Proteste: lezioni all’aperto e termosifoni spenti

Mirko C.
Di Mirko C.

Continua la protesta del mondo scolastico con lezioni all’aperto e cortei. Nel frattempo le Province minacciano di lasciare le scuole al freddo durante l’inverno

Studenti e insegnanti sul piede di guerra: il malcontento si fa generale e nelle scuole si diffondono iniziative di protesta di vario genere. Alle occupazioni e alle varie iniziative promosse dagli studenti, vanno sempre più affiancandosi quelle dei docenti.

INSEGNANTI IN STRADA: LE LEZIONI SI FANNO ALL’APERTO - "Basta con la favola delle 18 ore settimanali: io ne faccio 40", gli insegnanti protestano contro un sistema che non li vede ben ripagati del lavoro che svolgono e che, come nel caso dei precari, cercano di svolgere. A Milano molti istituti hanno spostato in piazza le loro lezioni. Dopo il suono della campanella gli insegnanti, con classi al seguito, si sono riversati in strada con fogli protocollo e penna rossa alla mano ed hanno tenuto delle lezioni all’aperto, sottolineando bene le motivazioni della protesta. Tra le richieste della classe docente vengono indicate come prioritarie il ritiro della disegno di legge sull'innalzamento delle ore di insegnamento a 24, la contrattazione sui salari e la ricerca di una soluzione al precariato.

A ROMA CORTEI E OCCUPAZIONI - Lezioni all’aperto e cortei di protesta anche a Roma, dove studenti e docenti del liceo Cavour sono stati protagonisti di un flash-mob che ha bloccato per mezz’ora via dei Fori Imperiali. Nella mattinata di ieri anche la zona di Cinecittà è rimasta bloccata per quasi un’ora a causa di una manifestazione studentesca, mentre al Rossellini è stata occupata una delle sedi. Il motivo della protesta degli studenti è incentrato sul fatto che, se dovesse essere approvato il nuovo decreto, gli studenti perderebbero in parte la possibilità di avere dei rappresentanti all’interno del Consiglio e, di conseguenza, di partecipare alle decisioni sulla vita della scuola stessa.

IL RICATTO DELLE PROVINCE: SE CI TAGLIATE, CHIUDIAMO I TERMOSIFONI ALLE SCUOLE - Sempre sulla scuola si abbatte la protesta, o meglio la minaccia, delle Province, enti proprietari degli edifici scolastici. "Se il governo non vuole ascoltarci faremo comprendere ai cittadini come i tagli li priveranno dei loro diritti e cominceremo chiudendo le scuole prima del tempo questo inverno perché non abbiamo i soldi per pagare il riscaldamento delle aule", ha detto Antonio Saitta, nuovo presidente dell'Unione Province d'Italia. Riscaldamenti spenti nelle scuole e, di conseguenza variazione del calendario scolastico, una ipotesi che però va oltre la legittima fattibilità. Infatti il calendario scolastico non è deciso dalle Province, e questo porterebbe a situazioni di disagio e contrasto tra le scuole e gli enti proprietari delle strutture. Giorgio Rembado, presidente dell'Associazione Italiana Presidi ha infatti specificato che: "le Province non possono sottrarsi ai loro doveri e corrispondere al fabbisogno delle scuole non è una cosa facoltativa", in tal caso la chiusura delle scuole non sarebbe così scontata e queste "non avrebbero una reazione solo verbale: non si può pensare che si starebbe lì a battere i denti e a bruciare i libri per riscaldarsi.

Mirko Carnevale

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