Liceo scientifico “D. Lorenzo Milani” - Gragnano
Anno scolastico 2013-2014
“Calcio e moschetto, fascista perfetto”
Il potere dello sport nei totalitarismi
Di Ciro D’Auria
Classe V^ A
Indice
4 Introduzione
5 Introduzione sugli argomenti trattati
6 Storia – Il fascismo e i campionati mondiali di calcio 1934
17 Filosofia – Giovanni Gentile e il neoidealismo italiano
23 Letteratura italiana – Umberto Saba
29 Letteratura latina – Decimo Giunio Giovenale
34 Letteratura inglese – George Orwell
37 Storia dell’arte - La costruzione degli stadi per lo sport-spettacolo e per
Il consenso, il Futurismo
46 Geografia astronomica – Meccanica celeste
53 Matematica – I limiti finiti e i limiti infiniti
54 Fisica – Effetto Magnus, la conduzione elettrica nei fluidi e attraverso il
Vuoto
59 Educazione fisica – Le regole del gioco del calcio
62 Bibliografia
62 Sitografia
A cura di D’Auria Ciro 2
“Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. Il
calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro”
Pier Paolo Pasolini
“Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio”
José Mourinho
A cura di D’Auria Ciro 3
Introduzione
Un detto popolare afferma che: “Il calcio è l’oppio dei popoli.” Il calcio, infatti, è considerato lo sport più amato, seguito e praticato a livello mondiale; è definito, da un secolo e mezzo, lo sport più bello e affascinante del mondo anche perché nonostante gli scandali, da Calciopoli al calcioscommesse (solo per citare i più recenti), e nonostante tutte le cose negative che circolano in quest’ambiente, ventidue persone che corrono dietro ad un pallone sapranno sempre regalare emozioni a migliaia e migliaia di persone.
La capacità di attirare da sempre numerose folle, di condizionare l’umore di chi lo segue, di regalare gioie e dolori, di unire un paese intero anche solo per 90 minuti mi ha sempre indotto a una riflessione: com’è possibile che il calcio abbia il potere di condizionare la tua esistenza e di entrare con forza nella tua vita?
La scelta di concentrare, raccogliere e trattare quest’argomento in sede di esame è data dal fatto che lo sport e, in particolare, il calcio sono elementi che fanno parte della mia vita e che mi stanno particolarmente a cuore.
Inoltre, le motivazioni che mi hanno indotto ad approfondire il presente percorso di studio vanno ricercate, in parte, nella curiosità che deriva dall’interesse ad alcuni aspetti trascurati e marginali di questa disciplina e, in parte, nelle mie esperienze da praticante e da seguitore.
Vivere di questo sport e per questo sport mi ha dato la possibilità di conoscere determinati aspetti storici, sociali e politici. Perché questo è il calcio: è lo specchio di un popolo intero e, inoltre, la metafora della vita che meglio si rapporta alla realtà.
Difatti, durante una partita, come nella vita, non sempre tutto gira nel verso giusto. Ci sono momenti in cui si soffre in modo esagerato ma nonostante ciò si è sempre in grado di raccogliere le forze necessarie per ripartire in contropiede.
L’identificazione che proviamo nei confronti del calcio ci regala le stesse emozioni che potremmo provare solo nell’essere i veri protagonisti delle partite.
È straordinario come in ogni angolo d’Italia, ed anche in gran parte del mondo, siano presenti bambini che con un pallone si divertono a giocare a questo meraviglioso sport.
La vera magia del calcio non è quella dei soldi e della fama, ma quella che ti fa emozionare in finale del Mondiale come sul campetto della parrocchia sotto casa, dal quale partono i sogni di ognuno di noi.
Di certo non è possibile che tutti li realizzino, ma il cuore e la passione che si mettono sul campo sono le stesse qualità meravigliose che danno speranza a tanti uomini sulla Terra.
In molti giudicano questo sport violento, distruttivo, diseducativo e sempre più una vera e propria industria. Alcuni ritengono che il calcio sia nocivo per l’educazione dei bambini e che quindi vada eliminato.
Ciò non potrà mai accadere perché, come diceva l’intellettuale argentino Jorge Luis Borges, “ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio.” È proprio questa l’essenza stessa dello sport.
Facendo leva su una certa familiarità all’argomento, è stata tentata la strada di raggiungere canali informativi altrimenti non facilmente raggiungibili.
