Giovani cervelli in fuga...ma solo per un anno

intercultura

Studiare all'estero fa bene, parola di studente. Intercultura ha presentato oggi al Miur il VII Rapporto dell’Osservatorio Nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca. Quest'anno il focus è sui professori: qual è il loro grado di preparazione internazionale? E qual è la situazione degli insegnanti all'estero? Durante la presentazione c'è stato uno spazio dedicato proprio ai ragazzi coinvolti nello scambio, che hanno raccontato aspetti positivi, ma anche negativi della loro esperienza. Intanto per i ragazzi, che hanno già un piede fuori dall'Italia, è già aperto il nuovo bando per partecipare ai programmi 2016/2017. C'è tempo fino al 10 novembre per iscriversi. Ci si aspettano molte sorprese dai nostri giovani esploratori: secondo dati sullo scorso anno, tanti hanno preferito come meta i paesi in via di sviluppo dell'Asia e dell'America Latina piuttosto che le classiche destinazioni europee. Skuola.net riporta alcune esperienze dei ragazzi che hanno partecipato.

Scopri come partecipare agli scambi culturali

SCUOLA POCO INTERNAZIONALE, 5 IN PAGELLA - Un bel 5 in pagella per la scuola italiana, che di internazionalizzazione ne sa ben poco. E' questo che emerge dai dati elaborati da Ipsos. "Quella italiana è una scuola generalmente restia al cambiamento". In generale i prof bocciano questa tema di sguardo all'estero, infatti vengono bocciate le capacità di accoglienza e valorizzazione degli studenti stranieri (voto 5,8), capacità di formare cittadini europei (5,3). Una insufficienza infine anche nel sostegno ai programmi di mobilità individuale degli studenti (5). Ma se i voti non sono proprio ottimi, c'è un generale ottimismo da parte soprattutto dei presidi, ma c'è anche un 65% degli insegnanti che da un voto tra il 7 e il 10 riguardo questo tema, i motivi sono riscontrabili nella fiducia verso la riforma della Buona Scuola.

Ascolta l'intervista a Nando Pagnoncelli

PRONTI PARTENZA VIA: IL 24% FA UNA ESPERIENZA ALL'ESTERO - Nell'anno 2014-2015 è quasi 1 studente su 4 a partecipare a scambi culturali. E spesso sono le famiglie a spingere i propri figli verso la direzione dello studio fuori casa, a differenza della scuola. Nel rapporto riguardo il sostegno all'internazionalizzazione all'estero si nota una profonda disparità tra i "tipi di insegnanti". Sono soprattutto i prof "internazionali" (che hanno al loro attivo almeno una esperienza di medio-lungo periodo all'estero), che rappresentano un 18% del campione docente, ad avere studenti coinvolti nei programmi di mobilità. Sempre loro ad avere tanti studenti a cui consigliare studi fuori dall'Italia. Va diversamente per gli studenti dei professori "local"(che non hanno mai fatto esperienza all'estero), il 60% del campione della ricerca di Ispos, , ad avere meno studenti coinvolti ed interessati a questo tipo di attività. Insomma più i professori sono aperti al mondo internazionale, maggiormente gli studenti saranno invogliati a partire per una anno fuori dal loro paese d'origine.


STUDI ALL'ESTERO: TI PENALIZZO - Oltre ai vantaggi dell'esperienza all'estero, c'è anche chi fa i conti con le conseguenze di un anno fuori. Flavia è una delle studentesse che è partita con Intercultura, è stata in America, ma quando è tornata è stata penalizzata dalla sua scuola. Lo dice durante la giornata che si è svolta al Ministero. Insomma non soltanto aspetti positivi "diciamo che la parte che hanno penalizzato è stato il programma di studio che non ho svolto in Italia, hanno guardato i contenuti che mi mancavano e adesso sto tenendo delle interrogazioni di recupero". Sebbene sia da programma svolgere delle prove di recupero quando si fa un anno all'estero, tuttavia purtroppo non sempre si trova un giusto compromesso, e gli studenti a volte possono avere qualche svantaggio. Flavia però propone delle soluzioni per superare questi "ostacoli", "bisogna cercare un dialogo maggiore tra alunni e professori per trovare una strada che possa permettere un recupero di un programma molto ampio"

