Estratto del documento

Roberto Barberio

A.S. 2007/2008

I. T. G. "G. B. Della Porta"

Esame di Stato 2007/2008

Roberto Barberio V A

La coscienza di Zeno

La salute e la psicoanalisi

La perfetta salute umana è il presente.

Da questa frase di Zeno si può intendere sostanzialmente quali siano i concetti fondamentali che, a suo avviso, condizionano la società e il suo modo di vivere.

Per la società borghese tutto si basa sulla perfezione, quindi la felicità non è altro che sapere integrarsi in un sistema stabilito, pilotati dalla banalità di esistere. L'uomo si considera sano quando è perfettamente inserito, quindi compiuto. Non esiste scoperta per lui o, meglio, evoluzione, a differenza dell'inetto.

La figura dell'inetto

Una persona che agisce guidata da impulsi inconsci. La sua diversità funziona come strumento straniante nei confronti dei "normali borghesi".

Da tutto ciò traspare un uomo pervaso dal senso di fallimento, cosciente di essere lui il problema e non la società, anche se alla fine del romanzo, il protagonista finisce per considerare gli "altri" affetti dalla vera malattia: il male di vivere.

Ma nella sua imperfezione l'inetto è disponibile alle trasformazioni, mentre gli "altri" si riconoscono in una forma rigida.

L'inetto appare come un abbozzo, un essere che può ancora evolversi. Da questa considerazione la figura dell'inetto si rivela essere non più un vinto, ma un vincitore, grazie alla nuova concezione del personaggio che, una volta guarito, ritrova le proprie capacità e, mettendole in pratica, riflette sugli innumerevoli mali che produce l'uomo a causa della sua ingordigia.

C'è da evidenziare, però, il mezzo trainante con il quale Svevo, attraverso Zeno, mette in evidenza la superficialità e l'insulsaggine dell'etica borghese: l'ironia.

L'uso dell'ironia

"Se anche la Terra girava non occorreva mica avere il mal di mare, tutt'altro. La Terra girava, ma tutte le altre cose restavano al loro posto".

È la chiave che permette inizialmente a Zeno di definire quale sia il pensiero della moglie.

Augusta è una donna tranquilla e devota, vive in un clima sereno e perfetto, fiduciosa negli ordinamenti stabiliti.

Zeno è ironico, interroga fingendo di non sapere.

Si serve dell'ironia per esprimere il suo giudizio, evitando la denuncia esplicita. L'ironia porta agli occhi del lettore situazioni paradossali, lasciando che le contraddizioni emergano da sole:

"Guido non stima le donne, ma le ama abbastanza".

Riferito al maschilismo e alla figura di Don Giovanni del suo rivale Speier.

Augusta: "Ada avrebbe fatto molto meglio a sposare te". Zeno: "Bisogna vedere se avrei fatto un miglior affare sposando lei".

Riferito alla tragica sorte della più bella delle sorelle Malfenti, Svevo mostra al lettore il controsenso della borghesia. Una società che pone sullo stesso piano religione e galateo, autorità pubbliche e anello di matrimonio. Un sistema di certezze ancorate al presente nel quale "segregarsi e starci caldi", senza riflettere sul senso della vita.

Dall'analisi della tecnica compositiva e della funzione che in essa esercita la figura retorica dell'ironia, ne emerge la sostanza ideologica del romanzo, una carica polemica nei confronti del vivere borghese (Sandro Maxia)1.

L'ironia, secondo il critico, sopporta tutto il peso del piano del giudizio, quindi questo tipo di narrazione non è solo una felice invenzione stilistica, ma una necessità strutturale.

1 S. Maxia, Lettura di Italo Svevo. Padova, Liviana 1971.

Riferendosi al ritratto di Augusta, l'ironia è di vitale importanza per comprendere il nesso che c'è tra salute e malattia, sul quale si fonda tutto il romanzo.

Zeno, nello scoprire le tante sfaccettature che compongono la personalità di Augusta, attraversa un'espansione capillare che porta alla luce sempre nuovi elementi, i quali, in quanto scoperte della coscienza, giacciono tutti nascosti e sono causa di successive illuminazioni interiori.

Considerando, inoltre, il modo in cui la società guarda dallo stesso punto di vista e sullo stesso piano la semplicità di vivere, Zeno è stupefatto.

Il lettore è così aggredito da un procedimento che spaccia come ovvi degli accostamenti che per la gente comune non lo sono affatto, e viceversa stupefacenti cose da tutti considerate ovvie.

