matematica gender gap stem

Di recente, la SISSA di Trieste, Università di CamerinoUniversità di Ferrara e Tor Vergata di Roma hanno pubblicato uno studio che mostra come gli stereotipi legati alle materie scientifiche siano collegati soprattutto al corso scelto negli anni di scuola superiore, che non al genere di chi lo frequenta.

Il campione sono stati cinquecentosessantasei maturandi calabresi alle prese con la scelta dell'università. Il risultato ribalta (almeno in parte) gli stereotipi di genere più diffusi riguardanti le materie STEM.

Indice

  1. Cosa lega stereotipi, percorso di studi e voti in matematica
  2. La consapevolezza dei propri stereotipi cambia la scelta universitaria
  3. Nelle STEM le donne restano meno numerose e guadagnano meno

Cosa lega stereotipi, percorso di studi e voti in matematica

Cinquecentosessantasei studenti dell'ultimo anno di liceo, residenti in Calabria. È il campione preso in esame dai ricercatori di SISSA di TriesteUniversità di CamerinoUniversità di Ferrara e Tor Vergata di Roma, interpellati prima ancora dell'iscrizione all'università.

Lo strumento usato è l'Implicit Association Test (IAT): in pratica, misura quanto rapidamente una persona associa la parola "scienza" a "maschio" piuttosto che a "femmina".

Risultato: chi ottiene un punteggio più alto al test tende a seguire un percorso liceale diverso e a ottenere risultati differenti in matematica. I due fattori, spiegano i ricercatori, sono fortemente collegati tra loro.

Non solo: lo stesso punteggio anticipa con buona attendibilità l'intenzione di iscriversi o meno a un corso STEM una volta diplomati.

La scelta della Calabria non è casuale. La regione viene descritta dagli autori dello studio come un contesto caratterizzato da norme di genere relativamente tradizionali - perfetto, quindi, per osservare l'effetto degli stereotipi impliciti prima ancora che gli studenti mettano piede in un'aula universitaria.

La consapevolezza dei propri stereotipi cambia la scelta universitaria

Una parte degli studenti ha ricevuto via email il proprio punteggio al test, accompagnato da una spiegazione del suo significato. Il gruppo di controllo ha ricevuto invece un'email neutra, senza alcun riferimento agli stereotipi.

Dopo l'immatricolazione, i ricercatori hanno ricontattato i partecipanti per verificare la scelta effettiva compiuta. Le studentesse con stereotipi impliciti più marcati che avevano ricevuto il feedback personalizzato sono risultate più propense a iscriversi a un corso STEM rispetto a chi non aveva ricevuto quell'informazione.

Per i ragazzi l'effetto cambia segno. Tra quelli con punteggi più alti, ricevere il feedback ha leggermente aumentato la probabilità di orientarsi verso percorsi non STEM.

Nelle STEM le donne restano meno numerose e guadagnano meno

Il quadro nazionale conferma che il divario non si ferma alla scelta dell’università. Secondo il Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026, tra i laureati STEM del 2024 le donne sono il 41,1%, una quota rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2015.

E le differenze continuano anche dopo la laurea: a cinque anni dal titolo, tra i laureati STEM di secondo livello, il tasso di occupazione è più alto di 3,7 punti per gli uomini. Sullo stipendio il gap arriva al 15,4%: in media, le donne guadagnano 1.842 euro netti al mese, contro i 2.125 euro degli uomini.

Il dato è ancora più significativo perché, nel complesso, le laureate ottengono risultati universitari migliori: finiscono più spesso gli studi nei tempi previsti e hanno un voto medio di laurea più alto. Eppure queste performance non bastano ancora ad annullare le differenze che emergono nel mercato del lavoro.

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