
La stagione di Jannik Sinner finisce qui. Il numero uno del mondo ha annunciato che non tornerà in campo nel 2026 e che nelle prossime settimane si concentrerà esclusivamente sul recupero del ginocchio destro.
Una decisione presa insieme al suo staff medico dopo mesi complicati e diversi tentativi di rientro. L’obiettivo, adesso, non è accelerare i tempi ma arrivare al 2027 completamente recuperato, evitando di trascinarsi un problema che potrebbe condizionare anche il resto della carriera.
Ma che cosa ha esattamente Sinner? E perché un disturbo al ginocchio può richiedere uno stop così lungo?
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Sinner chiude la stagione: rientro previsto nel 2027
L’annuncio è arrivato direttamente dai profili social di Sinner. Il tennista ha spiegato di aver deciso insieme ai medici di affrontare un nuovo ciclo di trattamenti al ginocchio, mettendo così ufficialmente fine alla stagione 2026.
Sinner non disputa una partita ufficiale dalla finale di Wimbledon del 12 luglio. Da allora il problema al ginocchio destro lo ha costretto a rinunciare alla parte nordamericana della stagione, agli US Open e agli appuntamenti asiatici. Ora salterà anche gli ultimi tornei europei e le ATP Finals di Torino.
Alla base della scelta c’è soprattutto la volontà di guardare oltre i prossimi tornei. Sinner ha spiegato di dover pensare alla propria carriera “a lungo termine” e di voler tornare soltanto quando sarà di nuovo al 100%.
Secondo quanto ricostruito da Sky Sport, il percorso previsto comprende inizialmente tra quattro e otto settimane di terapie, evitando sovraccarichi, prima di passare alla riatletizzazione e successivamente al ritorno graduale in campo.
Cos’è la sindrome della bandelletta ileotibiale
Il problema che ha fermato Sinner viene indicato come sindrome della bandelletta ileotibiale, conosciuta anche con la sigla inglese ITBS.
Si tratta di un disturbo da sovraccarico che interessa la struttura fibrosa che corre lungo la parte esterna della coscia, dal bacino fino alla zona laterale del ginocchio. Nel caso di Sinner il problema riguarda il ginocchio destro.
La bandelletta ileotibiale contribuisce alla stabilità dell’arto durante movimenti come corsa, frenata e cambi di direzione. Proprio per questo può essere sottoposta a forti sollecitazioni negli sport in cui gli spostamenti laterali sono continui e ad alta intensità.
Il tennis ne è un esempio perfetto: accelerazioni, arresti improvvisi e ripartenze costringono le gambe a ripetere migliaia di volte movimenti esplosivi nel corso di allenamenti e partite.
Quali sono i sintomi
Il segnale più caratteristico è un dolore nella parte esterna del ginocchio, che può comparire durante lo sforzo e diminuire quando l’attività viene interrotta.
La sensazione può essere descritta come dolore acuto o bruciore e, nei casi più persistenti, può rendere fastidiosi anche movimenti molto più comuni rispetto a quelli richiesti in campo.
Il problema è proprio la sua natura da sovraccarico: continuare a sottoporre il ginocchio agli stessi carichi senza aver recuperato completamente può far tornare il dolore e allungare ulteriormente i tempi.
Nel caso di Sinner, secondo Sky Sport, il fastidio si sarebbe ripresentato proprio mentre il tennista stava aumebntando progressivamente l’intensità degli allenamenti in vista del rientro. Un nuovo consulto medico avrebbe quindi portato alla decisione di fermarsi definitivamente per il resto dell’anno.
Come si cura e perché il recupero richiede tempo
Il trattamento della sindrome della bandelletta ileotibiale è generalmente conservativo. Il primo obiettivo è ridurre le sollecitazioni responsabili del dolore, per poi lavorare progressivamente sul recupero della forza e sul controllo dei movimenti.
Una parte importante della riabilitazione riguarda infatti il rinforzo muscolare, soprattutto delle strutture che stabilizzano bacino, anca e ginocchio, accompagnato da una ripresa graduale dei carichi sportivi.
Per un atleta professionista, però, “stare meglio” non basta. Prima di tornare in gara bisogna essere in grado di sostenere nuovamente frenate, scatti e cambi di direzione alla massima intensità senza che il problema ricompaia.
Ed è proprio il rischio di recidiva a rendere necessaria una gestione prudente del rientro.
Il medico dello sport Fabrizio Tencone, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha spiegato che con i tendini i tempi possono essere medio-lunghi e che il recupero della forza rappresenta uno degli elementi centrali del percorso riabilitativo.
La previsione, però, resta positiva: con lavoro e tempo Sinner potrà tornare competitivo.