Liceo classico: il Greco ti fa paura? Ecco 9 motivi per amarlo

Paura, incomprensione, ansia, sfiducia in se stessi. Alzi la mano chi non ha provato almeno una di queste reazioni davanti una versione di greco. È successo anche ad Andrea Marcolongo, grecista e consulente di comunicazione, la quale dopo aver studiato greco a scuola e all’università, ha scritto un libro per spiegare perché il greco non è una tortura fatta di centinaia di regole - e relative eccezioni - da imparare a memoria, ma è un modo diverso di guardare il mondo. Questo libro è La lingua geniale. Nove ragioni per amare il greco (Edizioni Laterza): nove particolarità proprie del greco che spesso a scuola vengono lasciate un po’ da parte ma che possono aiutare gli studenti a non avere più paura del greco ed amarlo per quello che è: una lingua bellissima e geniale. Basta pensare come un greco.

1. La traduzione ti aiuta a capire cosa pensavano i greci


Quando un antico greco scriveva non pensava certo a come metterti in difficoltà. Aveva semplicemente qualcosa da dire. La versione vuole dirti qualcosa, sta a te cercare di capire e spiegarla a modo tuo. Il rischio è di tradurre letteralmente quello che vedi, scrivendo in un italiano che in realtà non useresti mai tranne che nel compito in classe. Lo sapevi che “tradurre” significa letteralmente “portare oltre”? La traduzione è un ponte tra te e il greco: devi riuscire a dire oggi, con la tua sensibilità, quello che l’antico greco voleva che gli altri greci capissero.

2. Gli spiriti e gli accenti servono a farti comprendere quello che leggi


“Spirito aspro o dolce, accento acuto, greve o circonflesso. A che servono? L’italiano non li ha e si capisce benissimo”. Ammettilo: lo hai pensato anche tu, almeno una volta. La verità è che nessuno sa come parlavano i greci. Abbiamo solo l’alfabeto scritto, non il suono delle lettere. Accenti e spiriti sono venuti dopo e servono proprio a farci capire come leggere e comprendere il greco. Se non ci fossero non capiresti niente e allora sì che avresti ragione di odiare il greco.

3. Il neutro ti fa capire il mondo


In greco, il “melo” è femminile mentre la “mela” è neutro. I nomi degli alberi sono femminili perché generano la vita, i frutti sono semplici oggetti. L’antico greco si guardava intorno a diceva: “Questo ha un’anima, questo non ce l’ha”. Ragionava così anche l’antico romano, ma quando poi il latino - da cui l’italiano deriva - si è modificato nel corso dei secoli ha perso questa caratteristica: per capire quello che c’era intorno non serviva più chiedersi dove era finita l’anima delle cose. Il greco antico invece se lo chiede continuamente.

4. Il duale ti spiega i legami tra le cose e le persone


Se sei innamorato, sai allora che dire “noi due” è diverso da dire “noi”: per farlo dovreste usare proprio il duale. E’ quella cosa che si studia all’inizio, si ripete a memoria e poi si dimentica, finché lo ritrovi nella versione e prendi 3. Nella vita 1+1=2 , ma in greco a volte 1+1 può fare 1, perché ci può essere un 1 formato da due persone o due cose legate insieme. Il duale è il numero della coppia: è il contrario della solitudine. Per i greci era un modo di “contare” il mondo, misurando la natura delle cose e le loro relazioni.

5. I casi servono a non sbagliare


Con l’italiano a volte puoi confonderti: “Il cane ha morso Giulia” è diverso da “Giulia ha morso il cane”. Basta poco per fare di Giulia una persona un po' strana. I greci volevano parlare senza essere fraintesi. L’ordine delle parole per loro non conta e può essere infinito: importa solo la relazione che c’è fra di esse. In greco sarai sempre in grado di capire che Giulia non può avere morso il cane e per questo devi ringraziare il nominativo, l’accusativo e i loro amici genitivo, dativo e vocativo.

6. L’ottativo ti insegna a esprimere i desideri


Come per i casi, l’ottativo è in realtà un modo semplice che avevano i greci per spiegarsi e farsi capire. L’italiano si fa aiutare dai “se”, dai “magari” e tante altre parole per dire quello che desidera, perché con il modo verbale da solo non ce la fa. All’antico greco invece bastava usare solo un modo: l’ottativo, con il quale riusciva a spiegare i propri desideri. Se dici: “Vorrei prendere un bel voto”, il prof non può sapere se sei convinto di riuscire a prendere 8 (“perché ho ripassato e so tutto”), se speri solo di potercela fare (“ma speriamo mi chieda solo quello che ho ripassato”) o se sai che non potrai farcela (“però ieri non ho aperto libro”). Se in italiano ci fosse l’ottativo, con quella frase faresti capire al prof che desidereresti e potresti prendere un bel voto perché hai studiato ma non hai coraggio di alzare la mano e farti interrogare, quindi resterà solo un tuo desiderio.

7. Capire le differenze tra italiano e greco ti aiuta a dare un senso a quello che studi


L’italiano, derivato dal latino, e il greco sono lingue indoeuropee. Hanno punti in comune, ma non sono uguali. Le differenze sono quello che ci rende difficile capirlo e quindi studiarlo. Una di questa riguarda la concezione del tempo: i greci non si chiedevano quando una cosa accade, ma come accade: non importava il quando, ma le conseguenze delle azioni. “L’aspetto” è una caratteristica del verbo che ci fa capire come si svolge un’azione: se è in corso in quel momento, se è momentanea o è si è compiuta. In greco per dire “io so” di usa lo stesso verbo che significa “io ho visto”. Quindi: “So perché ho visto”. E’ “colpa” dell’aspetto se i verbi greci ci sembrano così complicati e irregolari, con tutti quei temi e quei paradigmi da imparare a memoria. I greci non li sapevano: servono a noi per cercare di capire e ricordare quello che non sappiamo.

8. Il greco ti fa capire come pensa una civiltà


L’Iliade e l’Odissea non raccontano solo una storia: sono un “manuale” pratico di cosa significava essere greci. Mentre Omero canta la guerra di Troia racconta anche come vestivano, parlavano, cucinavano, vivevano i greci. E lo fa attraverso una greco fatto apposta per poter essere capito da tutti. In Grecia nell’antichità non c’era uno Stato, ma solo un popolo che si riconosceva in quella lingua. Il senso del greco non è nell’insieme delle sue regole grammaticali, ma nel suo essere stato una lingua “sociale”, che serviva a chi la usava per farsi capire ed essere compreso.

9. Studiare il greco ti apre la mente, davvero


Cinque anni di greco lasciano un segno e non mi riferisco a quello degli occhiali sul naso, quelli che hai dovuto mettere dopo aver iniziato a usare il Rocci. Trovarsi a 15 anni a leggere e parlare di concetti da adulti, come possono essere la filosofia, la storia, la guerra o l’amore, aiuta a crescere, sostiene Andrea Marcolongo. La soddisfazione e l’orgoglio di studiare e padroneggiare una lingua così difficile ti prepara ad affrontare il mondo dopo la scuola, anche quello del lavoro. E questo a prescindere se hai tutti 9 o hai la media del 5. Rassegnati: il greco ti resta dentro e ti sarà utile, qualsiasi cosa farai.

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