AAA cercasi insegnante: il preside lo trova su Facebook

Andrea Carlino
Di Andrea Carlino

facebook professori

Il reclutamento del docente sbarca su Facebook. Anzi l’arte d’arrangiarsi 2.0. La dirigente scolastica dell'Istituto Comprensivo Racconigi di Torino le aveva provate proprio tutte per trovare un insegnante di sostegno fino a giugno. E a alla fine è riuscita a trovare il professore tramite social network. Così sono arrivate centinaia di proposte dal Piemonte fino alla Sicilia.

L'annuncio


L'annuncio recitava così: "AAA cercansi docenti di sostegno per la scuola primaria". Le graduatorie sono esaurite e anche le domande di messa a disposizione. Chi è in possesso del titolo d'accesso (diploma magistrale abilitante oppure laurea in Scienze della Formazione primaria) e ha voglia di lavorare a Torino all'Ic Corso Racconigi, mi scriva in privato. Tutti i curricula sono stati girati alla segreteria, per la selezione.
La richiesta è diventata subito virale ed è stata elevata a paradigma della situazione paradossale post Concorso docenti: all’assegnazione di posti di cui non c’erano le materie nelle scuole e che con la mobilità e i rientri su posti “per supplenti” ha lasciato cattedre scoperte.

Prof, dove siete?


Per le supplenze brevi, davanti alla carenza di personale, la scuola di Torino ha già “tamponato” con i tirocinanti. Ma ora si trova a dover far fronte a una cattedra vacante che si è aggiunta durante l’anno. Anzi una cattedra e mezzo, per un anno intero. E la dirigente è corsa ai ripari. Così Maria Teresa Furci, dirigente scolastica dell'istituto: "Ho cercato in altre scuole, ma niente, non c'erano abbastanza docenti", ha spiegato a "La Stampa".
"Il ruolo del docente è stato talmente sminuito che nei giovani è scesa la voglia di scegliere questa professione. E il risultato è che non ci sono più maestri", aggiunge la dirigente scolastica.

Le candidature su Facebook


Non tutti i curricula corrispondevano a quanto richiesto, dunque è nata l'idea di mettere l'annuncio su Facebook: "Hanno scritto padri per le figlie, mariti per le moglie, figlie per le madri e persino diplomati di vent'anni fa. Dai messaggi emerge che forse per il sostegno deve essere fatto qualcosa di diverso. Ci sono tante persone che hanno lunga esperienza accumulata con ragazzi disabili in comunità e che potrebbero essere una risorsa".

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