In questo autunno caldissimo c'è chi occupa la propria scuola, chi partecipa a cortei e sit-in e chi, pur restando in classe, condivide le ragioni di chi protesta.
L'autunno 2026 si sta trasformando in una stagione di mobilitazione per gli studenti italiani, che tornano a far sentire la propria voce su questioni che vanno ben oltre i problemi quotidiani tra i banchi.
E i numeri raccontano una generazione tutt'altro che indifferente. Secondo un sondaggio realizzato da Skuola.net su 1.500 studenti delle scuole superiori, un ragazzo su tre (33%) sta partecipando attivamente alle proteste, mentre il 56% condivide le motivazioni delle manifestazioni.
Dalla richiesta di maggiori investimenti nell'istruzione alla preoccupazione per il proprio futuro, gli studenti mettono sul tavolo questioni che coinvolgono l'intero sistema scolastico.
Ma in questa mobilitazione c'è un'altra voce che merita di essere ascoltata: quella dei professori. Gli insegnanti condividono le ragioni dei loro studenti? Considerano occupazioni e scioperi strumenti legittimi per esprimere il dissenso? E sarebbero disposti a scendere in piazza insieme a loro?
Per scoprirlo, La Tecnica della Scuola ha lanciato un sondaggio rivolto ai docenti, invitandoli a esprimersi sulle proteste in corso e sui problemi che potrebbero spingere anche il personale scolastico a mobilitarsi.
Indice
Proteste studentesche, cosa chiedono i ragazzi e chi è favorevole alle occupazioni
A fotografare il clima che si respira tra i banchi è l'indagine realizzata da Skuola.net su 1.500 studenti delle scuole superiori.
Secondo i risultati, il 33% degli intervistati partecipa attivamente alle proteste: circa uno su dieci ha preso parte a un'occupazione, mentre il 24% ha aderito ad autogestioni, scioperi, cortei o sit-in.
A questi si aggiunge un altro 26% che, pur non partecipando personalmente, frequenta scuole interessate dalle mobilitazioni. Complessivamente, quindi, quasi sei studenti su dieci sono coinvolti direttamente oppure frequentano istituti in cui si protesta.
Ma partecipazione e consenso non coincidono necessariamente. Il 56% degli intervistati condivide le ragioni delle manifestazioni, mentre il 62% si dichiara favorevole alle occupazioni scolastiche, anche se non tutti scelgono di prendervi parte.
E quali sono le motivazioni principali? Il 34% chiede maggiori investimenti nella scuola e minori spese per gli armamenti, mentre il 22% punta l'attenzione sulle condizioni degli edifici scolastici. Un altro 22% indica le difficoltà dei giovani nel costruirsi un futuro e il 4% segnala la carenza di insegnanti.
C'è poi la questione delle modalità di protesta. Quando si tratta di scegliere come far sentire la propria voce, il 62% preferisce manifestazioni pacifiche, mentre il restante 38% ritiene necessarie forme di mobilitazione più radicali.
I risultati restituiscono dunque un quadro articolato: gli studenti mostrano una significativa propensione alla partecipazione e un ampio sostegno alle rivendicazioni, pur dividendosi sugli strumenti più efficaci per ottenere risultati.
E se queste sono le posizioni dei ragazzi, resta una domanda: gli insegnanti la pensano allo stesso modo?
E i professori? Cosa pensano delle proteste degli studenti? Il sondaggio de La Tecnica della Scuola
Le mobilitazioni studentesche coinvolgono inevitabilmente anche chi lavora ogni giorno nelle scuole.
Gli insegnanti si trovano infatti a confrontarsi con le richieste dei ragazzi, con le interruzioni delle attività didattiche e con le conseguenze che scioperi e occupazioni possono avere sull'organizzazione delle lezioni.
Ma condividere le ragioni di una protesta significa necessariamente approvarne anche le modalità?
Dagli stipendi al precariato, passando per le condizioni degli edifici, la carenza di investimenti e il peso della burocrazia, sono numerose le questioni sulle quali le rivendicazioni di studenti e insegnanti potrebbero incontrarsi.
E proprio per capire se esista un terreno comune tra le due componenti della scuola, La Tecnica della Scuola ha deciso di interpellare direttamente i professori. L'iniziativa vuole raccogliere il punto di vista degli insegnanti sulle proteste studentesche e sulla possibilità di una mobilitazione condivisa.
Il questionario ruota attorno ad alcune domande centrali: le manifestazioni dei ragazzi sono da condannare, comprendere o sostenere? I docenti sarebbero disposti a scendere in piazza insieme agli studenti?
La rilevazione chiede inoltre agli insegnanti di indicare quali problematiche ritengono più urgenti e per quali sarebbero eventualmente disposti a mobilitarsi. Tra i temi proposti figurano le risorse destinate all'istruzione, il precariato, gli stipendi, lo stato degli edifici scolastici e gli adempimenti burocratici.
Se sei un docente, quindi, partecipa al sondaggio e facci sapere come la pensi!