“La più grande invenzione dopo la ruota: le due ruote”
Marco Guerzoni Classe 5° A l.s.a.
Tesina di Maturità
di Marco Guerzoni
Esame di Stato
Introduzione
La bici è un mezzo comune nella vita di tutti i giorni. È il mezzo di locomozione più utilizzato e diffuso nel mondo da quando ad una mente geniale venne l’idea di unire un telaio alle due ruote e creare così la prima bicicletta.
Dunque la bicicletta è, per molti, un mezzo così familiare che tendiamo a considerare quasi per scontata la sua esistenza. Pochi conoscono la sua evoluzione affascinante che attraversa più di due secoli di storia, di costume e soprattutto di innovazione tecnica. Il suo percorso storico è ricco di invenzioni, di scoperte, di insuccessi, di tentativi, di applicazioni straordinarie, di ricerca ed impiego di nuovi materiali.
Molte delle geniali soluzioni trovate, nel corso della sua complessa storia, saranno poi adottate nell’ambito motociclistico ed automobilistico.
In questo lavoro mi sono proposto di raccontare la mia passione per la bicicletta e di tradurla in una ricerca su tutti gli aspetti storici, tecnici e sportivi che riguardano questo bellissimo mezzo.
La storia della bicicletta
La nascita della bicicletta
Si sono scoperti schizzi attribuiti a Leonardo da Vinci, che risalgono al XV secolo, che illustrano un veicolo fornito di due ruote che somiglia ad una bicicletta.
Questa macchina, frutto dell’immaginazione del grande artista, non ha mai superato la fase della tavola da disegno.
Il Célérifère
In Francia, in piena rivoluzione alla fine del Settecento, si attribuì l’invenzione del primo veicolo a due ruote, al conte Medè de Sivrac: il “célérifère”. Secondo la leggenda, il célérifère sarebbe consistito in un cavallo di legno, al quale si sarebbero fissate due ruote. Si montava in sella, e correndo si metteva il célérifère in marcia; si poteva avanzare soltanto in linea retta, poiché il veicolo era privo di un sistema direzionale. Per molto tempo si è creduto che il célérifère fosse l’antenato primitivo della bicicletta.
La Draisina
La prima fondamentale innovazione apportata al celerifero la si deve, con disappunto dei Francesi, ad un tedesco, il barone Karl Von Drais, che mise a punto in Baviera un esemplare perfezionato, cioè dotato di sterzo e supportato da un “appoggia-pancia” per agevolare la spinta del corridore. Il nuovo veicolo, il primo vero antenato della bicicletta moderna, era libero finalmente di curvare grazie alla ruota anteriore mobile.
Il successo fu immediato anche fuori della Germania: il suo inventore, dopo averlo brevettato il 5 gennaio 1817 a Baden, presentò il nuovo mezzo prima a Parigi dove venne denominato Draisienne dai Francesi e poi a Londra dove fu chiamato Hobby Horse (cavallo da divertimento) e dove vi furono apportate corpose e sostanziali modifiche. Fu costruito tutto in ferro (cavallo d’acciaio), fu reso elegante con il montaggio del sellino di pelle, il parafango sulla ruota posteriore, il riposa-gomiti e ne fu fatta anche una versione al femminile con telaio abbassato.
Draisina a leve con spinta in equilibrio
Il primo modello azionato senza toccare terra con i piedi (Draisina a leve con spinta in equilibrio) fu creato nel 1840 da un fabbro scozzese di Glasgow: Kirkpatrick MacMillian. Il suo veicolo presentava una ruota posteriore più alta di quella anteriore; su di essa stava la sella su cui si sedeva l’uomo, il quale con un sistema di pedivelle oscillanti, sistemate dalle due parti della ruota anteriore, imprimeva un movimento alla ruota posteriore per mezzo di due bielle leggere.
L’inconveniente della sua invenzione, che infatti non ebbe successo, dipendeva dal fatto che i pedali non ruotavano completamente, ma descrivevano soltanto un arco di cerchio.
Draisina a pedali (velocipede)
Il giovane francese Ernest Michaux, che lavorava nell’officina meccanica del padre, montò su una draisina i primi pedali sulla ruota anteriore, facendo in modo che le pedivelle ruotassero completamente intorno all’asse della ruota e le trasmettessero direttamente il loro movimento. Il velocipede di Michaux costituisce il primo successo commerciale della bicicletta. Dal velocipede è sorta l’industria della bicicletta.
Il Biciclo
Per cercare di rendere più rapido il velocipede i costruttori aumentarono le dimensioni della ruota anteriore in modo da coprire una distanza maggiore ad ogni giro di pedali.
