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Appunti con immagini esame di igiene del secondo anno

Appunti di Igiene e sanità pubblica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Schiavano dell’università degli Studi Carlo Bo - Uniurb, facoltà di Scienze della formazione, Corso di laurea in scienza della formazione primaria. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Igiene e sanità pubblica docente Prof. G. Schiavano

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ESTRATTO DOCUMENTO

IGIENE (Prof. Giuditta Schiavano)

CAP. 1 “NOZIONI PRELIMINARI”

DEFINIZIONE ED ETIMOLOGIA DELL’IGIENE

Il termine igiene deriva dal greco antico IGEA (figura della mitologia greca e successivamente romana;

figlia di Ascelpio e di Epione). Igea è la dea della salute e dell’igiene poiché a lei si rivolgevano gli antichi

per chiedere protezione dalle malattie.

L’igiene è una branca della medicina multidisciplinare:

Studia: Le modalità più opportune per conservare la salute e prevenire le malattie. Nel concetto di igiene è

insito il fatto che bisogna mantenere inalterato lo stato di salute che si acquisisce alla nascita, salvo

eccezioni.

Obbiettivo: L’igiene è finalizzata alla promozione, mantenimento, consolidamento della salute dell’intera

collettività (sicurezza sanitaria delle popolazioni).

L’ambito di azione e gli strumenti metodologici sono meglio rappresentati dal termine: Scienze della salute

pubblica  “Public Health Sciences”.

Pur essendo l’igiene una branca della medicina, vi sono diverse differenze tra le due per quanto riguarda

l’oggetto di studio, il campo di attività, gli strumenti di indagine, il modello di intervento, le finalità, etc.

TABELLA DELLE DIFFERENZE TRA IGIENE E CLINICA

IGIENE CLINICA

Cause (del fenomeno salute-malattia): Interesse Effetti (degli eventi morbosi):

eziologia sintomatologia

Salute Oggetto di Malattia

studio

Popolazione Campo di Individuo

attività

Epidemiologia descrittiva (descrizione Metodo di Semeiotica (descrizione dei segni e

del fenomeno salute/malattia) osservazione sintomi degli eventi morbosi)

Epidemiologia costruttiva (inferenza Metodo di Diagnosi (inferenza sulla natura

sulle cause del fenomeno) analisi dell’evento)

Statistici Strumenti di Tecnologici

indagine

Ricomposizione Criterio Frammentazione

culturale

Multidisciplinare Stile formativo (iper)specialismo

Interdisciplinare Stile operativo Settoriale

Sanità pubblica Modello di Farmacologia chirurgica

intervento

Prevenzione Finalità di Terapia

intervento 1

SALUTE COME BENESSERE

L’OMS, organizzazione mondiale della sanità, (fondata il 7 aprile del 1948) ha definito la salute come un

completo stato di benessere fisico, psichico e sociale e non solamente come assenza di malattia o

infermità. La salute viene definita come un diritto di tutti i cittadini ed ha quindi una valenza positiva.

STORIA NATURALE E ATTIVITÀ DI TUTELA DELLA SALUTE

Completo stato di benessere fisico, psichico, sociale  Medicina preventiva  Medicina clinica  Decesso

Per mantenere lo stato di salute bisogna:

- Individuare e potenziare i possibili fattori di benessere (massima resistenza alle diverse patologie)

- Educare all’alimentazione

- Promuovere i fattori utili alla salute

- Allontanare i fattori responsabili di malattia

- Correggere i fattori responsabili di malattia (es. lavaggio delle mani).

IGIENE DELLE VARIE FASI DELLA VITA

FASE DELLA VITA  AMBITO DI INTERVENTO

. Pre-natale  Genetica

. Neo-natale  Igiene materna

. Infantile e

pediatrica  Crescita e sviluppo

Mortalità perinatale e infantile

Mortalità da 1 a 4 anni di vita

Organizzazione dei servizi di igiene infantile

. Adolescenziale

e giovanile  Igiene scolastica

Igiene dello sport

Misure di sicurezza

Sorveglianza e pronto soccorso

Igiene delle scuole speciali e differenziali

. Adulta  Igiene del lavoro (industriale, agricolo, ecc.)

Legislazione sulla tutela e sicurezza sui luoghi di lavoro

. Età

avanzata  Biologia dell’invecchiamento

Problemi sanitari e socio-economici

Misure di prevenzione.

EDUCAZIONE SANITARIA (STRUMENTO: INTERVENTO SOCIALE)

L’igiene per garantire i suoi obiettivi (promozione, mantenimento, consolidamento dello stato di salute)

impiega diversi strumenti che vanno dalle scienze di base alla demografia, alla statistica, dall’igiene

ambientale all’igiene della scuola.

L’educazione sanitaria è necessaria per raggiungere il successo rappresentato dalla promozione della

salute. Aiuta i soggetti a stabilire il proprio equilibrio attraverso l’acquisizione delle conoscenze, la

modificazione degli atteggiamenti, l’adozione di comportamenti adeguati e soprattutto l’intervento sociale.

Per garantire ciò è importante la comprensione dei componenti della salute, le loro caratteristiche e di

individuare le responsabilità individuali e collettive nella promozione della salute.

EDUCAZIONE SANITARIA E SCUOLA

Diffondere in seno alla popolazione tutte le norme igienico-sanitarie per conseguire benessere fisico,

mentale e sociale.

Modalità e mezzi Preparazione di personale che operi come educatore a vari livelli

Responsabilità della salute del bambino e dell’adolescente

↓ 2

Importanza della scuola e degli insegnanti

- Creare la coscienza igienica del fanciullo  il periodo scolastico è il più adatto

- Inserire i temi di educazione sanitaria nei programmi di materie basilari

- Impiego di personale altamente qualificato (attività pedagogica anche nel campo igienico sanitario)

Secondo l’OMS tale compito deve essere affidato agli insegnanti (se qualificati).

Metodologia

L’educazione all’igiene è un tassello fondamentale, infatti, buone abitudini igienico-sanitarie permettono al

nostro corpo di stare bene, di crescere e mantenersi in salute sia fisica, sia psicologica.

I vari momenti della giornata scolastica aiuteranno i bambini ad acquisire con naturalezza e a rispettare

semplici regole di igiene. La metodologia da applicare è quella della mediazione ludica propria della

scuola dell’infanzia (canzoni, giochi, storie e filastrocche); non si tratta di trasmettere conoscenze ma di far

vivere ai bambini delle esperienze.

L’igiene e i programmi scolastici

Le nozioni fondamentali di igiene si acquistano durante l’infanzia e l’adolescenza per questo nei programmi

scolastici devono far parte:

- Igiene della collettività:

. Regolamenti sanitari del Paese

. Principi di lotta contro le malattie infettive

. Protezione dell’infanzia

- Igiene scolastica:

. Fattori importanti nel determinare un ambiente scolastico favorevole (banchi, illuminazione,

riscaldamento)

. Misure da adottare per far fronte a malattie dell’infanzia

. Introduzione ai oncetti basilari di Igiene e Medicina preventiva

SALUTE, DETERMINANTI, SALUTE-MALATTIA

La sanità pubblica deve:

- Eliminare i fattori negativi, che possono condurre alla malattia

- Favorire i fattori positivi, che potenziano le condizioni di benessere, salute

FATTORI EZIOLOGICI DI MALATTIA (AMBIENTALI)

L’ambiente rappresenta il contesto in cui si svolgono le interazioni tra l’individuo e tutti quegli elementi e

fattori che possono avere effetti su di esso.

I principali fattori di rischio ambientale sono determinati dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo e

degli alimenti. L’inquinamento è una modificazione della composizione di queste matrici, tale da indurre

effetti nocivi (diretti e indiretti) sul benessere della popolazione.

Gli inquinanti possono essere di tipo:

. Chimico  alimenti; fumo; veleni; farmaci

. Fisico  radiazioni; temperatura; clima

. Sociale  organizzazione socio-sanitaria; cultura-tradizioni

. Comportamentale  alimentazione; alcool; tabagismo; sedentarietà; dipendenze

. Biologico  batteri; virus; macroparassiti

Tutti questi fattori, che sono modificabili, dipendono comunque dai fattori individuali (non modificabili) quali

età, sesso, struttura fisica e psichica, stato fisiologico.

AMBIENTI CONFINATI (INDOOR)

Vengono definiti ambienti confinati (indoor) i luoghi chiusi ad uso abitativo, ricreativo e di lavoro (abitazioni,

palestre, uffici, ecc.). La composizione dell’aria in tali ambienti assume caratteristiche diverse da quelle

dell’aria esterna in relazione a diverse condizioni che sussistono: affollamento, tipo di attività svolte,

caratteristiche dei materiali, presenza di animali, apparecchiature, ecc.

Si parla di inquinamento indoor quando sono presenti in questi ambienti, inquinanti fisici (illuminazione,

rumore, campi elettromagnetici), chimici (impianti di riscaldamento, fornelli, fumo di sigaretta e composti

organici volatili provenienti da vernici, mobili, stampanti, fotocopiatrici, ecc.) e biologici (batteri, virus,

funghi, acari e pollini).

Anche se in genere le concentrazioni di tali sostanze non raggiungono livelli elevati, l’esposizione protratta

ad esse può determinare problemi di salute (leggeri malesseri, disturbi respiratori, fenomeni allergici,

perdita di conoscenza, insorgenza di tumori, ecc.). Tali effetti si registrano spesso in soggetti suscettibili

come bambini, anziani ed individui con patologie croniche. 3

FATTORI INDIVIDUALI, GENETICI (NON MODIFICABILI)

. Età, sesso, razza

. Caratteri genetici

. Struttura fisica e psichica

. Stato fisiologico, ecc.

