Buona Scuola: merito dei prof, rivoluzione a metà

Buona Scuola: merito dei prof rivoluzione a metà

Siamo di fronte, purtroppo, all’ennesima dimostrazione che questo Paese fa una fatica bestiale ad attuare i cambiamenti che sono giusti e sacrosanti. Come quello di retribuire meglio i tanti professori che ogni giorno con passione e dedizione, sopra ogni difficoltà, si dannano l’anima per offrire agli studenti una qualità dell’insegnamento migliore e percepiscono lo stesso stipendio di quei colleghi fannulloni o incompetenti, che comunque godono di scatti stipendiali per anzianità.

A Settembre, quando Renzi ha presentato la Buona Scuola, ha provato a lanciare una bomba atomica sul mondo della scuola: abolire gli scatti di stipendio per anzianità e adottare un sistema unicamente legato al merito. Tutti i politici che avevano provato a realizzare un’operazione del genere sono stati inesorabilmente cotti dalla graticola dei sindacati. Renzi non ha avuto la stessa sorte, ma ha dovuto depotenziare i contenuti della proposta iniziale.

Presentando il ddl il Premier ha sottolineato giustamente che per la prima volta sono previsti dei fondi stabili per premiare i docenti meritevoli: 200 milioni di euro all’anno, che “non sono noccioline”. E’ vero che la cifra non è esigua, ma è altrettanto vero che sarebbero stati di più se si fossero aggiunte anche le risorse che continuano ad essere destinate agli scatti di anzianità.

Il motivo di questa retromarcia è chiaro: in tutto il pubblico impiego ci sono gli scatti di anzianità, quindi bisognava anche mantenerli per gli insegnanti. E nel corso della consultazione sulla Buona Scuola, alla quale hanno partecipato soprattutto gli adulti (personale della scuola e genitori), questi ultimi hanno manifestato la propria contrarietà ad un sistema di scatti stipendiali completamente basato sul merito. Che invece era uno dei punti più apprezzati della Buona Scuola da parte degli studenti.

Ma la domanda resta: l’insegnante deve essere trattato alla stessa stregua di un impiegato? No il suo lavoro è completamente diverso, come afferma Renzi “gli stiamo dando in mano il bene più prezioso, l’educazione dei nostri figli”. E il meccanismo proposto dal Governo per premiare il merito, che oggi da lui oggi giudicato complicatissimo, nel ddl viene sostituito da un criterio del tutto arbitrario deciso a livello locale dal Dirigente Scolastico di comune accordo con il Consiglio di Istituto.

Renzi, sempre nell’ottica di presentare come oro un metallo in realtà meno nobile, giustifica il cambio di rotta affermando che “non sembrava giusto affidare ad un complesso meccanismo uno scatto di stipendio che magari si sarebbe tradotto in 20 o 30 euro sulla busta paga”. In realtà, come afferma lo stesso documento, ogni scatto per merito avrebbe portato 60 euro netti in busta paga ad ogni insegnante meritevoli. Ed i meritevoli sarebbero stati il 66% dei migliori insegnanti di ogni scuola, secondo una classifica legata a meriti didattici, professionali e formativi. Oggi invece i 200 milioni di bonus basteranno a premiare solo il 5% degli insegnanti più meritevoli. Se questa non è una rivoluzione mancata…

Daniele Grassucci

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