Seconda guerra mondiale
La dittatura di Mussolini e il fascismo di Hitler
I campi di sterminio
La Libia
L’atomo
Il primo
Elie Wiesel
Stati Uniti
Petrolio
Environment
Thomas Cole (1801-1848)
Chopin
Friedrich
Opéra
La dittatura di Mussolini
28 ottobre 1922: Marcia su Roma.
Mussolini ha l’incarico di formare il governo.
Dal 1925 comincia la dittatura di Mussolini; è l’inizio del fascismo: furono cancellate tutte le leggi democratiche.
- Fu abolita la libertà di stampa.
- Furono sciolti tutti i partiti e le associazioni politiche all’infuori del partito fascista.
- Fu abolita la libertà sindacale.
- Fu istituito il confino di polizia.
- Venne creato un tribunale speciale per la difesa dello Stato.
Patti che precedettero la Seconda guerra mondiale
1935-1939: il fragile equilibrio dell’Europa va in frantumi.
La Francia e la Gran Bretagna non fermarono la Germania quando gli era possibile, credendo che la fame di conquista di Hitler si sarebbe placata solo se avesse potuto raggiungere i suoi obiettivi.
1938: Hitler reclama la regione dei Sudeti.
09/1938: Francia, Inghilterra, Italia e Germania a Monaco sottoscrissero il patto di Monaco che annetteva la regione dei Sudeti alla Germania.
03/1939: la Germania occupa Praga.
04/1939: l’Italia occupa l’Albania.
05/1939: Italia e Germania firmano il Patto d’acciaio: nel caso in cui uno dei due paesi fosse stato coinvolto in un conflitto, l’altro avrebbe dovuto andare in suo soccorso.
23/8/1939: Germania e URSS firmano il patto di non aggressione. Entrambe le nazioni beneficiarono di questo patto in quanto Hitler credeva di poter essere libero di colpire a occidente, senza preoccuparsi della Russia; mentre Stalin temeva un attacco tedesco.
La Seconda guerra mondiale
1/09/1939: la Germania invade la Polonia.
3/09/1939: Inghilterra e Francia dichiarano guerra alla Germania.
11/1939: l’URSS si impadronisce delle regioni orientali della Polonia e pretese inoltre la Finlandia. L’esercito finlandese riesce a tener testa all’Armata Rossa per alcuni mesi, ma nel marzo 1940 deve cedere alle richieste territoriali sovietiche.
04/1940: la Germania sottomette la Danimarca e la Norvegia.
05/1940: a ovest l’offensiva investì l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, ma il vero obiettivo di Hitler è la Francia.
Estate 1940: il Giappone occupa l’Indocina e firma il Patto Tripartito con la Germania e l’Italia.
14/6/1940: la Germania riesce ad oltrepassare la Linea Maginot e arriva fino a Parigi.
22/6/1940: la Francia si arrende. Il paese si divide in due:
- La parte settentrionale viene occupata militarmente dai tedeschi.
- Nella parte centro-meridionale viene formato uno Stato indipendente con capitale Vichy. Questo era retto da un governo collaborazionista, ovvero disposto ad assecondare la volontà dei tedeschi. A capo vi è Pétain.
07/1940: Operazione Leono Marino. La Germania infligge bombardamenti durissimi all’Inghilterra ma, nonostante questo, gli inglesi non cedettero.
11/1940: prima battuta di arresto per la Germania.
10/6/1940: l’Italia, che aveva dichiarato lo stato di non belligeranza in quanto l’esercito non si era ancora ripreso, dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, perché temeva che l’alleata si sarebbe rafforzata eccessivamente e l’Italia sarebbe stata messa in condizione di subordinazione. Ma per l’Italia era una sconfitta dietro l’altra:
- 21/06/1940: attacca la Francia.
- 08-09/1940: attacca i possedimenti coloniali dell’Inghilterra in Africa.
- 10/1940: attacca la Grecia.
Tutte queste situazioni si risolsero solo con l’aiuto della Germania nazista.
22/6/1941: Operazione Barbarossa. La Germania attacca l’URSS. Ma essa reagì utilizzando la tattica della Terra bruciata, stessa usata con Napoleone.
12/1941: entrano in guerra gli USA e il Giappone.
03/1943: in Italia alcuni operai scioperano e bloccano la produzione.
9-10/7/1943: gli angloamericani sbarcano in Sicilia.
25/07/1943: il re destituisce Mussolini e lo fa arrestare. Il governo viene affidato a Badoglio.
3/09/1943: Badoglio firma l’armistizio con gli angloamericani. Fu però annunciato solo l’8/09. L’8 settembre fu un momento drammatico perché il re e Badoglio fuggirono e lasciarono l’esercito senza ordini e si sfasciò. Alcuni soldati tentarono di opporsi, altri invece, credendo che il conflitto fosse finito, cercarono di tornare a casa ma furono disarmati dai nazisti e deportati.
6/06/1944: gli angloamericani sbarcarono in Normandia dove, per la prima volta, la Germania utilizzò le sue armi segrete: le bombe V1 e V2.
