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Il Novecento e la Shoah

Questa tesina ripercorre la storia e le tappe del periodo della Seconda guerra mondiale, prendendo in considerazione alcuni personaggi noti e gli avvenimenti più significativi e, materia per materia, ampliati e corredati da foto dell’epoca.

Durante il lavoro di ricerca e di studio ho potuto constatare una cosa: ogni guerra porta con sé distruzione e morte, e per quale causa la si faccia non porta nessun onore e merito alla razza umana.

La Seconda guerra mondiale è stata, per numero di morti e di devastazioni, la catastrofe più brutta del ‘900.

Alla vigilia di una nuova guerra

Divenuta repubblica nel 1931, la Spagna, già prostrata da una gravissima crisi economica, cui la precedente monarchia non aveva saputo porre riparo, venne ulteriormente dilaniata dai dissidi esistenti tra le diverse forze politiche.

L’instabilità dei governi che seguirono favorì l’elezione dei membri del Fronte popolare, cui i partiti di destra si opposero dando il loro appoggio al generale Francisco Franco che, al comando delle truppe spagnole stanziate in Marocco, si ribellò al governo repubblicano.

Ne nacque una guerra civile in cui l’intervento nazifascista della Germania e dell’Italia portò alla vittoria il generale Franco e alla caduta della repubblica popolare.

Nel novembre 1936 l’Italia e la Germania diedero vita all’asse Roma-Berlino, cui successivamente si unì anche il Giappone.

Con l’approvazione delle leggi razziali antiebraiche Mussolini manifestò la sua volontà di legarsi ancora più strettamente alla politica di Hitler.

Nel 1938 Hitler annesse al Terzo Reich l’Austria, poi procedette all’annientamento della Cecoslovacchia, nonostante si fosse tenuta la conferenza di Monaco per risolvere la questione dei Sudeti.

Rafforzata l’alleanza con Mussolini mediante il patto d’Acciaio del 1939, Hitler nello stesso anno stipulò con l’Unione Sovietica il patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop, in previsione di una spartizione dell’Europa orientale.

Mussolini, intanto, ordinò l’occupazione dell’Albania.

Inizia la Seconda guerra mondiale

Il 1° settembre 1939 l’esercito tedesco, senza neppure presentare una formale dichiarazione di guerra alla Polonia, invase il ‘’corridoio di Danzica’’. Due giorni dopo, Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania: era l’inizio della Seconda guerra mondiale.

L’esercito tedesco invase in poche settimane le regioni occidentali della Polonia, mentre le armate di Stalin occuparono la parte orientale e da lì dilagarono nelle repubbliche baltiche e in Finlandia.

Le operazioni militari si svolsero con tale rapidità che la Francia e Gran Bretagna non ebbero neppure il tempo di contrattaccare.

La Polonia fu spartita fra la Germania e l’Unione Sovietica, mentre negli Stati scandinavi si formarono governi collaborazionisti completamente controllati da Hitler e disposti a sostenere l’invasore.

I Tedeschi occuparono la Danimarca e la Norvegia. I due Stati disponevano di porti strategici sul mare del Nord ed erano inoltre ricchi di giacimenti di ferro, materia prima indispensabile per la fabbricazione degli armamenti.

Nel maggio 1940 la Germania scatenò l’attacco decisivo contro la Francia, il cui esercito era schierato lungo una linea fortificata, detta ‘’linea Maginot’’. Essa si snodava lungo la frontiera tra la Francia e la Germania.

Hitler decise di aggirare la linea Maginot e di invadere la Francia passando dal Belgio, dopo aver attraversato con il suo esercito Paesi Bassi e Lussemburgo, i quali, come il Belgio, si erano dichiarati neutrali.

Dopo aver varcato il confine francese le truppe tedesche giunsero rapidamente a Dunkerque dove si erano stabiliti i rinforzi britannici.

Dopo aver varcato il confine francese sul canale della Manica dove si erano stabiliti i rinforzi britannici. L’esercito inglese, attaccato alle spalle, fu costretto a una frettolosa ritirata via mare.

Nel maggio 1940 la Wehrmacht (l’esercito di terra tedesco) penetrò rapidamente nel territorio francese e il 14 giugno occupò Parigi.

Il 22 giugno la Francia firmò l’armistizio con la Germania. Il territorio francese fu diviso in due: l’area settentrionale venne occupata dai nazisti e posta sotto il controllo diretto di un comando militare tedesco; le regioni centro-meridionali vennero invece affidate a un governo collaborazionista guidato dal maresciallo Pétain e con sede Vichy.

Il generale francese Charles De Gaulle riuscì a fuggire a Londra, dove costituì il governo in esilio della Francia libera e da dove organizzò la resistenza antinazista.

La Gran Bretagna, seppure disorientata, restava l’unica potenza ancora in grado di opporsi alla Germania di Hitler.

La Germania intensificò gli attacchi contro la Gran Bretagna. Il Führer ordinò quindi di compiere incursioni aeree sulle città britanniche, sottoponendole a pesanti bombardamenti.

Dal luglio 1940 l’aviazione tedesca bombardò sistematicamente, per quasi due mesi, gli aeroporti, le fabbriche e gli obiettivi militari presenti sul territorio nemico, colpendo anche molti centri abitati.

Alcune bombe autoguidate, le famose V2, lanciate dalle coste francesi, seminarono distruzione e morte persino a Londra.

Gli Inglesi non si persero d’animo e sostennero con accanimento la resistenza contro il nemico.

Nei cieli britannici venne ingaggiata una durissima battaglia aerea tra la Luftwaffe e l’aviazione inglese, che seppe tenere testa alla flotta aerea nazista.

Per la prima volta un Paese europeo riusciva ad opporsi efficacemente alla Germania di Hitler, che si vide costretta ad arrestare la propria ‘’marcia trionfale’’.

Mussolini, dopo l’iniziale dichiarazione di non belligeranza, decise l’entrata in guerra dell’Italia contro Gran Bretagna e Francia.

In vista della vittoria finale, Germania, Italia e Giappone firmarono il patto Tripartito e stabilirono le rispettive zone d’influenza.

In Africa settentrionale le truppe dell’Asse furono sconfitte e l’Italia perse il suo impero. Anche l’invasione italiana della Grecia fallì.

I Tedeschi costrinsero allora Ungheria, Bulgaria e Romania a entrare in guerra al loro fianco, sconfissero la Grecia e smembrarono la Iugoslavia.

A metà del 1941 Hitler ordinò l’attacco all’Unione Sovietica, che ebbe il nome di ‘’Operazione Barbarossa’’. Le pianure dell’Europa orientale, in effetti, rappresentavano quel naturale ‘’spazio vitale’’ che da anni la Germania rivendicava.

Hitler intendeva inoltre riprendere il proprio progetto iniziale: eliminare i regimi comunisti.

All’attacco contro l’Unione Sovietica volle partecipare anche Mussolini che inviò un contingente italiano, il cosiddetto ‘’Armir’’, formato da oltre 200.000 soldati.

Le truppe sovietiche, colte di sorpresa, non seppero opporsi all’invasione dell’esercito tedesco e iniziarono una lunga ritirata.

Prima di abbandonare le loro terre, i Russi distrussero raccolti, case, campi coltivati.

Le truppe italiane e tedesche, dopo essere giunte a poche decine di chilometri da Mosca, dovettero arrestarsi a causa del terribile inverno russo.

I soldati tedeschi, e ancor più quelli italiani, non erano equipaggiati per affrontare temperature che arrivavano fino a 40 gradi sotto lo zero.

Partiti in piena estate, i militari italiani non avevano scarpe adatte a camminare nella neve alta: anche per questo morirono a migliaia nelle campagne russe coperte di ghiaccio e neve.

Durante la stagione invernale l’Armata Rossa ebbe il tempo di riorganizzarsi reagendo con una massiccia controffensiva.

L’esercito italo-tedesco fu costretto ad attestarsi su una lunghissima linea di difesa: la guerra di movimento si trasformò in una guerra di logoramento, alla quale gli eserciti di Hitler e di Mussolini non erano preparati né dal punto di vista degli armamenti, né sotto il profilo delle strategie militari.

La svolta

Il 7 dicembre 1941 si verificò un episodio destinato a segnare le sorti del conflitto, che di colpo assunse dimensioni mondiali.

Il Giappone decise di attaccare la flotta navale statunitense ancorata a Pearl Harbor, nelle isole Hawaii.

Gli Americani non erano preparati a fronteggiare un’incursione aerea: gli Stati Uniti, non essendo in guerra, non avevano allertato la loro flotta di stanza a Pearl Harbor.

