di popolazione al di

sopra della quale gli insetti

creano danni alle produzioni. Si

può chiamare livello epidemico

(il sorpasso della soglia);

mentre al di sotto della soglia

di tolleranza, l’insetto è

presente, ma non crea danni e

prende il nome di livello

endemico cioè che la nostra

coltura accetta e non c’è perdita di prodotto e non necessita quindi d’intervento.

Questa soglia per essere determinata ha bisogno di studi perché lo stesso insetto ha

una soglia diversa se si trova al nord o al sud; se l’insetto è polifago può avere una

soglia di tolleranza su una coltura che può essere diversa su un’altra.

La soglia di tolleranza ha preso diverse terminologie: soglia d’intervento, di danno, ma

hanno significati diversi.

Con la soglia di danno vediamo le produzioni calare drasticamente perché ormai la

produzione è stata compromessa ed ogni intervento sarebbe vano.

L’intervento, per essere efficace dev’essere collocato tra la soglia di tolleranza e la

soglia di danno: sicuramente più vicina alla soglia di tolleranza e meglio è.

Per stimare la densità di popolazione di organismi dannosi o utili, utilizzo trappole e

faccio i rilievi visivi (si può usare il retino entomologico con degli sfalci). Varie sono le

trappole per la cattura solitamente degli adulti.

Si possono usare degli aspiratori con una rete per trattenere ciò che è stato catturato.

monitoraggi.

Possono essere usati in combinazione o singoli, ma danno un’idea del livello di

popolazione in un determinato momento.

Altri parametri sono presi in considerazione per stabilire quando intervenire:

Temperatura, Piovosità, Umidità, Gradi giorno, sono altri parametri che aumentano la

complessità per capire quando, come e con che cosa intervenire. Vengono messi in

correlazione in maniera tale da avere un quadro completo, possiamo avere una buona

certezza che quel fitofago non rechi danno alla coltura pur avendo una certa densità di

popolazione.

LOTTA INTEGRATA:

nascita della lotta integrata: un professore di Zurigo riunì i massimi esponenti di

entomologia per pensare ad un nuovo sistema di lotta più sostenibile.

La lotta dev’essere integrata DEF: È una strategia con la quale si mantengono le

popolazioni di fitofagi al di sotto della soglia di tolleranza sfruttando

meccanismi naturali di regolazione e utilizzando mezzi di lotta accettabili dal

punto di vista ecologico, economico e tossicologico (Delucchi, 1988).

Maggiore consapevolezza fra l’agricoltore, il rappresentante dell’agrofarmaco, mediata

dall’entomologo e fitopatologo che dev’essere al di fuori delle parti, che fa rispettare i

disciplinari fase dinamica parziale.

È come la lotta guidata, ma c’è integrazione di più mezzi di controllo come ad esempio

mezzi agronomici, biologici, biotecnici, microbiologici, fisici, meccanici. Si cerca di

limitare al massimo l’utilizzo di input chimici. Filosofia: “Non si può eradicare, anzi è

meglio che ci sia una certa popolazione di fitofagi, così da garantire la presenza di

insetti ausiliari.” la lotta guidata non ha avuto il coraggio di pensarla così.

L’integrazione di questi mezzi non dev’essere casuale, ma vanno messi i giusti mezzi

per quel determinato problema, ma soprattutto devono essere messi in maniera

ordinata, c’è una sequenza ben preciso.

Lotta biologica: è una tecnica che sfrutta i rapporti di antagonismo fra gli organismi

viventi per contenere le popolazioni di quelli dannosi.

L’agricoltura biologica è una tipologia d’agricoltura in cui si sfrutta la naturale fertilità

del suolo favorendola con interventi limitati, vuole promuovere la biodiversità delle

specie domestiche (sia vegetali, che animali), esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi e

degli organismi geneticamente modificati (OGM). Per quanto riguarda la difesa dalle

avversità, la normativa dice che si possono utilizzare una serie di principi in cui si

trovano anche i mezzi biologici (troviamo anche i mezzi biotecnici e mezzi chimici).

Anche i mezzi chimici vengono utilizzati in Agricoltura biologica: sono estratti da

piante con potere insetticida. Essendo di natura vegetale, hanno un tempo di

degradazione più rapido.

Delle deroghe conferiscono l’uso di principi chimici di sintesi per alcuni insetti (es.

mosca dell’olivo), ma distribuiti in modi diversi rispetto all’agricoltura convenzionale: i

principi chimici di sintesi devono stare all’interno di esche.

I mezzi biologici possono essere usati in agricoltura biologica ed in agricoltura

convenzionale, infatti la lotta integrata ti spinge ad usare prima i mezzi biologici e

dopo i mezzi chimici.