Il presente studio propone il tentativo ambizioso di approfondire e ricercare gli aspetti poco comuni di un argomento vasto ed eterogeneo come quello dello sport e del calcio in particolare.
Inoltre questo lavoro rappresenta, da un lato, una sorta di omaggio al mio amore per tale sport e, dall’altro, un augurio affinché un giorno possa raccontare a un pubblico esteso le emozioni che solo lo sport più bello del mondo è in grado di donare.
Introduzione sugli argomenti trattati
A cura di D’Auria Ciro 4
Questa tesina si propone di analizzare un tema particolare: il rapporto tra regimi autoritari e sport e, in particolare, il ruolo che lo sport ha avuto in Italia durante il fascismo per manipolare l’opinione pubblica, fare propaganda ai valori del regime, costruire l’identità nazionale.
Al contrario della filosofia di De Coubertin per il quale lo sport doveva produrre la pace tra i popoli, lo sport fu usato dai regimi autoritari (non solo dal nazismo e dal fascismo, ma anche dagli imperatori romani nei secoli scorsi) per riprodurre la gerarchia tra le nazioni e dimostrare il valore di una razza o la superiorità di un sistema politico rispetto agli altri.
Il primo argomento trattato è la storia del Regime Fascista e del Duce Mussolini, promotore e organizzatore dei Mondiali di calcio del 1934 che segnarono il trionfo del calcio italiano.
In seguito sarà presentato il filosofo Giovanni Gentile, fautore dell’ideologia fascista e creatore della Riforma Gentile che portò l’attività sportiva per la prima volta nella scuola italiana, quindi nella società.
Poi sarà la volta dell’autore triestino Umberto Saba, scrittore delle Cinque poesie sul giuoco del calcio che sono considerate una sorta di eccezione alla letteratura “standard” dell’epoca.
Poi sarà compiuto un salto di circa ben 1800 anni. Parleremo di Giovenale, poeta indignato dalla politica del suo tempo basata solamente sul panem et circenses.
Interessante sarà l’excursus immaginario che sarà basato sulla costruzione degli stadi per lo sport-spettacolo e per il consenso, dall’anno della costruzione del Colosseo fino ad arrivare al 2017, anno in cui probabilmente sarà inaugurato l’avveniristico Stadio della Roma, un impianto simile per costruzione e prestigio al più famoso Anfiteatro Flavio.
Sarà presentata anche la corrente artistica adottata dal Fascismo: il Futurismo. Andremo ad analizzare in modo particolare l’opera di Carlo Carrà, Partita di calcio.
Tale opera, influenzata dalla corrente artistica del Futurismo, è espressione dell’idea di movimento che voleva conferire il Futurismo stesso.
Questo concetto di movimento sarà essenziale per agganciarci al moto dei corpi celesti nello spazio e quindi alla meccanica celeste, disciplina che studia il moto di pianeti, satelliti, asteroidi etc.
L’idea che lo spazio sia finito, oppure infinito non è ancora chiara oggigiorno. Questo concetto di universo limitato o illimitato ci darà la possibilità di approfondire il concetto matematico di limite.
Ma la scienza che studia i fenomeni della vita ordinaria è senza dubbio la fisica. Tale disciplina non studia i fenomeni naturali al fine di descriverli, misurandone le proprietà e stabilendo tra queste delle relazioni matematiche.
La fisica è tutto ciò che ci circonda e come ogni fenomeno anche il calcio obbedisce a leggi naturali studiate dalla fisica, che risultano essenziali per comprendere davvero ciò che succede sul campo.
Analizzeremo così l’effetto Magnus, responsabile della variazione della traiettoria di un corpo rotante in un fluido in movimento.
Così parleremo anche della conduzione elettrica nei fluidi e attraverso il vuoto. Infine termineremo il nostro percorso andando a illustrare le regole del gioco del calcio.
A cura di D’Auria Ciro 5
Storia – Il fascismo e i campionati mondiali di calcio 1934
Benito Mussolini e il Partito Nazionale Fascista
Mussolini Benito (Dovia di Predappio, Forlì 1883 - Giulino di Mezzegra, Como 1945), fu uomo politico, fondatore e leader del fascismo italiano.
Si avvicinò giovanissimo al socialismo, anche per influenza del padre. Conseguito il diploma di maestro nel 1901, l’anno successivo fuggì in Svizzera per sottrarsi al servizio militare; vi rimase fino al 1904, segnalandosi come agitatore politico e attivista anticlericale.
