Preside in lacrime, studenti rispondono

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

Pubblichiamo la lettera aperta degli studenti che hanno occupato la scuola della preside che ha pianto

È di una settimana fa la notizia dell'occupazione del liceo Genovesi della sua preside scoppiata in lacrime. Lacrime di paura, in quanto la dirigente ha manifestato tutta la sua preoccupazione di un intervento della camorra che, sembrerebbe, sia solita entrare nelle scuola occupate solo per danneggiarne la struttura. Ma gli studenti del liceo in questione hanno visto l'appello della loro preside come un'esagerazione e ci hanno inviato una lettera aperta che noi di Skuola.net abbiamo deciso di pubblicare.

STUDENTI SCRIVONO LA LORO DIFESA - Ecco le parole dei ragazzi giunte alla nostra redazione: "Quando si parla di scuola occupate si parla di politica. Cosa c’è dietro un movimento del genere? Perché dei ragazzi decidono di trasferirsi a scuola, di pulirla ogni giorno, di viverla? Penso sia ovvio che ci sono delle motivazioni che portano ad una pratica come questa; considerarla un problema di ordine pubblico è superficiale, è offensivo per chi la porta avanti e nasconde la precisa volontà di distruggere, oltre che l’immagine di una scuola e della componente sociale che c’è dietro, i contenuti di un movimento di pensiero che sta nascendo proprio grazie a spazi liberati come le scuole occupate".

"Personalmente, io mi sono sentito offeso da tutto ciò che si è scritto sulla mia scuola, perché è stato un attacco a tutto quello in cui ho creduto, che ho cercato di costruire assieme ai miei compagni. Ci hanno chiamati vandali, scansafatiche, camorristi, drogati, fascisti; se si parla solo dei danni avvenuti, peraltro ingigantiti, si mostra solo una piccola parte, sulla base della quale è facilissimo giudicare e sentirsi superiori, di un contesto molto più grande, di cui abbiamo parlato tanto coi giornalisti e non solo con loro, ma l’intenzione di far sparire il buono dell’occupazione ha reso tutte queste parole inutili".

"Nel nostro collettivo parliamo da molto tempo della società in cui viviamo. Abbiamo fatto analisi, considerazioni e, conseguentemente, azioni. Viviamo in un mondo che vuole distruggere la nostra creatività e la nostra individualità; un mondo che ci mette gli uni contro gli altri, invece di farci capire che il senso della comunità è alla base della democrazia; un mondo in cui l’unico valore che si tiene in considerazione è la capacità di produrre merce, di venderla e di accumulare capitale; un mondo in cui la distanza tra il cittadino abbisognante e l’istituzione elargente si è fatta immensa, e l’individuo sente di non avere neanche l’ombra di una voce in capitolo sulla politica della propria vita, optando quindi per il tirare l’acqua al proprio mulino. La scuola ci prepara a tutto questo, ma in senso negativo: l’impostazione dello studio, ancor più in seguito alle riforme privatizzanti e smantellatrici del pubblico come quella Gelmini, ci abitua non ad apprendere e da tesaurizzare il sapere, quanto a catalogarlo e a mercificarlo. Non siamo individui pensanti che usano liberamente il sapere che hanno capitalizzato, ma solamente numeri in graduatorie per ammissioni, voti, parti di classifiche; non abbiamo davanti a noi nessuna possibilità di accedere ad un diritto alla vita,dal momento che vediamo devastati persino i nostri territori da mafie,istituzioni ed imprenditori".

"Ci viene detto che il nostro studio ci servirà per lavorare: quand’anche questo sia disponibile, però, sarà una schiavitù, avrà un termine, non ci permetterà di sopravvivere autonomamente né tantomeno di realizzare le nostre esigenze e i nostri desideri in quanto esseri umani. Per questo siamo entrati dentro la scuola. Per riempire il nostro luogo di vita di formazione di un sapere che, anche se per poco tempo, proviene dalla nostra parte; per capire sulla nostra pelle cosa significa vivere in comunità (e in una comunità vera e di persone reali, e non una virtuale e finta come quelle a cui siamo ogni giorno relegati, come ad esempio i social network, spazi di socialità fittizi e alienanti dal mondo reale); per dimostrare che non siamo macchinette, ma esseri umani pensanti, consapevoli delle proprie esigenze e determinati a soddisfarle. Oltre a mostrare la scuola come la vorremmo per qualche giorno, grazie ad un’esperienza del genere abbiamo la possibilità di riprenderci materialmente parti di quello che chiamiamo reddito studentesco".

"Chiederemo e otterremo dalla presidenza uno spazio studentesco (simbolo del fatto che quella studentesca è una realtà sociale, non una condizione di anonima sub alternanza), la possibilità di essere tenuti in considerazione quando si sceglierà come indirizzare la nostra formazione (programmi, progetti PON e POF), la possibilità di fruire dello spazio scolastico indipendentemente dal momento di didattica frontale e curricolare che, checché si banalizzi questo discorso, noi assolutamente non rifiutiamo tout court".

"Non mi sono inventato tutte queste belle parole ora che scrivo: molti documenti, prodotti in assemblee, laboratori e attività avvenuti nella scuola occupata (reperibili sull'account facebook del collettivo del Genovesi), hanno arricchito questo discorso e, malgrado la nostra apertura al dialogo con l’esterno e alla diffusione di queste idee, ci siamo ritrovati con addosso la solita etichetta denigratoria propria di chi è preso dalla voglia di anarchia giovanile e di chi devasta per puro gusto vandalico. I danni che ci sono stati sono esigui: niente a che vedere con i 50.000 euro di cui parla sui giornali. Non credo che dei giovani camorristi facciano assemblee orizzontali e da queste estraggano documenti, né che si organizzino per dare vita a laboratori sull’antifascismo, sui beni comuni, sul biocidio, sull’inceneritore, a collettivi artistici di teatro, di musica e di letteratura, tanto per dirne qualcuno".

"Più volte abbiamo raccontato a giornalisti, genitori, professori,studenti e passanti cosa realmente succedeva dentro la scuola; abbiamo imparato, a nostre spese, che anche il mondo dell’informazione è sottomesso alla logica del consumo. Fa più notizia parlare di studenti vandali piuttosto che di studenti attivisti consapevoli; fa sì che il lettore medio individui un nemico facile contro cui puntare il dito; fa comodo al sistema che sta continuando a reprimere qualsiasi movimento nasca e si articoli dal basso. Penso di poter parlare a nome di tutta la comunità scolastica quando dico che ci sentiamo diffamati e infangati da tutto ciò che è stato riportato in maniera distorta dalla maggior parte dei media.

Confido in quel che è rimasto della vostra onestà".

E tu che idea ti sei fatto? dai ragione agli studenti o alla preside?

Serena Rosticci

Commenti
Skuola | TV
La Skuola Tv va in vacanza!

Anche la Skuola Tv prende un momento di pausa, ma non preoccuparti in autunno torneremo a farti compagnia!

4 ottobre 2017 ore 16:30

Segui la diretta