
In molti casi, studenti e studentesse non hanno accolto alla lettera la proposta. In diverse aule italiane è successo invece il contrario: rumore, tanto rumore dappertutto, tra mazzi di chiavi agitati e pugni sui banchi. Questa è stata la formula adottata dai giovani per manifestare il lutto dopo la scomparsa di Giulia.
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I ragazzi recepiscono l’invito di Elena Cecchettin: “Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto
Non silenzio ma rumore. Un rumore assordante ed eloquente, dal Sud al Nord Italia. È quello che è successo nella giornata di ieri in moltissime classi scolastiche, aule universitarie, ma anche nei cortili e nei corridoi, in ricordo di Giulia Cecchettin, ragazza 22enne vittima di femminicidio. A testimoniarlo i numerosi video diventati virali in meno di 24 ore. Le manifestazioni andate in scena sono state tantissime. “Diciamo no a un silenzio assordante. Bruciamo tutto. Fate rumore con ciò che potete”, è tra gli slogan che più hanno avuto eco sui social. E sembra proprio che gli studenti abbiano recepito l’invito: chi urla, chi scuote i mazzi di chiave, chi fa risuonare banchi a forza di pugni e, ancora, chi applaude. Un modo non solo per prendere le distanze dalla proposta di silenzio avanzata dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ma anche in concordanza con quanto richiesto dalla sorella di Giulia, Elena Cecchettin: “Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto”. La citazione viene da una poesia scritta alcuni anni fa dall’attivista peruviana Cristina Torre Cáceres, e che oggi è diventata virale alla luce dei recenti fatti.