
Se passi le serate col controller in mano, la notizia ti riguarda da vicino: uno studio condotto di recente a Belino ha dimostrato che giocare a Super Mario 64 per 30 minuti al giorno è associato a un aumento della materia grigia in tre aree del cervello.
Le risonanze magnetiche hanno misurato i volumi cerebrali prima e dopo l'allenamento. Le aree coinvolte sono l'ippocampo destro, la corteccia prefrontale destra e il cervelletto.
Indice
- La materia grigia aumenta in tre aree cerebrali
- Lo studio ha coinvolto 23 adulti per due mesi
- I possibili usi terapeutici restano futuri
La materia grigia aumenta in tre aree cerebrali
Rispetto al gruppo che non giocava, i giocatori di Super Mario 64 hanno mostrato più materia grigia nell'ippocampo destro, nella corteccia prefrontale destra e nel cervelletto. Gli aumenti sono comparsi solo nel gruppo che giocava.
Queste tre zone lavorano su cose molto concrete. Sono coinvolte nell'orientamento spaziale, nella formazione della memoria, nella pianificazione strategica e nelle capacità motorie delle mani. In pratica, quello che ti serve per muoverti in un livello 3D senza finire nel vuoto.
C'è un dettaglio in più. Secondo i ricercatori, i cambiamenti erano più marcati in chi dichiarava più desiderio di giocare. Il divertimento, insomma, sembra contare.
Lo studio ha coinvolto 23 adulti per due mesi
I ricercatori di Berlino hanno chiesto a 23 adulti di giocare a Super Mario 64 su una console Nintendo DS per 30 minuti ogni giorno. L'allenamento è durato due mesi.
A fare da confronto c'era un gruppo di controllo che non ha giocato ai videogiochi. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica (MRI) prima e dopo lo studio, così da misurare il volume del cervello e vedere che cosa fosse cambiato davvero.
Il lavoro è stato pubblicato nel 2013 su Molecular Psychiatry, a firma di un gruppo di ricerca legato al Max Planck Institute for Human Development e alla Charité University Medicine St. Hedwig-Krankenhaus. Il titolo parla di "structural brain plasticity", cioè di cambiamenti nella struttura del cervello.
I possibili usi terapeutici restano futuri
Il passo successivo, per i ricercatori, riguarda la medicina. Nell'abstract dello studio scrivono che l'allenamento con il videogioco "potrebbe essere utilizzato per contrastare noti fattori di rischio per i disturbi mentali, come un ridotto volume dell'ippocampo e della corteccia prefrontale." Come esempi citano il disturbo da stress post-traumatico, la schizofrenia e le malattie neurodegenerative.
Anche la ricercatrice principale ha ipotizzato che giochi come questo possano un giorno aiutare contro il PTSD e la riduzione del cervello legata all'età. Un giorno, appunto: oggi è un'ipotesi, non una terapia.
Perché proprio Super Mario 64? Perché richiede navigazione, pianificazione e movimento in un ambiente tridimensionale, cioè le funzioni delle aree che sono cresciute. Videogiochi con obiettivi diversi potrebbero quindi stimolare aree cerebrali differenti, e quello che vale per Mario non si può estendere a ogni titolo.
Gli effetti sui pazienti con problemi di salute mentale vanno ancora verificati con studi dedicati. Per ora i risultati riguardano adulti, un solo videogioco e un periodo di due mesi.
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale.