Due amiche

Hobby condivisi, gusti musicali affini, grandi ideali? No. Il vero collante sociale, quello che crea legami indissolubili in tempo record, è l'antipatia in comune. Odiare la stessa persona è una scorciatoia potentissima per l'intimità. 

Quando scopriamo che qualcuno non sopporta il nostro stesso collega o conoscente, le difese crollano e la fiducia aumenta istantaneamente. Non è cattiveria, è pura psicologia: un "nemico" comune traccia una linea netta tra noi e loro, confermando i nostri valori e creando una complicità che le passioni positive faticano a eguagliare.

Indice

  1. La scienza dietro la chimica dell'antipatia
  2. Il potere tribale del "nemico comune"
  3. Vulnerabilità e complicità immediata

La scienza dietro la chimica dell'antipatia

Potrebbe sembrare una dinamica tossica (e forse un po’ lo è), ma la ricerca dimostra che si tratta di un meccanismo evolutivo profondamente radicato. Un celebre studio condotto dalla psicologa Jennifer Bosson e dai suoi colleghi (University of Oklahoma e University of Texas at Austin) ha esaminato esattamente questo fenomeno.

La ricerca, intitolata Interpersonal Chemistry Through Negativity: Bonding by Sharing Negative Attitudes About Others (Chimica interpersonale attraverso la negatività: creare legami condividendo atteggiamenti negativi sugli altri), ha dimostrato che condividere un'antipatia verso una terza persona avvicina due sconosciuti molto più velocemente rispetto alla condivisione di un interesse positivo. 

Insomma, scoprire di detestare la stessa persona ci fa sentire immediatamente più vicini e compresi.

Il potere tribale del "nemico comune"

Ma perché la negatività è così potente? La risposta risiede nel nostro bisogno ancestrale di appartenenza. Quando esprimiamo un'antipatia condivisa, stiamo implicitamente dichiarando quali sono i nostri confini morali e comportamentali.

Se due persone non sopportano l'arroganza di un collega, stanno silenziosamente confermando l'uno all'altro di condividere lo stesso sistema di valori: l'umiltà e il rispetto. Il "nemico comune" diventa uno strumento per definire l'identità del gruppo. È un modo veloce per dire: "Io non sono come lui, e vedo che non lo sei nemmeno tu. Possiamo fidarci l'uno dell'altro".

Vulnerabilità e complicità immediata

C'è anche un fattore legato al rischio. Dire a qualcuno "Mi piace la pizza" è un'affermazione sicura e priva di rischi sociali. Confessare invece "Non sopporto davvero quella persona" richiede vulnerabilità.

Quando ci esponiamo rivelando un pensiero negativo o quantomeno controverso, stiamo consegnando all'altro un'arma potenziale. Se il nostro interlocutore risponde con un "Anche io!", si crea un immediato senso di sollievo e complicità. Abbiamo corso un rischio insieme, e questo rafforza il legame. 

Le amicizie più forti nascono proprio in quello spazio di sincerità non filtrata, dove le convenzioni sociali vengono messe da parte per fare spazio alla nuda e cruda verità dei nostri sentimenti.

 

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