Il delinquente genetico: lo sviluppo in tempi moderni della teoria sulla criminalità di Lombroso
Liceo Classico G. C. Tacito Terni
Maturità 2013
Giulia Tomassini, classe 3 PI
Cesare Lombroso
Il contesto filosofico e storico
- L’Unità d’Italia
- Il prestigio della scienza
- La rivolta contro le teorie giuridiche dell’Illuminismo
- La nascita della sessuologia
- La formulazione della teoria del criminale atavico
- “La donna delinquente”
- Molteplicità criminale
- Amore
- Crudeltà
- Avarizia
- Erotismo e virilità
- Vestiario
- Maternità
- Istigazione
- Vendetta
- Ree occasionali
Le teorie moderne sul criminale moderno
- Le teorie sui gemelli
- Trisomia XYY
- Serotonina
- Corteccia orbito-frontale
Le cause della formulazione della teoria di Lombroso: contesto filosofico e storico
La storia personale di Cesare Lombroso e il posto che egli occupa nella storia italiana aiutano a spiegare l’ardore del suo tentativo di trasformare lo studio del criminale in un’impresa scientifica. Ci rifaremo dunque ad una serie di contesti ottocenteschi entro i quali Lombroso visse e lavorò.
Unità d’Italia
Egli crebbe nel fervore del Risorgimento (movimento che si prefiggeva la cacciata delle potenze assolutistiche e straniere dalla penisola e la sua unificazione sotto un governo Parlamentare).
Lombroso nacque nel 1835 e trascorse la giovinezza nel Nord (Veneto e Lombardia), che costituiva la parte culturalmente e socialmente più avanzata della penisola, in contrasto con le realtà più povere del Sud. Queste regioni, tuttavia, erano sotto il dominio dell’impero austriaco e ciò lo spinse, come a molti altri della sua generazione, a partecipare al Risorgimento. Un’altra spiegazione del liberalismo giovanile di Lombroso fu il suo retroterra ebraico: pur non essendo osservante, egli confidava nel fatto che il Risorgimento avrebbe eliminato quelle discriminazioni che ancora colpivano gli ebrei nella penisola.
Quando nel 1858 (anno dopo la sua laurea in Medicina con specializzazione in Psichiatria) scoppiò la Guerra di Indipendenza, si arruolò come medico volontario tra le forze rivoluzionarie e nel 1862 venne mandato in Calabria, dove lo Stato Italiano stava conducendo una campagna contro il brigantaggio; Lombroso rimase sconvolto dalla povertà, dall’analfabetismo, dalla malnutrizione e dai braccianti privi di terre che lavoravano nelle tenute nobiliari come al tempo del feudalesimo. Qui elaborò l’idea di una missione che avrebbe dovuto accrescere la salute fisica e psicologica delle classi inferiori e, visitando i soldati, utilizzò la tecnica di classificare gli individui sulla base di misurazioni fisiche ed interviste.
Trascorse il resto della vita nell’Italia settentrionale come ufficiale medico, esercitando in manicomi e prigioni e, da patriota, individuò nelle classi pericolose che potevano minare l’Unità del nuovo Stato (coloro i quali non possono o vogliono conformarsi al ruolo di cittadini rispettabili), le prostitute.
Quest’ultime, infatti, erano accusate della diffusione di malattie veneree e venivano poste in bordelli regolamentati dallo Stato (“case chiuse”). La preoccupazione di Lombroso per il crimine femminile rese manifeste anche le sue ansie per la crescita del movimento femminile, al quale lui fu fortemente legato a causa della presenza quotidiana della leader del movimento femminista Anna Kuliscioff: lei convertì la famiglia al socialismo e passò di nascosto alle ragazze copie di “The subjection of women”.
Delfina Dolza affermò che nel momento in cui si aprì alla donna la possibilità di entrare nel sistema scolastico e professionale, si reputò necessario delimitare con norme universali i confini che esse non dovevano superare. Per quanto egli fosse di orientamento progressista, guardando con favore al divorzio, tuttavia non poteva non osteggiare una rivoluzione significativa dei ruoli di genere.
Prestigio della scienza (Darwinismo)
La scienza diventò un’arma importante contro l’egemonia tradizionale del pensiero cattolico quando le truppe rivoluzionarie conquistarono le terre che nell’Italia Centrale erano sotto il dominio del Papa, per poi prendere Roma nel 1871. Papa Pio IX affermò il “non expedit” e condannò il nuovo Stato: mentre la scienza offriva all’implume Stato un discorso compatibile con le sue aspirazioni al liberalismo e al laicismo, segnando il passaggio da feudalesimo alla modernità, i sostenitori del nuovo Stato dovettero trovare una nuova base filosofica per l’identità nazionale.