25/08/1944: viene liberata Parigi.
1944: la Germania perde i suoi alleati orientali ed è costretta a ritirarsi dalla Grecia e dalla Serbia.
7/05/1945: la Germania si arrende. La guerra è finita in Europa.
6/08/1945: fu sganciata la prima bomba atomica su Hiroshima.
9/08/1945: una seconda bomba colpisce Nagasaki.
Il nuovo ordine europeo
La guerra lampo
La guerra lampo è la strategia che la Germania utilizzò per la Seconda guerra mondiale.
Procedeva così:
- Venivano impiegati l’aviazione e truppe motorizzate e corazzate.
- Procedeva poi la fanteria.
Si chiamava guerra lampo in quanto procedeva con attacchi fulminei perché la Germania era povera di materie prime e doveva quindi affrontare un nemico alla volta.
Leggi razziali emanate nel 1938
La difesa della razza
Il 5 agosto 1938 sulla rivista viene pubblicato il seguente manifesto:
«Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.
1. LE RAZZE UMANE ESISTONO. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti, di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.
Germania
2. ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori, come per es. i nordici, i mediterranei, ecc., individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.
Stati alleati
3. IL CONCETTO DI RAZZA È CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.
Stati satelliti
4. LA POPOLAZIONE DELL’ITALIA ATTUALE È NELLA MAGGIORANZA DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTÀ ARIANA. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.
Stati neutrali
5. È UNA LEGGENDA L’APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.
Stati schiavi
6. ESISTE ORMAI UNA PURA “RAZZA ITALIANA”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.
7. È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico.
Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.
È NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE FRA I
8. MEDITERRANEI D’EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE E GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL’ALTRA. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.
9. GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.
10. I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.»
«È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico.»
Primo Levi
Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987) è stato uno scrittore italiano, autore di racconti, memorie, poesie e romanzi. Nel 1944 venne deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Il suo romanzo Se questo è un uomo, che racconta le sue esperienze nel lager nazista, è considerato un classico della letteratura mondiale.
Primo Levi venne trovato morto nell’aprile 1987 alla base della tromba delle scale di casa sua, dando adito a sospetti di suicidio. Nato a Torino il 31 luglio 1919 da Ester Luzzati e Cesare Levi, appartenenti ad una famiglia di origini ebraiche proveniente dalla Provenza e dalla Spagna, Primo Levi vive un’infanzia turbata da alcune incomprensioni con il padre, dovute ad una notevole differenza di età e ad un differente carattere. Nel 1934 si iscrive al liceo classico “Massimo d’Azeglio” di Torino, noto per aver ospitato docenti illustri e oppositori del fascismo come Augusto Monti, Franco Antonicelli, Umberto Cosmo, Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Massimo Mila, Leone Ginzburg e molti altri. Questi insegnanti furono però allontanati, e il clima politico lì presente si raffreddò.
Nel campo di Auschwitz
Nel 1943 si inserisce in un nucleo partigiano operante in Val d’Aosta. Poco dopo, nel dicembre 1943, viene arrestato dalla milizia fascista nel villaggio di Amay sul versante verso Saint-Vincent del Col de Joux, tra Saint-Vincent e Brusson, e trasferito nel campo di transito di Fossoli presso Carpi in provincia di Modena. Il 22 febbraio 1944, Levi ed altri 650 ebrei vengono stipati su un treno merci, oltre 50 individui per vagone, e destinati al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Levi fu qui registrato, con il numero 174 517, e subito condotto al campo di Buna-Monowitz, allora conosciuto come Auschwitz III, dove rimase fino alla liberazione da parte dell’Armata Rossa. Fu uno dei venti sopravvissuti fra i 650 che erano arrivati con lui al campo. Levi attribuisce la sua sopravvivenza a una serie di incontri e coincidenze fortunate.
Innanzitutto, leggendo pubblicazioni scientifiche durante i suoi studi, ha appreso un tedesco elementare. Di rilevante importanza è parimenti l’incontro con Lorenzo Perrone, un civile occupato come muratore, che, esponendosi a un grande rischio personale, gli fa avere regolarmente del cibo. In un secondo momento, verso la fine del 1944, viene esaminato da una commissione di selezione, incaricata di reclutare chimici per una fabbrica per la produzione di gomma sintetica di proprietà del colosso chimico tedesco IG Farben. Insieme ad altri due prigionieri, entrambi poi deceduti durante la marcia di evacuazione, ottiene un posto presso il laboratorio della Buna, dove svolge mansioni meno faticose e ha la possibilità di contrabbandare materiale con il quale effettuare transazioni per ottenere cibo. Nel far ciò si avvale della collaborazione di un altro prigioniero cui è molto legato, Alberto, anch’egli italiano. Infine, nel gennaio del 1945, immediatamente prima della liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa, si ammala di scarlattina e viene ricoverato nel “Kabe”, dal tedesco Krankenbau, in italiano infermeria del campo, scampando così fortunosamente alla marcia di evacuazione da Auschwitz, nella quale sarebbe morto Alberto.
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