Lo scrittore fa un ritratto della vita borghese nella quale Augusta vive immersa e perfettamente tranquilla. Zeno invece ha il sospetto (è la sua malattia) che quell'ordine non sia così saldo come finge di essere (basta pensare ad Augusta: la sua sicurezza è basata sull'insicurezza); l'ha sempre avuto questo sospetto, ma mai come adesso, che può confrontarlo con la salute di Augusta:

Io sto analizzando la sua salute, ma non ci riesco perché mi accorgo che analizzandola, la converto in malattia. E scrivendone, comincio a dubitare se quella salute non avesse avuto bisogno di cura o d'istruzione per guarire. Ma vivendole accanto per tanti anni, mai ebbi tale dubbio.

Svevo ha veramente raggiunto uno dei suoi vertici. Con un solo ironico, paradossale accoppiamento (guarire dalla salute!) egli riesce a stringere contemporaneamente il fatto e il suo giudizio e a comunicarci il senso di una realtà che è perfettamente ambivalente.

Roberto Barbini 3A.S. 2007/2008

La psicoanalisi

La personalità del protagonista

Zeno è un uomo che vive in due fasi:

Da personaggio raccontato a personaggio che racconta.

La giovinezza passata nell'inettitudine lo rende inerme verso la vita che scorre, invece quando scrive il diario diventa critico, disincantato, e tira le somme del suo passato.

La malattia si trasforma da male inguaribile a rivelazione di progressione, con la convinzione che tutto il genere umano è malato.

La psicoanalisi freudiana all'interno del romanzo si sviluppa inizialmente attraverso il vizio del fumo; il bisogno della sigaretta, che Zeno usa come scusa della malattia, nasce a causa del tipo di rapporto che ha con il padre.

La figura patriarcale è molto influente, lo fa sentire oscurato, tanto da bloccarlo; prima con lo stesso padre, poi con il suocero e infine nel suo lavoro. Zeno è alla ricerca di una fantomatica cura, e nel cercarla comincia un importante viaggio interiore, come se fosse un dialogo con se stesso. Ne vengono fuori idee e sentimenti in maniera non controllata e disordinata, grazie anche alla tecnica narrativa che prende il nome di flusso di coscienza, è un modo per rappresentare lo scorrere di un pensiero fuori controllo dalla volontà, sotto forma di frammenti (sensazioni, ricordi, libere associazioni). Si narra la vita di Zeno per blocchi tematici, molti dei quali si svolgono contemporaneamente durante la sua vita senza collocazione cronologica.

I collegamenti tra psicoanalisi e narrativa del '900 sono molteplici, anche se Svevo non è totalmente d'accordo con le rivelazioni di Freud.

Nella conclusione del romanzo, l'immagine del sistema psichico che emerge non è uno sviluppo unidirezionale che vede come ultimo stadio la creazione della coscienza (teoria freudiana), ma un sistema caratterizzato da forze contraddittorie. Da ciò nasce per Svevo il male di vivere.

L'apparato psichico possiede due fonti pulsionali antagoniste:

  • L'Eros che spinge al piacere, all'amore e alla riproduzione.
  • Il Thanatos, fonte di aggressività e distruzione.

Inoltre esistono concetti inerenti al complesso edipico e alla rimozione (sottrazione di energia). Alla base del patto sociale con cui gli uomini stabiliscono le società vi è il sacrificio di parte dell'armonia: la libido personale (essere civili comporta frenare l'istinto sessuale e aggressivo).

Per Zeno solo l'animale riesce a integrarsi perfettamente all'ambiente nel suo contesto biologico. L'uomo ne ha goduto solo nello stato primitivo, ma il progresso lo ha allontanato dalla condizione di possedere una salute.

Per questo motivo "la vita attuale è inquinata alle radici", c'è una sfiducia nella ragione ed è presente il concetto di superiorità umana. Questo riferimento alla presunta superiorità dell'uomo ci collega alla filosofia del superomismo di Nietzsche, che si può trovare anche nell'2 opera teatrale della Coscienza, quando Zeno (interpretato da Alberto Lionello), nello studio del Dottor S., vede una statua del Mosè di Michelangelo, il quale dovrebbe rappresentare il momento in cui il patriarca, pieno di ira nei confronti del popolo che lo ha tradito, sta per alzarsi per spezzare le tavole della legge. Invece, secondo Freud, Mosè stava per alzarsi, ma si è trattenuto. Con uno sforzo possente ha voluto conservare le tavole che stavano per sfuggirgli di mano (osservazione nata dopo aver osservato le dita della statua). Dunque Michelangelo, nella sua opera, insegna a dominare la passione interiore e a vincere noi stessi.

Bibliografia

S. Maxia - Lettura di Italo Svevo, Padova, Liviana 1971.

E. Saccone - Commento a Svevo, Bologna, il Mulino 1971.

Gabriella Contini - Il quarto romanzo di Svevo. Torino, Einaudi 1980.

La coscienza di Zeno, opera teatrale con Alberto Lionello, regia Daniele D'Anza 1966.