Lombroso fu pronto a concettualizzare le sue ricerche come facenti parte di un più alto sforzo europeo di estendere a nuovi campi i metodi della scienza e, per enfatizzare l’importanza data all’uso della scienza, essi si definirono Positivisti, riprendendo il termine coniato da Auguste Compte. Il Positivismo riusciva ad applicare il metodo alla soluzione dei problemi sociali dell’Italia e risultava compatibile con il socialismo (che analizzava le ineguaglianze economiche basate su fatti materiali): infatti Lombroso nel 1872 si unisce al Partito Socialista Italiano.
Prima della traduzione in italiano, Lombroso aveva letto “L’origine della specie” nel 1864 e divenne subito sostenitore della teoria evoluzionistica darwiniana, in opposizione allo spiritualismo della Chiesa e all’evoluzionismo poligenetico. Egli avallava i meccanismi darwiniani della lotta per la sopravvivenza e della selezione naturale, come responsabili dell’emergere della razza nera e da questa quella gialla e quella bianca; tuttavia a dispetto del monogenismo o dell’antenato comune, egli postulò una gerarchia razziale ritenendo che la superiorità dei bianchi europei fosse leggibile nei loro corpi, che mostravano la più completa simmetria e affermava che i criminali europei mostravano caratteristiche fisiche e psicologiche che riteneva anomale.
Secondo Lombroso esisteva una gerarchia razziale che partiva dal gradino più basso, i neri africani, per arrivare alla sommità, con i bianchi europei: i primi mostravano l’impronta della loro origine animale, con i corpi “deformi” e l’intelletto inferiore, i secondi, invece, avevano un corpo perfettamente simmetrico: in questo modo Lombroso si appropriò di Darwin e, assegnando un rango ai gruppi razziali, incarnò il tipo del pensatore tardo-ottocentesco.
Nel suo “L’uomo delinquente”, primo libro di criminologia, egli paragonava i criminali a coloro che definiva “selvaggi”, cioè appartenenti a razze non bianche, e notava che c’era stata una regressione lungo la scala evolutiva, in quanto i criminali europei avevano caratteri fisici e psicologici anomali per la razza.
“La donna delinquente”
“La donna delinquente” includeva le donne tra le razze inferiori, ed aggiungeva che assomigliano agli uomini per forza, intelligenza e promiscuità sessuale. Con la selezione sessuale, i maschi si accoppiavano cercando qualità femminili come la bellezza, la modestia, la passività e l’amore per la vita domestica. L’evoluzione differenziava i sessi, con gli uomini che dominavano la sfera pubblica della politica e del lavoro e le donne relegate in casa a fare le madri.
Nonostante questo testo fosse stato scritto da un eminente intellettuale di sinistra, con il suo trasformare i tradizionali stereotipi di genere in presunte categorie scientifiche, Lombroso indeboliva il movimento che in Italia stava chiedendo l’estensione dei diritti giuridici e politici femminili.
Rivolta contro le teorie giuridiche dell’Illuminismo
Secondo i principi classici del XVIII secolo esposti originariamente in “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, era prevista l’eguaglianza di fronte alla legge, la presunzione d’innocenza e la proporzione necessaria tra crimine e punizione, il tutto applicabile ai cittadini indistintamente, poiché era stata esercitata una libertà di scelta.
L’antropologia criminale, invece, sfidava il pensiero classico, affermando che gli individui si macchiavano di delitti per un determinismo biologico o sociale e non per una libera scelta. I criminali più pericolosi erano i “delinquenti atavici nati”, che andavano allontanati dalla città anche se il loro crimine era stato di poco conto. Al contrario, i “delinquenti occasionali” meritavano pene alternative al carcere, perché la spinta a infrangere la legge era venuta da stimoli ambientali esterni e non da una innata malvagità.
Così dal crimine al criminale, Lombroso spostò l’attenzione utilizzando un metodo positivista basato sulla scienza e ridefinì la pericolosità, ponendo l’accento non sulla gravità del crimine, ma sul grado di delinquenza del criminale.
Tra i precursori di Cesare Lombroso, ricordiamo frenologi come Franz Joseph Gall e Gaspar Spurzheim, che all’inizio del XIX sec. correlarono la forma di alcune parti del cranio alla propensione per il bene o per il male: i criminali potevano essere identificati dalle protuberanze o dagli ingrossamenti delle aree associate a tratti negativi.
La Scuola di Statistica Morale anticipò Lombroso nell’uso dei dati quantitativi per distinguere la normalità dalla devianza. Fin dal 1825 il governo francese cominciò a studiare il crimine come un fenomeno aggregato con certe caratteristiche regolari; Adolphe Quentelet è conosciuto soprattutto per il suo ritratto statistico dell’uomo “medio”, dal quale ricavò i tratti demografici del delinquente-tipo: giovane, maschio, povero, poco istruito; secondo Quentelet, i fattori biologici, frenologici o razziali erano concause del crimine insieme agli impulsi sociali, prefigurando ancora una volta la teoria positivista.