Le perdite americane provocate dai bombardieri giapponesi furono enormi, sia in termini di navi affondate, sia in termini di vite umane.

La reazione del presidente Roosevelt non si fece attendere: l’8 dicembre gli Stati Uniti dichiararono guerra al Giappone ed entrarono nel conflitto a fianco della Gran Bretagna.

Il meccanismo delle alleanze scattò puntuale: l’Italia e la Germania si ritrovarono in guerra contro gli Stati Uniti.

L’attacco giapponese a Pearl Harbor segnò l’inizio di una nuova fase del conflitto: gli Stati Uniti potevano infatti vantare un potenziale bellico, industriale ed economico di proporzioni formidabili.

Nei primi mesi del 1942 gli Americani si impegnarono esclusivamente nell’area del Pacifico per contrastare l’avanzata del Giappone che, dopo aver occupato la Manciuria e la Corea, aveva invaso l’Indocina, le Filippine, la Malesia e Singapore, spingendosi a sud fino all’Indonesia e a ovest fino alla Birmania.

In seguito tuttavia, decine di migliaia di soldati statunitensi giunsero in Europa, dove si stava organizzando una potente controffensiva che avrebbe sbaragliato gli eserciti dell’Asse.

Nel novembre del 1942 i Tedeschi dovettero abbandonare il progetto di conquistare la città di Stalingrado.

La battaglia di Stalingrado fiaccò l’esercito tedesco poiché Hitler si rifiutava di ordinare la ritirata.

Quasi 150.000 soldati italiani e tedeschi morirono a Stalingrado e altre migliaia persero la vita durante l’interminabile viaggio di ritorno alle loro case, nel corso del gelido inverno russo.

Il Terzo Reich non era imbattibile: la battaglia di Stalingrado segnò, di fatto, l’inizio della disfatta tedesca.

Per l’Italia la guerra sul fronte africano, dove le truppe britanniche, comandate dal generale Montgomery, costrinsero gli Italiani ad abbandonare la Libia nell’autunno 1942, dopo averli pesantemente sconfitti a El Alamein il 23 ottobre dello stesso anno.

Nel maggio del 1943 le truppe anglo-americane travolsero la resistenza italo-tedesca in Africa settentrionale.

Si avvicinava la prospettiva di una guerra combattuta direttamente sul suolo italiano.

Il 10 luglio 1943 gli Alleati Anglo-Americani sbarcarono in Sicilia, dove incontrarono una debole resistenza.

Il 19 luglio Roma fu bombardata dagli Anglo-Americani: era la prima volta che la capitale veniva direttamente toccata dagli orrori del conflitto.

La Resistenza in Italia

Il regime fascista, premuto dall’avanzata degli Alleati e a causa del crescente malessere sociale, entrò in crisi.

Caduto il fascismo, Mussolini fu destituito e arrestato.

Il nuovo governo Badoglio firmò una pace separata con gli Alleati, provocando una spietata reazione da parte dei Tedeschi.

Il Paese era diviso in due: mentre nell’Italia meridionale, occupata dagli Alleati, si formò il primo governo con la partecipazione di tutti i partiti antifascisti, al nord Mussolini, liberato dai Tedeschi, istituì la Repubblica di Salò.

A poco più di un mese dall’armistizio, il 13 ottobre 1943 il governo Badoglio dichiarò guerra alla Germania.

Tra il 1943 e il 1945, nell’Italia settentrionale occupata da nazisti e repubblichini, gli esponenti di tutti i partiti antifascisti, riuniti nel Comitato di liberazione nazionale (CNL), opposero una dura resistenza che costò migliaia di vittime da entrambe le parti.

La fine della guerra

Negli stessi giorni in cui Hitler perdeva il suo alleato italiano, la controffensiva sovietica costrinse interi reparti tedeschi a una ritirata precipitosa sul fronte orientale.

Contemporaneamente, gli Anglo-Americani decisero di avviare una colossale operazione militare finalizzata alla riconquista della Francia, così da potere attaccare la Germania sul fronte occidentale.

Il 6 giugno 1944 avvenne lo storico sbarco in Normandia, che permise ad Americani e Britannici di riprendere il controllo del territorio francese, aprendo una nuova breccia nella difesa tedesca.

La Germania, stretta in una morsa da est, da ovest e da sud, avrebbe resistito ancora per un anno, ma ormai la sorte del conflitto era decisa.

