Bulli, Zingaretti ti spiega come si battono

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

foto di Nicola Zingaretti

Il Lazio è la prima Regione ad approvare una legge anti - bullismo. Il primo passo di una lotta che deve diventare sempre più capillare è stato fatto e Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, spiega a Skuola.net in che modo.

Il Lazio è la prima Regione in Italia ad approvare una legge anti - bulli. Che obiettivi vi ponete?
"Siamo molto orgogliosi di essere la prima Regione in Italia ad aver approvato una legge in materia di prevenzione e contrasto del bullismo. Vogliamo che il Lazio diventi un esempio e un modello per gli altri enti. Il compito delle Istituzioni, infatti, di fronte agli episodi di bullismo e violenza che troppo spesso interessano le scuole, deve essere quello di non restare a guardare. Ai giovani che vengono presi di mira dai bulli dico che non sono da soli. Alle loro famiglie e alle scuole dico che la Regione Lazio sa ascoltare e dare risposte concrete. Siamo consapevoli della necessità di fornire maggiori risorse e strumenti per favorire la piena e concreta valorizzazione della persona, la crescita e lo sviluppo educativo, mediante percorsi di apprendimento finalizzati alla promozione della cultura della legalità e del benessere dei bambini e degli adolescenti".

Grazie a questa legge si dà supporto alle famiglie delle vittime di bullismo. Come?
"Per aiutare le famiglie di quei giovani che ogni giorno sono vittime dei bulli è necessario fare sistema, creare cioè un sistema sinergico tra tutti i soggetti coinvolti. Per questo abbiamo previsto nel bilancio regionale uno stanziamento di 750.000 euro e a beneficiare di tali fondi saranno le istituzioni scolastiche, le aziende del Servizio Sanitario Nazionale e tutte le associazioni che operano nel campo del disagio sociale in particolare quello dei minori. I progetti destinatari dei finanziamenti, dovranno essere di carattere sociale, culturale e sportivo e saranno realizzati in ambito scolastico per sensibilizzare gli studenti e le loro famiglie in ordine alla gravità del fenomeno del bullismo e delle sue conseguenze. Con la nostra legge prevediamo, inoltre, di realizzare dei corsi di formazione del personale scolastico per garantire l’acquisizione di idonee tecniche psico - pedagogiche e di pratiche educative per attuare un’efficace azione preventiva del fenomeno del bullismo".

Guarda il monologo di Paola Cortellesi contro il bullismo:

Questa legge parla addirittura di istituire una Consulta Regionale sul bullismo. Può spiegarci meglio di cosa si tratta?
"La Consulta regionale sul bullismo sarà istituita presso la Presidenza della Giunta regionale. La Consulta entrerà in sinergia con l’Osservatorio regionale sul bullismo, il Garante regionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza e l’Osservatorio regionale per la sicurezza e la legalità, per individuare percorsi di istruzione e di educazione alla prevenzione di ogni forma di bullismo e di disagio scolastico. Alla costituzione della Consulta, per la cui partecipazione non sarà previsto alcun contributo economico per i futuri componenti, si provvederà attraverso un successivo regolamento di attuazione approvato dalla Giunta regionale che ne individuerà anche nel merito le varie funzioni".

Qual è la prima cosa che deve fare una ragazza o una ragazzo che viene “bullizzato” dai suoi coetanei? Stando ai dati di una ricerca di Skuola.net , il 33% delle vittime di bulli sceglie il silenzio. Perché ciò avviene e come aiutare a rompere questo muro?
"La prima cosa da fare è denunciare l’episodio di bullismo e parlarne subito con un insegnante e con i propri genitori. Non bisogna aver paura dei bulli, i giovani devono sapere che la scuola e tutte le istituzioni sono al loro fianco con l’obiettivo di abbattere il muro del silenzio".

Avete previsto provvedimenti mirati per il bullismo online? Se sì, di che tipo?
"Questa legge prevede lo stanziamento di fondi per finanziare progetti mirati alla prevenzione del bullismo nelle nostre scuole. Tra le varie iniziative, potranno essere finanziati anche programmi a sostegno degli adolescenti e delle loro famiglie all’uso consapevole di internet, dal momento che sono proprio i social network il mezzo più usato per diffondere video con bravate e offese ai danni delle vittime designate".

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