App a scuola: 1 su 2 le usa al posto dei dizionari

Carla Ardizzone
Di Carla Ardizzone

App scolastiche: 1 su 2 le usa al posto dei dizionari

Non tutti gli istituti scolastici sono ancora forniti a sufficienza di attrezzature informatiche, così gli studenti usano i propri tablet e gli smartphone per lo studio e portano i propri strumenti tecnologici a scuola. Infatti, secondo quanto emerge da una ricerca di Skuola.net, 1 studente su 3 ha installato app scolastiche nel proprio smartphone o tablet e le usa al posto di dizionari, quaderni, diari o, addirittura, libri di testo. E i prof? Secondo quanto dice il 60% dei 1500 intervistati, non vedono ancora di buon occhio le app ma esiste comunque chi è particolarmente aperto al nuovo: 1 studente su 4, infatti, dichiara che il proprio prof le lascia usare volentieri durante l’orario di lezione. Appare quindi azzeccata la mossa di Renzi che, nella sua riforma scolastica, ipotizza l’uso di mezzi tecnologici propri da usare durante le lezioni a scuola.

DIZIONARIO? ADDIO! – Inglese, francese, spagnolo, tedesco: sono le lingue che si studiano nelle nostre scuole, senza contare le classi sperimentali in cui si studiano ancora altri idiomi. Ma il buon vecchio, e voluminoso, dizionario non farà più parte del corredo scolastico: 1 su 2 dichiara infatti di aver installato sul proprio telefono una app apposita per tradurre le parole in lingua straniera. Un altro 20% circa, invece, utilizza servizi di traduzione via web. E’ solo la minoranza quindi, circa il 30%, a rimanere affezionata al vocabolario.

IL RIPASSO E’ SUL WEB – Prima di una interrogazione, poi, quando serve arrivare al nocciolo degli argomenti senza troppi giri di parole, si buttano via i libri e si ricorre ai mezzi informatici. Circa la metà degli intervistati usa le app, anche se 1 su 3 le affianca ai testi. Un’altra metà, invece, ricorre esclusivamente ai motori di ricerca e alle informazioni sul web.

SCRIVERE E FAR DI CONTO, BASTA UNA APP – Prendere appunti? Si fa prima con un tablet o con il telefonino: le dita dei ragazzi scorrono velocissime sui touch screen. Così circa 1 su 6 le usa a scuola al posto del quaderno, mentre 1 su 3 le usa, ma evita di farlo in classe. Complessivamente, circa il 45% ha quindi abbandonato il block notes. Per quanto riguarda i conti e i numeri, le app specifiche piacciono per la possibilità di consultare anche formulari ed altri servizi, e le sceglie 1 su 3. Il punto dolente è che, però, durante le verifiche il telefonino va spento: così la calcolatrice manuale resiste e resta la scelta del 65% degli intervistati.

UN DIARIO SOCIAL – Un diario non è solo un’agenda dove si appuntano i compiti, ma anche un libro di memorie di un intero anno scolastico. Così, lo preferisce cartaceo quasi il 70% degli studenti. Ma la novità di questi tempi, il diario-app, con funzioni social e multimediali, si affaccia prepotentemente sulla scena e comincia ad avere un certo seguito: è la scelta di circa 1 ragazzo su 6.

PROF ALL’AVANGUARDIA - E i prof, come reagiscono a tutto questo? Molti di loro non tollerano l’uso di telefonini e tablet accesi in aula durante le lezioni, figurarsi quello di app scolastiche per aiuto allo studio. Il 60% circa degli intervistati, infatti, sostengono di dover usare le app di nascosto dai loro professori. Il 14%, invece, ha professori leggermente più tolleranti che fanno problemi solo per il loro uso prolungato. Eppure, ecco un dato che sorprende: ben 1 ragazzo su 4 sostiene di aver professori che considerano la tecnologia utile per la formazione degli studenti e lasciano usare le app scolastiche liberamente durante le ore di lezione.

BRING YOUR OWN DEVICE – Tutti d’accordo, quindi, sull’utilità dei mezzi tecnologici a scuola: lo è anche il presidente del consiglio Renzi, che per accelerare il processo di informatizzazione della scuola, ha proposto che gli stessi studenti portino con sé i propri strumenti tecnologici in classe per poter usufruire di e-book e altri strumenti multimediali. Qualora non si avesse la possibilità di comprarlo o non lo si possedesse già, sarà a quel punto la scuola a fornirlo. Rivoluzione in arrivo?

Carla Ardizzone

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