Ddl 953 (ex Aprea), come lo vedono gli studenti

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

Daniele Lanni ha spiegato a Skuola.net per quale motivi gli studenti contestano il ddl 953 ex Aprea

In questi giorni gli studenti stanno scendendo in piazza per manifestare per il diritto all’istruzione ed in modo particolare contro il ddl 953 (ex Aprea). Daniele Lanni, portavoce nazionale della Rete degli studenti medi, ci spiega perché.

Il ddl 953 (ex Aprea) detta le nuove “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche”. Perché voi studenti lo contestate?

Perché questo ddl, oltre a permettere ai privati di entrare nei futuri consigli dell’autonomia, smantella l’attuale consiglio di istituto e depotenzia il ruolo decisionale degli studenti diminuendo il numero dei rappresentanti di istituto e deregolamentando le modalità di elezione. Le proporzioni cambiano e il numero di rappresentanti diminuisce. Garantisce il diritto di assemblea, ma non lo regolamenta. In una scuola in cui ci sono situazioni particolari, può essere che venga permessa un’assemblea l’anno. Gli studenti non avranno garantiti i loro spazi di democrazia. Questa è una cosa gravissima, è il coma della democrazia della scuola.

Approfondiamo meglio. I punti che contestate di più del ddl 953 sono l’art. 1 comma 3 che riconosce l’autonomia statutaria delle scuole, l’art. 8 che afferma la centralità del ruolo dell’Invalsi e l’art. 10 comma 1 che legittima l’entrata dei privati nelle scuole…

Si, giusto…

Gli studenti interpretano il comma 3 dell’art. 1 come una facilitazione della scuola di limitare alcuni loro diritti come, per esempio, quello di riunirsi in assemblea. Però l’art. 7 del ddl riconosce proprio il diritto degli studenti di riunirsi in associazione ed assemblee…

Nell’art. 7 è sancito un diritto di assemblea, ma non è assolutamente regolamentato. Il diritto di assemblea sancito da questo articolo può anche permettere alle scuole di dire: “I ragazzi possono riunirsi in assemblea una volta l’anno”. Per me è una cosa vergognosa. Attualmente abbiamo diritto ad otto assemblee di istituto l’anno e per me è vero che c’è bisogno di riformare questo sistema, però non per diminuire i diritti, ma per rendere più partecipate le assemblee, per dargli un significato più profondo, per renderle un modo forte per incidere nella scuola. Non sono contrario al fatto che si vuole andare verso l’autonomia delle scuole, però bisogna capire come. Io non mi fido a lasciare la regolamentazione ad ogni singolo istituto perché ogni scuola è diversa ed è diversa anche la sensibilità verso i diritti degli studenti e verso la partecipazione. Il punto critico sul quale non siamo disposti a discutere sono le assemblee di istituto perché scrivere “le assemblee di istituto sono garantite” significa dire alle scuole: “Fate quello che volete”. A noi questo non sta bene perchè questo diritto va regolamentato dicendo quante assemblee ci spettano ogni anno.

Un altro articolo del ddl ex Aprea è l’art. 8 in cui viene affermata la centralità del ruolo dell’Invalsi. Secondo voi studenti, saranno proprio i risultati di queste prove nazionali ad influenzare l’elaborazione del POF e quindi snaturerebbero il ruolo dell’insegnante. In realtà, a parte questo ddl, è proprio questo il ruolo dell’Invalsi: migliorare l’offerta formativa…

Lo so e lo capisco. Capisco anche il senso di dire che bisogna valutare le scuole per capire come e dove potenziare. L'Invalsi, però, non è un metodo adatto di valutazione. Già i docenti, che conoscono bene le loro classi e i loro alunni, possono valutare la scuola. L’Invalsi, per come è strutturata oggi, non va assolutamente bene come strumento di valutazione: un test a crocette con domande molto vaghe non può essere uno strumento che possa misurare in maniera reale le conoscenze degli studenti.

Ad animare le proteste dei ragazzi c’è l’art. 10 comma che legittima l’entrata dei privati nella scuola pubblica. Secondo gli studenti, così facendo, si permette ai privati di mettere bocca sulle finalità educative della scuola. In realtà, il ruolo dei privati all’interno degli istituti scolastici, non sarebbe finalizzato solo ad ottenere finanziamenti, ma anche e soprattutto ad incalanare i ragazzi nel mondo del lavoro attraverso stage e tirocini. Cosa ne pensi?

La nostra preoccupazione è legata al fatto che il mondo dell’istruzione debba avere dei rapporti obbligati con il mondo del lavoro. Io sono d’accordo che sia importante crearla questa interazione, ma non ci può essere il ragionamento che si studia solamente per entrare nel mondo del lavoro. La cultura deve formare il cittadino. Il problema vero è che adesso la scuola è in ginocchio, vive di quel poco che riesce a reperire, e questo provvedimento è un modo per legittimare il finanziamento dal privato al pubblico, cosa che già accade. Questo va in una direziona sbagliata. Partendo dal presupposto che deve essere il pubblico a finanziare l’istruzione, posso anche essere d’accordo che un privato finanzi la mia scuola perché questo finanziamento serve a dare un servizio in più allo studente. Non sono assolutamente d’accordo se il coinvolgimento del privato serve ad influenzare la didattica. Questo significa non prendersi le responsabilità di aver portato la scuola sul lastrico dicendole che adesso i soldi si possono prendere dai privati. È gravissimo! Se questa è una legittimazione per un privato ad entrare nella mia scuola e dettare il mio percorso formativo in maniera che poi io possa uscire dalla scuola ed essere un buon lavoratore per lui, per me è sbagliatissimo. Se si vede la scuola esclusivamente come una formatrice di lavoratori non andiamo da nessuna parte. La scuola forma cittadini. Il mondo del lavoro è importante, ma deve essere un percorso che avviene o in maniera parallela o comunque non in questa maniera. Se la mia scuole volesse diventare esclusivamente formatrice di lavoratori, a quel punto me ne andrei a lavorare e basta. Si dovrebbe regolamentare tutto, per esempio dando la possibilità di finanziare solo progetti o attività formative della scuola.

Secondo te di cosa ha bisogno la scuola adesso?

La scuola ha bisogno di essere considerata una risorsa, ha bisogno di una legge quadro nazionale per il diritto allo studio che possa permettere a tutti di accedere all’istruzione. Oggi, chi è fortunato può studiare, chi è meno fortunato ha una famiglia che deve fare i sacrifici e a volte, per questo, rinuncia a continuare gli studi. C’è bisogno di investire sull’edilizia scolastica e c’è bisogno di un ripensamento ed un aggiornamento della didattica. I professori devono avere corsi di aggiornamento continui. Deve essere ripensato il ruolo dello studente e della scuola. L’Italia non guarda ai giovani come una risorsa. In questa situazione la scuola che non funziona ed un sistema che stenta a riprendersi perché non investe nella scuola e nel lavoro annienta le prospettive dei ragazzi. È chiaro che la risposta dei giovani è quella di scendere in piazza per riprendere il loro paese perché credo fermamente che dobbiamo essere noi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.


E tu cosa ne pensi del ddl 953? Sei andato a manifestare?

Serena Rosticci

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