Nel genoma son iscritte informazioni per lo sviluppo “sano” dell’essere umano.

Recenti sviluppi della genetica molecolare e delle biotecnologie hanno aperto nuovi scenari per la

comprensione e la prevenzione dei rischi genetici. È possibile infatti rilevare il ruolo dell’assetto genetico

(individuale e delle popolazioni) nella definizione della suscettibilità alle malattie, ovvero il rischio di

ammalarsi.

FATTORI COMPORTAMENTALI

ALIMENTAZIONE

Un’alimentazione corretta ed una dieta equilibrata sono fattori importanti per la promozione e il

mantenimento di una buona salute durante tutte le fasi della vita, in modo particolare in bambini,

adolescenti, gestanti ed anziani.

Recenti studi hanno rilevato che esiste una consistente relazione tra una dieta inadeguata e l’emergere di

malattie ad andamento cronico-degenerativo (ipertensione, ictus, cancro, diabete, ecc.).

Inoltre recentemente si è diffuso il termine “imprinting metabolico” per sottolineare che alcune patologie

sono il risultato della malnutrizione in particolari periodi dello sviluppo infantile.

Nel corso degli ultimi secoli si sono verificati cambiamenti significativi nello stile di vita e di salute dei

cittadini; negli anni 90’ in particolare si è registrato un aumento di spesa in bar, fast-food, take away e della

domanda di prodotti semicotti e surgelati. Ciò ha comportato un aumento di consumo ed uso di grassi

saturi con forti ripercussioni sulla salute, infatti, una dieta sbilanciata aumenta la probabilità di malattie

cardiovascolari.

OMS, Commissione Europa e Stati Membri hanno lanciato un allarme; politiche rivolte verso una maggiore

attenzione alla prevenzione di malattie croniche e mortali, intervenendo sui fattori di rischio “modificabili”,

ovvero dieta ed inattività fisica.

ATTIVITÀ FISICA

Lo stile di vita attuale è caratterizzato da una forte sedentarietà. In Italia (ISTAT 2008) circa il 40% della

popolazione dai 3 anni in su, non pratica né attività sportiva né attività fisica nel tempo libero.

Secondo l’OMS, la sedentarietà rientra tra i principali fattori di rischio per la salute. In particolare la carenza

di movimento espone i soggetti allo sviluppo di malattie cronico-degenerative (patologie cardio-vascolari,

diabete, osteoporosi, ecc.) ed all’incremento del sovrappeso e dell’obesità, sin dalla tenera età.

L’attività motoria è uno dei principali fattori di protezione della salute, prevenendo o ritardando l’insorgenza

di malattie multifattoriali.

Inoltre, la partecipazione all’attività fisica può contribuire anche allo sviluppo sociale dei giovani come degli

anziani, fornendo opportunità di auto-espressione, costruzione di fiducia in sé stessi, interazione, inclusione

ed integrazione sociale.

È importante alfabetizzare la popolazione sin dalla tenera età ad “educare il movimento” ed al

mantenimento di stili di vita attivi e sani.

ABITUDINI SESSUALI

Le abitudini sessuali rappresentano fattori di rischio comportamentali per la diffusione di malattie

sessualmente trasmissibili MST (HIV, HPV, candida, ecc.).

La pratica di rapporti occasionali non protetti, il turismo sessuale, la mancanza di una adeguata

informazione ed educazione alla sessualità, possono contribuire ad aumentare il rischio di contagio.

L’età sessualmente attiva in Italia è ormai intorno ai 15-17 anni e non appare sempre adeguatamente

supportata da un punto di vista educativo. L’OMS e l’UE, a tal proposito, incoraggiano lo sviluppo di una

cultura volta alla promozione di interventi formativi sin dall’età adolescenziale.

È stato infatti dimostrato che le MST e le gravidanze non pianificate, sono più comuni in soggetti che

praticano attività sessuale precocemente e senza adeguata informazione.

TABAGISMO

Il fumo da sigaretta è composto da oltre cento tipi di sostanze tossiche, irritanti e/o cancerogene (es.

nicotina, catrame, monossido d’azoto e di carbonio, ecc.).

L’assunzione abitudinaria e prolungata di eccessive quantità di tabacco, è in grado di generare forte

dipendenza psichica. I fumatori in Italia sono il 20,7% della popolazione, tasso che è tuttavia in diminuzione

grazie alle compagne di intervento (divieto di fumo nei locali pubblici, 2005) e di informazione.

Il fumo di sigaretta ha conseguenze in ogni organo del nostro corpo, causando molteplici malattie. Tra le

più importanti troviamo tumori (polmone), bronchite cronica e malattie cardiovascolari. 4

Anche il fumo passivo riveste un ruolo importante nei problemi della salute pubblica, causa infatti diverse

malattie negli adulti e malattie respiratorie nei bambini.

La recente commercializzazione di sigarette elettroniche, identificate come ausilio alla disintossicazione o

alla riduzione del consumo di sigarette, si è diffusa anche fra i più giovani, sollevando quindi dubbi di sanità

pubblica: questi dispositivi possono essere configurati come un primo passo verso il tabagismo classico?

ALCOLISMO

L’uso di prodotti contenenti alcol è presente nelle tradizioni dell’uomo da millenni, è però necessaria una

adeguata conoscenza della sostanza per evitare rischi per la salute.

L’alcol è infatti una sostanza tossica, capace di arrecare un danno diretto alle cellule di molti organi, i più

vulnerabili sono fegato e sistema nervoso centrale.

Oggi la quota dei consumatori di bevande alcoliche fuori dai pasti ed occasionalmente, è in aumento.

Le cause e le conseguenze dell’alcolismo coinvolgono sia aspetti fisici (patologie come gastrite alcolica,

rigurgito, nausea, cirrosi alcolica, pancreatite alcolica, sconvolgimento del fegato, ecc.), psichici (ricerca

dell’alcol come conforto, che porta a disturbi di personalità, depressione, psicosi) e sociali (cultura del bere,

pressione sociale e stili di vita, che portano a ripercussioni sul lavoro, a comportamenti violenti, divorzi,

incidenti stradali, ecc.).

Il “bringe drinking”, definito come il consumo di cinque o più bevande alcoliche in un tempo relativamente

breve, sebbene è in diminuzione, rappresenta però un fenomeno altamente diffuso in giovani tra i 18 ed i

24 anni, per lo più in momenti di socializzazione.

Questo fenomeno è correlato ad effetti avversi sulla salute a livello neurologico, cardiaco, gastrointestinale,

ecc. ed in particolare a comportamenti violenti ed incidenti stradali.

CONTINUUN SALUTE-MALATTIA

Dal punto di vista epidemiologico è opportuno considerare la continuità nel passaggio tra salute e malattia.

In questa prospettiva un ruolo fondamentale lo assume il concetto di rischio, inteso come misura della

probabilità che si verifichi un evento negativo per la salute.

La prevenzione si inserisce quindi in qualsiasi punto fra i due estremi (salute e malattia), tende ovviamente

ad essere tanto più efficace quanto più è precoce. Questo concetto vale per il singolo come per la

popolazione.

La condizione di rischio, si ha quando la malattia non è stata ancora sviluppata, può essere risolta ed il

soggetto può ritornare alla condizione di benessere. Se al contrario la condizione di rischio permane, il

soggetto si troverà in condizione di malattia, in cui sarà necessario l’intervento del medico con

un’adeguata terapia per una opportuna guarigione. Se l’intervento del medico non porta alla guarigione si

avrà un soggetto in condizione di disabilità.

FATTORI DI MALATTIA

- Fattore certo: Microrganismo x  Malattia per Silice  Silicosi

- Fattore di rischio o fattori causali certi: Fattore associato al manifestarsi della malattia (aumenta la

probabilità di sviluppare una malattia). Può essere anche chiamato “fattore causale certo” in quanto si è

sicuri che un determinato microrganismo abbia causato la malattia:

. Compatibilità biologica

. Corrispondenza dose risposta

. Forza dell’associazione

- Indicatore di rischio: Es. Occhi chiari e tumore alla pelle; gli occhi chiari non sono un fattore certo

perché il tumore alla pelle non è legato alla genetica degli occhi chiari ma ad un minor contenuto di

melanina.

MALATTIE INFETTIVE

MALATTIE NON INFETTIVE

TRASMISSIBILI NON

TRASMISSIBILI

AGENTE EZIOLOGICO MULTIFATTORIALI o

PLURICASUALI 5

ACUTE (ore, giorni, settimane, mesi)

CRONICO-DEGENERATIVE AIDS (Sindrome da immunodeficienza acquisita)

HCV (Virus epatite C)

HBV (Virus epatite B)

MODELLO ETIOPATOGENETICO

MALATTIA: modello pluricausale (più fattori che concorrono)  fattori maggiori, fattori minori

Es.

. Malattia infettiva: fattore maggiore (microrganismo), fattori minori (fattori comportamentali, ambientali)

. Arteriosclerosi: fattore maggiore (alimentazione, grassi), fattori minori (sedentarietà/fumo)

. Diabete: fattore maggiore (genetico), fattori minori (alimentazione).

INDICATORI DI SALUTE E DETERMINANTI

Gli indicatori descrivono lo stato di salute di una comunità. Sono suddivisi in:

- Indicatori dello stato di salute; introducono misure di mortalità, morbosità, disabilità.

- Determinanti di salute; si riferiscono ai fattori di rischio biologici e comportamentali e allo stile di vita.

