Illustrazione di Henry Kagan e Kenso Soai
Ill. Niklas Elmehed © Nobel Prize Outreach

Il Nobel per la Chimica 2026 va al francese Henri B. Kagan e al giapponese Kenso Soai. La Royal Swedish Academy of Sciences ha annunciato il premio il 7 ottobre, per una scoperta che riguarda da vicino la chimica degli amminoacidi: come la natura scelga, tra due forme speculari di una stessa molecola, una sola direzione.

La motivazione ufficiale parla di effetti non lineari e autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica, un linguaggio tecnico dietro una domanda semplice: perché la vita, tra due immagini speculari possibili, ne usa sempre e solo una? Kagan e Soai hanno lavorato, in tempi diversi, proprio su questo enigma, arrivando a una soluzione che oggi serve a chi produce farmaci, aromi e nuovi materiali.

Il risultato più citato nella motivazione riguarda la reazione ideata da Soai, definita dall'Accademia uno degli esperimenti chimici più spettacolari mai condotti. Le prossime righe ricostruiscono la motivazione ufficiale e il percorso scientifico dei due premiati.

Indice

  1. Kagan e Soai vincono il Nobel per la Chimica 2026
  2. La motivazione: il mistero dell'omochiralità degli amminoacidi
  3. Chi sono i due scienziati e le tre tappe della scoperta

Kagan e Soai vincono il Nobel per la Chimica 2026

La Royal Swedish Academy of Sciences ha deciso di assegnare il Nobel per la Chimica 2026 a Henri B. Kagan e Kenso Soai, comunicandolo il 7 ottobre. La motivazione ufficiale recita che il premio arriva "per la scoperta di effetti non lineari e dell'autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica".

Kagan è francese, Soai è giapponese: due percorsi nati a distanza di migliaia di chilometri e convergenti sullo stesso problema chimico. Il riconoscimento premia una ricerca durata decenni, arrivata solo di recente alla sua conferma sperimentale più completa.

La motivazione: il mistero dell'omochiralità degli amminoacidi

Alla base del premio c'è un enigma che riguarda da vicino la biologia: alcune molecole, come gli amminoacidi, esistono in due varianti che sono l'una l'immagine speculare dell'altra, ma gli organismi viventi ne contengono soltanto una. Per lungo tempo questa asimmetria, chiamata omochiralità, è rimasta senza spiegazione per i chimici.

Kagan e Soai hanno trovato una soluzione a questo mistero, mostrando come l'omochiralità possa emergere spontaneamente attraverso specifiche reazioni chimiche. Le loro scoperte sono diventate determinanti per chi progetta reazioni destinate alla produzione di farmaci, aromi, profumi e nuovi materiali, settori in cui ottenere una sola forma molecolare invece di una miscela delle due fa una differenza enorme in termini di efficacia.

Chi sono i due scienziati e le tre tappe della scoperta

Henri B. Kagan ha 96 anni, è nato a Boulogne-Billancourt ed è professore emerito dell'Université Paris-Sud. Kenso Soai ha 76 anni, è nato a Hiroshima ed è professore emerito della Tokyo University of Science.

Nel 1986 Kagan ha scoperto un metodo per manipolare le reazioni chimiche, ottenendo un eccesso di una delle due immagini speculari superiore a quanto si ritenesse possibile fino ad allora. È stato il primo passo decisivo verso la soluzione dell'enigma.

Soai ha completato il percorso in due tappe successive: nel 1995 ha pubblicato una reazione con il potenziale di generare omochiralità, e nel 2003 ha presentato una reazione capace di produrre una sola delle due immagini speculari. A parte la vita stessa, nessuno aveva mai raggiunto prima un risultato del genere.

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