Cesare Lombroso si ispirò alla frenologia e alla statistica morale per spiegare il delinquente, ma per affrontare la pazzia morale dovette risalire agli scritti di inizio XIX sec. dello psichiatra francese Philippe Pinel, che dava questo tipo di diagnosi quando i pazienti conservavano le proprie facoltà intellettive ma non erano in grado di dominare le proprie emozioni.
Al suo catalogo di tratti morali che portavano alla delinquenza congenita, Lombroso aggiunse la degenerazione: a differenza dell’atavismo (cioè la tendenza innata a tornare ad uno stato primitivo), la degenerazione era considerata il risultato di agenti esterni come la tubercolosi, la sifilide e l’alcolismo.
Ritenendo il crimine una malattia, il criminale non aveva una responsabilità morale. La società aveva però il diritto di difendersi, incarcerando il delinquente nato perché incurabile e correggendo il delinquente occasionale. Per allineare la legge e le istituzioni italiane alla teoria criminologica positivista, Lombroso cercò anche di riformare il codice penale italiano.
Nascita della sessuologia
Lombroso fu un pioniere della sessuologia e si collocò come una figura di transizione tra il pudore vittoriano e le celebrazioni della libertà sessuale che caratterizza la sessuologia fin dalla sua nascita all’inizio del XX secolo.
Egli condivise molti punti di vista con i moralisti e il suo contributo fu quello di fornire puntelli scientifici e moderni alla tradizionale condanna della sessualità fuori dal matrimonio: giustificando con l’immobilità dell’ovulo l’attività passiva domestica femminile e affermando che l’impulso sessuale sfrenato e mascolino caratterizzava le donne primitive, egli difese la monogamia come uno dei tesori della civilizzazione prodotta dall’evoluzione e affermò che le donne bianche d’Europa non desideravano più rapporti sessuali se non destinati alla procreazione, atto che definiva l’essenza della “femmina”.
Tuttavia, in quanto pensatore di transizione, Lombroso si interessò di catalogare le varie pratiche sessuali (soprattutto quelle devianti), come fece successivamente Richard von Krafft-Ebing. Entrambi concordarono anche con le implicazioni giuridiche delle perversioni, più da curare che da condannare nei tribunali ed affermarono che l’ereditarietà era più importante rispetto al libero arbitrio e quindi non le ritenevano responsabili.
La formulazione della teoria del criminale atavico
Cesare Lombroso fu il promotore del diffondersi delle teorie antropologiche nella penalistica italiana del XIX secolo. Avendo subito le influenze di studiosi francesi, quali Morel e Parent-Duchatelet, egli prese spunto da una base di «atavismo biologico a sfondo degenerativo» che fino allora non era stato analizzato in modo tanto accurato e meticoloso, affermando che il criminale era un uomo arrestato nel suo processo di sviluppo.
L’idea fondante di tutto il suo lavoro criminologico gli venne (nel 1871) eseguendo l’autopsia di un brigante calabrese, Giuseppe Villella, e fu l’analisi del cranio ad illuminarlo: esso presentava una fossetta alla base e un segmento dilatato del midollo spinale nella parte inferiore; inoltre, l’assenza della cresta occipitale era qui sostituita da una cavità di dimensioni non trascurabili, indice di un arresto allo stadio fetale dell’encefalo, particolarità tanto primitiva da non essere presente nemmeno nelle scimmie.
Lombroso associò, infatti, tutti questi dettagli ad alcune “razze inferiori” dell’America Latina. Tale intuizione segnò l’inizio di una serie di studi analitici e di misurazioni su soggetti che presentavano fattezze ritenute analoghe a quelle dei soggetti classificati come “sottosviluppati”.
Nacque così il concetto di “atavismo”, che fu determinante nella riflessione di Lombroso: in base a questo, si sosteneva l’idea che individui nei quali lo sviluppo si arrestava a uno stadio anteriore rispetto allo sviluppo della specie umana «esistessero».
- Storia: L'unità d'Italia, nascita dei movimenti femministi
- Inglese: Le suffragette durante i "Roaring Twenties" negli U.S.A.
- Filosofia: Il Positivismo, modifica delle teorie giuridiche dell'Illuminismo
- Biologia: Cause biologiche che portano l'uomo a commettere delitti: mancanza di serotonina, trisomia XYY, mancanze sulla corteccia orbito-frontale, studi relativi a gemelli
- Latino: Agrippina, Medea (Seneca), Fedra (Seneca)
- Greco: Medea (Euripide), Fedra (Euripide)
- Italiano: Fedra (D'Annunzio), Gertrude