Foto: Mosè di Michelangelo Buonarroti.

Roberto Barbieri

A. S. 2007/2008

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Coscienza di Zeno - La Salute e la Psicoanalisi Pag. 1
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Sintesi

Esame di Stato 2007/2008

La Coscienza di Zeno

La salute e la psicoanalisi

"La perfetta salute umana è il presente".

Da questa frase di Zeno si può intendere sostanzialmente quali siano i concetti fondamentali che, a suo avviso, condizionano la società e il suo modo di vivere.

Per la società borghese tutto si basa sulla perfezione, quindi la felicità non è altro che sapere integrarsi in un sistema stabilito, pilotati dalla banalità di esistere. L'uomo si considera sano quando è perfettamente inserito, quindi compiuto. Non esiste scoperta per lui o meglio evoluzione, a differenza dell'inetto.

La figura dell'inetto

Una persona che agisce guidata da impulsi inconsci. La sua diversità funziona come strumento straniante nei confronti dei "normali borghesi".

Da tutto ciò traspare un uomo pervaso dal senso di fallimento, cosciente di essere lui il problema e non la società, anche se alla fine del romanzo, il protagonista finisce per considerare gli "altri" affetti dalla vera malattia: il male di vivere.

Ma nella sua imperfezione l'inetto è disponibile alle trasformazioni, mentre gli "altri" si riconoscono in una forma rigida.

L'inetto appare come un abbozzo, un essere che può ancora evolversi. Da questa considerazione la figura dell'inetto si rivela essere non più un vinto, ma un vincitore, grazie alla nuova concezione del personaggio che, una volta guarito, ritrova le proprie capacità e mettendole in pratica riflette sugli innumerevoli mali che produce l'uomo a causa della sua ingordigia.

C'è da evidenziare, però, il mezzo trainante con il quale Svevo, attraverso Zeno, mette in evidenza la superficialità e la insulsaggine dell'etica borghese: l'ironia.

L'uso dell'ironia

"Se anche la Terra girava non occorreva mica avere il mal di mare, tutt'altro. La Terra girava, ma tutte le altre cose restavano al loro posto".

È la chiave che permette inizialmente a Zeno di definire quale sia il pensiero della moglie.

Augusta è una donna tranquilla e devota, vive in un clima sereno e perfetto, fiduciosa negli ordinamenti stabiliti.

Zeno è ironico, interroga fingendo di non sapere.

Si serve dell'ironia per esprimere il suo giudizio, evitando la denuncia esplicita. L'ironia porta agli occhi del lettore situazioni paradossali, lasciando che le contraddizioni emergano da sole:

"Guido non stima le donne, ma le ama abbastanza", riferito al maschilismo e alla figura di Don Giovanni del suo rivale Speier.

Augusta: "Ada avrebbe fatto molto meglio a sposare te".

Zeno: "Bisogna vedere se avrei fatto un miglior affare sposando lei".

Riferito alla tragica sorte della più bella delle sorelle Malfenti, Svevo mostra al lettore il controsenso della Borghesia. Una società che pone sullo stesso piano religione e galateo, autorità pubbliche e anello di matrimonio. Un sistema di certezze ancorate al presente nel quale "segregarsi e starei caldi", senza riflettere sul senso della vita.

Dall'analisi della tecnica compositiva e della funzione che in essa esercita la figura retorica dell'ironia, ne emerge la sostanza ideologica del romanzo, una carica polemica nei confronti del vivere borghese (Sandro Maxia)1

L'ironia, secondo il critico, sopporta tutto il peso del piano del giudizio, quindi questo tipo di narrazione non è solo una felice invenzione stilistica, ma una necessità strutturale.

Riferendosi al Ritratto di Augusta, l'ironia è di vitale importanza per comprendere il nesso che c'è tra salute e malattia, sul quale si fonda tutto il romanzo.

Zeno, nello scoprire le tante sfaccettature che compongono la personalità di Augusta, attraversa un'espansione capillare che porta alla luce sempre nuovi elementi, i quali, in quanto scoperte della coscienza, giacciono tutti nascosti e sono causa di successive illuminazioni interiori.

Considerando, inoltre, il modo in cui la società guarda dallo stesso punto di vista e sullo stesso piano la semplicità di vivere, Zeno è stupefatto.

Il lettore è così aggredito da un procedimento che spaccia come ovvii degli accostamenti che per la gente comune non lo sono affatto, e viceversa stupefacenti cose da tutti considerate ovvie.

