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Un giovane su due in Italia è un “analfabeta finanziario”, come rivela un'indagine svolta da Skuola.net in collaborazione con UniCredit. Significa che molti ragazzi e ragazze arrivano all’età adulta senza avere ancora gli strumenti per capire davvero come funzionano concetti che prima o poi serviranno a tutti: come funziona un prestito, cos’è un tasso di interesse, o anche semplicemente da dove partire per la gestione di un budget personale.

Il paradosso è che viviamo in un mondo in cui usare il denaro è sempre più semplice: pagamenti digitali, acquisti online, abbonamenti e servizi a rate fanno ormai parte della nostra quotidianità.

Ma saper fare un tap sullo smartphone non significa automaticamente sapere quali conseguenze può avere una scelta economica. Questo, infatti, è il frutto di un percorso di educazione finanziaria che in teoria si dovrebbe svolgere anche durante le ore di educazione civica. 

Ma perché è così difficile passare dalla teoria alla pratica? E quali sono gli errori più comuni e gli stereotipi che rischiano di passare da padre e madre a figlio e figlia? Ne abbiamo parlato in una nuova puntata del vodcast #Sapevatelo con i protagonisti del progetto “Io Penso Positivo – Educare alla finanza”.

Si tratta di un percorso formativo dedicato, finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) e realizzato da Unioncamere (Unione italiane delle Camere di commercio). Il progetto si rivolge alle studentesse ed agli studenti degli ultimi tre anni della scuola superiore, per far loro conoscere le nozioni di base riguardanti la finanza e la gestione delle proprie risorse: è accessibile sia ai singoli studenti, sia integrabile nelle ore di educazione civica dalle singole classi. 

Indice

  1. Pagamenti digitali e acquisti online: perché i giovani devono imparare a gestire il denaro
  2. Nativi digitali, ma non sempre “nativi finanziari”
  3. Soldi e futuro: anche con poco si può iniziare a ragionare
  4. Educazione finanziaria e imprenditorialità: un aiuto per ridurre il gap tra ragazzi e ragazze
  5. Le idee imprenditoriali dei giovani: a chi rivolgersi per trasformarle in realtà
  6. A scuola si impara anche a sbagliare: il fallimento come occasione per migliorare
  7. Che cos’è “Io Penso Positivo – Educare alla finanza”?

Pagamenti digitali e acquisti online: perché i giovani devono imparare a gestire il denaro

Come spiega Orietta Maizza, Dirigente del Ministero delle Imprese e del Made in Italy - Mimit, oggi i consumatori entrano in contatto con strumenti di credito molto più facilmente rispetto al passato: non servono più necessariamente una busta paga o procedure complesse, perché anche pagamenti digitali, abbonamenti e formule di pagamento differito possono avvicinare sempre più persone al concetto di debito.

Il problema nasce quando si guarda solo al costo immediato di un acquisto, senza valutarne le conseguenze nel tempo.

“Prima si potevano andare in giro facendo lo struscio per vedere le vetrine, oggi siamo passivi e riceviamo tante sollecitazioni d’acquisto”, racconta Maizza. Il rischio è concentrarsi sulla rata mensile senza capire quale impatto potrà avere quella scelta sul proprio reddito e sulle proprie entrate nel medio-lungo periodo.

E non è solo una questione di spesa: anche non rispettare una scadenza può avere conseguenze.

“Se uno salta un giorno e paga una penale, a quel punto non è più un tasso zero, è un tasso magari quasi da usura”, spiega Maizza, sottolineando quanto sia importante conoscere davvero le condizioni di un pagamento prima di accettarlo.

Nativi digitali, ma non sempre “nativi finanziari”

Essere cresciuti con smartphone, app e pagamenti digitali non significa automaticamente sapere come funziona il denaro.

A spiegarlo è Leonardo Durante, docente di Sistemi Automatici dell’ITIS Enrico Fermi di Roma inserito nella top 50 del Global Teacher Prize: da anni porta nelle sue classi percorsi legati all’educazione finanziaria e all’imprenditorialità.

“Sono nativi digitali, fanno tap quando vanno a comprare anche un caffè, però non sanno nulla di un tasso, di uno sconto e di un mutuo”, racconta il docente. Secondo Durante, per rendere questi concetti davvero comprensibili non basta spiegare definizioni e formule: bisogna permettere agli studenti di sperimentarli.

“Bisogna far comprendere ai ragazzi che questi concetti non vengono calati dall’alto, dove saperli punto e basta, ma bisogna applicarli”, spiega.

Per questo nelle sue lezioni utilizza progetti pratici, attività imprenditoriali e momenti in cui gli studenti possono confrontarsi con problemi reali, imparando anche dagli errori.

Soldi e futuro: anche con poco si può iniziare a ragionare

Uno degli errori più comuni è pensare che l’educazione finanziaria serva solo a chi ha già molti soldi.

In realtà riguarda soprattutto le piccole decisioni quotidiane: come spendere, cosa mettere da parte e quali obiettivi vogliamo raggiungere.