Rientrò in Italia, dove esercitò l’insegnamento fino a quando, nel 1909, si trasferì a Trento, avviandosi all’attività giornalistica (fu direttore del settimanale “L’avvenire del lavoratore”).
Tornato a Forlì, vi diresse la federazione socialista provinciale e il settimanale “La lotta di classe”.
Nel 1911 fu tra i capi delle violente proteste popolari condotte in Romagna contro la guerra di Libia, e venne condannato a cinque mesi di carcere.
Al congresso del Partito socialista italiano di Reggio Emilia (luglio 1912) Mussolini s’impose come uno dei leader dell’ala rivoluzionaria e nel dicembre fu nominato direttore del quotidiano socialista “Avanti!”.
Alla vigilia della prima guerra mondiale si schierò apertamente dalla parte degli interventisti, scelta che provocò la sua espulsione dal partito e lo privò della direzione dell’“Avanti!”.
Fondò un nuovo quotidiano, “Il Popolo d’Italia”, dalle cui pagine condusse una vivace battaglia a favore dell’intervento.
Arruolatosi come volontario nel settembre del 1915, partecipò al conflitto sino al febbraio del 1917, quando venne ferito.
Nel marzo del 1919 fondò a Milano i Fasci di combattimento, che derivavano il nome da un antico simbolo romano, il fascio littorio.
Il movimento ottenne l’appoggio dei grandi imprenditori agrari e, in seguito, di importanti gruppi industriali.
Nel 1921, con la costituzione del Partito Nazionale Fascista, Mussolini abbandonò le aperture sociali del programma del 1919 e pose l’accento sulla difesa dello stato e sull’antiparlamentarismo, trovando seguaci in particolare tra i reduci di guerra, i gruppi giovanili e i ceti medi.
Presentatosi invano alle elezioni del 1919, fu eletto deputato nel 1921.
Dopo la Marcia su Roma (28 ottobre 1922) ebbe da Vittorio Emanuele III l’incarico di formare il nuovo governo.
Il passaggio al vero e proprio regime fascista avvenne dopo che Mussolini rivendicò alla Camera la responsabilità politica dell’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti (discorso di Mussolini sul delitto Matteotti del 3 gennaio 1925), cui fece seguito una serie di provvedimenti che annullarono il precedente sistema liberaldemocratico.
Sotto l’autorità del duce (titolo con cui fu sempre più spesso chiamato dopo la marcia su Roma), il ruolo e la presenza dell’unico partito autorizzato, il Partito nazionale fascista, divennero preponderanti nella società e nelle istituzioni (leggi Fascistissime, emanate tra il 1925 e il 1926).
Strumento nelle mani di Mussolini e di una cerchia ristretta di gerarchi, il partito si impossessò di molteplici associazioni giovanili, studentesche, ricreative, culturali e di enti parastatali.
Preoccupato di rafforzare il suo potere, Mussolini stipulò con la Santa Sede i Patti Lateranensi (1929), che sancirono la conciliazione tra lo Stato italiano e la Chiesa, dopo mezzo secolo di contrasti.
Definito come “uomo della Provvidenza” anche da esponenti della Chiesa, il “duce” intraprese una politica estera volta a soddisfare le sue ambizioni espansionistiche e colonialistiche (conquista dell’Etiopia, 1935-36) e a stabilire, con la costituzione dell’Asse Roma-Berlino (1936), forti legami con la Germania nazista.
Sebbene isolato dalle potenze occidentali (che in seguito alla conquista dell’Etiopia avevano sottoposto l’Italia a sanzioni economiche), Mussolini ebbe un ruolo di mediatore nella questione dei Sudeti, che contrapponeva la Germania alla Cecoslovacchia.
I positivi, se pur contraddittori, esiti del patto di Monaco – che autorizzava la Germania, in un estremo tentativo di evitare lo scoppio di un conflitto europeo di vaste proporzioni, ad annettersi, dopo l’Austria, i Sudeti – non rilanciarono però il ruolo internazionale di Mussolini, né riavvicinarono l’Italia alle potenze democratiche occidentali.
Convinto che l’alleanza con la Germania avrebbe garantito all’Italia grandi opportunità di espansione economica e territoriale, Mussolini strinse relazioni sempre più strette con Adolf Hitler, che venne accolto trionfalmente nella visita compiuta in Italia nel maggio del 1938.
In ossequio al dittatore nazista, nel settembre di quello stesso anno, Mussolini promulgò le Leggi razziali fasciste, con le quali i circa 70.000 ebrei italiani venivano banditi dalla pubblica amministrazione, dalla scuola, dall’esercito e dalla vita civile.
