Contratto M5S-Lega: cosa potrebbe cambiare per Scuola e Università

scuola programma Di Maio Salvini

Il momento in cui si formerà il nuovo Governo pare avvicinarsi. E, se sui nomi del futuro presidente del Consiglio e dei ministri dell'Esecutivo M5S-Lega i due partiti non fanno ancora chiarezza, in queste ore sta prendendo forma il loro Programma per i prossimi cinque anni. L'ultima bozza, ormai quasi definitiva, risale al 16 maggio. I due leader, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, dovranno nuovamente incontrarsi per limare alcuni dettagli. Ma il più sembra fatto. Nell'accordo, composto da circa 30 punti chiave sviluppati in una quarantina di pagine, non potevano non trovare spazio temi importanti come "Scuola" e "Università". Ma cosa hanno in mente Lega e Movimento 5 Stelle per studenti, docenti, genitori e personale della scuola? È tutto sintetizzato nei punti 27 e 29 del Programma. Anche se, vi anticipiamo già, le novità sono davvero poche. Per il momento si rimane sul generico. In attesa di capire, in concreto, come si vorrà muovere il nuovo ministro dell'Istruzione una volta che entrerà a Viale Trastevere.



Istruzione al centro e abbattimento precariato docenti

Così come recita il contratto, l’obiettivo principale del sodalizio Di Maio-Salvini è quello di riportare l’istruzione al centro del nostro Paese dopo gli anni di difficoltà dovuti a riforme inadeguate. Il riferimento alla cosiddetta legge sulla 'Buona scuola', varata dal governo Renzi, è chiaro. I due partiti mirano a una “buona qualità dell’insegnamento”, ritenuta “condizione indispensabile” per la formazione dei giovani. E, ancora, che la scuola “dovrà essere in grado di fornire gli strumenti adeguati per affrontare il futuro con fiducia”. Ecco, dunque, i punti principali toccati nel contratto:
  • Docenti e riforme: come già accennato, secondo i due partiti le riforme passate “si sono dimostrate insufficienti e spesso inadeguate”, alimentando fenomeni come le “classi pollaio”, i problemi collegati all’edilizia scolastica e quelli relativi a graduatorie e titoli per l’insegnamento. Si vorrebbe porre particolare attenzione alla questione dell’”eccessiva precarizzazione e la continua frustrazione delle aspettative dei nostri insegnanti”, partendo proprio dalla revisione del sistema di reclutamento dei docenti, causa del precariato cronico della categoria in questi ultimi anni. Si aggiunge, inoltre, la questione dei trasferimenti, ormai giunti a livelli record, che impediscono un’adeguata continuità didattica. A tal proposito, Movimento e Lega puntano a introdurre “nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti col loro territorio”.
  • Superamento della Buona Scuola: ritenuta fallimentare, questa riforma va superata a partire dall'eliminazione della 'chiamata diretta' dei docenti da parte del dirigente scolastico”, considerato uno “strumento tanto inutile quanto dannoso”.
  • Alternanza scuola-lavoro: sempre in merito alla 'Buona Scuola' viene tirato in ballo anche l’aumento considerevole delle ore obbligatorie di alternanza. L’alternanza scuola-lavoro, ritenuta in potenza un buono strumento di formazione, viene definita inefficace per come è stata attuata finora, “con studenti impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento”.
  • Scuola inclusiva: prevista la diminuzione dei fenomeni di dispersione scolastica, il potenziamento dell'inclusione di tutti gli alunni con maggiore attenzione ai ragazzi disabili, la garanzia di accesso allo studio a tutti, docenti preparati ai processi educativi e formativi specifici (per la gestione di alunni disabili e con difficoltà di apprendimento). Questi gli obiettivi citati parlando di una scuola più inclusiva che fornisca una formazione al passo con rivoluzioni culturali e scientifiche.


Più soldi a università e ricerca

Su università e ricerca, invece, il primo obiettivo è quello di incrementare le risorse destinate all’università e agli Enti di Ricerca", ridefinendo i criteri di finanziamento e incrementando anche i soldi destinati a valorizzare docenti e ricercatori, assicurando loro adeguate condizioni lavorative. Università e ricerca dovranno, inoltre, “essere maggiormente coinvolti nello sviluppo culturale, scientifico e tecnologico del nostro paese, contribuendo ad indicare gli obiettivi da raggiungere e interagendo maggiormente con tutto il sistema Paese”.

Nel programma si parla anche della classe docente, che deve essere all’altezza delle aspettative, eticamente ineccepibile e reclutata in maniera meritocratica e trasparente. Per quanto riguarda la percentuale dei laureati italiani, tra le più basse in Europa, l’obiettivo è quello di potenziarla ampliando strumenti e risorse per il diritto allo studio.

Relativamente ai costi dell’istruzione, Di Maio e Salvini mirano ad aumentare la percentuale di studenti beneficiari dell’esenzione totale, quelli della cosiddetta “No-Tax area”. Tra le altre cose, si affronta anche la questione dell’Alta formazione tecnologico-professionale, per la quale l’obiettivo principale è quello di far crescere il numero di studenti che si iscrivono a lauree professionalizzanti e ITS.

Di Maio e Salvini, infine, nell’ottica di un rilancio degli atenei puntano a liberare le università dai “baronati”, che sfruttano in modo illegittimo risorse e personale, andando così a garantire un accesso ai lavori in università basato sul merito e non condizionato da chi utilizza il proprio potere in modo scorretto.


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19 dicembre 2018 ore 14:00

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