- Indicatori dei servizi sanitari; non danno una stima precisa della morbosità, ma possono essere

complementari al quadro fornito da altri indicatori e sono:

. Utilizzo dei farmaci

. Interventi chirurgici e procedure invasive

. Cure prestate e tecnologie a disposizione

La sanità pubblica: studia i determinanti di salute, attraverso un’analisi di tutti quei fattori che in varia

misura influenzano l’insorgenza e l’evoluzione di una malattia. Per studiare questi determinanti esiste un

modello elaborato da Dahlgren (1991), elaborato da strati concentrici, alcuni modificabili e altri no.

Un indicatore di salute è:

. Una caratteristica misurabile di un individuo, di una popolazione o di un ambiente

. Può essere usato per misurare direttamente o indirettamente aspetti della salute di un individuo o di una

popolazione

Vengono utilizzati perché:

. Definiscono quelli che sono i problemi di salute in un determinato momento 6

. Descrivono i mutamenti nel tempo del livello di una salute di un individuo o di una popolazione

. Descrivono le differenze nell’ambito della salute tra le diverse popolazioni

. Aiutano a valutare fino a che punto sono stati raggiunti gli obiettivi di un dato programma sanitario

INDICATORI DELLO STATO DI SALUTE RACCOMANDATI DALL’OMS

- Indicatori di sopravvivenza  es. speranza di vita alla nascita

- Indicatori dello stile di vita  es. numero di persone appartenenti ad associazioni sportive per età

- Indicatori di “qualità della vita”  es. QALY

- Indicatori di disabilità  es. DALY; somma del numero di anni di vita persi in una popolazione a causa di

una determinata malattia

- Indicatori socio-economici  es. spesa sanitaria totale pro capite

SPERANZA DI VITA ALLA NASCITA (LIFE EXPECTANCY AT BIRTH)

La speranza di vita alla nascita è:

. Numero medio di anni che un bambino nato in un determinato anno si aspetta di vivere, se continuano ad

essere utilizzati i tassi di mortalità del suo anno di nascita

. Uno degli indicatori più significativi delle condizioni sociali, economiche e sanitarie di un paese

. Indicatore sintetico delle condizioni di sviluppo raggiunte da un paese

Longevità Donne Uomini

Nel 2002  82,9 76,7

Nel 2014  85, 0 anni 80,3 anni

Nel 2015  84,7 anni 80,1 anni

Nel 2016  Ricciardi (direttore dell’osservatorio sulla Salute delle Regioni) ha affermato che per la prima

volta nella storia dell’Italia l’aspettativa di vita alla nascita è in calo perché legata ad una riduzione della

prevenzione.

PIRAMIDE DELLE ETÀ

La piramide dell’età è una rappresentazione grafica utilizzata nella statistica demografica per descrivere la

distribuzione per età di una popolazione presa in esame. Si costruisce ponendo alla base le fasce di età.

Le piramidi differiscono dai paesi in via di sviluppo e non.

. La forma a pagoda è tipica dei paesi in via di sviluppo, con fertilità elevata e alta mortalità in tutte le fasce

di età;

. La forma a bulbo è tipica dei paesi sviluppati, bassa fertilità e mortalità nelle fasce giovanili.

Il “titolo di studio” è l’indicatore che meglio discrimina le disuguaglianze.

Negli ultimi 50 anni in Italia si è assistito ad un notevole cambiamento demografico dovuto a:

- Aumento della speranza di vita

- Allungamento della scuola dell’obbligo

- Disoccupazione e pre-pensionamento

- Aumento di separazioni e divorzi

- Immigrazione interna

- Modificazioni delle retribuzioni e aumento del reddito medio

Nel 2041 in Italia si stima che ci sia un inasprimento del processo di invecchiamento soprattutto nel

Mezzogiorno; nel centro nord l’indice di vecchiaia aumenterà di una volta e mezza e la base della piramide

sarà più ristretta per effetto della denatalità.

DESTINO DI SALUTE E LIVELLI DI RESPONSABILITÀ

. Individuali; stili di vita

. Familiari o di gruppo; relazioni affettive e sociali 7

. Di comunità, governi, nazioni; politiche sociali di lavoro, di territorio

. Sovranazionali; Nazioni Unite, banca mondiale, OM del commercio.

CAP. 2 “EPIDEMIOLOGIA E PREVENZIONE”

ELEMENTI DI DEMOGRAFIA

La demografia si occupa dell’analisi delle caratteristiche della popolazione. È una disciplina strettamente

correlata all’epidemiologia. Ha competenze “trasversali” nell’ambito biomedico, statistico, sociologico e

geografico.

Studia:

. Composizione statica  densità, distribuzione per età e per sesso

. Composizione dinamica  mortalità, natalità, immigrazione ed emigrazione

La demografia dei diversi paesi è perciò influenzata anche da fenomeni dinamici come i flussi migratori.

In questi studi un ruolo fondamentale viene svolto dalla utilizzazione degli indicatori.

PRINCIPALI METODI DI RIVELAZIONE DELLA DEMOGRAFIA

- Censimento  rilevazione statica, diretta ad accertare quella che è l’entità e la condizione di un evento

collettivo che si verifica in una popolazione in un determinato momento

- Indagini a campione  non va ad accertare l’entità e la condizione di un fattore in una popolazione

ampia, ma prende ad indagine solo un gruppo di soggetti che fanno parte di una popolazione generale

La fonte fondamentale dei dati è l’anagrafe; altre fonti sono registri di patologia (es. registri dei tumori).

Studi di demografia indicano caratteristiche molto eterogenee delle popolazioni a livello mondiale.

Vi sono due tipologie di paesi:

1. Paesi più sviluppati (post-industriali)  Europa occidentale, America del Nord, Giappone:

. Una vita media molto elevata;

. Molti anziani;

. Bassa natalità e mortalità infantile e giovanile;

. Principali cause di morte: malattie cronico-degenerative (malattie del benessere)

2. Paesi più poveri (in via di sviluppo)  Paesi africani e asiatici:

. Alta fecondità ma anche maggiore mortalità infantile e giovanile

. Vita media più breve e popolazione anziana ridotta

INDICATORI SANITARI

- Positivi diretti

. Indicatori demografici (piramide età, durata media della vita)

- Positivi indiretti

. Socio-economici

. Disponibilità di risorse importanti per il benessere delle popolazioni (cibo, acqua potabile, abitazioni di

buona qualità igienica)

. Indicatori antropometrici (indice di massa corporea)

. Fattori individuali protettivi (adeguata attività fisica, anticorpi protettivi per malattie infettive)

- Negativi diretti

. Morti (tassi grezzi, cioè di una popolazione totale; tassi specifici, ovvero per una determinata malattia)

. Malattie (tassi di prevalenza  numero di casi di malattia presenti in una popolazione in un dato momento;

incidenza  numero di nuovi casinò di malattia in un dato momento in una popolazione )

- Negativi indiretti

. Inquinamento atmosferico e idrico

. Sovraffollamento

. Carenza di principi nutritivi

EPIDEMIOLOGIA

L’epidemiologia deriva dal greco “Epi” (studio) “Demos” (popolazione) e “Logos” (discorso) = Discorso

intorno alla popolazione.

Studia:Le cause, la frequenza e la distribuzione delle malattie in seno ad una popolazione.

Descrivere la situazione di salute/malattia di gruppi o popolazioni è importante per identificare le variabili

che influiscono su tale situazione ed effettuare idonei interventi di prevenzione e programmazione sanitaria.

Utilizzo:

- Osservare e valutare l’andamento delle malattie, nonché lo stato di salute/benessere nella popolazione o

in un gruppo di soggetti definito;

- Per individuare le cause di malattia (eziologia), ossia gli agenti eziologici o i fattori di rischio, che ne

determinano l’insorgenza o ne influenzano la progressione;

- Per individuare interventi atti a migliorare le condizioni di vita e verificarne l’efficacia; 8

- Per valutare gli interventi di prevenzione, di promozione della salute, di diagnosi e di cura, anche alla luce

del rapporto costi/benefici.

LE STRATEGIE DELL’EPIDEMIOLOGIA

Si distinguono due principali categorie di epidemiologia in base alle modalità con cui vengono condotti gli

studi e al tipo di informazione che si desidera ottenere:

- Studi osservazionali si dividono in:

. Epidemiologia molecolare

. Epidemiologia descrittiva

. Epidemiologia analitica  causa-effetto (prevalenza, trasversali), a coorte (prospettici, di incidenza), caso-

controllo (retrospettivi)

- Studi sperimentali (lo sperimentatore interviene attivamente nell’indagine):

. Epidemiologia sperimentale preventiva  sul campo e comunitari

. Epidemiologia sperimentale clinica

TASSI

Per lo studio della frequenza e della distribuzione del fenomeno salute/malattia riferito alla popolazione, è

indispensabile la raccolta, l’elaborazione e l’interpretazione dei dati. A tale scopo vengono utilizzati i tassi.

Tasso = N/P . K

N = casi eventi

P = popolazione/campione

K = costante multipla di 10

I tassi possono classificarsi in:

. Tasso grezzo; fornisce la misura del numero totale di eventi per un determinato fenomeno (nascite,

malattie, morti), avvenuto in un determinato periodo di tempo in una popolazione.

. Tassi specifici; riferiti ad un determinato evento (es. singola malattia, mortalità per cause) che si è

verificato in un determinato gruppo o fascia di popolazione.