PRODUZIONE AGRICOLA INTEGRATA:

E’ più complessa la parte dinamica rispetto alla lotta integrata. (approfondisci)

[spiegazione della definizione di lotta integrata]: “si mantengono le popolazioni di

fitofagi” è stata abbandonata completamente l’idea dell’eradicazione del fitofago.

“al di sotto della soglia di tolleranza” in maniera preventiva.

“sfruttando meccanismi naturali di regolazione” in questi meccanismi rientrano tutte

una serie di scelte che l’agricoltore deve fare quando pensa di fare una determinata

coltura.

Qualora la prevenzione non bastasse “utilizzando mezzi di lotta accettabili dal punto di

vista ecologico, economico e tossicologico” così che l’utilizzo dei principi attivi

dev’essere rivisto anche in funzione di queste caratteristiche; non è riferito solo ai

mezzi chimici, ma anche ai mezzi biologici ecc…

Compatibilità, perturbazione minima dell’ecosistema e le soglie di tolleranza, vanno

realizzate attraverso metodologie di prevenzione utilizzando antagonisti, resistenza

delle piante e pratiche agronomiche. Quando la prevenzione risulta insufficiente si

deve intervenire con una terapia costituita da mezzi, ma non disposti a caso, ma si

parte con mezzi biologici, biotecnici, agronomici, fisici ed infine chimici (dai meno

impattanti ai più impattanti – non è per forza necessario utilizzarli tutti). Arrivando ad

utilizzare i mezzi fisici, si è all’interno di un sistema di agricoltura biologica. Anche con

i mezzi chimici si può rimanere in un sistema di agricoltura biologica prodotti

chimici naturali.

Se voglio fare un vero controllo interato, devo sapere quali sono i mezzi che devo

mettere in atto, perché non tutti i mezzi sono efficaci per un determinato insetto, ne

devo scegliere alcuni e quindi è importante far si che io possa andare a colpire

l’insetto nel momento in cui l’insetto è più vulnerabile.

Paragone delle strategie di lotta integrata ad un tempio le cui fondamenta sono delle

conoscenze specifiche e generali tassonomia, biologia ed ecologia. I pilastri sono i

mezzi di lotta e controllo che abbiamo a disposizione.

Gli elementi di base della lotta integrata sono:

- Lotta naturale;

- Metodi di campionamento;

- Soglie d’intervento;

- Biologia ed ecologia del fitofago e degli ausiliari.

MEZZI AGRONOMICI:

Dobbiamo considerare due aspetti: la pianta (la specie) e la coltura (cultivar).

La coltura è idonea dal punto di vista ambientale ed economico? Ed il tipo di prodotto?

La scelta della cultivar dev’essere oculata, perché dobbiamo avere quante più

informazioni possibili.

Quando si parla della cultivar si parla dei meccanismi di resistenza che possono offrire.

In base alla consultazione di dati storici posso prevedere quali sono stati i fitofagi più

presenti nel territorio ed indirizzare la scelta più opportuna della cultivar evitando i

danni più gravi. Dev’essere poi competitiva sul mercato per avere reddito.

Non devo fare riferimento ad un solo mezzo di lotta, ma devo utilizzare più mezzi e

non importa se il mezzo utilizzato non funziona perché io devo usare due/tre ecc…

mezzi per far si che la popolazione stia al di sotto della soglia di tolleranza. In questo

modo non permetto all’insetto di sviluppare meccanismi di difesa e resistenza.

Scelgo una cultivar resistente perché già questo meccanismo mi abbassa il livello di

popolazione e questo sarà un passo in meno che mi allontana dal mezzo chimico.

(i mezzi più efficaci sono i meccanici e fisici perché si basano su altri tipi di

meccanismi in cui l’insetto ha difficoltà a superare).

Abbiamo diversi meccanismi di resistenza nella pianta, ma è impossibile averli tutti,

inoltre questi sono stati ormai superati dai meccanismi di miglioramento genetico che i

genetisti hanno seguito negli ultimi 30 anni.

Oggi i programmi di miglioramento genetico sono tutti improntati nel recupero dei

vecchi meccanismi insieme alla produttività.

Fino a 10 anni fa, i programmi di MG erano rivolti alla quantità ed alla qualità del

prodotto, ma le cultivar migliorate perdevano i meccanismi di resistenza perché la

pianta ha un equilibrio dei “costi”: se incentivo tanto la pianta a produrre, è normale

che poi non impiegherà energie per difendersi.

LA PIANTA:

MECCANISMI DI RESISTENZA:

- Colore ci sono afidi delle Brassicacee (pulcioni) scelgono le piante anche in base

al col

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/11 Entomologia generale e applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher met94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lotta biologica integrata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Nunzio Isidoro.
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