Estratto del documento

Sono giunta ormai alla mia ultima gara, al mio ultimo traguardo: la maturità.

Sono passati già cinque anni dal primo giorno da liceale, dall'ingresso in quel mondo che ti fa sentire “grande”, che apre il tuo sguardo su altri orizzonti, su altri mondi, su altre conoscenze e consapevolezze. Quelli del liceo sono stati anni importanti che porterò sempre dentro di me, con le loro difficoltà, con le loro gioie, con le loro incomprensioni perché in fondo sono stati gli anni più belli, in cui si è grandi, ma con spensieratezza.

Il mio percorso nasce dalla mia passione: lo sport. Esso è il filo d'Arianna, il mezzo per uscire dal labirinto e capire l'essenza più vera della vita: rito sacro per i greci, fonte di benessere psicofisico per i latini, ispirazione per i Futuristi, strumento di rivalsa sociale nella lotta al razzismo, espressione di forza e tecnica, ricerca continua della velocità e dell'oltre. Tanti modi di intendere ed usare lo sport, che in realtà rappresentano le sfaccettature di un mondo che per me potrebbe essere riassunto in sole cinque parole, proprio come gli anni di questo percorso formativo: gioia, passione, sacrificio, coraggio e successo.

Indice

  • Italiano: Sport e letteratura, tra giornalismo sportivo e Futurismo.......................................................................pg.
  • Arte: Umberto Boccioni, dinamismo di un footballer.............................................................................................pg.
  • Filosofia: Nietzsche, Superuomo e superatleta.....................................................................................................pg.
  • Storia: Boxe e diritti civili.....................................................................................................................................pg.
  • Greco: Pausania, l'istituzione dei Giochi Olimpici.................................................................................................pg.
  • Ed. fisica: Le Olimpiadi..........................................................................................................................................pg.
  • Latino: Giovenale, “Mens sana in corpore sano”...................................................................................................pg.
  • Scienze: I neutrini, più veloci della luce? L'esperimento OPERA..........................................................................pg.
  • Fisica: Il pattinaggio sul ghiaccio e la fisica.............................................................................................................pg.

Sport e letteratura, tra giornalismo sportivo e Futurismo

“La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità di persona, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno”.

(Filippo Tommaso Marinetti, Il manifesto del Futurismo)

Poeti e narratori nel corso dei secoli hanno descritto e illustrato l'esercizio fisico nei rispettivi linguaggi coltivando diverse concezioni dell'atletismo. La letteratura legata allo sport subisce nei secoli una costante metamorfosi, si trasforma seguendo i cambiamenti che investono varie attività atletiche, combattive e ludiche, risentendo congiuntamente delle mutazioni dei sistemi e dei modi della comunicazione, a seconda delle epoche e delle civiltà.

Un diverso modo di intendere l'esercizio fisico e l'agonistica, a partire dalla fine dell'Ottocento, affiora in maniera sparsa nelle opere di scrittori di varia formazione, lingua e cultura, molti dei quali certamente non sportivi ma attratti dagli sport moderni. Il giornalismo sportivo e la stampa specializzata sono ai loro primordi: nuove forme di scrittura e un nuovo linguaggio iniziano ad affermarsi come strumenti di rappresentazione, di racconto e di commento di gare ed eventi sportivi, affiancandosi dunque alla poesia, alla narrativa, alla trattatistica le quali per secoli avevano illustrato caratteri e aspetti delle attività psico-fisiche, dell'educazione del corpo, del combattimento, del loisir.

La crescita del giornalismo sportivo italiano è sempre stata strettamente connessa ai cambiamenti politici e culturali della società, al punto da poter assistere ad un vero e proprio sviluppo simultaneo dei due fattori fra il 1870 e il 1950. Il giornalismo sportivo della seconda metà del XIX sec. illustra principalmente e quasi esclusivamente quel complesso di nobili attività fisiche (ginnastica, scherma, alpinismo) che non rientrano nell'attuale idea di sport di massa.

