Giannini: discuteremo la riforma con gli studenti

Giannini: discuteremo la riforma con gli studenti

Non sono pochi coloro che hanno contestato le consultazioni online su La Buona Scuola, poco convinti sul reale intento del governo. Stefania Giannini, intervistata oggi da Skuola.net in occasione della giornata laboratorio in conclusione della settimana dedicata al coding nelle scuole #CodeWeek, ha invece ribadito la volontà di fare partecipare anche gli studenti alla redazione del disegno di legge. Tanto che, annuncia, in fase finale discuterà con i rappresentanti degli studenti sul testo definitivo. E poi, ha detto la sua sulle contestazioni ricevute dagli studenti universitari sul diritto allo studio.

UN ASCOLTO VERO - "Le consultazioni che sono state criticate in parte dagli studenti, perché considerata non sufficiente e non aperta fino in fondo a recepire i loro commenti e osservazioni - dice la Giannini durante l'intervista - Ho fatto però notare loro che che La Buona Scuola che uscirà dalla consultazione non sarà esattamente La Buona Scuola che è entrata, ci sarà un ascolto vero."

CONVOCATI I RAPPRESENTANTI DEGLI STUDENTI - "Per il documento della Buona Scuola finale chiederò agli studenti con i loro rappresentanti di partecipare" dice il ministro, che all'inviato di Skuola.net racconta anche le sue impressioni sull'accoglienza della riforma da parte degli studenti delle scuole, dove il Miur sta volgendo un tour informativo. Parla infatti di una "accoglienza molto matura degli studenti medi" e della loro "grande preparazione che mi colpisce positivamente". Complessivamente, sostiene il ministro, la valutazione di La Buona Scuola è positiva sia da parte degli studenti che dagli insegnanti.

IL NEO DELL'UNIVERSITA' - Gli studenti universitari, però, lamentavano l'assenza del diritto allo studio nel piano La Buona Scuola, rafforzata dai tagli della legge di stabilità. La Giannini fa notare però che i fondi di cui parlano non riguardano la scuola ma l'università, che sono su due livelli diversi. Tuttavia, continua dicendo che le regioni possono e dovranno fare delle scelte politiche per risparmiare e trovare i fondi necessari al diritto allo studio, esattamente come stanno facendo i ministeri. Soprattutto se, in molti casi, i soldi ci sono ma rimangono bloccati.

Carla Ardizzone

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