Illustrazione di mani con guanti che tengono una mascherina in un laboratorio

In Siberia una ricercatrice è morta dopo una grave polmonite, ma gli esperti sono netti: non è stata confermata nessuna epidemia di peste. Il caso riguarda l'Irkutsk Anti Plague, l'istituto russo specializzato nello studio della malattia, e ha fatto scattare controlli su circa 200 contatti.

La Commissione europea monitora la vicenda attraverso l'Ecdc, mentre l'agenzia sanitaria russa Rospotrebnadzor parla ufficialmente di una polmonite di origine non chiarita. Al centro dell'attenzione c'è il batterio Yersinia pestis, responsabile sia della peste bubbonica sia di quella polmonare.

Per chi vive in Italia la domanda è una sola: quanto bisogna preoccuparsi. La risposta degli infettivologi, da Fabrizio Pregliasco a Matteo Bassetti, è la stessa: attenzione sì, allarme no.

Indice

  1. Nessuna epidemia confermata, nessun rischio immediato per l'Europa
  2. Chi era la ricercatrice morta nel laboratorio antipeste di Irkutsk
  3. Che cos'è la peste polmonare e come si trasmette
  4. La provetta rotta e il nodo della biosicurezza
  5. Gli esperti chiedono trasparenza, non allarmismo

Nessuna epidemia confermata, nessun rischio immediato per l'Europa

"Sulla base delle informazioni disponibili" non ci sono elementi per parlare di un'epidemia di peste, afferma Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell'Università degli Studi di Milano, come si legge su Sky Tg24. Le autorità russe hanno identificato circa 200 contatti della ricercatrice e adottato misure di sorveglianza e isolamento.

Finora non risultano casi secondari confermati, e i contatti sottoposti a test sono risultati negativi. La Commissione europea segue la situazione attraverso l'Ecdc.

Per l'Italia e per l'Europa, spiega ancora Pregliasco, "allo stato attuale non emergono elementi che facciano pensare a un rischio sanitario immediato".

Chi era la ricercatrice morta nel laboratorio antipeste di Irkutsk

La storia riguarda Daria Shipilova, una ricercatrice 28enne che lavora all'Irkutsk Anti Plague, istituto russo specializzato nello studio della peste. Secondo i media locali, il 25 settembre avrebbe rotto accidentalmente una provetta contenente l'agente patogeno della peste polmonare.

La donna è stata ricoverata pochi giorni dopo per una grave polmonite. È morta nella notte tra il 1° e il 2 ottobre.

L'agenzia sanitaria russa Rospotrebnadzor, però, parla ufficialmente di "polmonite di eziologia non determinata" e afferma che gli approfondimenti non hanno individuato microrganismi collegati all'attività lavorativa della ricercatrice.

Che cos'è la peste polmonare e come si trasmette

La peste polmonare è legata al batterio Yersinia pestis, lo stesso responsabile della peste bubbonica. Invece, diversamente da quest'ultima, può passare da una persona all'altra tramite le secrezioni respiratorie, in presenza di contatti stretti.

L'incubazione della forma polmonare dura in genere da uno a quattro giorni. È una malattia "potenzialmente molto grave e rapidamente evolutiva", spiega Pregliasco.

Oggi però "disponiamo di antibiotici efficaci": la tempestività della diagnosi e della terapia resta decisiva per la prognosi.

La provetta rotta e il nodo della biosicurezza

Uno dei punti più delicati riguarda la possibile origine professionale del contagio. "Se fosse confermato che il contagio è avvenuto per la rottura accidentale di una provetta contenente batteri vivi, ci troveremmo davanti a un serio evento di biosicurezza", afferma Pregliasco.

Secondo l'esperto, i laboratori che manipolano patogeni pericolosi devono avere "procedure, dispositivi di contenimento, formazione e sistemi di segnalazione degli incidenti estremamente rigorosi". Rospotrebnadzor, però, ha escluso incidenti nei laboratori e ribadito di non aver trovato microrganismi collegati all'attività della ricercatrice.

Questa discrepanza tra le prime ricostruzioni e la versione ufficiale rende necessaria, secondo gli esperti, la condivisione dei dati microbiologici.

Gli esperti chiedono trasparenza, non allarmismo

Pregliasco descrive il caso come "un episodio grave e ancora da chiarire", nel quale conta soprattutto distinguere i fatti accertati dalle ricostruzioni giornalistiche. Anche l'infettivologo Matteo Bassetti segnala che oltre 200 persone restano in quarantena, e sottolinea come le malattie infettive vadano tenute sempre sotto grande controllo.

"È chiaro che siamo tutti con il fiato sospeso", afferma Bassetti. Sulla stessa linea la portavoce della Commissione europea Eva Hrncirova, secondo cui "una comunicazione tempestiva e trasparente è essenziale" in casi come questo.

La sintesi di Pregliasco riassume la posizione degli esperti: "La risposta migliore è una sola: dati, trasparenza e sorveglianza epidemiologica".

Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale.

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