Sport e fascismo
Il caso di Arpad Weisz
di Marco Leoni – classe 5ª A EL
Indice
- Introduzione (pag. 2)
- Capitolo 1: Lo sport nell’Italia fascista
- 1.1 La ginnastica secondo il Fascismo (pagg. 3-4)
- 1.2 La propaganda: come costruire il “volto nuovo della Nazione” (pag. 5)
- 1.3 L’Italia come “Nazione sportiva” (pagg. 6-7)
- 1.4 Il ruolo del calcio (pagg. 8-9)
- 1.5 Le Olimpiadi di Berlino del 1936 (pag. 10)
- 1.6 1936: The “Nazi Olympics” (pagg. 11-12)
- Capitolo 2: Arpad Weisz, dallo scudetto ad Auschwitz
- 2.1 Biografia: la fama e il palmarès (pagg. 13-14)
- 2.2 L’oblio e la riscoperta: il libro di Matteo Marani (pagg. 15-16)
- 2.3 “Federico Buffa racconta Arpad Weisz” (pagg. 17-18)
- Bibliografia (pag. 18)
Introduzione
Questo lavoro si propone di analizzare un tema che mi sta particolarmente a cuore in quanto appassionato di sport e impegnato nell’insegnamento del calcio ai giovanissimi (alleno bambini di età compresa tra 7 e 9 anni): il rapporto tra regimi autoritari e sport e, in particolare, il ruolo che lo sport ha avuto in Italia durante il Fascismo per manipolare l’opinione pubblica, fare propaganda ai valori del regime, costruire l’identità nazionale.
A questo scopo, analizzerò anche importanti competizioni sportive internazionali, come le Olimpiadi di Berlino del 1936, utilizzate dal Nazismo come palcoscenico per affermare la propria potenza e la superiorità della razza ariana; mai come in quella occasione lo spirito sportivo è stato alterato e distorto, esaltando le spinte guerriere e razziste e annullando quelle ricreative, altruistiche, solidaristiche.
Al contrario della filosofia internazionalista di De Coubertin, per il quale lo sport doveva produrre la pace tra i popoli, lo sport venne usato dai regimi autoritari (non solo dal Nazismo e dal Fascismo, ma anche quelli socialisti dell’Est Europa fino alla caduta del Muro di Berlino nel 1989) per riprodurre la gerarchia tra le nazioni e dimostrare il valore di una razza o la superiorità di un sistema politico rispetto agli altri.
Arpad Weisz, allenatore del Bologna “lo squadrone che faceva tremare il mondo”:
Nella seconda parte della tesina, mi soffermerò sulla figura di
quando era ebreo ungherese,
nonostante la fama e i successi venne costretto all’esilio dalle leggi razziali (1938), poi incarcerato e ucciso dai nazisti ad Auschwitz. La sua storia è stata dimenticata per anni, colpevolmente, e solo di recente riscoperta per mezzo di un libro e di un documentario che
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sono stati presentati all’IIS “Odone Belluzzi” in occasione della Giornata della Memoria 2013.
Lo sport nell’Italia fascista
1.1 La “ginnastica” secondo il Fascismo
Le dittature e i regimi totalitari hanno sempre sfruttato l’attività fisica e lo sport sia ai fini della preparazione paramilitare e militare, sia a fini della propaganda ideologica e politica.
Negli anni del ventennio fascista il regime si appropria della ginnastica e dello sport facendone un formidabile strumento di propaganda politica, veicolo per ottenere quel “consenso sopra il quale fondare il potere dello stato autoritario.
di massa”
Con la riforma della scuola del 1923 di Giovanni Gentile (filosofo e Ministro della Pubblica Istruzione dal 1922 al 1924), la preparazione fisica dei giovani viene affidata prima all’Opera Nazionale Balilla e poi alla G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio).
La ginnastica e lo sport godono in quegli anni di un’importanza e un prestigio mai avuti prima, e gli Italiani in molti sport (calcio, ginnastica, atletica, scherma, canottaggio, sport equestri) primeggiano a livello mondiale.
L’educazione fisica diventa una materia obbligatoria e fondamentale nella scuola, dove, accanto alle materie tradizionali, vengono introdotte anche “cultura fascista” e “cultura militare”; lo stato costruisce ovunque palestre ed impianti sportivi.
L’educazione paramilitare diventa una parte fondamentale della pedagogia fascista.
I bambini vengono iscritti a 4 anni ai “Figli della Lupa”; da 8 a 14 anni ai “Balilla”; da 14 a 18 agli “Avanguardisti” e, oltre i 18 anni, alla “Gioventù Fascista”.
Le ragazze vengono iscritte alle “Piccole italiane” e poi alle “Giovani italiane”.
