studentessa pausa scuola

Dieci minuti, due volte al giorno, per quattro mesi. È bastato questo per far crescere in modo misurabile la concentrazione di un gruppo di adolescenti che ha sperimentato le pause attive durante l'orario scolastico.

A dirlo è uno studio dell'Università Partenope di Napoli pubblicato su Sports, condotto su 529 adolescenti di quattro scuole secondarie di secondo grado del Sud Italia.

La ricerca ha messo a confronto chi ha svolto brevi sessioni di movimento in classe con chi ha seguito la normale routine, usando come metro il test d2-R di attenzione, uno strumento standardizzato per misurare la capacità di concentrazione.

Il tema tocca da vicino le scuole italiane, spesso alla ricerca di soluzioni semplici per contrastare la sedentarietà e il calo di attenzione durante le lezioni, senza toccare l'orario scolastico. Lo studio, però, fotografa solo gli effetti a fine intervento: cosa succede dopo, ancora non si sa.

Indice

  1. La concentrazione cresce di 56,7 punti dopo quattro mesi
  2. Due pause da 10 minuti entrano nella giornata scolastica
  3. Le pause attive interrompono la sedentarietà in classe

La concentrazione cresce di 56,7 punti dopo quattro mesi

Il dato centrale è questo: nel gruppo che ha svolto le pause attive, il punteggio di concentrazione rilevato dopo l'intervento è risultato superiore di 56,7 punti rispetto al gruppo di controllo. Non un'oscillazione casuale: il risultato è statisticamente significativo, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 21,7 e 91,6 punti e un valore di p=0,003.

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno coinvolto 529 adolescenti con un'età media di 14,3 anni, distribuiti in 39 classi di quattro scuole secondarie superiori del Sud Italia. Chi ha partecipato alle pause attive tende quindi ad avere una concentrazione più alta rispetto a chi ha seguito solo le lezioni tradizionali, secondo quanto osservato in questo campione.

Due pause da 10 minuti entrano nella giornata scolastica

Le classi coinvolte sono state assegnate in modo casuale a due gruppi. Al gruppo d'intervento sono finite 20 classi per 288 studenti, mentre il gruppo di controllo ha riunito 19 classi e 241 studenti.

Gli studenti del gruppo d'intervento hanno svolto due pause attive quotidiane da 10 minuti, ripetute per quattro mesi durante l'orario scolastico. Il gruppo di controllo, invece, ha seguito la normale routine di lezioni, senza alcuna modifica.

La concentrazione è stata misurata con il test d2-R prima dell'avvio del programma e di nuovo al termine dei quattro mesi. Solo il punteggio di concentrazione, tra tutti gli indicatori raccolti all'inizio, è stato rivalutato a fine studio.

Le pause attive interrompono la sedentarietà in classe

Le pause attive sono attività fisiche brevi e strutturate, in genere della durata di 5-15 minuti, pensate per interrompere la seduta prolungata durante o tra una lezione e l'altra.

Possono comprendere esercizi aerobici, di equilibrio, coordinazione, mobilità e potenziamento muscolare, eseguibili anche con attrezzatura minima.

Il Ministero della Salute le indica tra gli interventi utili per promuovere il movimento a scuola: le attività possono durare 5-10 minuti e vengono gestite direttamente dagli insegnanti durante l'orario scolastico.

Per la fascia d'età 5-17 anni, l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda almeno 60 minuti al giorno di attività fisica da moderata a vigorosa.

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