
Hai passato anni a inseguire quello che, semplificando, molti considerano una sorta di “patentino” per entrare nei concorsi universitari? Quel sistema sta per cambiare.
Se stai costruendo una carriera accademica, sogni una cattedra da professore associato o ordinario oppure segui da vicino il mondo dell’università italiana, la novità è importante: l’Abilitazione Scientifica Nazionale, conosciuta come ASN, verrà superata come requisito preventivo per partecipare alle selezioni bandite dagli atenei.
La riforma voluta dalla Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha ricevuto il via libera definitivo del Senato il 14 luglio 2026, dopo l’approvazione della Camera arrivata pochi giorni prima.
Il provvedimento deve ora completare i passaggi della promulgazione e della pubblicazione prima di entrare ufficialmente in vigore.
Il cambiamento riguarda direttamente i ricercatori e chi vuole candidarsi alle procedure da professore associato o ordinario. Può interessare anche i docenti a contratto che puntano a proseguire la carriera accademica attraverso questi concorsi.
Al posto dell’abilitazione preventiva arriveranno requisiti minimi nazionali, che i candidati dovranno dichiarare e che verranno verificati durante le procedure di selezione.
Il passaggio, però, non sarà immediato: dopo l’entrata in vigore della legge serviranno i provvedimenti attuativi necessari a definire concretamente il nuovo sistema.
Vediamo che cosa cambia, quali sono i tempi previsti e che cosa succederà a chi possiede già l’ASN o ha partecipato all’ultima tornata.
Indice
- Che cos’era l’Abilitazione Scientifica Nazionale
- La riforma Bernini: che cosa prevede
- Dall’entrata in vigore ai 90 giorni
- Che cosa succede durante la transizione
- L’ultima tornata ASN e i risultati attesi
- Come funzionavano commissioni e settori concorsuali
- Cosa cambia per chi vuole diventare professore universitario
Che cos’era l’Abilitazione Scientifica Nazionale
Partiamo dalle basi, perché il funzionamento dell’ASN non è sempre chiarissimo a chi osserva l’università dall’esterno.
L’Abilitazione Scientifica Nazionale è stata introdotta dalla legge 240 del 2010, la cosiddetta riforma Gelmini, come passaggio necessario per accedere alle procedure da professore ordinario e professore associato bandite dagli atenei italiani.
Il sistema prevedeva due momenti distinti. Prima di tutto, il candidato doveva ottenere l’abilitazione nazionale, cioè un riconoscimento della propria qualificazione scientifica. Solo in seguito poteva partecipare alle selezioni organizzate dalle singole università.
La valutazione veniva affidata a commissioni nazionali, suddivise per settore concorsuale, che esaminavano il curriculum, le pubblicazioni e l’attività scientifica dei candidati.
L’obiettivo era garantire un livello minimo e uniforme di qualificazione su tutto il territorio italiano prima ancora dell’apertura dei concorsi locali. A sedici anni dalla riforma Gelmini, però, questo modello è destinato a essere sostituito.
La riforma Bernini: che cosa prevede
Con l’approvazione definitiva del Parlamento, l’ASN verrà eliminata come passaggio nazionale obbligatorio da completare prima di partecipare ai concorsi da professore.
Questo non significa, però, che chiunque potrà candidarsi senza condizioni. La riforma prevede infatti l’introduzione di requisiti minimi nazionali di produttività e qualificazione scientifica.
I candidati dovranno autocertificare il possesso di questi requisiti attraverso la piattaforma ministeriale. Le dichiarazioni non resteranno senza controllo: saranno verificate nell’ambito delle procedure di selezione bandite dagli atenei.
Il sistema passerà quindi da una valutazione nazionale preventiva, separata dal concorso, a un modello nel quale il possesso dei requisiti verrà controllato direttamente durante la selezione universitaria.
Il concorso dell’ateneo diventerà così il momento centrale della valutazione comparativa tra i candidati, pur continuando a essere preceduto da criteri minimi stabiliti a livello nazionale.
Dall’entrata in vigore ai 90 giorni
L’approvazione parlamentare non basta, da sola, a rendere operativo il nuovo sistema.
Dopo la promulgazione e la pubblicazione, la legge dovrà entrare formalmente in vigore. Da quella data scatterà un termine di 90 giorni entro il quale dovranno essere definiti i requisiti minimi necessari per accedere alle procedure di selezione.
