Presa Diretta: quei furbetti di Google & co.

Presa Diretta: quei furbetti di Google & co

Stasera alle 21:45 su Rai Tre va in onda l'ultima puntata per la stagione di Presa Diretta, il programma di giornalismo d'inchiesta condotto da Riccardo Iacona che, con la sua squadra di inviati d'assalto, svela ogni settimana i punti più o meno oscuri dei grandi temi di attualità. Se avete voglia di passare una serata in compagnia dell'informazione, spegnendo per un'istante la console e staccandovi dallo smartphone, scoprirete che la puntata di stasera potrebbe interessarvi molto. Si intitola "Grandi Evasori" ed entra nel mondo dei grandi evasori e dei paradisi fiscali, ma non solo: vi spiegherà come i vostri amatissimi giganti del web come Google, Facebook o Apple "eludono" il fisco togliendo ai cittadini italiani una quota non piccola di ricchezza. Su questo aspetto Skuola.net ha intervistato l'inviato di Presa Diretta Peppe Laganà.

I GRANDI EVASORI - Nel nostro paese si evade per 120 miliardi di euro l’anno, queste sono le stime. E la fetta più grande è quella dei soldi depositati su conti esteri. Presa Diretta affronterà questa sera le domande più spinose sul tema. Chi sono i grandi evasori? E perché riescono sempre a ottenere dei generosissimi sconti dall’Agenzia delle Entrate su quanto hanno sottratto al Fisco? Perché non si riesce ad arginare la milionaria elusione fiscale delle multinazionali del web, quella dei giganti come Apple, Google, Facebook?

"ELUSIONE FISCALE" - Avete sentito bene, cari ragazzi: questa sera si parlerà anche delle vostre piattaforme web preferite. Per queste multinazionali del web che operano con le loro sedi in Italia si parla di "elusione fiscale". Come spiega Peppe Laganà a Skuola.net, "nel caso, ad esempio, di Google, non parliamo di evasione fiscale, tutto infatti avviene nel rispetto delle norme e delle leggi. Si parla invece di "elusione", cioè di quelle strategie che usano le maglie larghe della legge italiana per per fare concorrenza fiscale". L'inchiesta di Presa Diretta punta il dito contro il cosiddetto sistema del Double Irish, cioè il pagamento delle imposte in Italia trasferendo i profitti in paesi a fiscalità privilegiata, a partire dall'Irlanda. "Ad esempio Google ha una sede italiana che fa riferimento ad una sede madre per l'Europa che si trova proprio in Irlanda" spiega Laganà. In termini pratici, in questo modo le multinazionali del web pagano meno tasse di quanto dovrebbero. Per questo sono in corso delle indagini (europee e italiane) che coinvolgono o hanno coinvolto non solo Google, ma anche altri colossi come Apple.

IL WEB, UN PROBLEMA DI NORME - Ma come mai per le multinazionali del web sembra più facile eludere le norme fiscali, pur rimanendo nella legalità? "Il problema è che le stesse norme si presentano ferraginose nei confronti di una realtà che si muove in continuazione, lo fa velocemente, e producono beni per lo più immateriali: pensate ad esempio alle app, ai software o agli e-book". Come dice lo stesso Laganà, la burocrazia fiscale non riesce ad inquadrare il fatturato di aziende il cui stesso concetto di sede fisica è messo in discussione. "In Gran Bretagna si è deciso di tassare del 25% il guadagno in suolo britannico di tutte le multinazionali, proprio per affrontare il problema: ci si aspettano nuove norme anche per tutti gli altri paesi europei con una politica fiscale comune" - conclude il giornalista.

Carla Ardizzone

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