La Buona Scuola: entro fine mese arriva il decreto

Carmine Zaccaro
Di Carmine Zaccaro

La Buona Scuola: entro fine mese arriva il decreto

Finalmente la Buona Scuola vedrà la luce. Dopo mesi di discussioni e consultazioni, entro la fine del mese, probabilmente il 27 febbraio, alla prossima riunione del Consiglio dei ministri si dovrebbe discutere la riforma della Buona Scuola. Da quel momento in poi un decreto ministeriale renderà effettiva la modifica della scuola italiana.
Il premier Matteo Renzi nella giornata del 22 febbraio, è intervenuto al convegno “La Scuola che cambia, cambia l’Italia”, dove ha parlato proprio di scuola che cambia e della riforma. Sono stati tanti i punti su cui è intervenuto tra cui la digitalizzazione delle aule e le materie da studiare.

LA DIGITALIZZAZIONE OLTRE LE LIM – Renzi sostiene che il “dibattito sulla tecnologia a scuola non può fermarsi alle lavagne interattive”. Di fatto la (costosa) esperienza delle LIM viene bocciata: la scuola 2.0 si snoderà attorno ai tablet e ai device che sono già in possesso degli studenti secondo il modello del BYOD (Bring Your Own Device). Quindi allo Stato spetterà l’onere di proporre dei programmi per fornirli alle famiglie più indigenti ma soprattutto per portare banda larga e wi-fi nelle scuole.

Guarda il video di Renzi che parla della Buona Scuola

MATERIE: COSA SI STUDIERA'- La riforma non cambia il percorso scolastico, che resta intatto, ma ne ritocca alcuni aspetti. Si punta sull'insegnamento di una materia in lingua inglese, con la metodologia Clil (Content and Language Integrated Learning). Si pensa di estendere il metodo anche nelle scuola scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado. Per ora è obbligatorio a partire dal prossimo anno per il quinto anno dei licei e degli istituti tecnici. Per la musica invece c’è una modifica importante, infatti non sarà più un maestro ad insegnarla ma un vero insegnante di musica.

Da non sottovalutare più neanche storia dell’arte, l’insegnamento infatti torna a essere rilevante in tema scuola. Sul tema materie si punterà sull’autonomia del piano formativo delle scuole, che potranno decidere come investire delle ore di scuola per materie, lezioni, progetti e insegnamenti che avvicino i ragazzi ad un preparazioni maggiore per esami internazionali.

I GIOVANI AL CENTRO DEL LAVORO Uno dei punti più importanti contenuti nella Buona Scuola è stata l'alternanza scuola-lavoro. I dati del 2013 hanno mostrato che solo il 9% degli studenti di istituti tecnici e professionali hanno preso parte a questi programmi. Nei piano della Buona Scuola si pensa di estendere a 200 ore il tempo dedicato alla formazione degli studi nel campo del lavoro e di coinvolgere in questa formazione anche i licei, che potranno decidere in modo facoltativo se prendervi parte oppure no.

MENO PRECARI PIU’ CONCORSI – I precari sono la sfida forse più difficile che il governo dovrà affrontare: 150 mila stabilizzati entro l’inizio dell’anno scolastico 2015/2016, questa la promessa con cui si era presentata la Buona Scuola lo scorso settembre. In realtà ieri Renzi ha precisato che il numero complessivo sarà inferiore di circa il 20%, perché verranno esclusi quegli insegnanti che non mettono piede in aula da più di 5 anni. I nuovi assunti saranno scelti fra gli iscritti alle GAE (graduatorie ad esaurimento), che saranno svuotate entro il 2016-2017 e fra i vincitori dell’ultimo concorso pubblico indetto da Profumo. Da oggi in poi le assunzioni avverranno solo attraverso il concorso, il primo da indire proprio nella primavera 2015.

PRIVATI NELLE SCUOLE - Renzi si è espresso sul tema finanziario aprendo alla possibilità destinare il 5 per mille alle scuole ma anche donazioni defiscalizzate da parte dei privati alle singole scuole. “Sarà un meccanismo serio quando ogni genitore potrà sostenere le singole scuole sul modello del 5xmille”dichiara il premier. Insomma l’obiettivo sembra essere quello difavorire l’intervento dei privati nei bilanci delle scuole, magari sgravando le famiglie più indigenti dall’obbligo di versare il contributo scolastico volontario, che di fatto oggi è necessario alla sopravvivenza delle stesse.

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