the 2027 migliori universita al mondo

Oxford resta davanti a tutti per l’undicesimo anno consecutivo, ma il margine sul MIT è ormai sottilissimo: appena 0,1 punti separano le prime due università del mondo nel Times Higher Education World University Rankings 2027.

Alle loro spalle resistono i grandi nomi del sistema universitario statunitense e britannico, da Princeton e Stanford a Cambridge e Harvard.

La classifica fotografa però anche un equilibrio internazionale che sta lentamente cambiando. Per la prima volta, infatti, la migliore università asiatica supera quella dell’Europa continentale: la cinese Tsinghua sale all’11° posto e scavalca l’ETH di Zurigo.

E l’Italia? Per incontrare il primo ateneo bisogna arrivare al 111° posto, dove troviamo l’Università di Bologna, che continua a guidare il gruppo italiano e guadagna 19 posizioni rispetto all’edizione precedente.

Indice

  1. Bologna è la prima università italiana e sale al 111° posto
  2. Il Politecnico di Milano entra per la prima volta nella top 200
  3. Sono 58 le università italiane presenti nel ranking
  4. Come funziona il Times Higher Education Ranking
  5. Oxford resta prima, ma l’Asia guadagna terreno

Bologna è la prima università italiana e sale al 111° posto

L’Università di Bologna si conferma al vertice tra gli atenei italiani e sale dal 130° al 111° posto mondiale. Si tratta di un miglioramento di 19 posizioni in un ranking che, nel frattempo, si è anche allargato: le università classificate sono passate da 2.191 a 2.297, distribuite in 118 Paesi e territori.

Per l’Alma Mater è il settimo anno consecutivo al primo posto tra le università italiane secondo il Times Higher Education. Il risultato assume ancora più peso considerando che Bologna continua a migliorare la propria posizione mondiale da cinque edizioni consecutive.

Dietro Bologna si collocano Sapienza Università di Roma e Scuola Normale Superiore di Pisa, entrambe al 147° posto, mentre il Politecnico di Milano arriva al 157°.

Per la Sapienza si tratta di un salto significativo rispetto all’edizione 2026, quando era 170ª. La Scuola Normale, invece, arretra rispetto al 137° posto dell’anno precedente.

Il Politecnico di Milano entra per la prima volta nella top 200

Tra i movimenti più interessanti c’è quello del Politecnico di Milano, che raggiunge il 157° posto e conquista per la prima volta un posto tra le prime 200 università del mondo nel ranking THE.

Nell’edizione 2026 il Politecnico si trovava ancora nella fascia 201-250, insieme, tra gli altri, alla Scuola Superiore Sant’Anna e all’Università di Padova.

Attenzione, però, a non confondere questa classifica con il QS World University Rankings 2027: lì il Politecnico di Milano occupa l’87° posto mondiale ed è primo in Italia. Si tratta di due ranking differenti, costruiti con metodologie e pesi diversi.

Anche per questo le posizioni dello stesso ateneo possono cambiare parecchio da una classifica internazionale all’altra.

Sono 58 le università italiane presenti nel ranking

Nel complesso, il Times Higher Education 2027 fotografa una presenza italiana ampia, anche se ancora lontana dalle primissime posizioni mondiali.

Gli atenei italiani classificati sono 58, quattro in più rispetto alla precedente edizione. Quattro università riescono a entrare nelle prime 200, mentre il gruppo delle italiane nella top 500 si allarga.

Il dato va però letto insieme all’espansione generale del ranking: quest’anno THE ha classificato 2.297 università di 118 Paesi e territori, contro le 2.191 dell’anno precedente.

Essere presenti più numerosi, quindi, non significa automaticamente che l’intero sistema universitario italiano abbia guadagnato terreno nello stesso modo. All’interno della classifica convivono infatti atenei in crescita, altri sostanzialmente stabili e altri ancora in arretramento.

Come funziona il Times Higher Education Ranking

Il World University Rankings non misura soltanto la reputazione di un’università. Times Higher Education valuta gli atenei di ricerca attraverso 18 indicatori di performance, raggruppati in cinque grandi aree.

La prima è la didattica, che prende in considerazione elementi come reputazione accademica, rapporto tra studenti e docenti, presenza dei dottorati e risorse dell’università.

La seconda riguarda l’ambiente di ricerca, quindi quantità, finanziamenti, produttività e reputazione della produzione scientifica. A questa si affianca la qualità della ricerca, che considera citazioni, impatto e influenza delle pubblicazioni.

Le altre due aree sono la proiezione internazionale, misurata attraverso studenti, personale e collaborazioni scientifiche internazionali, e il rapporto con l’industria, dove entrano in gioco finanziamenti provenienti dalle imprese e brevetti.

I punteggi finali, quindi, non dicono semplicemente quale università “insegna meglio”: fotografano soprattutto la forza complessiva degli atenei a forte vocazione di ricerca.

Oxford resta prima, ma l’Asia guadagna terreno

In cima alla classifica non cambia il nome: Oxford conquista il primo posto per l’undicesimo anno consecutivo. Ma la distanza dal Massachusetts Institute of Technology è minima: tra i due atenei c’è appena un decimo di punto nel punteggio complessivo.

Seguono Princeton e Stanford, entrambe terze a pari merito, poi Cambridge, Harvard, Caltech, Imperial College London, Berkeley e Yale. La top 10 rimane quindi interamente divisa tra Stati Uniti e Regno Unito.

La novità più significativa arriva però subito fuori dai primi dieci posti. La Tsinghua University di Pechino sale all’11° posto dopo essere rimasta 12ª per tre anni consecutivi e supera l’ETH Zurich. È la prima volta nella storia del ranking che l’università asiatica meglio piazzata precede quella più alta dell’Europa continentale.

Un segnale di come gli equilibri della ricerca universitaria internazionale stiano cambiando, anche se Stati Uniti e Regno Unito continuano per ora a dominare le primissime posizioni.

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