cornell university

Indagine riaperta, dunque, sul presunto stupro di gruppo alla Cornell University, nello stato di New York. La Procura della contea di Tompkins ha deciso di tornare sul caso dopo la causa civile presentata il 14 settembre da un'ex studentessa.

La vicenda risale al 2024 e si è conclusa senza accuse penali, ma oggi torna al centro dell’attenzione negli Stati Uniti.

Un’ex studentessa della Cornell University, identificata negli atti con lo pseudonimo di Jane Doe, sostiene di aver subito violenze sessuali da parte di sette studenti dopo una serata trascorsa nella sede della confraternita Chi Phi. All’epoca dei fatti non vennero formulate accuse penali.

A distanza di quasi due anni, però, la vicenda si riapre. Dopo una causa intentata dalla ragazza contro l’università e la sua polizia interna, il procuratore distrettuale Matthew Van Houten ha deciso di riesaminare il materiale raccolto e valuta di portare il caso davanti a un gran giurì.

Nel frattempo sono emersi nuovi dettagli sulla gestione disciplinare dell’ateneo, sulle sanzioni imposte agli studenti coinvolti e sulle norme dello Stato di New York in materia di consenso.

La storia ha avuto eco nazionale e ha attirato anche l’attenzione di personaggi pubblici come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e l’attrice Florence Pugh. Vediamo che cosa sostiene la denuncia, perché il caso è stato riaperto e quali sono ancora i punti controversi.

Indice

  1. Cosa sostiene la denuncia di Jane Doe
  2. Sanzioni e legge di New York: dove si accende il dibattito
  3. Cosa succede adesso: la Procura riapre il caso

Cosa sostiene la denuncia di Jane Doe

L'ex studentessa, che negli atti compare con lo pseudonimo di Jane Doe, ha citato in giudizio la Cornell e la polizia dell'università. L'accusa è di non averla protetta e di non aver indagato abbastanza.

Secondo la denuncia, la sera del 19 ottobre 2024 Jane Doe, allora ventenne, dopo aver bevuto alcolici in vari locali è andata alla sede della Chi Phi, confraternita maschile della Cornell. Doveva incontrare un amico.

Lì, sostiene, sarebbe stata costretta a bere altro alcol e a sniffare ketamina. Poi avrebbe subìto violenze sessuali da parte di sette studenti in totale.

Alle 1:42 un messaggio nella chat Snapchat della confraternita avrebbe invitato altri membri a salire al piano superiore: "free pussy upstairs" (fica gratis al piano superiore). Secondo il racconto depositato, le violenze sarebbero proseguite fino alle 5:45.

La studentessa ha denunciato l'accaduto alla polizia dell'università l'8 novembre e in seguito ha lasciato la Cornell. Si tratta di accuse contenute in una causa civile, quindi di una ricostruzione ancora da verificare. Uno dei legali degli accusati ha respinto ogni addebito per il proprio assistito.

Sanzioni e legge di New York: dove si accende il dibattito

A far discutere è anche la gestione interna dell'ateneo. La causa sostiene che agli accusati sia stata offerta la possibilità di sanzioni leggere, come la scrittura di saggi sul tema.

La Cornell replica che due dei sette studenti sono stati espulsi e gli altri cinque temporaneamente sospesi. Per l'università "nessuno degli individui sanzionati ha avuto la possibilità di scrivere saggi come unica conseguenza".

L'ateneo nega di aver imposto sanzioni inadeguate, ma si è rifiutato di confermare i singoli provvedimenti, citando la legge federale sulla privacy degli studenti. Sempre secondo la Cornell, dopo i fatti sono stati sospesa la sezione locale della Chi Phi e istituita una task force sulle aggressioni sessuali.

Sul fronte penale, nel 2024 non furono presentate accuse. Per Van Houten la documentazione iniziale non raggiungeva lo standard probatorio richiesto per dimostrare l'assenza di consenso. Il legale della ragazza risponde che la denuncia di allora non differiva sostanzialmente da quella del 2026.

Pesa anche la legge dello Stato di New York: in determinati casi esclude la violenza sessuale contro chi ha bevuto volontariamente, salvo che la persona fosse completamente priva di sensi. Una campagna chiede di modificarla.

Cosa succede adesso: la Procura riapre il caso

Dopo la causa, il procuratore distrettuale Matthew Van Houten ha annunciato la riapertura dell'indagine, con l'obiettivo di portare il caso davanti a un gran giurì. Il suo ufficio vuole capire se ci siano elementi nuovi: "Vogliamo verificare se vi siano ulteriori prove di cui non eravamo a conoscenza nel novembre del 2024", ha dichiarato.

Van Houten ha ammesso che nel 2024 la Procura si era basata sull'indagine preliminare della polizia universitaria, senza svolgere approfondimenti indipendenti. Il legale della ragazza, Thomas Giuffra, ha commentato che la riapertura è "un passo nella giusta direzione, anche se tardivo".

Chi ha bisogno di aiuto in Italia può chiamare il 1522, il numero antiviolenza e stalking gratuito, attivo 24 ore su 24.

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