Durante il vodcast viene fatto anche un esempio concreto: uno studente che, tra paghetta, ripetizioni o piccoli lavori, riesce a gestire un budget mensile. Il primo passo, secondo Maizza, è capire quali siano davvero le proprie priorità.

“Bisogna individuare quali sono i bisogni effettivi e quelli voluttuari e ragionare sul proprio orizzonte di vita e sugli obiettivi che si vogliono raggiungere”, spiega.

Non significa rinunciare a tutto, ma imparare a distinguere ciò che serve davvero da ciò che è soltanto un desiderio momentaneo.

Un aiuto può arrivare anche da regole semplici, come quella del 50-30-20:

  • 50% per le necessità;

  • 30% per spese personali e desideri;

  • 20% da mettere da parte per obiettivi futuri e risparmio.

Educazione finanziaria e imprenditorialità: un aiuto per ridurre il gap tra ragazzi e ragazze

Durante la puntata si parla anche delle differenze tra ragazzi e ragazze nell’approccio alla finanza e all’imprenditorialità.

Secondo Tiziana Pompei Tiziana Pompei, Vice Segretaria Generale di Unioncamere, esiste ancora un divario nella propensione all’imprenditorialità e nella familiarità con questi temi.

“Con 'Io Penso Positivo' usiamo quiz, live show e casi pratici per far capire anche alle studentesse che possiedono tutte le competenze per fondare un'azienda o gestire investimenti complessi, superando anche la piaga della violenza economica. ”, spiega Pompei.

Per questo, secondo la rappresentante di Unioncamere, educazione finanziaria ed educazione all’imprenditorialità possono diventare strumenti importanti per aiutare ragazze e ragazzi ad acquisire maggiore consapevolezza.

Le idee imprenditoriali dei giovani: a chi rivolgersi per trasformarle in realtà

Conoscere la finanza non serve solo a gestire meglio i propri soldi, ma anche a capire come trasformare un’idea in un progetto concreto.

Durante la puntata, Tiziana Pompei ricorda infatti che sul territorio esistono strutture che possono supportare chi vuole avviare un’attività.

“Ci sono sui territori degli enti pubblici, come le Camere di commercio, che possono supportare chi vuole fare impresa, chi ha un’idea imprenditoriale e chi vuole fare impresa”, spiega. 

Le Camere di Commercio possono infatti aiutare giovani con idee, start up e imprese a conoscere strumenti, servizi e possibilità di accesso ai finanziamenti.

A scuola si impara anche a sbagliare: il fallimento come occasione per migliorare

Per Leonardo Durante, portare il senso dell'impresa tra i banchi di scuola non serve a trasformare tutti gli studenti in milionari della Silicon Valley, ma a cambiare radicalmente la percezione dello sbaglio.

"Dal 2013 insegno robotica ed educazione finanziaria facendo creare ai ragazzi reali progetti d'impresa. Nelle mie classi non ci sono episodi di bullismo o disattenzione: i ragazzi falliscono con i loro prototipi, si consolano a vicenda e capiscono che l'errore non è una vergogna o un 3 sul registro, ma un 'pivot', un perno su cui ruotare per correggere il tiro e ripartire”.

Un approccio che trasforma l’errore in un passaggio del percorso di crescita, invece che in qualcosa da evitare a tutti i costi.

Che cos’è “Io Penso Positivo – Educare alla finanza”?

“Io Penso Positivo – Educare alla finanza” è un progetto rivolto agli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori nato per avvicinare ragazze e ragazzi ai temi dell’educazione finanziaria e dell’imprenditorialità, nell’ambito delle ore di educazione civica.

L’obiettivo è fornire una prima alfabetizzazione finanziaria, aiutando gli studenti a comprendere meglio concetti come gestione del denaro, risparmio, credito, pianificazione e scelte economiche consapevoli.

Come racconta Tiziana Pompei, il progetto non punta a essere una semplice lezione teorica, ma un modo più diretto e vicino agli studenti per affrontare questi argomenti.

Attraverso quiz, piattaforme digitali, Live Show e attività interattive e contenuti accessibili, il percorso permette a studentesse e studenti di acquisire competenze utili ad affrontare, con maggiore consapevolezza, le proprie scelte economiche.

Perché sapere gestire i soldi non significa solo risparmiare: significa avere più strumenti per scegliere cosa fare del proprio futuro; significa essere economicamente autonomi.

Vuoi portare l’educazione finanziaria nella tua classe? Scopri di più su “Io Penso Positivo – Educare alla finanza” e proponi l’attività ai tuoi professori: può essere un primo passo per imparare a gestire meglio il denaro e sviluppare competenze utili per il futuro. 

E se a scuola hanno idee diverse, sul sito di progetto troverai comunque risorse informative accessibili anche agli studenti singoli: sono gratis ma non puoi nemmeno immaginare quanti soldi ti faranno guadagnare! 

Porta l’educazione finanziaria a scuola (e sulla tua scrivania)

Scopri “Io Penso Positivo” e proponi il progetto ai tuoi prof

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