In quel periodo lo sport era quasi totale appannaggio di pochi eletti gentiluomini, che vedevano nell'attività fisica una serie di reminiscenze ginnasiali e velleità umanistiche. A seguito dell'introduzione dell'educazione fisica quale materia obbligatoria nella scuola da parte del ministro De Sanctis, sarà proprio la ginnastica l'elemento base del giornalismo sportivo dal 1878.

Nel 1884 nasce a Roma “L'educatore del corpo-giornale illustrato-ginnastica educativa teorico pratica”. Nel 1881 viene introdotto nelle testate dei giornali, e diventa di uso comune, il termine sport. A marzo cominciano le pubblicazioni a Roma della “Rivista degli sport nazionali” e ad ottobre a Milano il quindicinale “Lo sport illustrato”.

Dal 1888 il ciclismo inizia ad affermarsi sempre di più tanto da consentire la pubblicazione di periodici interamente dedicati a questo sport. Ad intuire l'importanza dello sport, e in questo caso del ciclismo fra i lettori, è il Corriere della Sera privo fino a quel momento, di alcuna pagina sportiva.

Milano, inizialmente dietro a Torino e Roma per la pubblicazione di giornali sportivi, raddoppia subito il suo sforzo editoriale. Questa volta l'impresa spetta all'altro quotidiano storico della città, “il Secolo” dell'editrice Sonzogno, che incarica Eliseo Rivera di fondare “Il ciclista, rivista settimanale popolare illustrata di velocipedismo”.

Si parte il 4 luglio 1895, ma in meno di un anno si assiste ad una nuova rivoluzione. L'editrice Sozogno invita Castamagna, fondatore a Torino de “La Tripletta” a trasferirsi a Milano e a fondere i due giornali: il risultato è la nascita, il 3 aprile 1896, della “Gazzetta dello Sport”, primo giornale in Europa che tratta tutte le discipline sportive stampato inizialmente su carta verde e successivamente sulla storica carta rosa, colore che permetteva al giornale di essere facilmente distinto.

La Gazzetta diviene quotidiano durante il Giro d'Italia del 1913. Al passaggio dal XIX al XX secolo l'asse giornalistico italiano si sposta dalla direttrice Roma-Torino a quella Torino-Milano. Fin da questo momento appare evidente il forte rapporto che intercorre fra lo sviluppo dell'attività sportiva e lo sviluppo socio-economico del paese.

Da qui in avanti la stampa sportiva italiana esce dallo stadio pionieristico e si avvia alla sua piena maturazione tecnica. Nel 1902 Adolfo Cotronei e Vittorio Argento fondano a Napoli il settimanale “Tribuna Sport”. Tra il 1910-1911 Roma si allinea con due periodici di un certo livello: “Lo stadio” e “La stampa sportiva”.

Un anno prima era uscita un'altra pubblicazione di tipo particolarissimo, il “Guerin Sportivo” che svolgerà una vivacissima funzione di polemica e formazione professionale. A Milano, nella primavera del 1903 il romanziere Umberto Notari lancia un settimanale mondano e sportivo “Verde e Azzurro”. Il nome non è casuale, poiché veniva stampato su carta azzurra con inchiostro verde e tra i suoi collaboratori figurano grandi nomi, come il futurista Filippo Tommaso Marinetti.

Filippo Tommaso Marinetti fu il fondatore del Futurismo, che influenzò tutte le principali Avanguardie del '900, che ricevettero impulso dalla nascita del movimento e si confrontarono con la sua presenza. Nato ad Alessandria d'Egitto nel 1876, Marinetti subì fin da subito il fascino della letteratura, tanto che a 17 anni fondò la sua prima rivista scolastica, Papyrus, ma i gesuiti presso i quali studiava, minacciarono più volte di espellerlo per aver introdotto a scuola i romanzi di Emile Zola, considerati all'epoca scandalosi.

