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Lo sport e il fascismo

Introduzione al fascismo

Nell'ottobre 1922, Mussolini con la marcia su Roma avviò la conquista del potere in Italia.

Nel 1925 il Fascismo divenne una dittatura consolidata. Lo sport e l'educazione fisica furono elementi fondamentali nella concezione politica fascista.

Fino agli anni '30 venne perseguita la realizzazione di una educazione fisica di massa, non la corsa al campionismo.

Mussolini ritratto in foto come aviatore, schermidore, automobilista, cavaliere..., incarnava il simbolo dello sport e dello Stato.

Il senso dello sport sotto il fascismo

"Lo sport abitua gli uomini alla lotta in campo aperto": così Mussolini concepiva il senso della pratica sportiva nel ventennio.

E il fascismo si appropriò di palestre e campi di gioco usandoli come mezzi di propaganda per "il prestigio internazionale del paese", come strumento di consenso, ma anche come elemento educativo per preparare la "nazione in armi".

Lo studio del fenomeno: il quadro storico e sociale

Fino ad ora più ampie sono state le indagini riguardo alle tematiche ideologiche, politiche e sociali connesse con l'educazione fisica, meno particolareggiate quelle sullo sport.

Fino al primo conflitto mondiale non aveva compiuto grandi passi in Italia. Pochi impianti, poche strutture e, soprattutto, uno scarso livello di praticanti.

Questo era dovuto essenzialmente allo stato di arretratezza economico-sociale in cui versava il nostro paese, ma anche, in parte, al quasi totale disinteresse su di esso mostrato dallo stato liberale.

Il fascismo al potere, lo sport cambia 1

Lo sport ufficiale si era già dato una sua fisionomia. Erano sorti il CONI e quasi tutte le federazioni ed esisteva già un buon numero di giornali specializzati come la Gazzetta dello Sport.

Con l'inizio degli anni Venti, lo sport segnò una fase di decisa crescita anche in Italia.

Mussolini, che sportivo non era, intuì l'importanza del fenomeno, lasciò a Lando Ferretti, un ex redattore capo de la Gazzetta, il compito di tracciarne le coordinate.

Ferretti vedeva nell'attività fisica un mezzo per migliorare l'abilità e la destrezza del corpo, temprandolo alle più ardue fatiche, in una proficua collaborazione con il mondo scientifico.

Ferretti rinforzò l'autorità del CONI, favorì l'espansione delle federazioni e promosse una grande campagna di costruzione di nuovi impianti: piscine, campi da tennis, piste per l'atletica.

In tal modo lo sport venne ad assumere in Italia le stesse caratteristiche dei paesi più avanzati, con la differenza che, mentre nelle democrazie ci si limitava a favorire e coordinare gli impulsi e l'attività dei singoli, nei regimi totalitari come il fascismo quest'opera di promozione veniva direttamente dal potere, sottendendo proprie specifiche finalità.

I successi e le nuove istituzioni

Il grande impegno nell'organizzazione e nella diffusione dello sport portò, nel giro di pochi anni, a risultati davvero sorprendenti in diverse discipline, come le vittorie ai campionati del mondo di calcio del 1934 e del 1938, il secondo posto quanto a numero di medaglie all'Olimpiade di Los Angeles, i trionfi ciclistici, i primati di Italo Balbo nelle trasvolate oceaniche, i successi nell'automobilismo, nel motociclismo e nella motonautica, discipline molto amate dal fascismo per il loro carattere di esaltazione della macchina e della velocità.

"Le prodezze sportive - dichiarava Mussolini - accrescono il prestigio della nazione e abituano gli uomini alla lotta in campo aperto, attraverso la quale si misura non soltanto la prestanza fisica, ma il vigore morale dei popoli".

L'educazione fisica conobbe nel corso del ventennio un incremento davvero notevole, in quanto fortemente legata all'idea fascista di forgiare un carattere nuovo per gli italiani, temprato alle fatiche, alle asprezze e a ogni genere di avversità.

Per "preparare i giovani fisicamente e moralmente in guisa da renderli degni della nuova norma di vita italiana" fu appositamente creata, nel 26, l'Opera nazionale Balilla, che doveva "provvedere ad infondere nei giovani il sentimento della disciplina e dell'educazione militare, le istruzioni ginnico-sportive, l'educazione spirituale e culturale".

