Martina, scienziata che sogna di restare in Italia

Alessio Nannini
Di Alessio Nannini

martina neri

Martina Neri ha 28 anni e una laurea in Fisica, ottenuta all’università di Genova nel 2011, e un dottorato che si chiude il prossimo 3 marzo. È tra gli scienziati che hanno partecipato al progetto Virgo, famosi in tutto il mondo per la ricerca sulle onde gravitazionali, che conferma le intuizioni di Albert Einstein. Se ci addentriamo nel suo lavoro, quasi già ci perdiamo: lei sta studiando sia le proprietà ottiche dei materiali usati per fare il rivestimento degli specchi dell’interferometro (argomento sviluppato nelle sue due tesi), sia la risposta magnetica della struttura metallica che circonda lo specchio e che serve per posizionarlo. Ma è quando ci racconta ciò che ha vissuto dallo scorso settembre fino all’11 febbraio, cioè la conferma dell’esistenza delle onde gravitazionali, che ci emozioniamo con lei. "È stato un evento epocale, che si aspettava dal 1916, cioè da quando Einstein le predisse. Ed essere stata dentro al progetto nel momento della scoperta è stata una cosa molto, molto emozionante. Davvero".

Questa scoperta è entrata nella storia della scienza, ma appartiene a un campo difficile da capire e non proprio vicino al quotidiano... Tu avrai provato a spiegarla in famiglia e ai tuoi amici. Che cosa hai detto loro?

Secondo me se si prova a fare qualche analogia non è così difficile. L’onda gravitazionale è una perturbazione dello spazio-tempo, e si può fare l’esempio di uno stagno. Se ci lanci dentro una pietra si creano delle onde che si allargano via via. Il concetto è quello: non hai un sassolino che lanci ma una massa che cambia in maniera drastica, o che si muove molto veloce, e che per le sue proprietà genera queste onde che si propagano nello spazio-tempo e arrivano fino a noi. Ed è quello che noi abbiamo rilevato.

Parliamo di te. Perché hai studiato Fisica?
Questa è una bella domanda. Ti confido che l’ho deciso nell’ultimo anno scolastico. A me è sempre piaciuta la matematica, e all’inizio volevo fare qualcosa più dal lato medico. Magari studiare le biotecnologie. Poi ho iniziato ad appassionarmi alla Fisica, e alla fine credo di averla scelta perché mi aiuta a rispondere ai perché del mondo. In questo credo che sia molto vicina a Filosofia.

I grandi fisici sono stati anche dei grandi filosofi, vero?
Esatto. Perché in fondo fisici e filosofi si pongono le stesse domande.

Andavi molto bene a scuola?

Abbastanza. Ma non credo che sia determinante per andare bene all’università, o che sia decisivo nella scelta di un percorso universitario.

Torniamo al presente. Stai per terminare il dottorato, cosa farai adesso?
Sì. In realtà io già adesso sto collaborando in azienda. Purtroppo c’è un aspetto della ricerca che mi ha un po’ spaventato.

Quale?
Che non vedo un futuro a lungo termine. Se uno vuole stare precario per sei o sette anni, riesce anche a sopravvivere saltando di borsa in assegno. Ma stiamo parlando di “contrattini” e non di contratti veri e propri. In più, dopo questi sei o sette anni che puoi fare nella stessa struttura, hai l’obbligo di cambiare. Cioè dovrebbero assumerti, ma i concorsi non ci sono così spesso. E allora mi chiedo: arrivo a 35 anni, e poi? Il mutuo, la casa… insomma, questo mi ha un po’ spaventato, e allora ho deciso di scegliere questa strada.

O l’espatrio o il lavoro in azienda, quindi?
Sì. Però sai, l’espatrio ha una serie di punti di domanda e certe paure… perché molli tutto e parti. Magari è una bella esperienza ma è difficile. Fare ricerca è un salto nel buio.
E nella burocrazia. Nella scoperta delle onde gravitazionali ha stupito il ruolo dell’Italia e degli italiani. Parlo del progetto Virgo. Come a dire: in realtà qualcosa c’è anche qui.
È vero. Io credo che la ricerca da noi sia molto buona, buone le strutture, tanti e bravi gli scienziati. All’estero facciamo sempre la nostra parte e siamo riconosciuti. Ma per una buona fetta di ricercatori, che hanno quarant’anni e sono stabili, c’è una marea di borsisti e assegnisti che contribuiscono agli studi e ai progetti senza avere alcuna certezza.

Immagina un mondo ideale. Cosa fai, cosa studi e dove?
Continuo a fare ricerca in ambito universitario e pubblico. Immagino questo. Fare ricerca non tanto applicata ma pura, come per le onde gravitazionali. E qui in Italia.

Come ti vedi fra dieci o venti anni, realmente?
Sono sincera. Mi vedo con una casa, una famiglia, un lavoro. Che sia lavoro o ricerca non importa, ma che mi dia la possibilità di vivere la mia vita in modo dignitoso e tranquillo. L’importante è questo.

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