Ascolta l'intervista a Flavia

PRENDI E "FUGGI" ANCHE TU - Per l'anno 2015/2016 sono 1.900 i posti messi a disposizione degli studenti delle superiori, nati tra il 1 luglio 1998 e il 31 agosto 2001, per un periodo di studio all’estero variabile da 4 settimane all’intero anno scolastico. E per chi pensa di non poterselo permettere, Intercultura prevede 1.000 borse di studio totali o parziali (nel 2014-2015 le borse assegnate sono state 1.295, pari al 69% dei partenti) per i ragazzi meritevoli o in difficoltà economiche. Oltre a queste se ne aggiungono altre centinaia, tra borse di studio totali e contributi sponsorizzati, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Intercultura e diverse aziende, banche, fondazioni ed enti locali. Paura di perdere l'anno? Il Ministero dell’Istruzione ha chiarito in una recente nota (843/2013) che le esperienze di studio all’estero sono “parte integrante dei percorsi di formazione e di istruzione” e che sono “valide per la riammissione nell’istituto di provenienza".

PICCOLI ESPLORATORI IN ASIA E AMERICA LATINA - I ragazzi delle scuole superiori che partecipano al programma sono seguiti dai volontari dei Paesi stranieri ospitanti, sono accolti da una famiglia locale e frequentano una scuola pubblica seguendo materie spesso nuove e interessanti. Tra chi è partito questa estate, molti hanno preferito i cosiddetti Paesi emergenti, soprattutto l’America latina (22,7%) e l’Asia (13,8%). La maggioranza ha comunque scelto l' Europa (35,6%). Tra le destinazioni più quotate rimane, come prevedibile, il Nord America (22,0%). A fondo classifica Oceania (4,8%) e Africa (1,1%). Tre le nuove mete di quest’anno: le Filippine dove si trova la prima “pioniera” italiana, il Perù e la Bolivia dove stanno trascorrendo il loro anno scolastico 5 studenti per ciascuno dei due Paesi.

MIRIANA: BRASILE CASA MIA - Tra le testimonianze dei ragazzi che hanno partecipato al programma di Intercultura, Miriana ci porta la sua esperienza in Brasile. "Cinque mesi che vivo in Brasile - scrive la ragazza, che a soli 16 anni ha scelto di vivere un periodo così lungo lontana dalla famiglia - quello stesso Brasile in cui non sarei voluta andare un anno fa e che adesso è casa mia". "Arrivata quasi alla fine del mio semestre all’estero, posso già dire di sentirmi diversa, cresciuta". E' stato il mescolarsi ad una nuova cultura, diversa ma per tanti aspetti simile. Un'esperienza di studio, si, ma soprattutto di vita. "Adesso sono un’altra persona, più matura, più forte, più coraggiosa e più decisa; so cosa voglio dalla vita, cosa voglio fare da grande" dice Miriana, che annuncia già l'intenzione di tornare a fare le valigie: "Abbiamo un mondo meraviglioso tutto da scoprire proprio davanti a noi, mille culture diverse, mille colori, mille lingue, mille tradizioni e mille pensieri. Adesso che ho iniziato a scoprire il mondo, chi mi ferma più?"

IL SOGNO AMERICANO DI FRANCESCA - "Mi sono resa conto che la mia vita (nel bene e nel male) non sarà mai più la stessa" scrive Francesca raccontando del momento in cui ha conosciuto la sua famiglia americana. "Quando, dopo un lungo viaggio, ho finalmente visto quella che sarebbe diventata la mia nuova famiglia per un anno, solo allora ho davvero compreso il senso della lezione di chimica sulle “reazioni irreversibili”, come quando bruci qualcosa o cuoci un uovo". L'esperienza americana è stata, anche per Francesca, un momento di crescita: "Spero tanto di apprendere sempre di più da tutto ciò che quotidianamente vivo e, soprattutto, di imparare a conoscere meglio me stessa, i miei limiti". E ha scoperto che la scuola può essere bella e divertente: "La scuola americana mi piace non tanto per quello che studiano o per come studiano, ma perché non sei un numero, sei uno studente: i professori ti chiamano per nome sin dal secondo giorno".

Carla Ardizzone, Carmine Zaccaro

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