Altre misure importanti generalmente utilizzate in epidemiologia o demografia sono:

N ° nati∈un certo periodo∈una determinata zona

T asso dinatalità=1000 . popolazione residente

N ° soggetti sopra i65 anni

Tasso di senilità=K . popolazione

N ° pazienti vivi dopo 5 anni dalal diagnosi diuna data malattia

Tasso di sopravvivenza=K. N ° dicasi diagnosticati della stessa malattia

N ° nati vivi∈un determinato periodo

Tasso di fecondità=1000 . popolazione∈età feconda

N ° annuale di morti

Tasso di mortalità= popolazione nel periodio

N ° di nuovi casi di malattia neltempo

Tasso di morbosità=K . Popolazione a rischio diammalarsi periodi di tempo

∈quel

STUDI OSSERVAZIONALI

EPIDEMIOLOGIA MOLECOLARE

Si fonda su un approccio innovativo allo studio dell’epidemiologia, condotto con tecniche di laboratorio

spesso molto avanzate e sofisticate (es. ricerca di specifici biomarker; permettono di valutare il rischio che

si può avere nello sviluppare una determinata malattia; si può fare nel tempo che intercorre tra

l’esposizione ad eventuali fattori e il periodo in cui si manifesta la malattia).

EPIDEMIOLOGIA DESCRITTIVA

Studia la distribuzione del fenomeno salute/malattia nella popolazione presa in esame. È detta “descrittiva”

in quanto si osserva e si descrive una situazione senza interferenze da parte del ricercatore.

Le variabili più comunemente considerate ed esaminate, che mostrano con buona attendibilità lo stato di

salute/malattia nella popolazione possono essere classificate come descrizione di: 9

- Persona (chi?)  Mortalità tra maschi e femmine, le malattie nelle diverse classi sociali, morti e malattie

per fasce d’età

- Tempo (quando?)  Stagionalità di alcune malattie, ciclicità di alcune malattie

- Luogo (dove?) Distribuzione geografica di morti/malattie

L’epidemiologia descrittiva permette di valutare la malattia in seno alla popolazione:

- Malattia assente (es. lebbra in Europa)

- Malattia sporadica; casi indipendenti, occasionali (es. malattie importate, tetano)

- Malattia endemica; malattia stabilmente presente nella popolazione, con tasso di incidenza costante nel

tempo

- Pandemia; diffusione molto rapida, interessa più continenti.

- Epidemia; aumento brusco dell’incidenza, aumenti ciclico (annuale/pluri-annuale);

I principali fattori che influenzano l’andamento di un’epidemia sono:

. Periodo di incubazione

. Infettività dell’agente

. Densità della popolazione

. Proporzione di ricettivi nella popolazione.

EPIDEMIOLOGIA ANALITICA O INVESTIGATIVA

L’epidemiologia analitica si occupa di identificare i fattori che determinano l’insorgenza di malattia e di

ricostruire i diversi momento della storia naturale del processo patologico.

Studia le correlazioni tra esposizione ed effetto, e valuta se la forza della associazione statistica di ogni

correlazione risponde a criteri di plausibilità.

- Studi di prevalenza o trasversali; associazione causa-effetto

Valutano in una popolazione, in un determinato istante, l’esposizione ad un possibile fattore di rischio e la

presenza della malattia (prevalenza). Attraverso questi studi è possibile ottenere informazioni su:

- la prevalenza puntuale di una malattia nella popolazione o campione

- la diffusione di fattori di rischio (fumo, abuso di alcool, ipertensione, sedentarietà, consumo di droghe)

- correlazione, anche se sperimentale, tra una variabile (fattore di rischio) e una malattia (es. correlazione

tra sedentarietà e diabete di tipo 2).

- Studi longitudinali retrospettivi; caso-controllo

Occorre reclutare il campione rappresentato da un gruppo di soggetti che rappresenta la malattia ed un

gruppo di soggetti che presentano le medesime caratteristiche ma che non sono malati.

Si valuta retrospettivamente, guardando al passato, quanti di questi soggetti sono stati esposti e quanti

non, ad un determinato fattore di rischio che si considera sospetto per una determinata malattia.

- Studi longitudinali prospettici; studi a coorte

La direzione dell’indagine è rivolta verso il futuro. La coorte non è altro che due gruppi di soggetti sani con

caratteristiche simili tranne che per l’esposizione al presunto fattore di rischio. Seguo entrambi nel tempo

per valutare la sequenza di insorgenza della malattia tramite l’incidenza (nuovi casi).

La comparazione del tasso di incidenza nei due gruppi (quelli esposti e quelli non) permette la valutazione

del:

- Rischio relativo (R.R)  Tasso di incidenza negli esposti al fattore rischio/tasso di incidenza nei non

esposti.

essere evitati se fosse completamente rimosso il fattore di rischio. Può essere:

= 1; indica che la probabilità di malattia nel gruppo dei soggetti esposti è uguale a quello dei soggetti non

esposti. Quindi non esiste associazione fra esposizione al fattore di rischio e malattia.

> 1; esiste un rischio maggiore di malattia fra i soggetti esposti al fattore di rischio.

< 1; esiste un rischio minore di sviluppare la malattia fra i soggetti esposti.

- Rischio attribuibile (R.A)  Proporzione di malati attribuibili al fattore di rischio negli esposti, che

potrebbero

STUDI SPERIMENTALI

Le indagini sperimentali hanno come scopo quello di verificare e validare l’associazione causa-effetto tra

fattore di rischio e patologia. Nell’epidemiologia esiste un intero ed attualissimo settore di studio che

riguarda l’applicazione dei principi epidemiologici proprio alla pratica clinica sui singoli.

Si tratta della cosiddetta EBM (Evidence Based Medicine)  “Medicina basata sull’evidenza” ovvero

basata sulla “prova dei fatti” (sperimentazione).

Si fonda sul principio della valutazione dei migliori risultati della ricerca disponibili in quel preciso momento

di ricerca scientifica. In pratica ciò significa che quello che interessa la EBM non è solo ciò che deriva da

ricerche, bensì prevalentemente da Studi clinici (Clinical Trials) controllati e linee-guida di pratica clinica.

Dati ottenuti quindi mediante una valutazione critica degli studi esistenti, riportati nelle banche dati.

Gli studi sperimentali si distinguono in: 10

- Terapeutici (Clinical trial)  studi effettuati su soggetti malati; permettono di osservare quanti soggetti

sono tornati sani e quanti sono morti

- Preventivi  studi suddivisi in studi:

. sul campo; vengono effettuati sui singoli soggetti sani MA a rischio di sviluppare la malattia; vanno a

valutare quanti soggetti si sono ammalati e quanti sono rimasti in buona salute.

. di comunità; hanno sempre come obiettivo quello di prevenire una malattia, ma in questo caso si può

intervenire direttamente su una popolazione (Community traial)

L’obiettivo di uno studio sperimentale è quello di valutare delle strategie e vedere qual è lo strumento

migliore che si può utilizzare su un’intera popolazione.

La caratteristica fondamentale di uno studio sperimentale non è solo quello di raccogliere dati e osservare

dei fenomeni, come negli studi osservazionali, ma si va ad intervenire attivamente sulla popolazione,

poiché l’obiettivo è quello di confermare il ruolo causale di un fattore di rischio attraverso la strategia

migliore.

Purtroppo a volte si riscontrano dei problemi di tipo deontologico. L’impiego degli studi sperimentali risalita

essere meno controverso quando si vanno a valutazione l’efficacia delle attività sanitarie.

LA CONDUZIONE DELLA RICERCA

Nella conduzione della ricerca vanno perseguiti alcuni principi metodologici:

- Reclutamento dei pazienti (malati) che garantisca la rappresentatività del campione

- Accuratezza e precisione nella raccolta dei dati

- Scelta adeguata dei centri che dovranno condurre la sperimentazione

ANALISI DEI RISULTATI

L’analisi dei risultati viene fatta con il supporto dell’analisi statistica che deve:

. Fornire una visione globale e di dettaglio dei risultati

. Valutare la significatività statistica (non sono riconducibili a errore)

. Estensibili ad una popolazione (visione globale)

In sintesi i risultati di una ricerca per essere validi devono essere significativi. Dopo aver motivato la ricerca

e individuato la metodologia e lo scopo posso trarre delle conclusioni e discutere i risultati trovati.

Negli studi sperimentali il ricercatore interviene attivamente e direttamente in tre momenti fondamentali

della sperimentazione:

1.APPLICAZIONE DI UN FATTORE MODIFICANTE (INTERVENTO)

Es.

. Eliminazione di un presunto fattore di rischio (Individuale, ambientale)

. Impiego di nuovi protocolli terapeutici

. Aumento della resistenza dei soggetti verso la causa di una malattia

2.ASSEGNAZIONE DI SINGOLI INDIVIDUI O GRUPPI A DISTINTE UNITÀ DI GRUPPO

Lo studio sperimentale è un’indagine, che può essere condotta sia in campo che in laboratori, e permette di

confrontare 2 o più gruppi (di intervento e di controllo) di individui riguardo all’esito di trattamenti diversi.

Randomizzazione  scegliere in maniera casuale i soggetti che verranno posti o nel gruppo di controllo o

di intervento, chiaro è che tutti devono avere delle caratteristiche simili.

3.VALUTAZIONE DELL’EFFICACIA DELL’INTERVENTO

Un esperimento consiste in un set di osservazioni che vengono condotte sotto circostanze controllate, in

cui lo sperimentatore manipola le condizioni per indicare gli effetti che queste hanno sugli elementi in

studio.