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Piccole italiane Giovani italiane
militarizzate:
Le attività ginniche e sportive sono il loro scopo, non è lo svago o la formazione nei valori dello sport (leale competizione, solidarietà, ecc.), ma la trasmissione dei valori imposti dal regime: spirito nazionalista, audacia, addestramento paramilitare, elevazione morale, fiducia in sé, alto senso della disciplina e del dovere.
Ovunque si preparano e si organizzano manifestazioni, che venivano chiamate “adunate”, nelle quali si esibivano i livelli di preparazione fisica raggiunti.
saggi ginnici e parate
Divise, marce, esercitazioni, disciplina sono gli strumenti per la formazione dell’Italiano nuovo voluto da Mussolini.
L’Opera Nazionale Balilla (ONB) ha il compito di curare l’educazione fisica e morale della gioventù italiana, “formare la coscienza e il pensiero di coloro che saranno i fascisti di domani”.
La stragrande maggioranza dei bambini italiani viene iscritta all’O.N.B, già trasformata in Gioventù Italiana del Littorio (G.I.L.), passa alle dirette dipendenze del Partito.
I giovani maschi italiani vengono preparati ad affrontare prove di coraggio, di lotta, di resistenza alla fatica, per forgiare il carattere. Soprattutto viene inculcato il senso della disciplina e dell’obbedienza secondo il motto fascista “credere, obbedire, combattere”.
Anche i bambini imparano le manovre militari e a marciare, e vengono addestrati ad imbracciare il fucile di legno.
Le ragazze, invece, vengono preparate a diventare mogli e madri prolifiche. Il fine del matrimonio è la procreazione (dovevano far nascere il maggior numero di figli, possibilmente maschi, per aumentare il numero dei potenziali soldati). Per questo, per le ragazze sono previste esercitazioni per migliorare l’armonia dei movimenti e la flessuosità.
Devono essere attraenti e desiderabili, oltre che sane e forti, per potersi sposare presto e diventare mogli prolifiche.
figli della lupa
Negli ultimi anni del regime si diventa fin dal momento della nascita, con l’iscrizione all’anagrafe. Ogni Italiano ha una divisa, partecipa alle adunate; le manifestazioni di partito si svolgono il sabato pomeriggio, libero dal lavoro e chiamato «sabato fascista».
1.2 La propaganda: come costruire il “volto nuovo” della nazione
La stampa è sottoposta ad un crescente controllo e subisce un processo di progressiva fascistizzazione. Tuttavia per Galeazzo Ciano, ministro per la Propaganda, il controllo della stampa non era sufficiente in un Paese come l’Italia in cui i giornali sono poco diffusi e non raggiungono le grandi masse popolari.
Nel maggio 1937 il ministero della Propaganda assume la nuova denominazione di Ministero per la Cultura Popolare (Minculpop): il termine “popolare” sottolinea che l’attenzione del regime non è rivolta agli intellettuali, abituali fruitori della cultura tradizionale (teatro,
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Introduzione sport e fascismo - tesina
Questa tesina si propone di analizzare un tema che mi sta particolarmente a cuore, in quanto appassionato di sport e impegnato nell’insegnamento del calcio ai giovanissimi (alleno bambini di età compresa tra 7 e 9 anni): il rapporto tra regimi autoritari e sport e, in particolare, il ruolo che lo sport ha avuto in Italia durante il fascismo per manipolare l’opinione pubblica, fare propaganda ai valori del regime, costruire l’identità nazionale.
A questo scopo nella tesina di maturità analizzerò anche importanti competizioni sportive internazionali, come le Olimpiadi di Berlino del 1936, utilizzate dal nazismo come palcoscenico per affermare la propria potenza e la superiorità della razza ariana; mai come in quella occasione lo spirito sportivo è stato alterato e distorto, esaltando le spinte guerriere e razziste e annullando quelle ricreative, altruistiche, solidaristiche.
Al contrario della filosofia internazionalista di De Coubertin, per il quale lo sport doveva produrre la pace tra i popoli, lo sport venne usato dai regimi autoritari (non solo dal nazismo e dal fascismo, ma anche da quelli socialisti dell’Est Europa fino alla caduta del Muro di Berlino nel 1989) per riprodurre la gerarchia tra le nazioni e dimostrare il valore di una razza o la superiorità di un sistema politico rispetto agli altri.
Nella seconda parte della tesina mi soffermerò sulla figura di Arpad Weisz, allenatore del Bologna quando era “lo squadrone che faceva tremare il mondo”: ebreo ungherese, nonostante la fama e i successi venne costretto all’esilio dalle Leggi razziali (1938), poi incarcerato e ucciso dai nazisti ad Auschwitz. La sua storia è stata dimenticata per anni, colpevolmente, e solo di recente riscoperta per mezzo di un libro e di un documentario che sono stati presentati all’IIS “Odone Belluzzi” in occasione della Giornata della Memoria 2013.
Collegamenti
- Italiano - Il futurismo.
- Storia - Il fascismo.
- Inglese - The Nazi Olympics.