Per la prima volta, anche in Germania cominciarono a diffondersi sentimenti di ostilità nei confronti del Führer: nel giugno 1944 alcuni ufficiali organizzarono un attentato contro Hitler, che però fallì.

Il 19 aprile 1945 l’Armata Rossa entrò a Berlino, dove Hitler continuava a opporre una delirante resistenza vietando al proprio esercito di arrendersi.

Il 30 aprile Hitler e alcuni esponenti del Partito nazista decisero di suicidarsi.

L’8 maggio 1945 toccò al maresciallo Doenitz, succeduto a Hitler, firmare la resa incondizionata della Germania.

La lunga avanzata delle truppe anglo-americane portò alla progressiva liberazione della penisola.

Nel giugno 1944 Roma venne liberata.

Molte città come Firenze, Genova, Bologna, Milano e Torino furono liberate dalle formazioni partigiane.

Il 25 aprile 1945, il CLN ordinò l’insurrezione generale.

I partigiani presero possesso di tutta l’Italia settentrionale, abbandonata dai Tedeschi in fuga.

Mussolini fu arrestato la sera del 25 aprile a Dongo, sul lago di Como.

Tre giorni più tardi il duce venne fucilato in circostanze ancor oggi poco chiare.

Il suo corpo insieme a quello della sua compagna, Claretta Petacci, e di alcuni fascisti fedeli sino alla fine, venne esposto per due giorni a Milano, in piazzale Loreto, alla vendetta della folla.

La sconfitta del Giappone e la fine dei combattimenti

L’alleanza tra Britannici, Statunitensi, Sovietici e Francesi aveva portato alla vittoria.

I capi di Stato e di governo di Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica – rispettivamente Roosevelt, Churchill e Stalin – avevano posto le basi politiche per la ricostruzione dell’Europa.

Il contingente fu spartito in aree d’influenza.

Questa situazione venne poi ratificata dalla conferenza di Jalta, svoltasi in Crimea nel febbraio del 1945.

Nel Pacifico procedeva la controffensiva americana contro i Giapponesi.

I vertici militari giapponesi, come pure i semplici soldati, si opponevano con forza alla resa; molti piloti, i kamikaze, si lanciavano volontariamente contro le navi americane con i loro aerei carichi di esplosivo, con l’intento di affondarle.

Il presidente americano Harry Truman, successore di Roosevelt morto nell’aprile 1945, per accelerare la fine dei combattimenti decise di sperimentare contro il Giappone una terribile arma sulla quale stava lavorando da tempo un gruppo di scienziati: la bomba atomica.

Il 6 e il 9 agosto 1945 i bombardieri americani lasciarono due bombe atomiche sulle città di Hiroshima e Nagasaki, che furono completamente rase al suolo.

La loro popolazione fu decimata e migliaia di persone morirono anche negli anni successivi, a causa delle radiazioni.

L’impressione suscitata dall’esplosione delle bombe atomiche fu enorme in tutto il mondo.

Il Giappone ne rimase completamente sconvolto e l’imperatore Hirohito dichiarò immediatamente di non volere proseguire la guerra.

Il 2 settembre i Giapponesi si arresero senza condizioni.

Dopo sei anni di combattimenti, la Seconda guerra mondiale poteva dirsi definitivamente conclusa.

La Shoah

La Seconda guerra mondiale aveva provocato innumerevoli danni e molta gente si era ritrovata senza casa, soprattutto in Germania e in Giappone che risultarono gli Stati più colpiti.

Le conseguenze economiche furono terribili perché l’economia di tutti i paesi che avevano partecipato al conflitto era a pezzi e la popolazione moriva di fame, soprattutto in URSS dove in ogni regione tutte le risorse economiche erano state annientate sia dai tedeschi che dai russi.

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Sintesi

Collegamenti interdisciplinari

  • Italiano: Giuseppe Ungaretti; Salvatore Quasimodo
  • Storia: la Seconda guerra mondiale e la "Shoah"
  • Francese: le racisme
  • Arte: l'Impressionismo
  • Musica: il Jazz (le origini)
  • Inglese: Nelson Mandela
  • Geografia: gli Stati Uniti
  • Scienze: la Luna
  • Tecnologia: l'energia gravitazionale; l'energia chimica del cibo
  • Scienze motorie: il metabolismo anaerobico lattacido e alattacido
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