I fuorisede nelle università italiane

Mettiamoci l’anima in pace: gli studenti fuorisede non accennano a diminuire, nonostante la crescita del numero di atenei e di offerta formativa sul territorio a cui abbiamo assistito negli ultimi 20 anni.

A rivelarlo è il tradizionale Osservatorio sui flussi migratori degli studenti universitari realizzato da Skuola.net, basato sugli open data ufficiali del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) relativi all’anno accademico 2024/25.

Gli iscritti con residenza in una regione diversa da quella dell’ateneo frequentato sono 403.298, ovvero il 24,08% del totale di coloro che frequentano atenei non telematici: all’interno di questa platea ci sono circa 68 mila studenti residenti all’estero che peraltro sono aumentati rispetto alla rilevazione precedente del 20%, contribuendo ad incrementare ulteriormente la pattuglia totale dei fuorisede di circa 2 mila unità.

Se consideriamo, invece, solo il contingente tricolore, la mobilità complessiva riguarda 335.207 studenti. E ben quattro su dieci (134.501) provengono da una di queste quattro regioni: Puglia, Veneto, Lombardia e Sicilia.

Al contrario le regioni più piccole come Basilicata, Valle D’Aosta e Molise primeggiano in termini percentuali: qui oltre 1 universitario su 2 studia fuori regione.

Indice

  1. La mappa dei volumi assoluti: la Puglia in testa
  2. Le percentuali di "fuga", il record delle piccole regioni
  3. Le roccaforti della “ritenzione accademica”: il Lazio senza rivali

La mappa dei volumi assoluti: la Puglia in testa

Continuando a restringere il punto di osservazione alle sole dinamiche nazionali, il quadro complessivo offre ulteriori spunti di grande interesse, che, peraltro, superano la classica contrapposizione tra Nord e Sud.

In proporzione, l'incidenza della mobilità interna degli aspiranti dottori si attesta al 20,83% del totale degli immatricolati: in pratica, 1 universitario italiano su 5 vive e studia lontano da casa.

Da evidenziare, a tal proposito, una leggera variazione verso il basso: visto che nel 2023/24 - nonostante un minor numero di iscritti - i fuorisede censiti furono 343.632, circa 10mila in più. Per un’incidenza del 21,57%. Ma la sostanza cambia poco: sempre circa un quinto degli universitari si sposta.

Più nel dettaglio, la Puglia conserva il primato di regione d'Italia per numero complessivo di partenze, con 37.791 studenti residenti impegnati in atenei fuori regione. Al secondo posto si attesta saldamente il Veneto, che conta 34.300 giovani esodati, dimostrando come la mobilità accademica sia un fenomeno di primissimo piano anche nel Settentrione.

La vera novità del 2024/2025 ha riguardato il terzo posto: la Lombardia sale sul gradino più basso del podio con 32.062 fuorisede in uscita, effettuando il sorpasso sulla Sicilia, che scende in quarta posizione con 30.348 partenze.

A completare la classifica dei grandi volumi di emigrazione universitaria figurano, a seguire, la Campania con 28.058 studenti fuori regione e la Calabria con 19.963.

I fuorisede nelle università italiane

Le percentuali di "fuga", il record delle piccole regioni

Ma la storia ci insegna che l'incidenza della mobilità studentesca varia sensibilmente a seconda dell’area geografica. Un teorema che non viene smentito dai dati più recenti e che segue i trend di sempre.

Quando si osserva la percentuale di giovani che lascia la propria terra per conseguire il titolo accademico, infatti, le quote più elevate continuano a registrarsi nelle regioni con dimensioni demografiche più contenute.

Così, la Basilicata (suo malgrado) conquista per l’ennesimo anno il vertice della classifica nazionale: ben il 73% dei suoi studenti residenti (11.905 fuorisede su 16.213 iscritti totali) sceglie di frequentare l'università fuori dai confini regionali nonostante la presenza sul territorio di un ateneo molto valido come l’Università della Basilicata.

Al secondo posto si posiziona la Valle d'Aosta, dove il tasso di partenze si attesta al 67% (1.448 fuorisede su 2.169 iscritti). Segue il Molise, dove il 55% dei giovani universitari (4.360 su 7.917) studia altrove, affiancato dalle Province Autonome di Trento con il 47% (6.044 fuorisede su 12.810) e di Bolzano con il 45% (1.810 su 4.066).

Anche in questo caso si tratta di territori che non sono privi di ottimi atenei ma che, probabilmente, scontano un fattore di scala territoriale: chi cresce in un piccolo centro desidera un’esperienza fuori casa molto più di chi è vissuto in un grande centro, anche per le successive prospettive lavorative post laurea.

A conferma del teorema, c’è il fatto che tale fenomeno si vada ad attenuare progressivamente man mano che le dimensioni demografiche delle regioni aumentano: superiori alla media nazionale, comunque, anche i tassi di uscita di Abruzzo (38%), Calabria (34%), Marche (33%), Puglia (32%), Liguria (29%), Veneto (28%), Friuli-Venezia Giulia (27%), Umbria (26%) e Sicilia (22%).

Su questo, però, va anche considerato che ogni università - inclusi i mega atenei - ha le loro peculiarità di offerta formativa, quindi in Regioni dove esiste una sola opzione la scelta è fisiologicamente più limitata.

Le roccaforti della “ritenzione accademica”: il Lazio senza rivali

Sul versante opposto, si collocano quei territori che riescono a garantire un'elevata capacità di attrazione e trattenimento dei propri giovani diplomati all'interno delle strutture universitarie locali.

In questo caso, è sempre il Lazio la regione più performante d'Italia: su un bacino di 184.073 universitari residenti, appena 16.056 studiano fuori regione, fissando il tasso di dispersione al 9%, il minimo nazionale.

Chiaramente, qui gioca un fattore chiave la geografia: più della metà degli abitanti del Lazio sono concentrati a Roma e dintorni, dove esistono ben tre università pubbliche e diverse private.

Capacità di trattenimento estremamente elevate le hanno, però, anche Lombardia e Toscana, dove l'incidenza dei partenti si ferma al 14% per entrambe (rispettivamente 32.062 su 231.776 per la Lombardia e 14.187 su 98.230 per la Toscana).

Segue la Campania, con un contenuto 15% di uscite (28.058 su 181.787), mentre Emilia-Romagna, Piemonte e Sardegna contengono tutte la quota di fuorisede al 16% dei propri residenti.

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