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CAMBIARE SEGNO ALL'AFFETTIVITA'

Questo lavoro ci porterà ad avere consapevolezza delle spinte emotive, cioè di alcune specifiche sequenze comportamentali sudiate dall'Analisi Transazionale che sono in stretta relazione con i nostri pensieri, emozioni e comportamenti che possono essere intercettate. Queste, una volta individuate o riconosciute, possono essere controllate e riorientate: eviteremo così di causare danno a noi stessi. In altri termini, questo saperne di più può essere utile per avviare un percorso che consente a ciascuno di noi di cambiare intenzionalmente segno all'affettività. Ciò che deve emergere in modo chiaro è il fatto che, quando stiamo preparando un esame o lo stiamo sostenendo, è possibile cambiare segno all'effettività se ci rendiamo conto che è di segno negativo. Ma come è possibile ottenere la competenza che consente di cambiare segno all'affettività? Possiamo distinguere in tre fasi la conquista di questa competenza:

FASE 1: La consapevolezza che esistono due segni dell'affettività. Questa fase consiste nello sviluppo della consapevolezza che possiamo utilizzare quando alcune nostre reazioni ci rendono meno efficaci ed efficienti nello studiare e nell'apprendere.
FASE 2: L'individuazione di come funzionano per noi stessi alcuni semplici fenomeni che entrano in campo automaticamente, le cosiddette spinte, e che possiamo imparare a orientare a beneficio nostro, dell'altro o della situazione.
FASE 3: Cambiare segno all'affettività negativa nella misura in cui abbiamo consapevolezza dei fenomeni e mettendo in atto semplici strategie "antidoto" che ci rassicurano e che ci danno il permesso di fare, pensare ed agire in modo costruttivo per noi stessi, gli altri e la situazione che stiamo affrontando.

QUANDO CAMBIARE SEGNO ALL'AFFETTIVITA'

In generale, in situazioni di pressione o di conflitto fra ciò che vorremmo fare e ciò che dobbiamo fare diventa utile poter mettere in equilibrio comportamenti, pensieri ed emozioni e convogliarli il più possibile verso l'obiettivo rispetto al quale stiamo lavorando. Avere un obiettivo esplicito ci consente di monitorare costantemente la direzione che stiamo seguendo e la sua adeguatezza ai fini del conseguimento del nostro obiettivo. Ogni qualvolta cogliamo dei segnali che indicano l'entrata in campo delle emozioni che ci disturbano è il momento opportuno per prendere in mano la situazione e cambiare segno all'affettività. Ora vediamo insieme quali possono essere alcuni segnali a partire dai quali è utile, opportuno, possibile agire per modificare il proprio atteggiamento. Al fine di supportare la capacità di individuare e riconoscere tali segnali può essere utile suddividerli in tre tipologia:

- I macro-segnali che possiamo scoprire a partire dalla constatazione di ciò che sentiamo o di cui siamo convinti, sono:
> demotivazione o attivazione di comportamenti sconvenienti per noi stessi e per gli altri, per lo studio e l'esame;
> convinzione che siano gli altri ad essere incapaci di capire e di capirci, di sapere cosa è utile, necessario, opportuno;
> considerazione che "tanto è tutto inutile".
- I segnali forti sia durante lo studio che durante l'esame, sono rappresentati da:
> paura di non capire;
> blocco dell'azione;
> rifiuto della capacità di pensare;
> conferma di un giudizio negativo su di sé.
- I segnali deboli sono quelli che si possono cogliere con un po' di impegno e di esercizio un più, grazie alla consapevolezza del nostro comunicare fra sé e sé.

ESEMPI DI AFFETTIVITA' NEGATIVA

A volte è come se ci fosse un tiro alla fune fra affettività e intelligenza e ciò ci pone in difficoltà e talora in conflitto con noi stessi, con gli altri o con le situazioni esterne. Propongo alcuni esempi in cui l'effettività ha un valore negativo, di freno, di ostacolo, in quanto l'intelligenza e affettività si muovono in direzioni opposte, ovvero una delle due ostacola l'altra. Si può pensare indifferentemente a una situazione di studio, una interrogazione, una prova scritta o un esame, e ripercorrere con la mente queste frasi:
- "sono in ansia e non riesco a fare niente";
- "sono in ansia e temo di non ricordare nulla";
- "sono in ansia e sono certo di fare confusione";

- "quando ho poco tempo vado sotto stress e lascio perdere";
- "se non è tutto a posto è inutile iniziare";
- "se non ti sforzi non impari";
- "quando un risultato non mi viene mi scoraggio e credo di essere poco capace";
- "la matematica si scrive sul quaderno a quadretti e a me i quadretti piacciono perché mi aiutano a scrivere bene, in ordine e in modo preciso";
- "io ce la metto tutta, ma poi comincio a vedere le cose in salita, mi sforzo così tanto che mi perdo per strada i numeri, e i conti non tornano mai";
- "ormai sono diventato un muro di gomma: se anche non riesco a terminare un compito penso che sia inutile prendersela, perché tanto anche molti altri compagni non lo sanno fare.

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