Scuola 2026/27: cosa vorrebbero i docenti

Il nuovo anno scolastico si apre con diverse importanti novità anche per i docenti: da una parte il terzo rinnovo contrattuale - con relativi aumenti e arretrati - siglato da Valditara che porta con sé anche l’assicurazione sanitaria integrativa, insieme alla possibilità di svolgere alcune riunioni collegiali in smart working invece che a scuola

Come sono state valutate dai diretti interessati queste (e altre innovazioni) che si apprestano a debuttare tra qualche giorno. E, soprattutto, che cosa metterebbero loro nella “letterina a Babbo Natale”? 

La risposta arriva direttamente dal sondaggio de "La Tecnica della Scuola" in vista dell’avvio delle lezioni, che ha coinvolto un campione di 505 persone — composto per il 94% da insegnanti, oltre a genitori, personale ATA e dirigenti. 

Indice

  1. Il sondaggio
  2. Semplificazione e tecnologia: il sì convinto ai collegi online
  3. Scetticismo sui nuovi programmi e sul consenso informato
  4. Stipendi e burocrazia: le vere priorità per chi sta in cattedra
  5. Classi meno affollate e pensione a 60 anni: il manifesto della scuola ideale

Il sondaggio

A fronte di un sì convinto all'introduzione dei collegi docenti online, emerge una contrarietà abbastanza netta sia all'obbligo del consenso informato dei genitori (in alcuni casi) per l'educazione affettiva dei figli sia ai nuovi programmi del primo ciclo.

Tutto questo, mentre nelle risposte libere si delinea un vero e proprio manifesto per la riduzione del numero di alunni (da 18 a massimo 20 per classe), l'aumento degli stipendi e la pensione a 60 anni.

I dati raccolti, sui quali anche il portale specializzato Skuola.net ha acceso i riflettori evidenziandone i passaggi principali e le implicazioni per la comunità scolastica, tracciano dunque un quadro inequivocabile: se alcune semplificazioni digitali riscuotono successo, le riforme strutturali e i nuovi adempimenti burocratici lasciano la categoria profondamente scettica

Semplificazione e tecnologia: il sì convinto ai collegi online

La novità più apprezzata dai docenti in questo inizio di anno scolastico, come detto, riguarda la digitalizzazione della macchina organizzativa. Quasi 300 intervistati, pari a circa il 60% dei partecipanti al sondaggio, hanno espresso un parere favorevole all'introduzione dei collegi dei docenti online.

Questa possibilità, definita nei dettagli durante l'estate grazie a un accordo siglato tra il Ministero dell'Istruzione e del Merito e le organizzazioni sindacali, consentirà da quest’anno lo svolgimento telematico delle riunioni collegiali anche con carattere deliberante, a patto che le scuole si dotino di piattaforme in grado di garantire i requisiti minimi di segretezza e certezza del voto. È la prova che, quando la tecnologia viene utilizzata per semplificare il lavoro e conciliare i tempi di vita e professione, raccoglie un plauso diffuso.

Scetticismo sui nuovi programmi e sul consenso informato

Di segno opposto è, invece, l'accoglienza riservata ad alcune delle riforme didattiche e civiche più calde introdotte dal Ministero. Oltre 200 intervistati - quasi la metà degli insegnanti - si sono dichiarati contrari all'introduzione dell'obbligo del consenso informato da parte dei genitori per le iniziative scolastiche legate all'educazione all'affettività e alla sessualità, qualora queste vadano oltre la trattazione di temi fondamentali come l’educazione al rispetto e la conoscenza delle nozioni di base di educazione sessuale, oppure coinvolgano partner e soggetti esterni. Un passaggio, questo, ritenuto un’inutile complicazione burocratica e una limitazione dell'autonomia didattica.

Quasi la stessa percentuale di scetticismo colpisce le Nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo d'istruzione (elementari e medie). Le nuove linee guida - che puntano sul ritorno della scrittura in corsivo, sull'apprendimento delle poesie a memoria, sulla lettura della Bibbia, sullo studio della storia dell'Occidente e sul latino facoltativo alle medie - non sembrano convincere i docenti, che le percepiscono distanti dalle reali necessità quotidiane degli studenti.

Stipendi e burocrazia: le vere priorità per chi sta in cattedra

Ma è quando si lascia campo aperto ai prof che escono fuori le istanze più “delicate”. Le risposte libere raccolte dall’indagine offrono, infatti, uno spaccato più autentico e appassionato di ciò che la categoria vorrebbe davvero per cambiare volto all'istruzione italiana. Delineando il profilo di una categoria che si sente sotto pressione

La priorità assoluta, per dire, rimane la questione salariale: la stragrande maggioranza degli insegnanti chiede retribuzioni migliori, giudicando del tutto insoddisfacenti e insufficienti gli aumenti e gli arretrati stanziati di recente.

Accanto alla dignità economica, i docenti invocano pure una drastica riduzione della burocrazia, un carico di lavoro amministrativo ormai considerato insostenibile non solo per i professori ma anche per il personale ATA, che sottrae tempo prezioso alla didattica e alla preparazione delle lezioni.

Classi meno affollate e pensione a 60 anni: il manifesto della scuola ideale

Il "manifesto" dei docenti si inoltra, infine, su aspetti strutturali che incidono direttamente sulla qualità della didattica e sul benessere lavorativo. In cima ai desideri figura anche la riduzione del numero di alunni per classe, con la richiesta di istituire aule da massimo 18 o 20 studenti, per favorire l'apprendimento personalizzato e l'inclusione.

Mentre, sul fronte previdenziale, si chiede a gran voce la possibilità di una pensione anticipata a 60 anni, riconoscendo l'elevato livello di logorio psicofisico connesso all'insegnamento. 

A corredo, non mancano le richieste per l'inserimento strutturale dell'educazione affettiva nei programmi ministeriali e, per i più radicali, la proposta di eleggere direttamente e in modo collegiale il dirigente scolastico, ripristinando una gestione più orizzontale e partecipata della comunità scolastica.

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