Forte di un'educazione raffinata e di vivacità intellettuale, Marinetti amò presentarsi come una perfetta sintesi tra intelligenza nordica e temperamento mediterraneo, convogliando nei suoi scritti il calore dell'Africa, l'italianità dei genitori e la cultura francese in cui si era formato.

I suoi esordi poetici furono in francese e proprio in Francia divenne un poeta conosciuto e apprezzato. A Parigi collaborò con la rivista “Anthologie-Revue”, rivista bilingue che aveva il proposito di far conoscere in Italia il simbolismo d'oltralpe.

Tornato a Milano, Marinetti, continuò a coltivare la sua vocazione editoriale e nel 1905 fondò la rivista “Poesia”, rivista di stile liberty, che coinvolgeva numerosi scrittori, proponendo in Italia autori simbolisti ancora sconosciuti nel Paese.

“Poesia” entrò subito nel circuito internazionale, promuovendo un'ampia inchiesta sull'uso del verso libero, preannunciando uno dei temi più cari del movimento Futurista: l'utilizzo di una scrittura libera da ogni schema metrico e sintattico.

Amante della velocità, nel 1908 Marinetti venne ripescato in un fossato fuori Milano in seguito ad un banale incidente: per evitare due ciclisti era uscito di strada con la sua automobile, un'Isotta Fraschini.

L'episodio viene trasfigurato nel Manifesto del futurismo, composto nello stesso anno: il Marinetti che viene estratto dal fossato è un uomo nuovo, deciso a liberarsi degli orpelli decadentisti e liberty, e che detta ai suoi compagni un programma fortemente rivoluzionario: egli dichiara di perseguire <>, che occorre chiudere i ponti col passato, «distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie» e cantare «le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa, glorificare la guerra—sola igiene del mondo—, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.»

Il Manifesto, pubblicato il 20 febbraio 1909 sul quotidiano francese “Le Figaro”, venne letto e dibattuto in tutta Europa divenendo vera fonte di ispirazione e di ideali per le Avanguardie che stavano nascendo in tutto il continente.

Ben presto a Marinetti si affiancarono Gian Pietro Lucini, Federico De Maria, Corrado Govoni, Luciano Folgore e Aldo Palazzeschi che costituirono il nucleo principale del Movimento Futurista.

A differenza del Manifesto, i primi romanzi di Marinetti non furono ben accolti dalla critica: nel 1910 il suo romanzo “Mafarka e il Futurismo”, fu processato per oltraggio al pudore, ma il processo non fece altro che aumentare la fama di Marinetti che poteva contare sull'appoggio non solo dei giovani, ma anche su quello di pittori come Boccioni e Carrà e di Luigi Capuana, che si dichiarò pubblicamente vicino al Futurismo, seppur troppo vecchio per militarvi.

Parallelamente proseguiva la redazione di manifesti tesi a diffondere gli ideali futuristi in tutti i campi artistici; all'ottobre 1909 risale “Uccidiamo il chiaro di luna!”, secondo manifesto in cui l'autore riversava tutta la propria passione per le discipline esoteriche e per le religioni antiche, mentre al 1910 risale il Manifesto dei pittori futuristi, controfirmato da Boccioni, Carrà, Russolo, Bella e Severini, che teorizzavano un'arte spontanea e dirompente.

Una delle più grandi innovazioni futuriste fu il paroliberismo, o tecnica delle parole in libertà, che fu presentato al pubblico attraverso il Manifesto tecnico della letteratura futurista, uscito nel maggio 1912.

La tecnica delle parole in libertà prevedeva l'uso di verbi all'infinito e avverbi, l'abolizione della punteggiatura e della sintassi, l'uso di onomatopee per descrivere rumori e odori, l'uso di innovazioni grafiche e la disposizione libera delle parole.

Questa idea di movimento da imprimere alle parole era stata suggerita a Marinetti dall'amicizia con il tipografo milanese Cavanna, che si rivelò importantissimo per la creazione delle “tavole parolibere”, una serie di scritti che utilizzavano diversi colori e anche 20 caratteri tipografici diversi, come ad esempio l'uso di una scrittura corsiva per sensazioni veloci e rapide e l'uso del grassetto tondo per le onomatopee violente.