CONSENSO INFORMATO

È un documento revocabile da fornire al paziente prima dell’arruolamento, in cui vi sono descritti tutti i

dettagli dello studio, l’obiettivo della sperimentazione, in cosa consiste e quali possono essere le

complicanze; il paziente dopo la presa visione può decidere liberamente se aderire o no alla

sperimentazione, e potrà ricevere comunque le cure standard senza nessuna ripercussione.

Per la Costituzione italiana, la Convenzione per la Protezione dei Diritti dell’uomo (art. 5 Convenzione

di Oviedo) e la Costituzione Europea, la persona deve poter dare liberamente o rifiutare il suo consenso

ad ogni intervento sulla propria persona.

Questa regola fa risaltare l’autonomia del paziente nel suo rapporto con i professionisti sanitari e porta a

diminuire quegli approcci che ignorerebbero la volontà del paziente.

STUDI SPERIMENTALI TERAPEUTICI

- Sperimentazioni cliniche controllate (clinical trial)

Sono degli esperimenti pianificati, eseguiti, su persone malate per valutare l’efficacia di uno o più specifici

trattamenti farmacologici o altre procedure terapeutiche (es. intervento chirurgico che viene effettuato per 11

arrestare o rallentare un processo morboso). In tempi recenti le sperimentazioni cliniche vengono utilizzate

per valutare l’efficacia dei trattamenti anti-tumorali; chemioterapia; radioterapia; per valutare l’efficacia di

alcuni antibiotici; l’utilizzo degli ormoni; farmaci cortisonici; utilizzo di diete bilanciate per tenere sotto

controllo il colesterolo.

Le informazioni ottenute su un campione di pazienti sono poi estese alla popolazione generale.

Nel 1973 ci sono stati esempi di sperimentazione clinica all’Istituto tumori di Milano.

Il Prof. Veronesi ha paragonato l’efficacia tra la mastectomia (asportazione totale del seno) e la

quadrantectomia (asportazione solo di 1 dei 4 quadranti del seno) in tumori al seno di dimensioni inferiori a

2 cm.

Dalla sperimentazione su 701 pazienti non è emersa alcuna differenza significativa tra i due trattamenti, sia

riguardo la sopravvivenza che l’insorgenza di metastasi. Quindi in caso di tumori circoscritti si esegue la

sola quadrantectomia.

STUDI SPERIMENTALI PREVENTIVI

- Sperimentazioni sul campo (Field trial)

Interventi preventivi su soggetti non malati, MA a rischio di contrarre una malattia in futuro.

Poiché il rischio individuale di contrarre una malattia è piuttosto basso, per essere efficaci devono

coinvolgere molti soggetti e devono riguardare malattie di una certa serietà.

Dati gli alti costi generalmente l’intervento è mirato alla categoria più a rischio di contrarre la malattia (es.

vaccino Salk contro la poliomelite  vaccino inattivato). I gruppi devono essere il più omogenei possibili.

La valutazione finale avviene mediante confronto tra incidenza (o mortalità) della malattia nei trattati con il

nuovo presidio terapeutico e quella dei non trattati o della popolazione globale.

- Sperimentazioni di intervento comunitario (Community trial)

Sovrapponibili a quelle sul campo, ma con interventi effettuati non direttamente sulla persona ma su

un’intera comunità o in un territorio geografico ben definito (es. “fluorazione” artificiale di acque potabili per

prevenire carie dentaria).

In questi studi il criterio della randomizzazione non è quasi mai attribuibile; tuttavia dato che la valutazione

viene effettuata su un vasto numero di soggetti, è sufficiente una scelta iniziale di regioni che abbiamo la

stessa distribuzione della malattia in studio.

La valutazione finale avviene dopo un tempo di latenza di diversi anni mediante confronto dei tassi di

incidenza tra regioni in cui si sia effettuato o meno l’intervento.

EFFETTO PLACEBO

Il placebo si somministra quando si dubita dell’effetto benefico di un farmaco o altro trattamento su una

determinata patologia, in quanto evidenze scientifiche hanno dimostrato che il solo atto di somministrare

“qualcosa” potrebbe indurre miglioramenti clinici di un certo rilievo.

I pazienti di un gruppo vengono sottoposti ad un trattamento di una sostanza assolutamente ininfluente

sulla malattia se non da un punto di vista psicologico. Optare per il non trattamento piuttosto che per il

placebo dipende se la valutazione finale può essere influenzata dal soggetto (es. valutazione del dolore).

TIPOLOGIE DI STUDIO “IN CIECO”

Metodica che riduce l’influenza che sperimentatore e paziente possono imprimere allo studio, rendendo i

risultati finali più attendibili. Possono essere di tre tipologie:

SOGGETTO OSSERVATORE ANALISI DEI DATI

SINGOLO CIECO Non conosce Conosce Conosce

DOPPIO CIECO Non conosce Non conosce Conosce

TRIPLO CIECO Non conosce Non conosce Non conosce

ASPETTI ETICI

Poiché in questi studi l’investigatore decide le modalità di allocazione dell’esposizione (spesso un

trattamento) è importante definire e discutere eventuali problemi etici.

Questi aspetti sono controllati da speciali organi come il Ministero della Sanità e i comitati etici locali.

Le più importanti regole etiche specifiche di questi studi sono:

- La condizione iniziale affinché lo sperimentatore possa paragonare due o più trattamenti è che vi devono

essere buone ragioni scientifiche per ritenere che il nuovo trattamento sia più efficace di quelli impiegati

sino a quel momento.

- Per qualsiasi tipo di studio sperimentale il paziente deve essere informato della sperimentazione in corso

e fornire il suo benestare all’inclusione nello studio (consenso informato) in forma scritta.

- Durante lo svolgimento dello studio può emergere che un trattamento sia, con evidenza scientifica,

migliore rispetto all’altro; se si verifica questa eventualità la sperimentazione deve essere interrott a

immediatamente.

- La ragionevole certezza che il farmaco non sia pericoloso. 12

PREVENZIONE  “venire prima”

Fini:

. Nascere sani

. Mantenere inalterato lo stato di salute

. Evitare stati morbosi

Compiti: Impedire l’insorgenza della malattia e impedire la progressione della malattia. Per far ciò è

necessario intervenire sulla popolazione, sull’ambiente di vita e sull’ambiente di lavoro.

TIPI DI PREVENZIONE

1. Prevenzione primaria  soggetto sano

2. Prevenzione secondaria  soggetto con fase iniziale della malattia (apparentemente sano)

3. Prevenzione terziaria  paziente con malattia cronica o invalidità

PREVENZIONE PRIMARIA (eziologico-ambientale)

È un tipo di prevenzione MIRATA AL SOGGETTO SANO.

Obiettivo: Potenziare la salute dell’individuo al fine di evitare la comparsa della malattia

Metodi:

. Potenziare le difese dell’organismo

. Rimuovere comportamenti nocivi/indurre quelli positivi

. Interventi su ambienti di vita e lavoro

Risultato: Riduzione dell’incidenza della malattia (tanto maggiore quanto più efficace è l’intervento

adottato).

Tempo di riduzione:

. Molto breve/breve  malattia acuta

. Lungo (si manifestano anche dopo la riduzione del rischio)  malattia cronica.

Per diminuire l’incidenza della malattia bisogna ridurre il rischio individuale. Il rischio individuale può

essere ridotto a zero se si riesce a rimuovere definitivamente la causa della malattia o ad impedire che

essa continui ad agire sulla popolazione.

- Malattie infettive: identificazione dei focolai, interventi di bonifica ambientale, alimentazione, educazione

sanitaria, vaccinazioni

- Malattie cronico - degenerative: rimozione dei fattori di rischio è adozione di stili di vita sani (educazione

sanitaria)

PREVENZIONE PRIMARIA DELLE MALATTIE INFETTIVE

Occorre bloccare/fermare il contagio dell’individuo sano, altrimenti se non riesco a bloccare il contagio il

soggetto risulterà infettato. Si interviene quindi su sorgenti di germi patogeni per far sì che il soggetto

eviti il contagio e di conseguenza l’infezione rendendo l’ospite non ricettivo.

Per realizzare questo vengono attuate 3 strategie:

1. Scoprire e inattivare le sorgenti di infezione:

È obbligo da parte del medico competente di effettuare una denuncia, questo permette di intervenire in

maniera rapida sulla popolazione al fine di evitare che altri soggetti possano contrarre lo stesso tipo di

malattia.

. Denuncia  definire gli interventi successivi (isolamento, disinfezione), importante ai fini

statistici/epidemiologici e per interventi di tipo sanitario.

. Isolamento in ospedale (reparto malattie infettive), in contumacia (obbligo di rimanere in un luogo).

L’isolamento rimane fino al periodo di contagiosità (il periodo di contagiosità inizia prima della comparsa

della malattia e può prolungarsi anche dopo la fine della malattia stessa).

2. Interrompere la catena di trasmissione

Essa si può interrompere attraverso la;

. Disinfezione  è l’allontanamento o la riduzione dei microrganismi che possono essere presenti su una

superficie, nell’aria, ecc. La disinfezione viene effettuata attraverso l’uso di disinfettanti di diverso tipo che

vanno ad attivare gli agenti eziologici responsabili di diverse malattie.

I Disinfettanti; sono attivi verso agenti di malattie infettive ed hanno applicazione specifiche.

I principali disinfettanti: acidi alcalini (acido cloridrico), alcoli (alcol etilico), aldeidi (formaldeide), alogeni

(iodio, cloro), fenoli, detergenti sintetici.

La disinfezione può essere:

- CONTINUA (inattivare un microrganismo altamente resistente nell’ambiente)

- TERMINALE (alla fine di un intervento)

- PERIODICA (determinato periodo di tempo) 13

- OCCASIONALE (a random, quando si presenta la necessità).

