Smartphone in classe? Sì, se usati con intelligenza

"Smartphone a scuola? Sono favorevole, se usati con intelligenza". A dichiararlo è stato Salvatore Giuliano, neo sottosegretario nominato al Miur dopo la fortunata esperienza da dirigente scolastico al Majorana di Brindisi, scuola di eccellenza dove tecnologia e innovazione hanno fatto impennare i risultati scolastici degli studenti. L'occasione per iniziare a comprendere cosa si sta muovendo dalla parti di Viale Trastevere si palesa con l'intervento di Giuliano alla presentazione del quarto rapporto Agi Censis sullo stato del digitale in Italia.


Tecnologia a scuola, è uno strumento

Ci si aspetta molto da lui in tema di digitalizzazione della scuola, visto che al Majorana tutti gli studenti hanno un tablet, studiano anche su libri digitali e non hanno più banchi ma postazioni che si possono spostare riconfigurando la classe. E la prima domanda non può che essere su come trasformare tutte le scuole italiane in questo senso. Giuliano spiega che "non è automatico, ma sarà necessario mettere a sistema le tante buone pratiche che esistono". E mentre molti paesi si domandano sull'uso della smartphone a scuola (la Francia su tutti), Giuliano ricorda che "la tecnologia (qualunque essa sia) è solo uno strumento, va usata con cognizione di causa. Se i dispositivi elettronici vengono usati intelligentemente possono migliorare l'apprendimento". E conclude "se invece penso di consegnare un dispositivo elettronico, senza un progetto educativo, senza una formazione dei docenti o degli studenti, non si ottengono questi risultati".

Buona scuola? Meglio "Scuola dell'apprendimento"

E se dovesse dare un nome alla propria visione di scuola, quale sarebbe. Secondo Giuliano "se pensassimo a darle un nome tipo Scuola dell'apprendimento non avremmo sbagliato di tanto". Infatti secondo il Sottosegretario all'Istruzione l'apprendimento è l'obiettivo finale della scuola. Tenendo conto che "i ragazzi di oggi sono cambiati, anche solo rispetto a quelli di 3-4 anni fa. Socializzano, si informano, addirittura si innamorano sul digitale". E questo evidentemente non si può lasciare fuori dalla scuola. Che invece rimane ancorata a vecchi modelli. Ricorda Giuliano "se un nostro avo tornasse in vita, non riconoscerebbe la sua città. Ma la sua classe sì. Troverebbe sempre una cattedra e 25 banchi".

Una scuola a Viale Trastevere

Elemento chiave di questa strategia è ovviamente la formazione dei docenti, la loro motivazione e infine la sperimentazione dei metodi didattici innovativi. Il sogno di Giuliano è quello di aprire una scuola a Viale Trastevere, dove ha sede il Miur. Nessun problema di spazio, "basterebbe una classe, dove a turno studenti e insegnanti possano venire a provare e conoscere metodologie didattiche innovative". Infine una rassicurazione sulla fattibilità di queste idee. A Viale Trastevere sono passati tanti illustri rettori quali Profumo, Carrozza, Giannini. Secondo Giuliano "per fare bene nella Scuola, bisogna essere vicini a questa realtà. Io profumo di scuola. L'ho lasciata il 12 Giugno". In tempo di mondiali, non poteva mancare la metafora calcistica. "Tutti parlano di scuola, come della Nazionale di calcio - conclude Giuliano - ma non sanno cosa accade dentro quando si apre la porta la mattina e si chiude la sera". Non ci resta che augurargli buon lavoro.
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21 novembre 2018 ore 15:00

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