Queste innovazioni “tecniche” crearono però dissidi all'interno del movimento, che vide l'allontanamento di Palazzeschi. Intanto l'Italia si avviava alla prima guerra mondiale, ma la guerra non fermò il Futurismo e ben presto lo spirito marinettiano di esaltazione della guerra, del coraggio e della violenza, avvicinò Marinetti al giovane Mussolini.

Ma egli restò nei confronti del fascismo come un “inegualista”, un precursore complementare al regime che trovava consolazione nell'arte; ciò però bastava al regime fascista che tra il 1925 e il 1926 tributò allo scrittore vari riconoscimenti, fino a nominarlo “accademico d'Italia”. Filippo Tommaso Marinetti morì a Bellagio, sul lago di Como, nel 1944.

La prima guerra mondiale oltre ad influire sull'attività dei futuristi influì anche sul giornalismo sportivo. Al ritorno della guerra il panorama psicologico e sociale della nazione era notevolmente mutato e lo sport divenne fenomeno di massa, non più solo tecnica, ma vero e proprio spettacolo.

Dal punto di vista editoriale la Gazzetta è in buona compagnia, infatti ad essa si affiancano altre pubblicazioni giornaliere. È il caso del “Corriere dello Sport” nato a Bologna e poi trasferito a Roma, di “Tuttosport” a Torino e “Stadio” a Bologna.

Cambia anche il modo di fare giornalismo e le principali testate si trovano a guerreggiare con una forte avversaria: la radio, che il 23 marzo 1928 aveva trasmesso la sua prima telecronaca.

Il giornalismo sportivo entra anche nei quotidiani d'informazione, dove si ritaglia sempre più spazio, ma la testata specializzata continua ad essere fenomeno popolare, raddoppiando il numero dei quotidiani sportivi e le vendite giornaliere.

Pochi anni dopo la fine della guerra, gli editori della “Gazzetta dello sport” prendono una decisione delicata affidando la direzione del giornale ad un giovane trentenne: Gianni Brera, il più celebre e grande dei giornalisti sportivi italiani, un vero numero uno, capace di partire dalla cronaca e di arrivare alla letteratura, alla poesia.

Nessuno come lui ha saputo cancellare la retorica, usare l'epica e la mitologia per parlare di terzini e goleador, coniare termini tecnici e soprannomi che sarebbero entrati nei vocabolari di tutto il mondo.

Nei primi anni 90 arrivò la sua prima esperienza televisiva, al Processo del lunedì, e le sue opinioni ebbero la capacità di dividere in due il mondo calcistico italiano.

Fu autore di vari libri: dalla Storia critica del calcio italiano al Corpo della ragassa (da cui è stato tratto un famoso film con Ornella Muti), da Herrera a Coppi e il diavolo, superlativo libro-intervista scritto con il suo campione preferito.

Gianni Brera è sicuramente stato il giornalista che più di tutti ha saputo trasmettere ai lettori la sua passione, la passione per lo sport e per la scrittura, unione indissolubile di due universi paralleli che vivono entrambe alimentandosi dei propri eroi.

Umberto Boccioni, dinamismo di un footballer

“Il gesto per noi non sarà più un momento fermato dal dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale.”

Umberto Boccioni, figlio di genitori romagnoli, nasce a Reggio Calabria il 19 ottobre 1882. Nel 1900 si stabilisce a Roma rimanendovi fino al 1906. Qui approfondisce i propri interessi per la letteratura e la pittura, prende lezioni di disegno e frequenta la scuola libera del nudo.

Nella capitale stringe amicizia con Giacomo Balla, da poco rientrato da Parigi, dal quale apprende la tecnica divisionista e il gusto per la pittura dal vero. Nel 1907 si iscrive alla Scuola di Belle arti a Venezia, ma subito dopo si trasferisce a Milano.