. Sterilizzazione  distrugge ogni forma di vita (anche spore).

Le modalità con cui essa viene applicata sono:

- Calore (aria calda, vapore/vapore sotto pressione)

- Raggi UV (agiscono inattivando il DNA del microrganismo, molti microrganismi riescono però a

riparare il danno conferito al loro DNA

- Raggi gamma

- Ossido di etilene.

. Asepsi  misure che impediscono al germe di entrare in un ambiente sterile (es. sala operatoria)

. Antisepsi  procedura che impedisce lo sviluppo di germi su cute, ferite, ecc.

. Disinfestazione  previene le malattie infettive trasmesse da artropodi, roditori, ecc. (derattizzazione,

insetticidi).

3. Aumento della resistenza alle infezioni

Avvenuto il contagio, si cerca di bloccare l’infezione e si interviene sull’individuo suscettibile.

. Strategie  eliminare i microrganismi entrati prima che si moltiplichino, aumentare le difese (specifiche e

aspecifiche)

. Difese aspecifiche  resistenza verso i patogeni di genere; cute-mucose (barriere), febbre e infiammazioni.

La febbre viene scatenata dal nostro organismo ogni qualvolta avviene in esso un’introduzione di un

elemento estraneo ad esso.

. Difese specifiche  resistenza verso un determinato agente eziologico (germe)

- Immunoprofilassi attiva ; VACCINI che permettono all’individuo di creare anticorpi e quindi risultare

immune ad un secondo contatto con il germe.

Il vaccino scatena una risposta immunitaria, quindi l’organismo è chiamato a produrre attivamente

degli anticorpi.

L’immunità è variabile a seconda del vaccino (settimane/mesi) ed è attiva dopo qualche giorno

dall’iniezione.

- Immunoprofilassi passiva ; SIERI (insieme di anticorpi già preformati) vengono incettiate

nell’organismo per conferire ad esso una protezione immediata.

La protezione è quasi immediata, ma ha breve durata.

- Immunoprofilassi passiva e attiva ; si somministra sia vaccino che siero (es. tetano).

- Chemioprofilassi

; si somministrano sostanza antimicrobiche, ciò si effettua quando un soggetto

viene a contatto con casi che hanno poi sviluppato una determinata malattia.

PREVENZIONE PRIMARIA DELLE MALATTIE NON-INFETTIVE

I principi e gli obbiettivi sono simili alla prevenzione primaria delle malattie infettive.

Le metodologie di intervento sono però molto diverse e sorgono maggiori difficoltà nell’intervento

(varietà/eterogeneità delle cause, epidemiologia, ecc.).

. Principali strategie:

- Rimuovere le cause (note)  medico

- Eliminare i fattori di rischio  autorità pubbliche

- Protezione degli effetti  individuo.

. Principali metodologie:

1. Malattie a trasmissione genetica (emofilia, talassemia)

- Si individuano le coppie a rischio

- Si informa la coppia sui rischi.

2. Potenziamento delle difese dell’organismo

Si hanno minori possibilità ad aumentare le difese dell’organismo rispetto alle malattie infettive. Posso per

esempio:

- Consumo di vitamina C ed E  prevenzione del cancro

- Fluoro nell’acqua  prevenzione della carie

- Iodio nel sale  prevenzione del tumore alla tiroide

- Attività motoria  potenziamento delle difese.

3. Modificazione dei comportamenti

- Molte morti da malattie croniche e traumi sono dovute ad errati stili di vita (fumo, abuso di alcol,

alimentazione errata, ecc.). Molti di questi comportamenti sono consolidati nella popolazione e

quindi difficili da eliminare.

- Educazione sanitaria, leggi pubblicità; puntare sui giovani (più ricettivi).

4. Interventi sull’ambiente

- Ambiente di vita

- Ambiente di lavoro. 14

PREVENZIONE SECONDARIA (patogenetico-clinica)

È un tipo di prevenzione MIRATA AL SOGGETTO APPARENTEMENTE SANO, con fase iniziale della

malattia

. Obbiettivo; individuare precocemente la presenza di malattia già in atto, in persone apparentemente sane

ma a maggior rischio. Quindi è necessario limitare la progressione e migliorare la diagnosi della malattia.

 Impedire che l’infezione evolva in malattia conclamata.

La prevenzione secondaria di malattie consiste nella diagnosi precoce delle malattie o di condizioni di

rischio, seguita dall’immediato intervento terapeutico per interrompere o rallentare il decorso.

La prevenzione secondaria può ridurre la prevalenza e la mortalità o altri esiti negativi ma non riduce

l’incidenza della malattia.

Il metodo utilizzato dalla prevenzione secondaria è lo screening.

. Screening  test che permette di passare al vaglio la popolazione, ovvero individuare quei soggetti malati

MA ancora in una fase sintomatica che sono presenti nella popolazione.

Gli screening possono essere;

- Selettivi

; su soggetti sani, appartenenti ad una categoria a rischio

- Popolazione ; incidenza della malattia molto alta nella popolazione (tumore al seno nella

popolazione femminile)

- Verso una sola malattia

- Multifasico (gravidanza).

Lo screening non è obbligatorio

Viene proposto attivamente dal servizio sanitario regionale ma è necessaria la libera adesione delle

persone convocate. Perciò non basta organizzare un servizio, ma è necessario che ci sia una adeguata

informazione ed un coinvolgimento sia della popolazione che del personale sanitario.

I criteri per l’applicazione di una campagna di screening sono:

- Patologia frequente e grave

- Conoscere la storia naturale della malattia

- Disponibilità di un buon test di screening

- Disponibilità di una terapia accettabile

PREVENZIONE SECONDARIA DELLA MALATTIE INFETTIVE

Il soggetto sottoposto allo screening potrebbe sembrare sano ma in realtà ha già in sé la malattia, è quindi

impossibile bloccare una malattia con la prevenzione secondaria.

Individuo infetto  malattia evidente

*LIMITE

Un forte limite è dato dal periodo di incubazione (nella gran parte delle malattie infettive) così breve da non

consentire l’uso di mezzi della prevenzione secondaria (diagnosi precoce tramite screening e trattamento in

fase pre-clinica). Pertanto, la prevenzione secondaria è riservata solo a poche malattie infettive con tempi

di incubazione lunghi (AIDS, TBC, epatite C).

CHEMIOPROFILASSI SECONDARIA  è attuata mediante l’impiego di chemioterapici o antibiotici,

somministrati a soggetti apparentemente sani ma che hanno già in atto un processo infettivo. Differisce

dalla chemioterapia.

PREVENZIONE SECONDARIA DELLE MALATTIE NON INFETTIVE

. Screening di massa;

- Periodo di latenza molto lungo

- Test accettabile ed applicabile alla massa

- Disponibilità di una terapia efficace

. Screening sui neonati;

- Ipotiroidismo

- Fenilchetonuria

(In questi casi i soggetti se trattati con farmaci, possono avere uno sviluppo normale)

. Screening sui tumori;

- Mammella

- Colon-retto

- Collo dell’utero

. Screening in gruppi a rischio;

- Su lavoratori esposti a particolari fattori

- Su patologie con familiarità

- Deve essere sufficientemente riproducibile 15

PREVENZIONE TERZIARIA (riabilitativo-sociale)

È un tipo di prevenzione MIRATA AL PAZIENTE CON MALATTIA CRONICA O INVALIDITÀ.

. Obbiettivi:

- Limitare la comparsa di complicazioni

- Impedire/limitare esiti invalidanti

- Riportare la persona ad un equilibrio di salute (indipendentemente dalle terapie).

La prevenzione terziaria viene attuata con tecniche di riabilitazione;

. Riabilitazione motoria precoce post-infarto (ripristino della funzione dell’organismo)

. Sostegno psicologico (infarto o tumori, sia al malato che ai familiari)

. Materassi per evitare le piaghe da decubito, ecc.

CAP. 3 – “FATTORI DI PROTEZIONE E RISCHIO PER LA SALUTE”

GENERALITÀ SUI MICRORGANISMI

“Il ruolo dell’infinitamente piccolo, in natura, è infinitamente grande” Louis Pasteur.

La branca della biologia che studia i microrganismi è la microbiologia, essa si occupa di tutte le cellule

viventi e di come essere operano nell’ambiente.

La microbiologia non è altro che lo studio di microrganismi visibili solo al microscopio (ottico o a

scansione). Essi possono essere:

. Unicellulari; costituiti da un'unica cellula (batteri, alghe, lieviti ovvero funghi, protozoi)

. Pluricellulari; costituiti da più cellule (muffe)

. Subcellulari; sono organismi privi di organizzazione cellulare, contenenti al loro interno solo DNA o RNA

(acido nucleico) e proteine (virus).

I microrganismi viventi microscopici possono far parte della:

. Batteriologia; batteri (da 0,2 um a 10 um)

. Virologia; virus (da < 1 nm a 20\30 nm)

. Parassitologia; parassiti (da 1 nm a 10 cm)

. Micologia; funghi (5-10 um).

