maxi grandine

Prima temperature roventi e notti quasi impossibili da sopportare, poi temporali improvvisi, raffiche di vento e chicchi di grandine capaci di danneggiare automobili, tetti e finestre.

Il cambio di scenario può sembrare inspiegabile, ma caldo e grandine sono molto più collegati di quanto immaginiamo. Quando l’aria rovente e umida presente vicino al terreno incontra correnti più fresche in quota, l’atmosfera diventa instabile e può sviluppare temporali particolarmente intensi.

È ciò che sta accadendo in queste ore in diverse zone d’Italia. Per martedì 21 luglio la Protezione Civile ha previsto rovesci e temporali dal Nord fino alle regioni centrali adriatiche, con allerta arancione per rischio temporali in alcune aree delle Marche e allerta gialla in Abruzzo.

Indice

  1. Che cos’è la maxi grandine?
  2. Come si forma un chicco di grandine?
  3. Perché arriva proprio dopo il grande caldo?

Che cos’è la maxi grandine?

“Maxi grandine” è un’espressione usata soprattutto nei titoli e nelle previsioni per indicare chicchi molto più grandi del normale. Non rappresenta, però, una categoria meteorologica precisa.

Lo European Severe Storms Laboratory definisce “grandine gigante” quella con chicchi dal diametro di almeno 10 centimetri. È un fenomeno raro, ma estremamente pericoloso: pezzi di ghiaccio di queste dimensioni possono provocare danni gravi e ferire chi si trova all’aperto.

In Italia il caso più impressionante risale al 24 luglio 2023, quando ad Azzano Decimo, in Friuli-Venezia Giulia, venne documentato un chicco largo circa 19 centimetri: un record europeo.

Come si forma un chicco di grandine?

La grandine nasce all’interno dei temporali, nelle grandi nubi a sviluppo verticale chiamate cumulonembi.

Le forti correnti ascensionali trasportano verso l’alto le gocce di pioggia, spingendole in zone dell’atmosfera dove le temperature sono molto basse. Qui l’acqua congela e forma un primo piccolo nucleo di ghiaccio.

Il chicco continua poi a scontrarsi con altre goccioline d’acqua, che si congelano sulla sua superficie e lo fanno crescere strato dopo strato. Quando diventa troppo pesante per essere sostenuto dalla corrente ascensionale, precipita verso il terreno.

Più la corrente che sale all’interno della nube è potente, più a lungo il chicco può rimanere sospeso e accumulare nuovo ghiaccio. Per questo i temporali più organizzati, comprese le supercelle, possono produrre grandine di dimensioni eccezionali.

Perché arriva proprio dopo il grande caldo?

Il caldo da solo non basta a produrre una grandinata. Servono anche umidità, aria più fredda in quota e condizioni capaci di far sviluppare il temporale.

Le temperature elevate, però, riscaldano l’aria presente vicino al terreno. Essendo più leggera, questa sale rapidamente e trasporta verso l’alto grandi quantità di vapore acqueo. L’arrivo di aria più fresca dopo un’ondata di caldo può quindi creare un forte contrasto termico e liberare molta energia.

Il risultato può essere un temporale breve ma violentissimo, accompagnato da fulmini, raffiche di vento e grandine. Anche l’Aeronautica Militare sottolinea come le temperature elevate possano favorire lo sviluppo di temporali estivi intensi, soprattutto nelle ore più calde e nelle aree interne o montuose.

Ecco perché il tanto atteso calo delle temperature non coincide sempre con un miglioramento immediato del tempo. Prima di tornare a respirare, potremmo dover attraversare la fase più turbolenta.

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