Nei dipinti di questo primo periodo milanese affiorano da un lato la lezione di Balla, dall'altro un chiaro riferimento alla pittura impressionista e post impressionista; decisivo nel gennaio 1910, è l'incontro con Marinetti che lo spinge ad aderire con entusiasmo al movimento futurista, tanto da porre la sua firma, insieme a quella di Balla, sotto al Manifesto tecnico della pittura futurista.

Partecipa a numerose esposizioni in Italia e in Europa; nel 1914 pubblica Pittura sculture futuriste (dinamismo plastico), importante testo teorico nel quale egli definisce con grande lucidità i concetti fondamentali della cultura futurista, come quelli di linea-forza, di dinamismo, di simultaneità. Richiamato alle armi, morì il 17 agosto 1916.

Lo sport è stato uno dei motivi ispiratori dell'arte boccioniana: ricordiamo infatti l'opera “Dinamismo di un foot-baller”. Il quadro, essendo esposto da Boccioni la prima volta alla mostra di Londra dell'aprile 1914, dovrebbe risalire alla fine del 1913 o all'inizio del 1914.

I pittori futuristi individuavano nella velocità una delle caratteristiche principali della civiltà moderna e ritenevano che l'arte dovesse raffigurarla per essere al passo coi tempi. Era però necessario abbandonare il realismo perché definire minuziosamente un oggetto in movimento significava isolarlo nel tempo e nello spazio, dandone una rappresentazione fredda e distaccata.

Inoltre c'era già la fotografia che dava immagini realistiche e alla pittura si chiedeva qualcosa di più. I futuristi volevano

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 41
Sport - Tesina Pag. 1 Sport - Tesina Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 41.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sport - Tesina Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 41.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sport - Tesina Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 41.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sport - Tesina Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 41.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sport - Tesina Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 41.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sport - Tesina Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 41.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sport - Tesina Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 41.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sport - Tesina Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 41.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sport - Tesina Pag. 41
1 su 41
Sintesi

Introduzione Sport - Tesina

Sono giunta ormai alla mia ultima gara, al mio ultimo traguardo: la maturità e ho deciso di trattare il tema dello sport nella mia tesina. Sono passati già cinque anni dal primo giorno da liceale, dall'ingresso in quel mondo che ti fa sentire “grande”, che apre il tuo sguardo su altri orizzonti, su altri mondi, su altre conoscenze e consapevolezze. Quelli del liceo sono stati anni importanti che porterò sempre dentro di me, con le loro difficoltà, con le loro gioie, con le loro incomprensioni perché in fondo sono stati gli anni più belli, in cui si è grandi, ma con spensieratezza.

La mia tesina di maturità nasce dalla mia passione: lo sport. Esso è il filo d'Arianna, il mezzo per uscire dal labirinto e capire l'essenza più vera della vita: rito sacro per i greci, fonte di benessere psicofisico per i latini, ispirazione per i futuristi, strumento di rivalsa sociale nella lotta al razzismo, espressione di forza e tecnica, ricerca continua della velocità e dell'oltre. Tanti modi di intendere ed usare lo sport, che in realtà rappresentano le sfaccettature di un mondo che per me potrebbe essere riassunto in sole cinque parole, proprio come gli anni di questo percorso formativo: gioia, passione, sacrificio, coraggio e successo.

Collegamenti

Sport - Tesina

  • Italiano: Il giornalismo sportivo e il futurismo.
  • Storia: La boxe e i diritti civili.
  • Filosofia: Il superuomo e il superatleta.
  • Storia dell'arte: Boccioni, il dinamismo di un footballer.
  • Educazione fisica: Le Olimpiadi.
  • Greco: Pausania, istituzione dei Giochi olimpici.
  • Latino: Giovenale, mens sana in corpore sano.
  • Scienze: I neutrini e il progetto OPERA.
  • Fisica: Il pattinaggio sul ghiaccio e il fenomeno del rigelo.
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi