mondiali norvegia cibo

Puoi togliere la carbonara a un italiano, ma non puoi togliere l’italiano dalla carbonara.

E, a quanto pare, vale lo stesso per la Norvegia: puoi mandare la Nazionale dall’altra parte dell’oceano per giocare un Mondiale, ma guai a separarla da merluzzo, salmone e brunost.

La nazionale di Erling Haaland e Martin Ødegaard, tornata alla Coppa del Mondo dopo 28 anni di assenza, ha deciso di preparare il torneo nei minimi dettagli. E tra allenamenti, viaggi, caldo americano e partite decisive, c’è un aspetto che lo staff non ha voluto lasciare al caso: il cibo.

Secondo quanto raccontato dal quotidiano norvegese VG, la Norvegia ha portato nel ritiro statunitense una quantità enorme di prodotti “di casa”: circa 300 chili di pesce, 116 chili di brunost, il tipico formaggio marrone norvegese, e addirittura 6.000 arance.

Indice

  1. La Norvegia in ritiro a Greensboro
  2. Cosa si sono portati dalla Norvegia
  3. Non è sfiducia nel cibo americano (forse)

La Norvegia in ritiro a Greensboro

Durante la fase a gironi, la Norvegia ha scelto come base Greensboro, in North Carolina, con gli allenamenti ospitati alla University of North Carolina at Greensboro.

Non proprio Oslo, insomma. Temperature alte, fuso orario, spostamenti continui e abitudini alimentari diverse: tutti fattori che, in un torneo lungo e stressante come il Mondiale, possono incidere anche più di quanto sembri.

Per questo la Federazione norvegese ha deciso di affidarsi a un team di cuochi specializzati, tra cui Aron Espeland, Eirik Tufte e lo storico chef della Nazionale Christian Karlsson. Il loro compito? Preparare quattro pasti al giorno per oltre 60 persone tra giocatori e staff.

Cosa si sono portati dalla Norvegia

Prima di tutto, l'immancabile brunost, un formaggio marrone molto diffuso in Norvegia, dal sapore dolce e caramellato. Non è esattamente il classico formaggio da tagliere all’italiana: si mangia spesso a colazione o a pranzo, su pane, waffle o prodotti da forno.

Poi c’è il pesce, grande protagonista della cucina norvegese. Lo staff ha parlato di almeno 300 chili di pesce a polpa rosata, tra salmone e altre varietà, da usare durante il torneo. A questi si aggiungono le 6.000 arance, pensate soprattutto per preparare ogni giorno succo fresco.

Non è sfiducia nel cibo americano (forse)

La storia ha fatto il giro dei social scatenando anche qualche polemica. Per qualcuno si tratterebbe infatti di un atto di sfiducia nei confronti della cucina americana. 

Il punto, più che una bocciatura della cucina USA, è la gestione della performance. In un Mondiale, soprattutto con partite ravvicinate e temperature elevate, cambiare improvvisamente dieta può essere un problema: digestione, sonno, energia, recupero fisico, concentrazione.

Per questo molte squadre preferiscono controllare il più possibile alimentazione e routine. La Norvegia, semplicemente, lo ha fatto in modo molto norvegese: ossia a suon di pesce, brunost e arance.

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