Lo scrittore fa un ritratto della vita borghese nella quale Augusta vive immersa e perfettamente tranquilla. Zeno invece ha il sospetto (è la sua malattia) che quell'ordine non sia così saldo come finge di essere (basta pensare ad Augusta: la sua sicurezza è basata sull'insicurezza); l'ha sempre avuto questo sospetto, ma mai come adesso, che può confrontarlo con la salute di Augusta:

"Io sto analizzando la sua salute, ma non ci riesco perché mi accorgo che analizzandola, la converto in malattia. E scrivendone, comincio a dubitare se quella salute non avesse avuto bisogno di cura o d'istruzione per guarire. Ma vivendole accanto per tanti anni, mai ebbi tale dubbio".

Svevo ha veramente raggiunto uno dei suoi vertici. Con un solo ironico, paradossale accoppiamento (guarire dalla salute!) egli riesce a stringere contemporaneamente il fatto e il suo giudizio ed a comunicarci il senso di una realtà che è perfettamente ambivalente.

La psicoanalisi

La personalità del protagonista

Zeno è un uomo che vive in due fasi:

Da personaggio raccontato a personaggio che racconta.

La giovinezza passata nell'ineffettitudine lo rende inerme verso la vita che scorre, invece quando scrive il diario diventa critico, disincantato, e tira le somme del suo passato.

La malattia si trasforma da male inguaribile a rivelazione di progressione, con la convinzione che tutto il genere umano è malato.

La psicoanalisi freudiana all'interno del romanzo, si sviluppa inizialmente attraverso il vizio del fumo; il bisogno della sigaretta, che Zeno usa come scusa della malattia, nasce a causa del tipo di rapporto che ha con il padre.

La figura patriarcale è molto influente, lo fa sentire oscurato, tanto da bloccarlo; prima con lo stesso padre, poi con il suocero e infine nel suo lavoro. Zeno è alla ricerca di una fantomatica cura, e nel cercarla comincia un importante viaggio interiore, come se fosse un dialogo con se stesso. Ne vengono fuori idee e sentimenti in maniera non controllata e disordinata, grazie anche alla tecnica narrativa che prende il nome di flusso di coscienza, è un modo per rappresentare lo scorrere di un pensiero fuori controllo dalla volontà, sotto forma di frammenti (sensazioni, ricordi, libere associazioni). Si narra la vita di Zeno per blocchi tematici, molti dei quali si svolgono contemporaneamente durante la sua vita senza collocazione cronologica.

I collegamenti tra psicoanalisi e narrativa del '900 sono molteplici, anche se Svevo non è totalmente d'accordo con le rivelazioni di Freud.

Nella conclusione del romanzo, l'immagine del sistema psichico che emerge non è uno sviluppo unidirezionale che vede come ultimo stadio la creazione della coscienza (teoria freudiana), ma un sistema caratterizzato da forze contraddittorie. Da ciò nasce per Svevo il male di vivere.

L'apparato psichico possiede due fonti pulsionali antagoniste:

  • L'Eros che spinge al piacere, all'amore e alla riproduzione.
  • Il Thanatos, fonte di aggressività e distruzione.

Inoltre esistono concetti inerenti al Complesso Edipico e alla Rimozione (sottrazione di energia). Alla base del patto sociale con cui gli uomini stabiliscono le società vi è il sacrificio di parte dell'Armonia: la libido personale (essere civili comporta frenare l'istinto sessuale e aggressivo).

Per Zeno solo l'animale riesce a integrarsi perfettamente all'ambiente nel suo contesto biologico. L'uomo ne ha goduto solo nello stato primitivo, ma il progresso lo ha allontanato dalla condizione di possedere una salute.

Per questo motivo "la vita attuale è inquinata alle radici", c'è una sfiducia nella ragione ed è presente il concetto di superiorità umana. Questo riferimento alla presunta superiorità dell'uomo ci collega alla filosofia del Superomismo di Nietzsche, che si può trovare anche nell'opera teatrale della Coscienza, quando Zeno (interpretato da Alberto Lionello) nello studio del Dottor S., vede una statua del Mosè di Michelangelo il quale dovrebbe rappresentare il momento in cui il patriarca, pieno di ira nei confronti del popolo che lo ha tradito, sta per alzarsi per spezzare le tavole della legge. Invece, secondo Freud, Mosè stava per alzarsi, ma si è trattenuto. Con uno sforzo possente ha voluto conservare le tavole che stavano per sfuggirgli di mano (osservazione nata dopo aver osservato le dita della statua). Dunque Michelangelo, nella sua opera, insegna a dominare la passione interiore e a vincere noi stessi.

Bibliografia

  • S. Maxia - Lettura di Italo Svevo. Padova, Liviana 1971
  • E. Saecane - Commento a Svevo. Bologna, il Mulino 1971
  • Gabriella Contini - Il quarto romanzo di Svevo. Torino, Einaudi 1980
  • La Coscienza di Zeno, opera teatrale con Alberto Lionello, regia Daniele O' Anza 1966
  • Foto: Mosè di Michelangelo Buonarroti
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