DIMENSIONI DEI MICRORGANISMI

I MICRORGANISMI E IL LORO IMPATTO SULLE ATTIVITÀ DELL’UOMO

Anche se comunemente si pensa che i microrganismi sono i responsabili delle malattie infettive, in realtà

ben pochi sono patogeni. Anche se riescono sicuramente a causare un danno a uomini, animali e piante,

essi possono anche essere considerati positivi per diversi utilizzi:

- Produzione di antibiotici (penicillina)

- Allestimenti di vaccini (vaccino per epatite B)

- Ingegneria genetica (proteine ricombinanti)

- Utilizzo nell’industria (produzione del pane, yogurt, aceto, birra, vino)

- Sfruttamento materie prime (petrolio, cellulosa)

- Biocombustibile (etanolo)

- Biorisanamento (ridurre l’inquinamento e sostanze tossiche)

- Agricoltura (fissazione azoto)

- Biotecnologie (trattamento cura e prevenzione)

I microrganismi sono distribuiti praticamente ovunque nell’ambiente.

Possono essere divisi in: 16

. I microrganismi patogeni; sono organismi responsabili di malattia, resistono per poco nell’ambiente

(breve vita)

. I microrganismi saprofiti; sono quei microrganismi che hanno un ruolo fondamentale soprattutto nello

sviluppo dei fenomeni alterativi per esempio degli alimenti.

Quelli che vengono a contatto con il nostro organismo sono oggetto della microbiologia medica. Si parla

quindi di interazione uomo-microrganismo.

Queste interazioni possono essere:

. Dannose per l’uomo, ovvero che portano allo sviluppo di malattie (virus, batteri, miceti, protozoi)

. Non dannose per l’uomo anche se prevalentemente di origine batterica (flora batterica normale, superfici

cutanee, superfici mucose).

BATTERI

Sono organismi unicellulari procarioti.

MORFOLOGIA DEI BATTERI

Possono avere morfologia di vario tipo:

. Sferica o ovale (cocchi)

- Diplococchi; disposti due a due

- Streptococchi; disposti a catenella

- Stafilococchi; disposti a grappolo

- Tetradi; disposti a gruppi da 4

- Ottetti; disposti a gruppi di 8

. Cilindrica (bastoncelli)

- Coccobacilli

- Diplobacilli; due cellule una di seguito all’altra

- Streptobacilli; uno di seguito all’altro

- A palizzata; uno accanto all’altro (verticale)

. Cilindrica ricurva (vibrioni)

. Cilindrica a spirale (spirilli)

. Cilindrica molto allungata (filamenti)

La maggior parte delle specie batteriche sono dotate di vita autonoma, cioè tutte le funzioni (riproduzione,

metabolismo, movimento, produzione di energia, ecc.).

Il genoma batterico è costituito da un solo cromosoma circolare.

La divisione batterica avviene per scissione binaria e questo conferisce la capacità ai batteri di moltiplicarsi

molto velocemente, come può avvenire anche nei siti di infezione.

La curva di crescita è rappresentata da una FASE LAG ovvero di adattamento,

una volta che l’organismo si è adattato inizia a crescere in maniera esponenziale

FASE LOG.

L’organismo arriva poi ad una fase STAZIONARIA, ovvero quando il microrganismo

non ha più il substrato per poter crescere, ha quindi esaurito i principi nutritivi.

Dopo la fase stazionaria si ha la fase di DECLINO o di MORTE.

TEMPERATURE OTTIMALI DI CRESCITA

I batteri sono molti sensibili alle temperature per la crescita, in particolare i microrganismi patogeni. Questi

microrganismi si distinguono in diverse tipologie:

. Psicrofili (4°c)

. Mesofili la maggior parte dei casi (36-39°c)

. Termofili (60°c) 17

. Ipertermofili ( 88°c).

CRESCITA IN FUNZIONE DELL’OSSIGENO

I microrganismi sono, anche in questo caso, di diverse tipologie:

. Anaerobi; assenza di ossigeno

. Aerobi facoltativi o obbligati; con o senza la presenza di ossigeno

. Microaerofili; microorganismi che per la loro crescita necessitano di una miscela gassosa ricca di azoto

ed altri elementi (es. helicobacter pylori)

. Anaerobi aerotolleranti.

VIRUS

Sono i microrganismi più semplici da un punto di vista strutturale, sono costituiti da acido nucleico

racchiuso in un involucro proteico che prende il nome di capside e in alcune specie da un ulteriore

involucro più esterno di origine cellulare che prende il nome di pericapside o envelope.

A seconda del tipo di acido nucleico presenti all’interno del virus, essi possono essere classificati in;

. DNA virus

. RNA virus

. RNA ↔ DNA; si parte dall’RNA per sintetizzare il DNA attraverso degli enzimi che prendono il nome di

TRANSCRITTASI INVERSA.

MORFOLOGIA DEI VIRUS

Le morfologie possono esser tante e danno il nome al virus.

A differenza dei batteri i virus NON sono dotati di vita autonoma, quindi per potersi moltiplicare è

necessario che questi vadano a parassitare un'altra cellula, proprio per questo essi si chiamano parassiti

intracellulari obbligati.

Nell’ambiente esterno i virus possono solo sopravvivere e non moltiplicarsi.

Per molte specie di virus esiste il fenomeno del tropismo di cellula/organo, quindi attaccano solo particolari

cellule/organi.

Nell’organismo umano i virus possono rimanere localizzati a livello del sito infiammatorio, oppure possono

diffondersi a vari tessuti. Alcune specie virali sono in grado di infettare più tipi di tessuti e di organi.

CARATTERISTICHE GENERALI DEI MICETI

I funghi o miceti comprendono: lieviti, muffe e funghi eduli. Sono di interesse microbiologico solo muffe e

lieviti:

MUFFE  microrganismi pluricellulari

Sono miceti che presentano un corpo (tallo) formato da filamenti (ife) che aggregandosi formano una

struttura detta micelio (vegetativo e aereo o riproduttivo; spore).

LIEVITI  microrganismi unicellulari

Sono dei microrganismi utili all’uomo in vari processi dell’industria alimentare ad es. panificazione,

fermentazione di birra, stagionatura dei formaggi, ecc.

DIMORFISMO; microrganismi che riescono a crescere sia in fase saprofitica (25° C) con aspetto

filamentoso, sia in fase parassitaria (37° C) sotto forma di blastospore (es. candida albicans).

CLASSIFICAZIONE DELLE MICOSI IN BASE ALLA SEDE

I miceti sono in gradi di causare delle micosi, esse possono essere;

. Micosi superficiali; parte superficiale dell’epidermide (macchie biancastre)

. Micosi sottocutanee; infezioni di epidermide, ossa, fasce muscolari

. Micosi viscerali;

- Primitive  causano infezioni a livello della mucosa orale, respiratoria, genitale

- Secondarie  causano infezioni ad organi interni e viscerali.

PROTOZOI E I METAZOI

Sono organismi che vivono a spese dell’ospite, in cui possono creare un danno molto variabile. Possono

essere:

. Endoparassiti; vivono all’interno di tessuti, cellule e cavità dell’ospite

. Ectoparassiti; vengono a contatto con le superfici esterne dell’ospite.

Il parassitismo può essere facoltativo ma anche obbligato, i parassiti hanno inoltre un ciclo di vita piuttosto

complesso. 18

I protozoi (unicellulari) ed i metazoi (pluricellulari) sono compresi tra i parassiti di interesse per la salute

dell’uomo.

I PRIMI ANNI DI VITA

Da un punto di vista epidemiologico, nei primi anni di vita il tipo di patologie che svolgono un ruolo

prevalente sono le malattie infettive. Oggi, sono disponibili strumenti efficaci per la prevenzione di queste,

sia diretti all’ambiente che alla persona.

I primi mesi di vita e la prima infanzia costituiscono un momento importante per il manifestarsi di patologie

su base genetica, spesso letali, non trattabili, connesse a forme di ritardo mentale ed elevati gradi di

disabilità motoria, cognitiva, sensoriale.

Più rare sono invece forme di tipo multifattoriale connesse anche alla postura ed alla interazione di fattori di

rischio comportamentale ed ambientale. È necessario quindi prendere in considerazione le diverse

opportunità di prevenzione e le principali situazioni di rischio in questa fascia di età.

CAP. 6 – “SALUTE PER FASCE D’ETA”

IGIENE E PREVENZIONE IN ETÀ EVOLUTIVA O SCOLARE

Con il termine “età evolutiva o scolare” si indica solitamente il periodo che costituisce il passaggio dallo

stato di fanciullezza (prima infanzia) a quello di maturità  3 – 18 anni.

In questo periodo l’organismo subisce una serie di trasformazioni psicofisiche, per mezzo delle quali

assume uno stato biologico definitivo e una organizzazione mentale saldamente strutturata, identificabili

con l’età adulta.

L’ingresso nella scuola, in un primo tempo materna e successivamente dell’obbligo, rappresenta un evento

determinante nella vita del bambino.

Il bambino si trova inserito per la prima volta in una struttura pubblica collettiva e le influenze che possono

derivargliene formano per gran parte il futuro cittadino, non solo dal punto di vista educativo ma anche da

quello sanitario. La scuola infatti, è il luogo di educazione per eccellenza.

Esistono tuttavia, oltre alla scuola, altri due fattori in grado di esercitare un notevole condizionamento nello

sviluppo del bambino:

. La famiglia, con la quale il soggetto in evoluzione intreccia un complesso rapporto che deve condurlo

dallo stato di totale dipendenza a quello di una responsabile e cosciente autonomia.

. L’ambiente sociale che, tramite l’azione dei mass-media e i comportamenti imitativi di gruppo, è in grado

di esercitare un’influenza condizionante di non secondaria importanza.

OBBIETTIVI DELLA PREVENZIONE NELLA ETÀ EVOLUTIVA

Sono numerosi e complessi gli interventi di prevenzione che possono essere attuati in questa fase della

vita.

Il bambino deve giungere all’età adulta:

a) Fisicamente ben conformato; statura adeguata alle sue condizioni genetiche, armonia dei vari

segmenti corporei e delle masse muscolari.

b) Psicologicamente realizzato e socialmente ben inserito; capace cioè di vivere nel proprio contesto

socio-culturale.

- Stabilendo rapporti interpersonali soddisfacenti e realizzando, nella vita lavorativa, i propri interessi

e vocazioni.

- Vivendo in modo responsabile, critico e creativo, i rapporti con il proprio gruppo.

c) Sufficientemente protetto; dotato cioè, di una solida educazione alla salute atta ad evitare abitudini e

atteggiamenti dannosi.

PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO NELL’ETÀ EVOLUTIVA

1. Genetici;

. Deficit psico-fisici congeniti

. Predisposizione ereditaria ad alcune malattie.

2. Ambientali;

. Famiglia (condizione socio-economica, rapporti interfamiliari, carenza o assenza di adeguati modelli)

. Scuola (strutture edilizie e arredi, orario di lavoro e programmi educativi)

. Società (strutture associative e ricreative, mass-media, comportamenti imitativi di gruppo)

3. Personali;

. Abitudini di vita incongrue (alimentazione, carenza di attività fisica, tabacco, alcolici, droga, ecc.).

Questi fattori agiscono spesso integrando e sommando i loro effetti, richiedendo una pluralità di interventi

da condurre, in forma interdisciplinare, sia sull’ambiente che sull’uomo.

I SERVIZI DI MEDICINA SCOLASTICA 19

Compiti:

. Controllo dello sviluppo psicosomatico degli alunni

. Difesa degli studenti dalle malattie infettive

. Assistenza sanitaria nelle scuole speciali

. Vigilanza sull’idoneità dei locali e delle suppellettili e sulla loro manutenzione

. Vigilanza sulla refezione scolastica

. Educazione igienico-sanitaria della popolazione scolastica

. Controlli medico-legali sul personale addetto alle scuole.

PRINCIPALI INTERVENTI DI PREVENZIONE IN ETÀ EVOLUTIVA

MALATTIE INFETTIVE TIPICHE IN ETÀ SCOLARE

. Malattie esantematiche (morbillo, rosolia, varicella, ecc.)

. Infezioni dell’apparato respiratorio (tonsille-faringiti, laringiti, bronchiti, polmoniti, pertosse)

. Infezioni gastrointestinali (enteriti, enterocoliti, ecc.)

. Infezioni del sistema nervoso (meningiti, meningoencefaliti, ecc.)

. Infezioni delle vie urinarie

. Malattie parassitarie (pediculosi, ecc.)

. Infezioni sistemiche (mononucleosi infettiva, parotite).

MALATTIE NON INFETTIVE IN ETÀ SCOLARE

. Rachitismo (carenza di vitamina D o raggi solari)

. Alterazioni post-strutturali e paramorfismi (scoliosi, ipercifosi toracica, iperlordosi lombare, ecc.)

. Disturbi della visione* (miopia, ipermetropia, astigmatismo, strabismo)

. Disturbi dell’udito

. Carie dentaria

. Disturbi della parola (dislalie, balbuzie)

. Disturbi neuropsichici.

*Le alterazioni del sistema visivo dal punto di vista epidemiologico interessano dal 4 al 6% della

popolazione infantile, una così elevata incidenza giustifica l’ampliamento di interventi di diagnostica

precoce.

MALATTIE MULTIFATTORIALI IN ETÀ SCOLARE

Le malattie multifattoriali rappresentano situazioni occasionali dovute a suscettibilità genetica o all’intensa

esposizione a fattori di rischio ambientale.

. Allergie (asma, intolleranze alimentari)

. Diabete (diabete di tipo 1)

. Tumori (prevalentemente patologie ematologhe e tumori ossei)

. Obesità infantile giovanile (30% dei bambini sono in sovrappeso, un terzo di questi sono obesi).

L’EDIFICIO SCOLASTICO NELL’AMBITO DELLA PREVENZIONE 20

Le norme relative agli aspetti tecnici dell’edilizia scolastica sono contenute nel Decreto Ministeriale del 18

dicembre del 1975. Esso include:

. Indici minimi di funzionalità didattica

. Norme di edilizia ed urbanistica che devono essere osservate nell’esecuzione di opere di edilizia

scolastica.

IL BANCO SCOLASTICO

Misure:

- Esistono sei gradazioni correlate alla statura degli alunni (DM18/12/1975-Norme UNI 1961)

Caratteristiche (UNI EN 1729):

- La corretta posizione del corpo dell’alunno dipende dai rapporti tra piano del tavolo e sedile

- Assunzione di posizioni scorrette favorisce l’insorgenza di scoliosi, cifosi, miopia

Distanza

Spazio orizzontale intercedente fra i due piani verticali passante per il margine anteriore del sedile e per il

margine anteriore dello scrittoio rivolte verso lo scolaro. La distanza ottimale è di circa 10 cm (positiva).

Differenza

È lo spazio verticale intercedente fra i due piani orizzontali passanti per il margine anteriore del sedile e per

il margine dello scrittorio volto verso lo scolaro.

LA SCOLIOSI

Anomala curvatura laterale della colonna.

. Curvatura di tipo funzionale (correggibile)

. Curvatura di tipo strutturale (curvatura fissa; rotazione e cambiamenti strutturali visibili con radiografia)

MECCANISMO ETICO-PATOGENETICO

Non è del tutto chiaro:

. Anormale crescita della vertebra

. Sbilanciamento dei muscoli spinali

. Presenza di alterazioni muscolari

. Cambiamento endocrino-metabolici

. Fattori genetici

La prevalenza della scoliosi è molto elevata, in Italia è compresa tra l’1,4 e il 5,9% in ragazzi fra i 6 e i 14

anni.

Il rapporto è di 7 femmine su ogni maschio adolescente.

GLI ESITI

. Influenza negativa sulla qualità della vita

. Causa dolori lombari, disturbi cardiocircolatori e psicologici

. Mortalità media è più elevata. 21

IPERCIFOSI TORACICA

La cifosi toracica è un’angolazione fisiologica della colonna, concava

anteriormente, di valore compreso fra i 20° e i 40°.

Per valori superiori a 40° si parla di ipercifosi toracica.

Esistono due possibili forme di ipercifosi giovanile:

. Idiomatica; assumono un atteggiamento con le spalle ruotate in

avanti (particolarmente presente nelle adolescenti per compensare lo

sviluppo del seno)

. Processo osteocondritico (morbo di Scheureman); forma più grave,

modificazione dei corpi delle vertebre.

L’ipercifosi toracica accentuata è causa di dolori vertebrali, inestetismi posturali, ma soprattutto una

sindrome polmonare restrittiva.

PEDICULOSI: pidocchio e lendini

Malattia da infestazione del capo da parte di parassiti che hanno come sito di infezione i capelli e i peli.

Le lendini sono le uova che producono i pidocchi.

. Definizione; infestazione del capo, parti pelose ed abbigliamento

. Eziologia; Pediculus capitis (pidocchio) e Phtirius pubisce (piattole)

. Serbatoio; uomo  i pidocchi sono i suoi parassiti obbligati

. Trasmissione;

- contatto diretto con malato o portatore

- contatto indiretto attraverso vestiti, lenzuola cuscini, pettini e spazzole.

In presenza di stato febbrile i pidocchi tendo ad abbandonare l’ospite, quindi in questo caso la trasmissione

è facilitata.

. Incubazione; le uova si schiudono in 1 settimana e dopo 8-10 giorni l’insetto ha raggiunto la maturità

sessuale

. Profilassi; AMBIENTE; allontanamento dalla scuola per 24 ore per la pediculosi del capo, dopo

applicazione di efficace insetticida; disinfezione continua del vestiario ed effetti letterecci.

. Diffusione; ubiquitaria (presenti in qualsiasi luogo). Particolarmente frequente in ambienti affollati e

scarsa igiene personale.

CAP. 3/4

MALATTIE INFETTIVE A PREVALENTE DIFFUSIONE AEREA

In tutto il mondo le malattie respiratorie acute sono una delle cause maggiori di morbosità e mortalità.

La maggior parte delle malattie infettive sono trasmissibili per via aerea.

L’elevata contagiosità facilita la diffusione endemica-epidemica, con epidemie in genere a cicli poliennali

nei mesi freddi, favorite da ambienti chiusi e sovraffollati.

Tra le diverse cause di morte rappresentano:

. 4,4% Europa

. 12,9% Africa

. 3,3% America del Nord

. 9,5% America del Sud

. 13,6% America Centrale

. 13,6% Asia, Paesi emergenti

ASPETTI EPIDEMIOLOGICI

. Metà della popolazione colpita

. 1/4 delle visite dei medici di base dovuto a raffreddori, angine, faringiti, influenza, bronchiti e polmoniti

. Causa di un 1/3 di giornate di assenza a lavoro/ scuola

. L’influenza è ancora oggi la terza cause di morte in Italia per patologia infettiva, preceduta solo da AIDS e

tubercolosi

. Mortalità; prevale nettamente negli anziani (per le complicanze).

. Serbatoio/sorgente l’uomo

. Trasmissione; goccioline, contatto diretto o indiretto (materiali, oggetti)

. Periodo di incubazione; 1-3 giorni

. Periodo di contagiosità; 1-2 giorni prima – 3 giorni dopo i sintomi. 22


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49

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10.82 MB

AUTORE

Monicap7

PUBBLICATO

9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienza della formazione primaria (laurea a ciclo unico - 4 anni)
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Monicap7 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Igiene e sanità pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Schiavano Giuditta.

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