
Trasformare la faccia di un amico in uno sticker WhatsApp è ormai quasi un rito di passaggio. Una foto venuta male, un’espressione improbabile, due secondi per ritagliare il volto e il nuovo adesivo della chat di classe è pronto a entrare in circolazione.
Finché ridono tutti, sembra poco più di una battuta. Ma cosa succede se la persona ritratta non vuole diventare uno sticker? Oppure se quell’immagine, nata per scherzo tra pochi amici, comincia a essere inoltrata in altri gruppi?
La risposta è meno immediata di quanto sembri: non esiste una legge dedicata agli sticker WhatsApp, ma utilizzare il volto di un’altra persona significa comunque utilizzare la sua immagine. E su questo la legge italiana stabilisce alcuni limiti piuttosto precisi.
Indice
Si può creare uno sticker WhatsApp con la foto di un amico?
Il punto di partenza è il diritto all’immagine. L’articolo 96 della legge sul diritto d’autore stabilisce, come regola generale, che il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il suo consenso, salvo alcune eccezioni previste dalla legge.
Anche l’articolo 10 del Codice civile consente di intervenire quando l’immagine di qualcuno viene utilizzata fuori dai casi consentiti o in modo da danneggiarne decoro e reputazione.
Questo però non significa che ogni sticker creato tra amici faccia automaticamente scattare un illecito.
Conta moltissimo che cosa ne fai dopo. Creare sul proprio telefono uno sticker per uso strettamente personale è molto diverso dal distribuirlo a decine di persone, inserirlo continuamente nelle chat della scuola oppure pubblicarlo online.
La domanda da farsi, quindi, non è soltanto “posso ritagliare questa foto?”, ma soprattutto: la persona è d’accordo con il modo in cui sto usando la sua immagine?
La soluzione più semplice resta anche quella che evita quasi ogni problema: chiedere il permesso prima di trasformare qualcuno nel tormentone ufficiale della chat.
Mandarlo nella chat di classe cambia le cose
Uno sticker inviato in una conversazione WhatsApp non rimane necessariamente sul telefono di chi lo ha creato. Gli altri partecipanti possono salvarlo, riutilizzarlo e inoltrarlo, facendo perdere rapidamente il controllo sulla sua diffusione.
Una chat WhatsApp ristretta non equivale automaticamente a una pubblicazione aperta sui social: anche la Cassazione ha sottolineato che si tratta di uno strumento destinato a un numero determinato di partecipanti e con una sua dimensione di riservatezza.
Questo, però, non significa che dentro un gruppo si possa condividere qualsiasi cosa senza conseguenze.
Se lo sticker viene utilizzato per ridicolizzare, insultare o danneggiare la reputazione della persona ritratta, infatti, il problema non riguarda più soltanto il diritto all’immagine.
La giurisprudenza ha già riconosciuto che anche messaggi inviati nei gruppi WhatsApp possono, a determinate condizioni, assumere rilevanza sul piano della diffamazione quando offendono la reputazione di qualcuno davanti ad altre persone.
Ogni caso va comunque valutato sulla base del contenuto, del contesto e delle modalità di diffusione. In altre parole, aggiungere un bordo bianco a una fotografia non crea una zona franca legale.
Quando uno sticker può diventare un problema serio
Immaginiamo uno sticker ricavato semplicemente dalla faccia sorpresa di un amico. Se lui è d’accordo e viene utilizzato scherzosamente all’interno del gruppo, difficilmente siamo davanti allo stesso scenario di uno sticker creato apposta per umiliarlo.
La situazione cambia soprattutto quando l’immagine è offensiva, viene modificata in maniera degradante oppure continua a circolare contro la volontà della persona interessata.
La legge sul diritto d’autore prevede inoltre una tutela specifica quando l’utilizzo dell’immagine arreca pregiudizio all’onore, alla reputazione o al decoro della persona raffigurata.
Ancora maggiore deve essere l’attenzione quando nelle immagini compaiono minorenni, oppure quando lo sticker utilizza fotografie intime, situazioni particolarmente private o contenuti capaci di mettere qualcuno in imbarazzo.
E nemmeno il fatto che una fotografia fosse già pubblicata su Instagram significa automaticamente che chiunque possa prenderla e trasformarla in uno sticker da distribuire senza limiti: essere visibile online non equivale a rinunciare al controllo sulla propria immagine.
Quindi gli sticker degli amici sono legali oppure no?
La risposta più corretta è: dipende da come vengono creati e soprattutto da come vengono utilizzati.
Non c’è un divieto generale che renda illegale qualsiasi sticker realizzato con la faccia di un amico. Ma avere una sua fotografia non significa avere automaticamente il diritto di farla circolare come si vuole.
Se l’amico è consenziente, lo sticker resta all’interno di uno scherzo condiviso e non è offensivo, il quadro è naturalmente molto diverso rispetto a un’immagine diffusa contro la sua volontà e utilizzata per prenderlo di mira.
Per questo c’è una regola molto meno complicata di qualsiasi articolo di legge: se lo sticker riguarda un’altra persona, chiedile se per lei va bene. E se ti chiede di smettere di usarlo, probabilmente è arrivato il momento di mandare in pensione quel capolavoro della chat.