Nel frattempo, Mussolini accelerò il programma di militarizzazione, in previsione di un conflitto che gli eventi internazionali annunciavano come imminente.
Come mossa correlata alla politica espansionistica tedesca decise l’invasione dell’Albania (aprile 1939), a cui seguì nel maggio la stipulazione del cosiddetto “Patto d’acciaio” che legava militarmente e politicamente l’Italia alla Germania.
L’ingresso dell’Italia nel conflitto mondiale fu voluto da Mussolini allo scopo sia di controbilanciare la supremazia tedesca, esaltata dai risultati conseguiti con l’occupazione della Polonia e della Francia, sia di emulare Hitler su fronti meno impegnativi, nei quali sperava di ottenere facili vittorie che gli consentissero di trattare alla pari con la Germania in merito alla nuova sistemazione dell’Europa.
Alla base di tale ipotesi agiva in Mussolini la convinzione che la guerra sarebbe finita rapidamente, non appena la Gran Bretagna, isolata e sottoposta a un duro attacco tedesco, avesse intavolato trattative di pace.
Il messaggio lanciato da Mussolini agli italiani il giorno della dichiarazione di guerra alla Francia e alla Gran Bretagna (10 giugno 1940) era la sintesi di quei contenuti ideologici su cui il fascismo aveva costruito le sue fortune.
Facendo ricorso alla trita retorica di cui il paese, impreparato militarmente alla guerra, era ormai pervaso, Mussolini giustificò l’intervento presentandolo come un’occasione di lotta dei popoli poveri e laboriosi contro gli stati detentori delle ricchezze e della finanza mondiali, rivisitando il mito della “nazione proletaria”.
In questo modo rilanciava le campagne di stampa impostate sotto il suo controllo alla fine degli anni Trenta, che irridevano alla borghesia dei paesi democratici rappresentata come un organismo corrotto e decadente, ed esaltavano le presunte virtù morali e le attitudini guerriere del popolo italiano temprato dal fascismo.
Ma la guerra segnò sia la fine del sogno imperiale fascista, svanito dopo le numerose sconfitte militari in Grecia, in Africa, nel Mediterraneo, sia quella dello stesso Mussolini.
Messo in minoranza dal Gran Consiglio del Fascismo con il cosiddetto “ordine del giorno Grandi” il 25 luglio 1943, il duce fu destituito e fatto arrestare dal re, che nominò capo del governo il maresciallo Badoglio.
Liberato dai tedeschi, Mussolini divenne un semplice strumento nelle mani di Hitler, che lo pose formalmente alla guida della Repubblica Sociale Italiana o Repubblica Sociale di Salò, il regime collaborazionista instaurato nell’Italia settentrionale controllata dai tedeschi.
Il 27 aprile del 1945, travestito da soldato tedesco, Mussolini tentò di fuggire in Svizzera.
Riconosciuto dai partigiani a Dongo, fu catturato e giustiziato il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como; il suo cadavere fu esposto in piazzale Loreto a Milano, nello stesso luogo dove nell’agosto del 1944 i nazifascisti avevano esposto, come monito alla Resistenza italiana, i corpi trucidati di quindici partigiani.
Il 30 aprile 1945 il comando del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia giustificava così la decisione di giustiziare Mussolini: “Il CLNAI dichiara che la fucilazione di Mussolini e complici da esso ordinata è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro paese ancora coperto di macerie materiali e morali”.
Regime Fascista Italiano
Il Regime Fascista Italiano è stato il sistema politico di Benito Mussolini che durò dal 28 ottobre 1922, data della marcia su Roma e della nomina di Mussolini a capo del governo, al 25 luglio 1943 quando, in seguito all’ordine del giorno di sostanziale sfiducia votato dal Gran consiglio del fascismo, il duce fu esautorato dai suoi gerarchi e dal re dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia.
Le caratteristiche sostanziali che contraddistinsero il regime fascista furono:
- Liquidazione dello stato liberale e delle sue istituzioni;
- Negazione del pluralismo democratico dei partiti e conseguente repressione violenta delle opposizioni;
- Progressiva organizzazione corporativa dei rapporti economici e sociali;
- Irreggimentazione dei cittadini per categorie sociali, di sesso e di età;
- Dirigismo statale nell’economia;
- Organizzazione gerarchica dell’amministrazione pubblica;
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