Al centro dell'insegnamento e dell'addestramento sovrastava ovviamente Mussolini, e durante i famosi 2 “Sabati fascisti” si preparavano dei veri spettacoli teatrali con coreografia dei saggi, sfilate, parate che esaltavano il valore della forza fisica.

A presiedere l'ONB fu chiamato il fascista Renato Ricci, che aveva il culto dell'educazione fisica e della disciplina, puntò in primo luogo all'edificazione di una grande rete di strutture utilizzando le forze giovani e più promettenti della architettura italiana, al punto che nel 1937 si contavano 890 case Balilla, 1470 palestre, 2568 campi sportivi, 22 piscine.

Per dare maggiore incisività all'insegnamento fondò inoltre l'Accademia fascista di educazione fisica e l'Accademia femminile fascista e lasciava un'eredità davvero ragguardevole con i suoi 2.478.768 balilla; 2.130.530 piccole italiane; 960.118 avanguardisti; 483.145 giovani italiane.

Un totale, cioè, di oltre 6.000.000 di iscritti, cifra comunque considerevole anche se l'iscrizione all'ONB era praticamente obbligatoria e forzata.

Dallo sport di massa al campionismo

La concezione che privilegiava il carattere di massa dell'attività fisica, prevalente nell'Italia fascista degli anni '20, divenne perdente negli anni '30.

Non corrispondeva alla "grandeur" dell'Impero, che necessitava di campioni e supereroi da mostrare in pubblico, da propagandare all'estero, come simbolo di una nazione vigorosa, forte e degna di rispetto.

L'Opera Balilla fu sciolta e tutto lo sport e l'educazione fisica furono messe alle dipendenze del CONI.

Ma soprattutto alla fine degli anni Venti il calcio ed il ciclismo fecero "presa" sulle italiche genti. Si conobbero due eventi per certi versi decisivi: la nascita del tifo e dei tifosi, tipico fenomeno culturale e di costume, e l'incontro con la grande industria, che cominciò da allora a vedere nello sport un ottimo mezzo per promuovere i prodotti.

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La dieta dello sportivo

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Di solito chi pratica uno sport si allena in media 2-3 volte a settimana, per una durata massima di 2 ore circa.

Un'attività fisica di questa entità non comporta quasi mai un fabbisogno energetico aggiuntivo, né tanto meno richiede particolari aggiustamenti della razione alimentare.

A maggior ragione, in questi casi non vi è alcuna necessità di ricorrere a prodotti dietetici particolari o a integratori alimentari.

Anzi, nel caso in cui le entrate siano sistematicamente superiori alle uscite si può ingrassare anche in periodo di pieno allenamento.

Cosa deve mangiare lo sportivo?

Lo sportivo può e deve mangiare abitualmente di tutto. Le quantità saranno proporzionali al tipo di attività fisica che svolge.

Inutile dire che quando l'attività fisica rallenta o cessa del tutto, è bene che l'ex-atleta riduca proporzionalmente i suoi consumi alimentari, adeguandoli alle nuove abitudini.

Esistono alimenti più importanti di altri per l'atleta?

I cibi "speciali", ossia gli integratori e quant'altro la pubblicità propone in materia, non aggiungono nulla di veramente utile alla "normale" alimentazione.

Non esistono alimenti “magici” capaci di migliorare le prestazioni fisiche oltre quello che 5 possiamo attenderci dalle nostre caratteristiche personali e soprattutto dall'allenamento.

L'atleta ha bisogno di quantità extra di proteine o grassi?

No. L'apporto medio di 1,1 - 1,5 grammi/kg di proteine è sufficiente a mantenere il perfetto funzionamento delle masse muscolari; per coloro che svolgono attività agonistica, la dose giornaliera consigliata può salire fino a 1,7 grammi per ogni kg di peso corporeo.

L'apporto lipidico complessivo ritenuto ottimale deve essere pari al 35-40% delle calorie totali assunte in età pediatrica, fino al 30% nell'adolescenza e il 25% nell'età adulta.

Occorre prestare particolare attenzione ai lipidi di origine animale che, se assunti in quantità non controllate, apportano, seppur in diversa misura, un aumento dei livelli di colesterolo.

Anche per lo sportivo, il livello di assunzione quotidiano raccomandato è 300 mg di colesterolo nell'adulto e 100 mg/1000 kcal nel bambino.

Lo sportivo può eccedere nel consumo di carboidrati?

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