Serviranno quindi uno o più provvedimenti attuativi capaci di trasformare i principi generali della riforma in criteri concreti: numero e qualità delle pubblicazioni, attività scientifica, eventuali soglie e modalità di verifica.
Per ricercatori e aspiranti professori, il documento decisivo sarà proprio quello che stabilirà questi requisiti. Solo allora sarà possibile capire in modo preciso quali condizioni bisognerà rispettare per candidarsi.
Che cosa succede durante la transizione
L’ASN non verrà cancellata da un giorno all’altro.
Fino all’adozione dei decreti e dei provvedimenti necessari a far partire il nuovo sistema continueranno ad applicarsi le regole attuali. Anche le procedure già bandite verranno portate avanti secondo la normativa precedente.
Questo significa che, per alcuni mesi, il vecchio e il nuovo modello potrebbero convivere all’interno di una fase di transizione.
Chi ha già ottenuto l’Abilitazione Scientifica Nazionale non perderà il titolo. Le abilitazioni conseguite continueranno infatti a essere valide fino alla loro naturale scadenza.
Non ci sarà quindi una cancellazione retroattiva dei risultati raggiunti, né chi possiede già l’ASN dovrà ricominciare il proprio percorso da zero.
L’ultima tornata ASN e i risultati attesi
La finestra per presentare le domande relative al sesto e ultimo quadrimestre dell’attuale tornata ASN si è chiusa il 10 giugno 2026.
Questa data, però, non coincide con la conclusione dell’intera procedura. Le commissioni devono ancora completare e pubblicare parte delle valutazioni, quindi diversi candidati sono tuttora in attesa dei risultati.
L’attuale tornata, articolata in sei quadrimestri, potrebbe essere l’ultima svolta nella forma prevista dalla legge Gelmini.
Chi ha partecipato ha quindi seguito l’intero iter del vecchio sistema proprio mentre il Parlamento si preparava a superarlo. Le eventuali abilitazioni ottenute conserveranno comunque la loro validità, mentre le valutazioni già avviate dovranno essere concluse secondo le regole attuali.
Come funzionavano commissioni e settori concorsuali
La macchina dell’ASN era basata su commissioni nazionali costituite per i diversi settori concorsuali.
Ogni commissione aveva il compito di valutare la preparazione e la produzione scientifica dei candidati che chiedevano l’abilitazione per la prima o per la seconda fascia.
La formazione delle commissioni avveniva attraverso procedure di sorteggio, mentre domande, documenti e comunicazioni venivano gestiti tramite una piattaforma informatica nazionale.
Il sistema era stato progettato per garantire una valutazione uniforme, evitando che ogni ateneo stabilisse autonomamente il livello minimo richiesto per partecipare ai concorsi.
Nel tempo, però, sono emerse anche diverse criticità: tempi lunghi, procedure complesse, ricorsi, commissioni da ricostituire e contenziosi che in alcuni casi hanno rallentato ulteriormente le valutazioni.
Sono proprio questi elementi ad aver alimentato il dibattito sulla necessità di rendere il reclutamento accademico più semplice e rapido.
Cosa cambia per chi vuole diventare professore universitario
Per chi sta costruendo oggi una carriera universitaria, il percorso cambierà in maniera significativa. Non sarà più necessario ottenere prima un’abilitazione attraverso una procedura nazionale separata e, solo dopo, partecipare al concorso del singolo ateneo.
Il candidato dovrà invece possedere e dichiarare i requisiti minimi stabiliti a livello nazionale. Il loro effettivo possesso verrà controllato dalla commissione durante la procedura di selezione.
Le università acquisteranno quindi un ruolo ancora più importante, perché il concorso locale diventerà il vero centro della valutazione scientifica e comparativa.
Per chi ha già ottenuto l’ASN, nulla viene cancellato: il titolo resterà valido fino alla scadenza. Chi ha partecipato all’ultima tornata dovrà invece attendere la conclusione delle valutazioni già avviate.
Il consiglio, per chi sogna una cattedra, è tenere d’occhio due passaggi: la pubblicazione e l’entrata in vigore della legge, ma soprattutto il provvedimento che definirà i requisiti minimi entro i successivi 90 giorni.
Sarà quello il nuovo manuale di istruzioni per entrare nel mondo della docenza universitaria italiana.