Era nato il Biciclo, caratterizzato appunto dalla ruota anteriore molto alta di solito tra i 90 e i 150 cm di diametro, dalla ruota posteriore molto piccola che serviva solo a equilibrare l’insieme, dal telaio e ruote ancora in legno e dai cerchioni in ferro. In alcuni casi la ruota anteriore raggiunse anche i due metri di diametro con il guidatore seduto ad un’altezza vertiginosa.
La guida di questo veicolo era così complessa e difficile oltre che pericolosa da giustificare la nascita delle prime scuole guida. I bicicli Michaux erano però ingombranti, rigidi e soprattutto pesanti tanto da non permettere velocità superiori ai 12 chilometri l’ora. Ma l’evoluzione verso un biciclo più leggero e quindi più veloce fu rapida in tutta Europa e ben presto al legno fu sostituito il ferro.
La Safety-Bicycle
Nel 1884 John K. Starley realizzò a Coventry la prima “Safety Bicycle” (“bicicletta di sicurezza”), denominata “Rover”, destinata a ottenere un enorme successo commerciale: anticipazione delle moderne biciclette, aveva ruote di dimensioni uguali e trasmissione a catena.
L’invenzione dello pneumatico nel 1888, dovuta a John Boyd Dunlop, contribuì ad aumentare il comfort di questo mezzo che, in breve tempo, si diffuse molto.
Ruolo della bicicletta durante la Resistenza
Bisogna ricordare che durante gli anni della Resistenza la bicicletta era il mezzo più veloce e agile per spostarsi e realizzare operazioni di aiuto a chi si opponeva al regime nazi-fascista. Infatti in Italia, la bicicletta fu il mezzo più importante per trasportare documenti, stampa clandestina, rapporti e ordini tra le brigate e per coordinare scioperi e agitazioni. Il rapporto tra la bicicletta e la lotta partigiana fu indissolubile, anzi in alcune circostanze vitale.
Numerosi atleti del ciclismo agonistico presero parte alle staffette partigiane. Luigi Ganna, vincitore del primo Giro d’Italia nel 1909, donò alla 121a Brigata Garibaldi dieci biciclette prodotte dalla sua fabbrica. Gino Bartali, tra il 1943 e il 1944, trasferì in vari punti della Toscana e in Umbria foto e documenti necessari per gli ebrei nascosti in chiese e conventi, celandoli all’interno della canna della bicicletta. “Ginettaccio” fingeva di compiere lunghi allenamenti, per tenersi in forma, affrontando o aggirando i posti di blocco.
Un accenno particolarmente rispettoso va a tutte le donne che, impegnate nella Resistenza civile, hanno spinto con forte convinzione sui pedali della propria bicicletta, affrontando la paura e la fatica, concorrendo al successo di molte e significative azioni. Il ruolo della staffetta era spesso ricoperto da giovani donne tra i 16 e i 18 anni poiché si pensava destassero meno sospetti e che non venissero quindi sottoposte a perquisizione. Molte donne aderirono ai Gruppi di difesa della donna (Gdd), un movimento di donne antifasciste sorto nel novembre del 1943 che con grande coraggio trasportavano la stampa clandestina e i messaggi ai gappisti (gruppi di azione patriottica).
La bicicletta: il mezzo degli operai
In Italia durante gli anni del grande sviluppo industriale la bicicletta si diffuse moltissimo fra gli operai in quanto mezzo molto economico. Infatti una bicicletta costava l’equivalente di 10 centesimi di euro (le vecchie duecento lire). Le due ruote rappresentavano un simbolo di libertà e di affrancamento sociale, ma restavano soprattutto un valido strumento di aggregazione e di socialità. La bicicletta consentiva all’operaio di recarsi al lavoro nelle fabbriche lontane anche dieci o quindici chilometri da casa, ed al contadino di raggiungere i campi senza dover bruciare preziose energie durante il tragitto trasportando con più facilità gli attrezzi del mestiere.
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Introduzione "La più grande invenzione dopo la ruota: le due ruote", tesina
La bicicletta è, per molti, un mezzo così familiare che tendiamo a considerare quasi per scontata la sua esistenza.
Collegamenti
Italiano: "La bicicletta" di Giovanni Pascoli
Storia: Storia dell'evoluzione tecnica della bicicletta, ruolo della bicicletta durante la resistenza, la bicicletta: il mezzo degli operai, la nascita della "Corsa Rosa", Gino Bartali: l'eroe silenzioso
Arte: "Testa di Toro" di Picasso, "Ruota di Bicicletta" di Duchamp, "Dinamismo di Ciclista" di Boccioni
Chimica: materiali impiegati nel campo telaistico: Acciaio, Titanio, Alluminio, Carbonio (approfondimento su: forme allotropiche del carbonio e realizzazione della fibra di carbonio)